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Articolo del sottoscritto comparso su: http://www.asslastazione.it/2016/04/21/la-primavera-tarda-ad-arrivare/

++ Rai: azienda, Vespa corretto, polemiche preventive ++Come se non bastasse il dolore causato dalle stragi della criminalità organizzata, ecco arrivare puntuale l’intervista in TV a Salvatore Riina jr, figlio del “capo dei capi” e con alle spalle 8 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa.  Fosse stato un momento ove il figlio condannava la vita criminale del padre avrebbe avuto un senso, in quanto un messaggio forte e chiaro lo avrebbe lanciato. Invece, Salvatore ha presentato il suo libro, dove parla della famiglia “felice fino a quando non ne hanno arrestato il padre”, il tutto condito da un garantismo da opera buffa: sono le sentenze che rendono cattivo Totò, «ma per me resterà un padre affettuoso». Anche questa volta ingoiamo il rospo senza troppi patemi, quasi a confermare quel buonsenso che nei pressi di Radio Aut aveva un che di negativo («Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino [Impastato, ndr]»).  L’obiettivo è andare avanti, fare finta che non sia successo nulla. Quasi non facciamo più caso ad un sistema criminale che ormai sembra essere parte costitutiva della nostra storia e della nostra cultura. Non fosse così, sarebbe facile pensare davanti a quale paradosso ci troviamo: il figlio del “capo dei capi” che presenta  alla luce del sole il suo libro sugli affetti familiari di uno stragista, mentre Denise Cosco – classe 1991 – si ritrova a vivere in una località segreta, « rea » di essere stata testimone di giustizia al processo sulla morte della madre -Lea Garofalo – uccisa dalla n’drangheta. In conclusione: un Paese ove si spendono parole su Totò Riina come “buon padre di famiglia”, (quasi) a prescindere dalla fedina penale , è un Paese pronto ad un cambiamento deciso verso la tanto decantata cultura della moralità?

Articolo apparso su http://www.mondita.it il 12 gennaio 2016. E’ il post che inaugura la rubrica Bufala Nera, curata dal sottoscritto per un numero totale di 10 post.

Per leggere l’articolo, cliccare qui > http://www.mondita.it/2016/01/le-bufale-corrono-cavalcate-da-troppi/. Buona lettura!

treno_bici

E’ di ieri la notizia tramite il quale si comunica che la Regione Lazio ha approvato la delibera Bici in treno (http://www.latinatoday.it/cronaca/bici-treno-delibera-regione-lazio.html). In pillole, anche la nostra Regione ha deciso di adottare un abbonamento a tariffa agevolata per tutti coloro che vorranno portare sul treno la propria bicicletta. Un risultato di cui sono contento, orgoglioso di essere stato parte attiva in questo processo, iniziato in Emilia Romagna con una petizione promossa su Change.org da Sara Poluzzi.

Bici in treno (costo: 120 euro all’anno) sarà valido nelle seguenti finestre temporali:

  • dalle 9 alle 16 e dalle 19 alle 24 dal lunedì al venerdì;
  • h24 il sabato e la domenica.

E’ facile notare che le fasce orarie con più alta affluenza di pendolari (soprattutto la mattina prima delle 9) sono state escluse. A primo impatto, potrebbe sembrare una scelta scellerata. Per fortuna (o purtroppo), si tratta di una decisione logica, che tiene conto della situazione attuale del parco treni nella nostra Regione. Al momento, i treni attrezzati per il trasporto della due ruote sono poche decine (i famosi Vivalto, che progressivamente stanno entrando in funzione), mentre gli altri sono inadeguati oppure zeppi di persone nelle ore di punta ( a differenza, invece, di realtà regionali che ormai da anni hanno fatto della mobilità sostenibile una loro bandiera: si pensi all’Emilia Romagna, ove il parco treni per le biciclette può contare su un potenziale di oltre 150 mezzi). Insomma, recuperare anni e anni di nullafacenza con una delibera è impossibile. E’ necessario quindi (anzi doveroso) guardare il bicchiere mezzo pieno: un percorso si è finalmente avviato, l’abbonamento bicitreno e l’introduzione sulle ferrovie dei nuovi treni Vivalto sono un importantissimo punto di partenza. Ora è possibile pensare agli steps successivi: implementare il numero dei mezzi per le bici; semplificare l’accesso ai vagoni quando ti porti dietro la due ruote; favorire un servizio di trasporto pubblico che (quasi) da casa ti porti in stazione, favorendo una drastica riduzione delle emissioni di Co2 e contribuendo concretamente a migliorare la qualità dell’aria (e quindi della nostra vita). E tanto, tanto altro.

Insomma, abbiamo pazienza e iniziamo a goderci questo nuovo corso. Perché si, un nuovo corso per la mobilità del Lazio è iniziato.

Al Segretario provinciale del Partito Democratico

della Provincia di Latina;

Al Segretario Comunale del Partito Democratico di Cori.

Giulianello, 12 giugno 2015

Carissime/i,

dopo una lunga e attenta riflessione, ho deciso di concludere anticipatamente il mandato da

coordinatore del Circolo del Partito Democratico di Giulianello. Si tratta di una scelta sofferta, non

affatto facile, figlia di uno studio accurato di quello che è stato il mandato in questi 19 mesi.

Quando decisi di proporre il mio nome per il nuovo coordinamento, ero consapevole che sarebbe

stata dura: il circolo veniva da un lungo periodo di vuoto riguardo l’attivismo politico, i rapporti con

i rappresentanti nelle istituzioni locali, il coinvolgimento della cittadinanza etc. Eppure, nel

contempo, si tratta del circolo che ha contribuito fortemente alla nascita dell’attuale maggioranza

nell’amministrazione comunale. Insomma, vedevo una sfida difficile ma non impossibile, che

sarebbe stato possibile vincere con il lavoro di tutti, nei limiti delle proprie possibilità. Gli inizi

sembravano promettere bene: rilanciare il sistema di comunicazione internet del PD, mediante una

nuova pagina Facebook, un sito internet che avrebbe dovuto svolgere la funzione di informazione

costante dell’attività partitica e dei consiglieri comunali eletti. Intanto, si provava a «riallacciare» il

rapporto partito – cittadinanza – amministrazione comunale. In pillole: il PD si prendeva il compito

di organizzare periodicamente incontri tra un esponente della maggioranza del consiglio comunale

ed i cittadini. Le cose sembravano iniziare a girare ad un certo ritmo. Inoltre, alle ovvie riunioni di

direttivo, almeno 3 o 4 volte al mese il circolo veniva aperto per degli incontri informali tra i

tesserati e coloro interessati ad entrare nella vita politica. Per un momento, vista la gran mole di

giovani che si era avvicinata, avevo cominciato a credere seriamente alla possibilità di creare una

giovanile del Partito Democratico. D’altronde, il crollo della partecipazione politica – molto spesso

limitata al voto elettorale – è un fattore che ho sempre sostenuto, su cui ho cercato di improntare il

lavoro del direttivo, ritenendo necessario ridare entusiasmo alle persone, renderle consapevoli che

ogni minuto impiegato per esprimere un’idea, un ideale, un pensiero… cercandolo di renderlo

concreto, è un minuto investito non solo per se stessi, ma per la collettività e le future generazioni.

D’altronde, se durante il secondo conflitto mondiale, qualche matto non si fosse preso la briga di

rischiare la propria vita contro il nazifascismo, oggi staremmo sotto un Reich tedesco o un Impero

fascista fantoccio, con tanto di campi di concentramento come principale motore della nostra

economia.

A fatica, come un bambino ai primi passi su due piedi – e non a gattoni – il nostro lavoro sembrava

produrre qualche buon frutto. Forse, il momento più alto lo abbiamo raggiunto con la raccolta firme

per stimolare un lavoro legislativo in Parlamento riguardo dieci tematiche importanti:

legalizzazione delle droghe leggere, testamento biologico, cittadinanza e diritto di voto agli

stranieri, matrimonio egualitario, tassa su carbone e rendite finanziarie, voto a lavoratori e studenti

fuori sede, accesso alla rete come diritto del cittadino, consumo di suolo, statuto delle attività

professionali, no al parasubordinato e si alla formazione continua. Una giornata bellissima sotto il

freddo di novembre, mattina e pomeriggio, a parlare con le persone, a dimostrare che il circolo non

aveva paura di mettere la propria faccia sul territorio.

Intanto, si cercava di contrastare l’emorragia di forze umane ( il circolo è crollato sotto le 10 tessere)

scrivendo appelli indirizzati soprattutto a chi il partito lo aveva vissuto a lungo, consapevoli che il

dialogo tra generazioni non deve mai mancare. Le speranze riposte in ciò, ovviamente, sono state

vane.

Poi eccoci qui: dopo tanto resistere, non sono riuscito ad evitare di girarmi, guardarmi alle spalle e

vedere il percorso fatto. Di tanto lavoro, non è rimasto nulla: la partecipazione politica non è affatto

aumentata. Anzi, forse siamo caduti in una dimensione pericolosa: quella della paura di esprimere

una idea politica, una vicinanza ad un certo partito; il timore di sentirsi etichettati in un certo modo

Non mi stupisco, è il frutto del vento dell’antipolitica, i cui semi hanno gettato tra le persone la

convinzione che tutta la politica è uno schifo, che i politici sono tutti delinquenti etc. Un circolo che

si rispetti: deve parlare 365 giorni all’anno con i cittadini (e non solo in periodo elettorale); deve

essere un sostegno alla propria maggioranza di governo per tutto il mandato, senza timore di

evidenziare eventuali errori. Invece, si fatica a ricreare un rapporto di collaborazione con cittadini e

amministrazione, la pagina facebook e il sito internet possiamo dichiararli già obsoleti. Insomma, in

poche parole: un circolo che funziona viene aperto il più possibile, lavora etc.,ma tutto ciò si

realizza solo se dietro c’è un lavoro di squadra.

Sicuramente, il sottoscritto si prende la responsabilità degli errori compiuti come coordinatore, ma è

doveroso precisare che, se il Partito Democratico non è stato in grado di ripartire come si deve, le

colpe vanno redistribuite anche tra tutti coloro che hanno deciso di accettare un incarico il 2

novembre 2013, data del congresso locale. Per carità, non è successo nulla di drammatico: si è

partiti con degli obiettivi, ma con la consapevolezza che si poteva arrivare al traguardo oppure

ritirarsi prima. Ho notato, strada facendo, una sfiducia crescente tra i membri (molto probabilmente

soprattutto nei miei confronti) e quasi una rassegnazione. Si, qualche malumore era stato espresso,

ma non pensavo che potesse arrivare a tal punto da poter parlare di una arrendevolezza. Invece,

purtroppo, è così: nel circolo non ci crede veramente più nessuno, e se vengono meno anche coloro

che hanno contribuito a fondarlo, a farlo crescere e vincere, allora è doveroso prendere atto di ciò e

gettare la spugna.

A tutto ciò, aggiungo anche i dubbi sempre più forti maturati verso l’attività del Partito Democratico

nei piani superiori, specie nazionali. Quando una organizzazione politica è maggioranza nel

governo nazionale, imbocca una via piena di ostacoli e facilmente soggetta a critiche, chi lavora nei

circoli deve essere convinto di ciò e fare di tutto per promuoverla. Viceversa, se cominciano a

sorgere forti dubbi, il lavoro sul territorio rallenta, si ferma e diventa controproducente. Negli ultimi

mesi soprattutto, il sottoscritto spesso si è ritrovato in contrasto con molte scelte “contrarie” a quel

Partito Democratico che in realtà si intendeva costruire. Ti ritrovi in una situazione ove, in pubblico,

indossi una maschera e affermi posizioni completamente opposte – a quello che invece pensi

veramente – solo per responsabilità di partito. Bisogna essere bravi a fare ciò, a saper recitare, cosa

che non è mai stata nelle mie corde.

Il Partito Democratico non è più promozione di idee e valori, ma è pura tattica: allearsi con

chiunque – destra, centro, sinistra -, l’importante è vincere le elezioni e governare (e poco importa

se i nuovi amici sono i vecchi nemici che hai sempre combattuto); poco importa se il partito è

spaccato, tanto ci sono i numeri provenienti dall’opposizione che permetteranno di approvare la

legge (e tanti saluti all’idea di partito come comunità democratica, volta a raggiungere una sintesi

delle diverse posizioni); poco importa che entrano a far parte del PD persone che nulla c’entrano, da

sempre intente a soddisfare i propri interessi personali salendo sul carro dei vincitori etc. Mettere

una maschera su tutto ciò, continuare a far finta che nulla è cambiato, è pressochè impossibile.

Ma quello che mi dispiace veramente, con la fine di questa esperienza, è il prendere atto di una

orribile realtà. Ho 23 anni, quando dissi ad alcuni che ero stato eletto coordinatore di circolo

rimasero sorpresi: è difficile incontrare persone che, poco più che ventenni, ricoprono tale carica già

da quasi due anni. Nel direttivo siamo in tre ad essere nati – più o meno – nel medesimo periodo. La

speranza era che ciò avrebbe contribuito a riavvicinare molti coetanei alla politica attiva, addirittura

parlavo della sfida di una generazione. Ma il calice è amaro: rassegnazione, paura di prendere

posizione ed avvicinarsi ad un partito, nessuna volontà di comprendere che bisogna lavorare

quotidianamente per difendere diritti conquistati e per ottenerne di nuovi.

In conclusione, in tutto il Paese si inizi a riflettere su un fatto: ogni generazione è figlia di una

generazione precedente, da cui riceve onori e oneri. Dunque, se oggi la sfiducia è così alta, forse

conviene che chi ci ha immediatamente proceduto, si faccia qualche domanda e si dia delle risposte.

Contemporaneamente, chi oggi ha deciso di astenersi da qualsiasi presa di posizione, cominci a

ripensarci, se proprio ci tiene a costruire un domani migliore per sé e per tutti noi.

Dunque, concludo anticipatamente il mio mandato da coordinatore del Circolo del Partito Democratico di Giulianello di Cori. Inoltre, in virtù di quanto accennato – specie nella seconda parte del discorso – comunico di lasciare il Partito Democratico.

Cioeta Angelo

24 maggio 1915: entriamo in guerra

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra: una decisione sofferta, a lungo dibattuta tra neutralisti (contrari all’intervento) e interventisti (favorevoli alla partecipazione al conflitto). La decisione sarà assunta dal governo Salandra, certo di una rapida fine del conflitto (la famosa «guerra lampo»). Ovviamente, non sarà così: la guerra breve diventerà un conflitto lungo 4 anni (1914 – 1918). I nostri nemici saranno coloro che, fino a pochi giorni prima, erano nostri alleati: gli Imperi Centrali.

A 100 anni dall’inteverto dell’Italia, ecco qui una piccola rassegna di pensieri provenienti dai contemporanei dell’epoca:

  • “Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15° sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all’impossibile. Sull’Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto.” (lettera di un generale dissidente a Giolitti);

  • ” Siamo balzati fuori tutti insieme: siamo a 1.000m dalle prime trincee tedesche. Il rumore dalla fucileria e del bombardamento è infernale. Un proiettile scoppia a 2m da me: una scheggia mi ammacca l’elmetto, ma non sono ferito. Altri 15m e un altro proiettile mi cade ai piedi. Abbiamo conquistato la prima linea: un centinaio di tedeschi, con le mani alzate, corrono verso di noi. Non riesco a impedirmi di sparargli addosso. Molti miei compagni sono morti, non abbiamo più ufficiali. Anche le trincee adesso sono piene di tedeschi che sono morti.” (lettera proveniente dal fronte occidentale);

  • “Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei” (B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)

  • Sono ritornato dalla più dura prova che abbia mai sopportato: quattro giorni e quattro notti, 96 ore, le ultime due immerso nel fango ghiacciato, sotto un terribile bombardamento, senza altro riparo che la strettezza della trincea, che sembrava persino troppo ampia. I tedeschi non attaccavano, naturalmente, sarebbe stato troppo stupido. Era molto più conveniente effettuare una bella esercitazione a fuoco su di noi; risultato: sono arrivato là con 175 uomini, sono ritornato con 34, parecchi quasi impazziti” (lettera dal fronte occidentale).

Corrado Govoni:

arrivare a vedere

la carne tedesca cadere

afflosciati testa in giù

porci insaccati

nel budellame dei cappotti blu

Giuseppe Ungaretti

Di queste case
non e’ rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non e’ rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E’ il mio cuore
il paese piu’ straziato

polizia_antiterrorismo

Arrestato un uomo accusato di aver contribuito all’attentato presso il Museo del Bardo a Tunisi. E’ stato catturato nel milanese dagli organi competenti italiani.

Ora, al di la’ delle puttanate sparate da Brunetta (secondo cui Renzi noj deve twittare su tali eventi > detto da un membro di un partito che si assunse il merito della cattura di Provenzano) e Nuti (che mi conferma la tesi secondo cui i grillini al massimo, sanno arrestare il sistema operativo Windows e nulla piu’), permettetemi di dire una cosa di cui dobbiamo andare orgogliosi:

IN ITALIA ABBIAMO IL MIGLIOR SISTEMA INVESTIGATIVO ED ANTITERRORISMO AL MONDO.

 

Latina

Così, succede che un tal ‪#‎SilvioBerlusconi‬ contatta i consiglieri di maggioranza di ‪#‎ForzaItalia‬ dell’amministrazione comunale di ‪#‎Latina‬, per comunicargli che è necessario “congelare” la situazione, rinviando il voto sulla mozione di sfiducia.

Poi, ti ritorna in mente ‪#‎Damasco2‬, ‪#‎Fazzone‬ che difende quel consiglio comunale che andava sciolto per infiltrazioni criminali, riuscendo addirittura a salvaguardarlo, grazie alla complicità dell’allora governo ‪#‎BerlusconiMaroni‬.

Alla fine, fai 2+2 ed il risultato è eloquente: questa Provincia è un laboratorio, un feudo utile per i giochi di potere, nulla più.

2

 

 

 

 BOLOGNA, 16 MAGGIO 2015

 

Si, sono rom e sinti, perchè anche loro sono cittadini italiani. Non lo sapevate? Bene, ora lo sapete.

mare nostrumLa Commissione Europea ha approvato il progetto per la redistribuzione degli immigrati, mediante un sistema di quote. L’Europa accoglierà 20mila persone (il 9,94% spetteranno all’Italia) mentre, riguardo il collocamento degli immigrati già arrivati in Europa, al nostro Paese spetterà l’11,84%.
Un grande passo in avanti, purtroppo rovinato da una forte spaccatura riguardo tale tematica: Gran Bretagna, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno risposto con un deciso NO. Sinceramente, non mi preoccupo di ciò: il processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa è lungo, va realizzato mattone dopo mattone. Non si può pretendere che Paesi che, per secoli si sono fatti la guerra tra loro, nel giro di meno di un secolo accettino facilmente determinate politiche (ovviamente, non mi riferisco solo a UK, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma a tutta l’area dell’UE). Oggi è stato messo un mattone importante, andiamo avanti su questa strada, le future generazioni ce ne saranno grate.

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.