Crea sito

Ho proposto ai candidati alle primarie del centrosinistra, Chiara Cochi e Mauro De Lillis, di rispondere a 5 quesiti. Di seguito, riporto l’intervista a Chiara Cochi, che ringrazio per la disponibilità. In attesa di quanto dirà Mauro De Lillis, vi auguro una buona lettura.

 

  1. Due parole su di te…Chiara, 36 anni.  Studio psicologia, sono una counselor e collaboro attivamente all’interno dell’associazione ADYCA a.s.d. con sede a Roma. Qui mi occupo di formazione e di percorsi di crescita personale in un’ottica di salutogenesi.

    Eletta consigliera nei due mandati dell’amministrazione Conti, sono stata nel primo delegata alle Politiche Giovanili e nel secondo assessore alle Politiche Sociali, Politiche Giovanili Associazionismo e Sport.

  2. Hai deciso di presentarti alle primarie del centrosinistra. Quali sono i motivi che ti hanno portato a fare questo passo?
  3. La mia candidatura nasce da una fitta collaborazione e dall’intensificarsi di una rete di rapporti tra forze politiche (partito socialista italiano, Comunisti italiani), movimenti civici (Movimento per l’Autonomia di Giulianello), associazioni e liberi cittadini che hanno voluto condividere con me un idea per il paese che dia continuità al percorso della vecchia amministrazione e che sia momento propulsivo  verso altre possibilità per questo territorio. Ad oggi ci sono anche pezzi del PD che appoggiano la mia candidatura. Ciò che mi spinge a fare questo passo è l’amore che nutro per il paese in cui vivo e la possibilità di dare continuità a tanti progetti avviati.

     

    1. Sei stato /a parte della squadra amministrativa che ha governato Cori e Giulianello negli ultimi 10 anni. Nell’ambito di cui ti sei occupato/a, quale successo rivendichi con maggiore orgoglio?

    L’ assessorato alle Politiche sociali non svolge un lavoro visibile, né eclatante come un’opera pubblica: è un operare che pone piccoli e invisibili tasselli nell’evoluzione dei rapporti tra le persone e del sistema sociale del paese. Si ha a che fare con interventi sulle singole persone e con sistemi complessi come la famiglia, la scuola, le coppie, i gruppi, la comunità e soprattutto i bambini, gli anziani, i disabili, i giovani. Dal suo funzionamento si determinano anche alcuni equilibri dell’intera Comunità.

    Per l’organizzazione delle politiche sociali di un territorio è necessario tener presenti due momenti di programmazione che sono distinti e che allo stesso tempo si muovono in modo coerente lungo la stessa direzione: le linee programmatiche delle politiche sociali del distretto socio-sanitario, regolato dalle normative regionali relative alla dgr 136 del 25.03.2014, e le linee programmatiche sulle politiche sociali legate all’intervento comunale. Le prime fanno riferimento ad un ambito territoriale più ampio, la cui programmazione avviene su un tavolo distrettuale costituito da quattro comuni: Aprilia, Cisterna, Cori e Roccamassima e dalla Asl di distretto, il cui comune capofila è Aprilia.   Invece, con la programmazione delle politiche sociali comunali, l’analisi del contesto si concentra sul territorio del nostro Comune e qui, a finanziare le attività che vengono definite prioritarie, interviene l’ente e quindi i servizi vengono finanziati direttamente con il bilancio del comune di Cori. Tra questi interventi troviamo: assistenza specialistica nelle scuole, il servizio domiciliare per anziani disabili o minori, il centro del sollievo per disabili adulti, i sussidi per gli indigenti. Uno dei grandi obiettivi raggiunti dall’assessorato è stato quello di riuscire a mantenere l’elevata qualità e quantità degli interventi che fino ad oggi abbiamo offerto. Molto importante è stato il lavoro svolto all’interno del tavolo distrettuale del comitato dei sindaci per le politiche sociali. Lì siamo riusciti a tener testa a comuni che hanno molti più abitanti del nostro e a garantirci un’equilibrata ridistribuzione di servizi e dei fondi. Inoltre, grazie al piano sulle povertà regionale stiamo lavorando insieme alla Caritas del nostro comune, al fine di potenziare e migliorare il progetto di mensa sociale e questo ci rende molto soddisfatti e orgogliosi perché è uno dei primi passi di un’importante collaborazione tra istituzioni che intervengono per il sociale sul nostro territorio. Ad oggi collaboriamo insieme alla Caritas di Cori e alla Protezione Civile. Molto importante è stato il lavoro svolto sui temi dell’immigrazione: corsi di lingua italiana per stranieri, momenti di integrazione culinaria tra comunità locale e comunità ospiti e di scambi culturali. Rispetto alle Politiche Giovanili sono molto soddisfatta degli obiettivi che sta raggiungendo il Condominio dell’Arte di Cori. Ad oggi stiamo trasformando la sua struttura in officina delle arti e dei mestieri, strutturando una sartoria di abiti d’epoca. Importante è il lavoro che il Consiglio dei giovani sta facendo per la valorizzazione dei percorsi turistici del territorio predisponendo delle istallazioni nei pressi dei monumenti attraverso cui, tramite un codice QR e un telefonino, sarà possibile accedere alle informazioni,fornite in varie lingue, sul monumento. Altro fiore all’occhiello è il punto lettura “G. Canale” di Giulianello: uno spazio gestito completamente da giovani che hanno riorganizzato il primo piano della stazione di Giulianello come spazio aggregativo e di studio.

     

    1. Immaginiamo la situazione in cui ti ritroverai a vestire dall’11 giugno la fascia tricolore: sai già quali saranno i primi provvedimenti da adottare? Da qui a 5 anni, che Comune ti immagini?

    Molto ambizioso immaginare di poter indossare la fascia senza aver prima superato le primarie e le elezioni! Sono solita costruire e organizzare i progetti stando sempre ben salda alla realtà e con i piedi a terra. Insieme al gruppo che mi  appoggia, stiamo riflettendo  su cinque  linee  prioritarie  di intervento che  non sono altro che aspetti che vanno in continuità con il lavoro che l’amministrazione uscente ha portato avanti in  questi anni. Le priorità che abbiamo individuato riguardano: AMBIENTE, MACCHINA AMMINISTRATIVA, POLITICHE SOCIALI E CULTURALI, CENTRI STORICI, ATTIVITA’ PRODUTTIVE.

    Primo tra tutti è il tema dell’AMBIENTE perché riteniamo che una delle più grandi ricchezze che abbiamo è l’ambiente nel quale viviamo: per noi prioritario sarà la sensibilità ai temi legati al rispetto del territorio e dello sfruttamento del suolo: sosterremo i comitati che lottano contro le grandi opere, le cave, le lobbies dei rifiuti; valorizzeremo il patrimonio boschivo e montano,  continueremo a tutelare il Monumento Naturale “Lago di Giulianello”, i fossi e le aree demaniali; promuoveremo gli sport naturalistici e tuteleremo i sentieri esistenti; rispetto alla raccolta differenziata attueremo la tariffazione puntuale e la zonizzazione della raccolta. MACCHINA AMMINISTRATIVA: c’è necessità di un bilancio trasparente e partecipato, dove i cittadini abbiano la possibilità di comprendere e capire come ci si muove e perché si fanno determinate scelte ed interventi; riteniamo che ad oggi i problemi territoriali di sviluppo e creazione di servizi possano essere risolti attraendo fondi europei diretti e indiretti; altra necessità sarà intervenire sulla riorganizzazione degli uffici comunali.  POLITICHE SOCIALI E CULTURALI: il nostro obiettivo sarà quello di individuare risorse e strumenti per potenziare l’attività degli istituti culturali e delle associazioni locali. Continueremo il lavoro svolto sui temi dell’immigrazione. Manterremo alta la qualità delle politiche sociali e giovanili sul territorio. CENTRI STORICI: ci piacerebbe immaginare dei centri storici valorizzati nella loro bellezza e accoglienza e soprattutto vivibilità. Pensiamo che tra gli interventi che bisognerà mettere in atto ci sarà quello di rendere la città “a misura di bambino” creando dei percorsi  sicuri casa-scuola e casa- parco. È necessario mettere in sicurezza e adeguare i parchi urbani e avviare uno studio della viabilità urbana e delle zone pedonali. ATTIVITA’ PRODUTTIVE: il nostro obiettivo è quello di potenziare le politiche agricole , attuare campagne di promozione dei prodotti locali con particolare riferimento alla filiera corta e ai mercati contadini. Sarà importante sostenere la nascita nei centri storici di botteghe di artigianato e d’arte.

    1. Quale merito riconosci maggiormente nell’operato amministrativo del/della tuo/tua sfidante?

    Il mio sfidante è prima di tutto un fidato collega di giunta con cui in questi anni ho lavorato e collaborato  sempre molto bene. Riconosco la sua grande capacità e competenza nella gestione del bilancio e del patrimonio comunale; è un ottimo amministratore responsabile e attento.

  4.  

  5. CHIARA COCHI

#AMMINISTRATIVECORI2017: ARCHIVIO ARTICOLI


En Marche
direbbero i francesi. In Italia ci abbiamo messo poco a riprendere quello che oggi è lo slogan di Emmanuel Macron e a trasformarlo in un manifesto politico nostrano: In cammino. Ma non sempre la traduzione genera il medesimo effetto del testo originale. In questo caso, ad esempio, davanti alle parole francesi che richiamano i cittadini all’orgoglio nazionale e ai valori della Francia repubblicana (“Marchons citoyens!” è, d’altronde, un passo dell’inno nazionale), sembra contrapporsi un In cammino che pare rispecchiare più i pellegrini delle Vie Francigene che i programmi politici. Eppure, in entrambi i casi, il segno è stato colto: è necessario non fermarsi, ma restare in movimento, perché camminare è l’unica azione che permette di adeguare noi stessi ad un mondo in continuo mutamento. In questo contesto i Comuni, le realtà che viviamo quotidianamente, non sono affatto una eccezione. Anche loro camminano, perché devono lavorare per garantire alla cittadinanza servizi di qualità e sempre adeguati alle nuove esigenze. L’11 giugno, la città di Cori e la frazione di Giulianello eleggeranno il loro nuovo primo cittadino, ponendo fine ai dieci anni di gestione del centrosinistra a guida Tommaso Conti. Alla luce di quanto detto fino ad ora, è utile comprendere se, in questo decennio, le due amministrazioni Conti si sono rese protagoniste di un processo di immobilismo del paese o di sviluppo dello stesso, sapendo coglierne le risorse e riuscendo a valorizzarle.

È doveroso premettere che, in un contesto caratterizzato da una crisi economica globale e da tagli agli enti locali, con pesanti ricadute su servizi come quelli sociali e culturali, la vita delle amministrazioni locali di tutta Italia non è stata affatto facile. A ciò, è necessario aggiungere i problemi di bilancio riguardanti le casse comunali (un aspetto che precede l’ultimo decennio di centrosinistra) e cercare di fare uno sforzo di memoria su quello che erano Cori e Giulianello fino al 2007.

Secondo molti, un buon termometro per misurare il rapporto di fiducia tra i cittadini e l’amministrazione è la percentuale di raccolta differenziata. Cori si avvia a superare il 65%, un risultato notevolissimo che ben poche realtà in Italia possono vantare (giusto per farsi un’idea di quale è la situazione negli altri Comuni: percentuale raccolta differenziata Comune per Comune). Ma tale risultato, se considerato solo una tessera di un puzzle più ampio, composto da pezzi come cultura, politiche sociali, ambiente, bilancio etc., non è sufficiente per elaborare un giudizio complessivo. È necessario considerare altri aspetti. Difficile, ad esempio, è negare che la realizzazione della nuova scuola media di Giulianello, il recupero del complesso sportivo di Stozza (recentissima è la pubblicazione del bando per la piscina: bando) più il relativo Casale sono dei successi importanti, in quanto, dopo anni di dibattiti e azioni intraprese con risultati zero, si è finalmente riusciti a donare alla comunità un impianto scolastico degno di essere definito tale, si è avviato un percorso concreto di rilancio dell’area simbolo dello sport (e non solo) locale. Obiettivi importanti, che diventano clamorosi se si pensa che sono stati realizzati in un momento in cui qualsiasi idea di grande opera viene vista come uno sperpero di denaro pubblico e non un investimento, come un danno per il suolo e non un’area da sfruttare nel rispetto della sostenibilità ambientale. Le due giunte Conti hanno saputo interpretare quel ruolo che, purtroppo, manca nella stragrande maggioranza dei casi, essendo invece la chiave necessaria per poter far camminare il paese e rispondere alle esigenze dei cittadini: la politica, intesa come capacità di saper ricercare, studiare e applicare le soluzioni migliori anche in periodi difficili, poco floridi dal punto di vista economico e della credibilità verso le istituzioni. A Cori ci sono riusciti e la popolazione, ora, può godere delle opere in precedenza accennate, certa che speculazioni non ci sono state e con un territorio, dal punto di vista ambientale, rimasto pressoché intatto.

È politica, cosa ben diversa dal voler mettere in campo finte rivoluzioni; è lavoro duro, i cui risultati spesso necessitano di anni prima di realizzarsi.

Ma il paese, ovviamente, non si ferma ai grandi traguardi raggiunti di cui si è parlato fino ad ora, in quanto si estende ad altri ambiti. A titolo d’esempio, senza alcuna pretesa di essere esaustivi, è utile ricordare che questi sono stati gli anni della nascita del Consiglio Giovani, della realizzazione della Sala – Lettura Gianluca Canale, della biblioteca Elio Filippo Accrocca come luogo pubblico proiettato verso il futuro, del rilancio dell’impianto sportivo di Giulianello…

Sì, Cori e Giulianello si sono rimesse in cammino. Di ciò, le forze politiche scese in campo ne dovranno tenere conto, se veramente vorranno puntare al buon governo.

 

#AmministrativeCori2017

Mi chiamo Altiero. Insieme a Eugenio, Ernesto e Ursula, tra il mare e la sabbia, tra le bombe e la sofferenza del confino a Ventotene, ho avuto l’onore e il piacere di posare la prima pietra della costruzione europea. Ho avuto modo, fino a quando la vita me lo ha concesso, di assistere alla crescita di una creatura stupenda, dove le persone viaggiano di Stato in Stato senza particolari problemi alle frontiere, dove i rappresentanti di Governo risolvono le controversie seduti ad un tavolo, senza ricorrere alla guerra. Voi non potete immaginare cosa significa, per me, uomo del 1907, vedere francesi e tedeschi abbracciarsi, dopo che per secoli si sono affrontati sui campi di battaglia, spargendo sangue umano in nome di una futile Ragion di Stato. Così come è commovente vedere il Brennero aperto, la circolazione nella stessa via di persone provenienti da Spagna, Portogallo, Croazia, Estonia, Ungheria e tutti gli altri Paesi uniti sotto la bandiera dalle stelle gialle e con sfondo azzurro. Quanto eravate belli il 7 gennaio 2015 a Place de La République, a manifestare in difesa delle vostre libertà, a protestare contro il terrore di chi vorrebbe tornare alla guerra tra popoli e religioni, contro chi vorrebbe distruggere l’idea che siamo tutti cittadini del mondo e non di un solo Stato. A nome di mia moglie, Ursula Hirschmann, dei miei amici Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, di tutti coloro che hanno messo a disposizione la propria vita per realizzare questo sogno, vi ringrazio. Grazie a voi, la casa comune europea compirà, nel 2017, 60 anni fatti di pace, speranze e sogni. Affinché non ci siano più degli Adolf, dei Benito e dei Tito pronti a sacrificare vite umane in nome di pazzi e fanatici ideali; affinché non si ripetano dolorose ferite come Srebrenica; affinché i sogni spezzati di Valeria Solesin, Lorenza di Leo e Giulio Regeni non diventino la vittoria della paura, bensì voglia rabbiosa di un mondo la cui unica nazione dovrà chiamarsi Terra.

Altiero.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/04/05/da-lassu-altiero-vi-ringrazia/

Populismi: ore contate?

on 22 marzo 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', MONDO, POLITICA | Commenti disabilitati su Populismi: ore contate?

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze

È una previsione, dunque un’analisi di quello che accadrà che potrebbe essere soggetta ad una clamorosa smentita. Eppure, diversi segnali paiono indicare che l’avanzata dei populismi nel mondo sembra destinata a concludere la sua trionfale ascesa. L’unico modo per andare contro tale percezione, è una doppia vittoria del Front National in Francia e dell’AFD in Germania alle elezioni politiche. Altrimenti, la vittoria di Trump negli USA e la Brexit resteranno eventi clamorosi, importanti e storici, che porteranno sicuramente ad un radicale cambiamento degli equilibri internazionali, ma paradossalmente non tale da sancire la vittoria definitiva dei nazionalismi, la cui Berlino – rifacendosi al 2 maggio 1945 – consisterebbe nella dissoluzione dell’Unione Europea. Marine Le Pen è stata chiara negli ultimi anni: la Francia, in caso di sua vittoria, uscirà dall’UE. Discorso simile per l’AfD di Frauke Petry, che punta alla fine dell’euro e ad una riforma dell’UE in chiave anti-immigrazione. Si tratta di forze politiche che si sono foraggiate della crisi economica e del fallimento delle politiche adottate dalle forze moderate in questi ultimi anni (vedasi l’indice di gradimento del presidente francese Francois Hollande, il più basso dal dopoguerra ad oggi). Eppure, se la statistica non sbaglia, il consenso acquisito non è sufficiente per poter realizzare le proprie politiche. C’è poco da dire: se non ottieni la maggioranza per governare, non potrai realizzare una politica anti-europea. Al momento, infatti, in Francia la Le Pen è impegnata in un testa a testa con Emmanuel Macron al primo turno, ma al ballottaggio non sembra avere alcuna possibilità con nessuno dei candidati. In Germania, il consenso alla Merkel sembra in calo, ma la SPD si è rilanciata con la candidatura dell’europeista convinto Schultz. Brexit e Trump, seppur accolti con toni trionfali dai populisti, ora potrebbero diventare una clessidra pericolosa per gli stessi, quasi un boomerang. Tali eventi, infatti, mescolati alla consapevolezza che l’UE non potrebbe reggere all’uscita della Francia e della Germania, obbligano a prendere una maggioranza di governo nei Paesi interessati il prima possibile. Con il passare del tempo, infatti, le politiche utopistiche di Trump si scontreranno con la realtà (vedasi il ban per gli immigrati, bocciato dalla Suprema Corte); la Gran Bretagna vivrà un periodo di riorganizzazione delle sue politiche estera ed interna (accordi bilaterali, eventuale referendum scozzese, questione irlandese etc.), che sarà soprattutto lacrime e sangue per la popolazione. Inoltre, le forze europee stanno progressivamente rialzando la testa. La fine delle larghe intese nel Parlamento Europeo, ha tolto una ragione per sostenere i populismi. La SPD tedesca, inoltre, insegna che candidare una persona competente e stimata come Schultz, è la strada migliore per rilanciare le proprie idee, anche in un periodo in cui l’europeismo non convince in tanti. A tutto ciò, va aggiunto quello che sta succedendo in altri Stati: in Polonia Diritto e Giustizia, partito di estrema destra al Governo, ha perso molto del suo consenso, tanto da non permettergli una nuova vittoria alle future politiche; in Olanda, il Partito per la Libertà di Wilders è tra i primissimi, ma non ha il consenso necessario per governare, causa anche un sistema elettorale fortemente proporzionale. Insomma, parlando in termini storici, possiamo metterla così: se Brexit e Trump sono state la vittoria delle Ardenne e l’aggiramento della linea Maginot, le elezioni politiche del 2017 potrebbero risolversi in una operazione Leone Marino, preludio di lungo termine a Stalingrado, alla Normandia del D-Day e alla presa di Berlino che, a differenza di quanto accennato all’inizio, si tradurrebbe nella sconfitta dei populismi e in un rialzare definitivo della testa da parte delle forze europee. La clessidra del tempo, insomma, sembra ora essere l’arma più pericolosa per gli estremismi.

 

Tributo

on 16 marzo 2017 in Senza categoria | Commenti disabilitati su Tributo

Se ti capita di parlare con una persona convinta dello stereotipo Italia, pizza, mafia e mandolino, non esitare a dimostrarle il contrario. Falle fare un giro turistico e culturale del Paese, parlale della Firenze dei Medici, della Milano sforzesca, della Venezia dei Dogi, della Roma imperiale e papale, della Napoli capitale di un Regno. Ricordati di non tralasciare la bellezza del tuo borgo medioevale, rinascimentale o antico, della golosa cucina romagnola, umbra, laziale o di altra regione e dimostrale che anche il più piccolo paese d’Italia sa raffinare il palato con un’arte culinaria tutta sua. Se ti fa saltare il nervo con termini del tipo Camorra, N’drangheta, Mafia, Sacra Corona Unita, con calma elenca i nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Joe Petrosino, di Libera e di tutti quei collettivi e individui che ogni giorno lavorano a favore della legalità. Se azzardano confronti d’oltreoceano, magari citando Apple e Microsoft, tu rammenta loro l’opera epocale di Adriano Olivetti nel campo tecnologico, sociale, culturale e territoriale, pioniere del connubio bellezza – efficienza, oggi alla base delle più importanti industrie tecnologiche del globo. Spendi due parole sulla lingua degli angeli, padrona della musica classica, esaltata da Dante, Leopardi, Manzoni, Umberto Eco. «Attracca» su quell’isola incastonata nell’arcipelago pontino da cui sarebbe nata, tra l’esilio e le bombe, l’idea di Europa unita. E sempre a proposito di Europa unita, cita anche quel nome poco conosciuto di Sofia Corradi, detta mamma Erasmus, perché da lei nacque quel progetto che, ancora oggi, permette a tantissimi studenti di fare una bellissima esperienza all’estero. Parlale di Bartali, di Coppi, di Roberto Baggio, dell’Italvolley di Julio Velasco, di Beatrice Vio. Insomma, attento a non tralasciare lo sport. Qualcuno suggerirebbe di “sbattergli sulla faccia cos’è il Rinascimento”, allora fallo. Qualcun altro, più moderatamente, ti inviterebbe a dire sì, “noi maledettamente piemontesi e napoletani, ma fortunatamente, Italiani.

Foibe e immigrazione: un paragone pericoloso

on 6 marzo 2017 in ATTUALITA' | Commenti disabilitati su Foibe e immigrazione: un paragone pericoloso

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.mondita.it/2017/03/foibe-e-immigrazione/

Più che una bufala, è l’assurda previsione dell’annientamento etnico della popolazione italiana da parte degli immigrati. Solitamente, quando si cerca di capire cosa potrebbe accadere in futuro riguardo un determinato ambito (nel nostro caso, la popolazione italiana), si espongono dati, fatti e altro materiale considerato significativo per l’analisi. In questo caso, invece, si arriva a fare una previsione utilizzando un paragone storico abbastanza eclatante: le foibe e l’immigrazione.

L’articolo protagonista di questa particolare acrobazia storico – giornalistica è il seguente: 70 anni fa il massacro degli italiani e la grande foiba di oggi, pubblicato nel Giorno del ricordo ( 10 febbraio) e raggiungibile al seguente link. Nel post si comincia con una spiegazione breve di quello che fu la tragedia delle foibe. Sarebbe utile analizzare questa prima parte, in quanto lascia adito a diversi dubbi. Non viene, ad esempio, spiegato il momento dell’occupazione italiana nei territori della ex – Jugoslavia, ove nacquero i prodromi della tragedia giuliano – dalmata. Per il momento, però, mi limito a consigliare la visione del seguente video, nella speranza di poter approfondire la tematica in futuro. Nel nostro caso, invece, ci concentreremo soprattutto sul paragone citato nelle prime righe. Iniziamo considerando il seguente periodo: gli Italiani erano maggioranza in Istria, grande maggioranza soprattutto nelle zone costiere: Pola, Fiume, Zara erano città italiane. Lo erano architettonicamente, culturalmente ed etnicamente. Oggi non lo sono più: per sovvertimento etnico. E il genocidio etnico può avvenire in due modi: per annientamento degli autoctoni, o per lenta sostituzione degli stessi per mezzo di “nuovi arrivati”. Oggi la chiamano “immigrazione”. Magari facilitato da una ondata di suicidi causata dalla precarizzazione e dalle delocalizzazioni che poi sempre con l’immigrazione hanno a che vedere.

Questo estratto è un classico miscuglio realizzato da chi intende dare una spiegazione allo scopo non di chiarire le idee, ma di renderle ancora più confuse. Affiancare il genocidio all’immigrazione, oltre che ad essere una cosa orribile, significa dire nulla. Partendo dalla differenza tra i due termini (genocidio: “sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa”; immigrazione. “in generale, l’insediamento di uomini in paesi diversi da quello in cui sono nati, per cause naturali o politiche […]”) il paragone nega una realtà storica e biologica. I caratteri italiani, infatti, sono il frutto dell’incontro di più culture, realizzatosi nel corso dei secoli.

E’ sufficiente, infatti, verificare quanto successo nell’Italia pre – romana (presenza di numerosi popoli, come gli Etruschi, i Latini, i Sabini e i Greci), in quella Repubblicana e Imperiale (es: Celti ed Egizi). A ciò, bisogna aggiungere tutto il periodo successivo al crollo dell’Impero Romano: (Longobardi, Franchi, Austriaci, Spagnoli etc.). Quindi, in sintesi, separare i nostri caratteri dall’immigrazione è impossibile, in quanto fenomeno che, costantemente e impercettibilmente, continua a contribuire al cambiamento del nostro popolo. È dunque inopportuno prendere come esempio le Foibe. Ancor di più, lo è il fatto di collegare il fenomeno migratorio con i suicidi, le precarizzazioni e le delocalizzazioni. Si tratta di un accostamento stile Shoah, quando gli ebrei venivano eliminati perché colpevoli di arricchirsi a danno dei tedeschi. Inoltre, quando si scrive un articolo, specie per internet, è utile fornire fonti o, comunque, maggiori approfondimenti, volti a chiarire collegamenti che, a volte, potrebbero solo sembrare astrusi (come nel nostro caso).

Altro inquietante periodo: non v’è differenza alcuna, in termini di esito finale, tra quello che avvenne nell’Istria italiana, e quello che avviene oggi nei quartieri delle nostre città. Lentamente, anno dopo anno, interi caseggiati e zone si spopolano di italiani che “scelgono l’esodo e abbandonano le proprie case ed i propri averi per trasferirsi in altre zone della città, pur di fuggire dalla nuova realtà che viene percepita come ostile e pericolosa”, chi invece rimane “assiste in breve tempo ad uno sconvolgimento totale del tessuto sociale, della vita politica, delle relazioni economiche e umane. E’ un genocidio con altri mezzi […].

Conviene partire dalle ultime righe, sostituendo il termine sconvolgimento con cambiamento. L’equazione è molto semplice: l’immigrato che verrà (ad esempio) dalla Nigeria per andare a vivere a Roma, inevitabilmente abbandonerà la propria realtà, sacrificando le sue capacità a favore di un Paese del tutto nuovo; l’italiano che lascerà Roma per andare da altra parte (Italia o altro Paese), sacrificherà le proprie capacità in favore della propria realtà. Non si tratta di uno sconvolgimento, come dice l’articolo, bensì di lenti cambiamenti dovuti alla mobilità umana, che non potranno essere arginati in alcun modo. Pesante è anche il termine esodo(“emigrazione da una regione da parte di popolazioni, volontaria o più spesso forzosa, determinata da ragioni politiche, economiche, religiose o culturali, o anche da calamità naturali”). Spiegandolo con un esempio, esodo era quello realizzato da chi fuggiva dal conflitto siriano e cercava di giungere in Europa attraverso la via dei Balcani, oggi ostacolata da muri. Non può essere considerata esodo, invece, la decisione autonoma di una persona di abbandonare il proprio Paese per andare a vivere, lavorando o studiando, in altra parte del mondo. Anche in questo secondo estratto, dunque, l’inopportunismo regna sovrano.

Si arriva poi alla previsione finale: tra pochi decenni, nel territorio una volta chiamato Italia, bivaccheranno tutte le popolazioni del mondo, tutti tranne gli Italiani. Che saranno gettati e dimenticati nella Foiba della Storia. Come detto in precedenza, in altri termini, nella nostra penisola c’è già una molteplicità di popolazioni, che ad oggi hanno contribuito soprattutto ad arricchire il nostro Paese con le loro culture, risorse e capacità. La inquietante Foiba della Storia non esiste. Anzi, è utile rispolverare spesso il termine “storia”, perché ci aiuterebbe ad arginare in modo più efficace bufale come l’articolo appena analizzato.

 NB: l’immagine di evidenza è una foto in cui vengono presentati cinque ostaggi sloveni come italiani vittime dei comunisti. Cliccate qui per informazioni

RadioImpegno intervista Emergency

on 23 febbraio 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', ITALIA, MONDO | Commenti disabilitati su RadioImpegno intervista Emergency

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2017, il sottoscritto e Luca Ianiri, sono stati intervistati da RadioImpegno (http://www.radioimpegno.it) per parlare di Emergency. Nel seguente video, è possibile ascoltare la replica integrale dell’intervista. Buon ascolto!

 

LA REALTÀ CHE SUPERA LA FANTASIA E UCCIDE

on 23 febbraio 2017 in ATTUALITA', GIUSTIZIA, MONDO | Commenti disabilitati su LA REALTÀ CHE SUPERA LA FANTASIA E UCCIDE

realta supera la fantasia-500x500Campo minato. È un videogioco per PC molto famoso, anche se il nome, nel rispetto del tanto declamato politically correct, è stato poi modificato in Prato Fiorito. Il giocatore ha lo scopo di liberare un campo dalle mine nel minor tempo possibile. Ovviamente, c’è il rischio di imbattersi in una mina, momento in cui la tua missione fallisce e sei costretto a ricominciare, se proprio vuoi portare a termine l’obiettivo.  Stimolante per la mente, ma In alcune parti del mondo come Somalia, Mozambico, Bosnia – Herzegovina e Iraq, Campo minato supera la fantasia e diventa reale: il giocatore, in carne ed ossa, se mette un piede sopra una mina, esplode con essa e muore, senza possibilità di rimediare. Tiro al bersaglio. Puoi farlo in diversi modi, come arco e freccia, pistola, una palla da lanciare contro dei barattoli. Divertente, perché ti scarica, stimola la vista e l’autostima. Ci sono versioni in cui il bersaglio è l’essere umano, dove lo scopo è colpire l’avversario prima che lui lo faccia con te. C’è però una bella differenza tra l’essere colpiti da pallini di plastica o ceramica e l’essere presi da una pallottola di piombo: nel primo caso muori per finta, nel secondo la realtà supera la fantasia e uccide. Quest’ultima situazione, ultimamente, succede in buona parte del continente nero, in Siria ed in tanti altri luoghi, talmente tanti che se li elenchi tutti ne dimenticheresti sicuramente qualcuno. La realtà che supera la fantasia e uccide… e poi c’è PokemonGo: è un gioco per smartphone che trasforma come non mai prima il giocatore in un virtuale allenatore di Pokemon. E’ interessante, perché stimola le persone ad uscire da casa, a camminare, a respirare aria pulita. L’importante è che non si offuschi il cervello delle persone, perché mentre qui cerchiamo pokemon, ad Aleppo, in Darfur e non solo, uomini, donne e bambini cercano pace, cibo e divertimento, quello vero, che non uccide. La realtà che supera la fantasia e uccide.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/02/23/la-realta-che-supera-la-fantasia-e-uccide/

L’ospedale si piega ai dettami dell’ISLAM: falso !

on 7 febbraio 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', ITALIA | Commenti disabilitati su L’ospedale si piega ai dettami dell’ISLAM: falso !

Articolo del sottoscritto apparso qui: http://www.mondita.it/2017/02/ospedale-islam/

«Ieri nel reparto ostetricia una donna è stata trasferita di Camera perché era subentrata nella stessa una signora turca..il marito della signora turca ha fatto spostare di l’altra gestante perché lui non voleva che in quella Camera entrassero altri uomini!!! Giustamente ha pensato di essere in una clinica privata. .ma ce anche chi glielo ha permesso!! Vive l’Italia!Ps!!!! Mi chiedo se questi hanno firmato per le non chiusura del reparto!!!».  Così scrive Vittoria Stancanelli nel gruppo Facebook pubblico Mugugni d’Ineja e du portu, il giorno 26 gennaio 2017 (link). In poche parole, il 25 gennaio, presso l’ospedale d’Imperia, due futuri genitori di origine turca si presentano nel nosocomio perché la donna sta per partorire. La futura mamma viene quindi portata in una camera da condividere con un’altra paziente.

Ma, alla prima viene riscontrata una patologia infettiva, dunque si decide per il trasferimento dell’altra donna, allo scopo di evitare contagi. Il post su Facebook, però, miete le prime conseguenze dovute ad un racconto completamente diverso e falso, forse dovuto al nervosismo per il lieto evento (l’autrice nei commenti sotto il post specificherà che la donna trasferita era la figlia). Interviene un consigliere regionale, Alessandro Piana, esponente della Lega Nord che si lascia alle seguenti dichiarazioni: «Nell’epoca dell’ostentazione di finto buonismo e tolleranza accade che una ragazza italiana si veda costretta ad essere spostata perché il marito musulmano della sua compagna di stanza non vuole che ci siano uomini nella camera della moglie. Non ce la vengano a raccontare: questo è un autentico episodio di razzismo nei confronti di cittadini italiani, incomprensibilmente avvallato da qualche buonista “di reparto» (post del 27 gennaio 2017).

Aggiunge: «Ho parlato direttamente con le vittime di questa vergogna e non mi risulta che il trasferimento sia stato disposto per motivi sanitari, come sostenuto inizialmente dalla direzione dell’Asl1 Imperiese. Un ospedale è per tutti. Chi ha sbagliato deve pagare e, a questo punto, sarebbe opportuno aprire un’inchiesta interna sull’inaccettabile episodio di discriminazione, legittimata perfino nei nostri ospedali, spesso sovraffollati, per accertare le singole responsabilità. In tal senso, d’intesa con l’assessore e vicepresidente Sonia Viale, ho già predisposto un’interrogazione che verrà discussa in consiglio regionale con carattere d’urgenza. Il gravissimo fatto di razzismo ai danni di una giovane mamma di Imperia e dei suoi famigliari dimostra la disparità esistente anche nelle nostre strutture pubbliche. Difendiamo le nostre donne dai folli dettami dell’islam» (guarda questo link).

Cerchiamo di fare ordine. Innanzitutto, la pubblicazione di post come quello di Vittoria Stancanelli non è un caso isolato. Accade spesso, infatti, che le persone tendano a sfogare la loro rabbia sui Social Network, dovuta ad ingiustizie (vere o presunte) subite in ospedale. Questa forma di protesta, legittima, ha nella stragrande maggioranza dei casi un limite: non si specificano eventuali risposte che la struttura sanitaria ha dato alla persona “vittima” di ingiustizia. All’interno degli ospedali, infatti, esiste l’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico), a cui è possibile chiedere informazioni e spiegazioni su un determinato fatto. Nel post della Stancanelli, succede invece che lei motiva il trasferimento della figlia con questioni di razza e religione. Paradossalmente, forse senza accorgersene, nei commenti scrive un testo che la porta dalla parte del torto. Chiede infatti una persona: «Vittoria. ..ma voi non avete protestato con la direzione sanitaria? ??». La risposta: «Luciano…sono arrivata a cose avvenute..ma non per questo lascio cadere la cosa…». Troppo comodo: se il trasferimento non ti è piaciuto, puoi chiedere (se dimostri che ci sono validi motivi) di ripristinare la situazione precedente. Più in generale, prima di scrivere un post su Facebook, meglio chiedere al personale competente spiegazioni, se le tue intenzioni sono quelle di chiarire e non di sollevare polveroni inutili.

Passiamo ora alle parole del consigliere regionale. Anche qui, l’analisi è spietata. Piana parte subito con la certezza che il trasferimento è stato fatto su richiesta del marito. Di conseguenza, dichiara di aver parlato con le “vittime” del fatto e di aver ottenuto conferma che il trasferimento non era stato disposto per motivi sanitari. Quindi, avrebbe intrapreso le azioni necessarie per evitare il ripetersi di episodi di “razzismo” del genere. È un castello di carte:

  1. il consigliere ha dato adito ad un post su Facebook e ha parlato solo con le vittime, ma non ha proferito parola con la persona accusata. Se vuoi comprendere cosa veramente è successo, le parti le devi ascoltare tutte. Ci ha pensato Imperiapost a chiedere la versione dell’accusa, contattando direttamente Murat Kirik, persona incolpata dell’accaduto, che ha risposto: “Ma questi sono pazzi? Si sono inventati tutto. Pensano davvero che io possa avere una mentalità del genere? Ma per chi ci avete preso?Io avrei voluto che mia moglie fosse in camera con altre persone perché io sono sempre al lavoro e non riesco a starle vicino quanto vorrei in questo momento così importante della nostra vita […] Noi quella donna non l’abbiamo neanche mai vista  […] l’ospedale ci ha solo comunicato che mia moglie avrebbe dovuto restare in camera da sola. Quando siamo arrivati nella stanza doppia, una volta usciti dalla sala parto, infatti, all’interno non c’era nessuno”. “Le accuse nei miei confronti […] sono totalmente inventate. Io non ho mai chiesto niente tantomeno di non avere uomini insieme a mia moglie, ma che mentalità pensano che abbiamo? E’ stato l’ospedale a disporre il trasferimento […] Mi sono già fatto consegnare tutti gli articoli di giornale e i post su internet, sono pronto a querelare” (questa la fonte)
  2. il consigliere viene a sapere dalle vittime che non vi erano motivi sanitari, ma poi non chiede conferma al personale ospedaliero (almeno così lascia intendere nell’articolo). Sarebbe stata cosa buona e giusta conoscere la versione dell’ospedale. L’ospedale, infatti, una risposta la lascia: «“In ospedale si cerca, nel limite del possibile, di favorire situazioni personali di disagio. Non è una regola, ma se c’è un posto libero in un’altra stanza questa situazione viene favorita, ma questo riguarda cristiani, mussulmani e altre religioni.  Può succedere anche che uno abbia molti parenti e, per evitare che si crei confusione, siccome il reparto è nuovo e molto bello anche dal punto di vista dell’accoglienza, se si può si cerca di favorire le singole situazioni a tutela della privacy indipendentemente dalla religione». Inoltre, un comunicato era già stato emanato dalla ASL, ove si parlava della patologia infetta come causa e motivo del trasferimento:

Insomma, una semplice azione di tutela della salute si è trasformata in un ennesimo caso di guerra tra poveri, in strumento di propaganda politica anti – musulmana. Chissà se, a parti inverse, si sarebbe sollevato un polverone del genere.

Polvere del mondo

on 25 gennaio 2017 in ATTUALITA', ITALIA, SOCIETA' | Commenti disabilitati su Polvere del mondo

ingranaggiBastano due proiettili ben assestati per rompere il sottile equilibrio della pace mondiale e scatenare una inutile strage tra le nazioni. È sufficiente la paranoia di una persona per colpire ed annullare equilibri logici su argomenti placidi, che difficilmente potrebbero essere soggetti ad interpretazioni diverse. Poi, ci sono i diritti. Questi sono una rete di fili su cui ogni giorno camminiamo: iniziamo il viaggio sul filo del diritto alla vita, poi ci aggrappiamo a quello del lavoro, fino a concludere il tour dopo aver “giocato” su altri “luoghi universali”. Continueremo a godere dei diritti fino a quando riusciremo a tenerci in equilibrio. Ma, a volte le cose diventano troppo semplici, dunque tanto vale complicarle un po’. Quindi, un salto sul filo del diritto alla salute e piccolo colpo di forbice lì dove ci si dovrebbe vaccinare. Così, basta la decisione di non tutelare appieno sé stessi per mettere in pericolo l’equilibrio della salute su cui una comunità sana dovrebbe basarsi (immunità di gregge, questa sconosciuta).  Fili sottili su cui camminiamo, tanto quanto quelli dell’ecosistema. Anche qui, una decisione dell’uomo può sancire il destino di molti: animali, piante, persone e tanto, tanto altro. Un giorno saremo tutti polvere, ma nel frattempo ognuno di noi è un granello di sabbia che può decidere il destino di uno o più ingranaggi di quel complicato e delicato meccanismo chiamato Terra.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/01/25/polvere-del-mondo/