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Archive for luglio, 2012


Lettera di Roberto Scarpinato a Paolo Borsellino

on 31 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su Lettera di Roberto Scarpinato a Paolo Borsellino

TACCONI SUD: LA VITTORIA DELLE OPERAIE

on 24 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su TACCONI SUD: LA VITTORIA DELLE OPERAIE

Riporto qui una storia con un esito bellissimo…

Non si sono mai rassegnate e hanno vinto. Rosa, il capitano, Patrizia, Anna, Nicoletta, Antonella, Franca, Ines, Silvana… e altre 21 loro compagne, ce l’hanno fatta. Per 543 giorni e 543 notti si sono barricate nella loro fabbrica e l’hanno difesa da una morte certa. Hanno lucidato e tenuto sempre in perfetta efficienza i macchinari, impedito che di notte il magazzino venisse svuotato del materiale buono, hanno lottato contro l’indifferenza degli operai delle altre fabbriche, di parte dei sindacati, della politica, delle istituzioni, di chi poteva dare una mano e non l’ha fatto.

Perché quanto contano 29 operaie di Latina nel mondo globale della crisi? “Zero, meno di zero. Ma alla fine, ce l’abbiamo fatta a invertire un destino già segnato. Scritto da quanti nei talk-show teorizzano la fine dell’industria manifatturiera in Italia, dai teorici della delocalizzazione nei paesi dell’Est perché da noi il lavoro costa troppo. Ma quale? Il mio e quello delle mie compagne? Guarda la mia busta paga, quando la prendevo, 1.100 euro al mese”. Rosa Giancola, ribattezzata il capitano dalle sue compagne, me la mostra. La cifra è quella. Con quei soldi devi campare una famiglia: affitto, cibo, scuola, l’essenziale. Il superfluo, quello lo vedi in tv. “Poi arriva un signore al quale hai dato per 20 anni i tuoi giorni migliori, la tua abilità professionale, e dice che è finita. Il lavoro non c’è più perché lui è in crisi di liquidità. Ma noi la fabbrica la conosciamo, sappiamo che non è così. Sapevamo quali commesse aveva, dalla Protezione civile, dal ministero dell’Interno, soldi sicuri. Ecco perché ci siamo chiuse in questi capannoni per 543 giorni. Per difendere il nostro destino e la nostra dignità”. Un passo indietro, la fabbrica è la Tacconi Sud, emanazione della Tacconi Nord, ramo tessile di qualità. Produce divise per la polizia e altri corpi dello Stato, giubbotti antiproiettile e lavora il Goretex, essenziale per produzioni di livello, come quella tenda gonfia-bile da usare nelle emergenze nazionali già montata al centro del capannone, o le barriere per impedire l’inquinamento del mare (quelle che circondano il relitto della Concordia). E’ l’ultimo stabilimento costruito con i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno, la perfetta sintesi della politica di investimenti al Sud: industriali “prenditori” del Nord da acchiappa i soldi e scappa. Rosa e le sue compagne lavorano nella fabbrica dalla sua apertura, ma è a metà degli anni Novanta che i soci della Tacconi cominciano a delocalizzare in Romania.

Da allora per tutte inizia un calvario fatto di uscite e rientri in fabbrica, cassa integrazione, stipendi non pagati e minacce di chiusura. Fino al 22 dicembre del 2010, l’atto finale. L’imprenditore manda una lettera a sindacati ed operaie. Il linguaggio è burocratico, ma due parole in coda bastano a capire che è finita: “cessazione dell’attività”. Cancelli chiusi. Tutti a casa. “Eravamo sconvolte, l’imprenditore era scomparso senza firmare neppure i documenti necessari per ottenere la cassa integrazione. E così, dopo nottate di assemblee abbiamo deciso: occupiamo la fabbrica. Ma non scrivere così, diciamo che abbiamo fatto una lunga assemblea permanente”, racconta Rosa. “E’ stata una impresa disperata, ma tra di noi abbiamo fatto un patto: voi resistete, il sindacato si impegna a sostenervi e a trovare un altro imprenditore”, ci dice Roberto Cecere, il segretario della Femca-Cisl. 543 giorni, feste comprese.

Sul piazzale della fabbrica ci sono ancora i bracieri per la grigliata dello scorso Ferragosto. “C’erano tutti, i nostri mariti, i figli, gli amici, quelli che ci hanno aiutato”. Quando Rosa ricorda le sue compagne non si trattiene e piange. “Donne che hanno lasciato i figli a casa, amiche care come Anna che ha 55 anni e se perde questo lavoro finisce per strada con un marito malato di tumore e figli da crescere”. Ma il racconto della straordinarietà di queste operaie entrate ragazze in fabbrica e diventate donne adulte quando hanno dovuto difenderla, non finisce qui. Rosa aveva la terza media quando ha iniziato a spaccarsi la schiena per sette ore al giorno piegata su una macchina per cucire. Ha deciso di andare avanti. La sera, quando finiva, andava alla scuola serale (quelle del progetto “Sirio”che la Gelmini ha soppresso, così, per risparmiare) e ha conquistato la maturità scientifica. Poi si è iscritta all’università, scienze della formazione e sviluppo delle risorse umane, tra un paio di anni prenderà la laurea.

Non contenta si è trascinata Patrizia, che cuciva giubbotti antiproiettile per sette ore al giorno e aveva due bambine da crescere, e l’ha fatta diplomare. Se la ministro Fornero si facesse un giro sulla Pontina fino ad arrivare a Borgo San Michele, rivedrebbe molte delle sue idee sul lavoro e sul concetto di sacrificio, e forse capirebbe qualcosa di più di questo Paese e della sua gente. Come è finita? La Tacconi è sotto fallimento, nel frattempo operaie e sindacato hanno trovato un imprenditore disposto ad affittare l’azienda per tre anni, la Comp Tech Europe, che lavora nel ramo ferroviario, nautico ed aereo. La fabbrica continuerà a vivere e le operaie torneranno al lavoro. Dal 21 febbraio scorso sono senza stipendio e senza gli 800 euro di cassa integrazione, ma hanno vinto e con loro ha vinto la dignità.

ENRICO FIERRO

Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2012

GIULIANELLO ACCOGLIE IL LATIUM FESTIVAL

on 23 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su GIULIANELLO ACCOGLIE IL LATIUM FESTIVAL

 GIULIANELLO ACCOGLIE IL LATIUM FESTIVALIl Consiglio di Comunità invita cittadinanza e forestieri a partecipare numerosi alla serata giulianese del ” Latium World Folkloric Festival ” ( http://www.latiumfestival.it/ ).

Giulianello si tingerà dei colori bianco – rosso della Lettonia e bianco – celeste dell’Argentina.

L’evento prevede una sfilata per le vie del paese:
– PIAZZA DELLA FONTANACCIA (PARTENZA);

– VIA ANITA GARIBALDI;

– VIA ARTENA;

– PIAZZALE 11 SETTEMBRE ( ARRIVO + BREVE ESIBIZIONE).

Una volta conclusa la sfilata sarà possibile cenare* in compagnia delle danze e delle musiche dei gruppi internazionali e di rappresentanti della tradizione popolare locale presso Piazza Umberto I.

* Cena offerta dal MAG e da tanti altri volontari che hanno deciso di sposare l’iniziativa.

CORI E GIULIANELLO PER LA LEGALITA’

on 20 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su CORI E GIULIANELLO PER LA LEGALITA’

 

 

  • 17 febbraio 1992: a Milano, presso il “ Pio Albergo Trivulzio” viene arrestato Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano;
  • 23 maggio 1992: strage di Capaci. Il giudice Giovanni Falcone, uno dei magistrati simbolo della lotta alla mafia, perde la vita assieme alla moglie e agli agenti della scorta;
  • 19 luglio 1992: a Via d’Amelio muoiono assassinati dalla mafia il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della scorta.

 

C’è un fattore che accomuna tutti e 3 gli eventi: l’anno 1992. Ora, nel 2012, sono passati ben 20 anni da eventi che hanno segnato la storia della società italiana: MANI PULITE (con l’arresto del “mariuolo” Mario Chiesa”) e il culmine dell’azione stragista della mafia ( la morte dei giudici Falcone e Borsellino).

Sono fatti che hanno modificato profondamente gli anni successivi: Bettino Craxi vedeva crollare i suoi sogni di Presidente della Repubblica, politici e imprenditori passavano dal lusso alle sofferenze di chi è destinato alle patrie galere ( per la prima volta insomma, gli alti vertici del potere italiano venivano assoggettati alla giustizia), la società rialzava la testa contro la criminalità organizzata ( anche se, come spesso succede nell’italica concezione, per riconoscere i meriti di chi lotta per affermare la legalità, deve prima scapparci il morto).

E così, ecco presentarsi l’ homo novus Silvio Berlusconi ( 1994) e la progressiva fine di quella rivoluzione legalitaria che il pool Davigo, Colombo, Di Pietro ( e poi Boccassini… ) aveva avviato e che sarà ostacolato da provvedimenti legislativi volti più a colpire l’azione dei magistrati anziché favorire le indagini, la presunta trattativa Stato – Mafia (aggravata ora, a mio modesto avviso, dalla richiesta del conflitto di attribuzioni sollevato dal Presidente della Repubblica contro la Procura di Palermo), il mistero dell’agenda rossa di Paolo Borsellino…

Per farla breve, si è avviato un processo ( non sempre riuscito fortunatamente) volto a cancellare quanto di buono fino ad allora era stato costruito. Molti uomini coinvolti in MANI PULITE o sotto accusa per aver collaborato con la criminalità organizzata occupano ancora posti di primo piano (soprattutto in Parlamento), nonostante in molti casi ci siano prove schiaccianti.

Ma, se ancora sono lì, la colpa è loro fino ad un certo punto. Diceva Paolo Borsellino:

Siamo una Repubblica democratica, la cui sovranità appartiene al popolo. Siamo noi, cittadini della Repubblica, che decidiamo chi mandare a rappresentarci nelle istituzioni (vero, a livello nazionale non c’è più la preferenza, ma c’è ancora la possibilità di scegliere quale partito votare; inoltre, il “Trota” è diventato consigliere regionale grazie alle preferenze).

La battaglia per la legalità, per una società più giusta, spetta a noi. I cittadini devono comprendere che, in un Paese dove ancora è possibile candidare persone sotto inchiesta, la prima mossa tocca a loro, decidendo di votare non chi è più in vista, ma scegliendo anche personaggi meno noti, che si mettono in gioco per la prima volta.

Non ci vuole molto, basta un po’ di pazienza: informarsi sui candidati ( vita, fedina penale, impegno nella società).

Una rivoluzione culturale, dove gli enti locali siano in prima linea.

Giulianello e Cori nel 2012 hanno dato un forte contributo in tal senso: serata in ricordo di Peppino Impastato, serata in ricordo di Placido Rizzotto…

E’ necessaria però una politica di educazione che parta dalle scuole elementari, che duri nel tempo.

 

Cioeta Angelo

Paolo Borsellino vive. Contro l’indifferenza dei complici.

on 19 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su Paolo Borsellino vive. Contro l’indifferenza dei complici.

 

Sono passati 20 anni e sembra ieri. Non ci eravamo ancora ripresi dalla strage di Capaci che dopo poche settimane, l’Italia tornava a sanguinare. Stessa dinamica. La bomba è innescata. Un comando a distanza, un timer. L’esplosione. La morte del giudice Borsellino dopo quella di Falcone. I funerali. Le lacrime sincere di chi combatteva al suo fianco. E il finto cordoglio di chi ha ostacolato il suo lavoro, le inchieste, la sete di giustizia.

In quante chiese e per quante esequie si saranno seduti, se non gli esecutori materiali, i mandanti, i conniventi, quelli che sapevano e hanno taciuto, quelli che non sapevano ma potevano indagare ma non avevano alcuna intenzione di farlo. Per convenienza, interesse. O per paura, rassegnazione, indifferenza.

Gli indifferenti sono complici. Non premono grilletti e non schiacciano pulsanti di telecomandi che attivano ordigni. Ma il male che si abbatte su tutti, scriveva Antonio Gramsci “avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare… Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”.

Ma la memoria di Borsellino vive. Vive negli amministratori che non si fanno corrompere, nei commercianti che rifiutano di pagare il pizzo, nei sacerdoti che la lotta alla mafia non solo la predicano ma la praticano, vive nelle manifestazioni degli studenti che brandiscono cartelli con le gigantografie dei loro eroi civili. Vive nei libri e negli articoli di scrittori e cronisti, quelli che ancora pensano che un giornalista debba essere, a cospetto del potere, un cane da guardia e non da riporto…

Il 19 luglio Articolo21 è in festa, anche se in questo momento c’è ben poco da festeggiare. Abbiamo scelto questa data proprio per ricordare Borsellino e quanti come lui (da Placido Rizzotto aGiancarlo Siani…) non hanno piegato la schiena di fronte ai soprusi della criminalità, perversamente integrata con pezzi dello Stato, fino ad essere talvolta una cosa sola. Cosa loro, non nostra. Con la mafia non si tratta. Semmai la si maltratta. Duramente, implacabilmente.

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/18/paolo-borsellino-vive-contro-lindifferenza-dei-complici/297895/

 

STEFANO CORRADINO

CONSIGLIO DI COMUNITA’: IL LATIUM FESTIVAL SBARCA A GIULIANELLO

on 17 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su CONSIGLIO DI COMUNITA’: IL LATIUM FESTIVAL SBARCA A GIULIANELLO

 

Primi segnali concreti dal Consiglio di Comunità. Dopo aver eletto Giorgia Raponi e Andrea Mattoccia alle cariche di Presidente e Vice – Presidente, votato il bilancio preventivo ottenendo alcuni ritocchi (http://elnuevodia.altervista.org/il-consiglio-di-comunita-approva-il-bilancio-preventivo/ ), la Circoscrizione esce dalle questioni di << ordine interno >> e si catapulta definitivamente nelle tematiche inerenti la frazione.

Nella riunione del 17 luglio è stato approvato a larga maggioranza lo stanziamento di 1000 euro per una serata del Latium Festival, manifestazione mondiale di musica e danze popolari del mondo che ha luogo a Cori ( sede ufficiale ) e altre città del Lazio.

E’ il punto di partenza di un progetto ambizioso: il Consiglio di Comunità intende nel tempo – anche con la collaborazione di associazioni e altre forze del panorama locale – rivitalizzare il calendario degli eventi a Giulianello, negli ultimi anni dipendente solo dall’iniziativa spontanea e (spesso) a breve termine di alcuni volenterosi cittadini.

La lista “Per Giulianello Insieme” ha proposto il Latium Festival in quanto manifestazione di grande spessore, riconosciuta dal CIOFF ( International Council of Organizations of Folklore Festivals and Folk Arts), il principale comitato folkloristico al mondo.

Ma, soprattutto, si tratta di un evento che favorisce l’incontro di culture provenienti da varie parti del globo.Nel caso di Giulianello, il 2 agosto si esibiranno i gruppi della Lettonia e dell’Argentina.

Gli eventi, come è noto, suscitano l’attenzione anche dei forestieri. Garantirne un calendario stabile permetterà di realizzare un volano per l’economia del paese.  

Cioeta Angelo

LA CONDANNA DI CUSANI E UN SISTEMA CHE FRAN A

on 8 luglio 2012 in Senza categoria Commenti disabilitati su LA CONDANNA DI CUSANI E UN SISTEMA CHE FRAN A

Mentre a livello nazionale la Regione Lombardia e Formigoni fanno rumore per le accuse al Governatore di corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell’inchiesta sulla sanità privata, il Tribunale di Latina, in data odierna 3 luglio 2012, ha condannato il Presidente della Provincia di Latina Armando Cusani a 2 anni di reclusione e di interdizione dai pubblici uffici per abusivismo edilizio ( http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc5dc0befc9/pag02latina.pdf )

Breve riassunto della vicenda: 2 anni fa Armando Cusani, Erasmo Chinappi (suocero) e Antonio Faiola (tecnico del Comune di Sperlonga) vengono rinviati a giudizio per violazione della normativa urbanistica e per abuso d’ufficio. Il processo inizia nel novembre 2010 ma, i reati hanno rischiato la prescrizione ( i fatti risalgono al 2005). Nel dicembre 2011 però, arriva la contestazione suppletiva di un nuovo abuso edilizio accertato dal Nipaf in un sopralluogo all’Hotel: una sala ristorante realizzata chiudendo una terrazza con grandi vetrate. Tecnicamente, si è stabilita una continuità della condotta illecita che ha impedito la prescrizione dei primi abusi. Tutto è iniziato con l’autorizzazione rilasciata dal dirigente comunale Antonio Faiola all’allora sindaco di Sperlonga (Armando Cusani) e al suocero Erasmo Chinappi per l’abbattimento e la ricostruzione del ristorante Grotta di Tiberio, trasformato in Hotel con un notevole aumento di cubatura. Stando al consulente della parte civile, l’ingegnere Benito di Fazio, la volumetria è passata (autorizzata dal Comune) da 2200 a oltre 5mila metri cubi attuali: per tale motivo, anche Faiola è stato condannato. Non finisce qua: nel 2005 l’hotel ha ampliato le cucine, realizzato nuovi depositi, una piscina e un tetragono muro di contenimento ( da qui la protesta del confinante Tursi). In aula il Pubblico Ministero Giuseppe Miliano ha definito il muro << funzionale alle costruzioni abusive realizzate >>. Una ulteriore aggravante è stato il tentativo di fare rientrare nel Piano casa le opere << aggiuntive >> realizzate all’Hotel Cusani. Stando a Miliano, lo strumento non è assolutamente applicabile << perchè i lavori sono stati realizzati prima della sua applicazione. E non trattandosi di un condono, il piano casa non è applicabile a quanto già realizzato >>. Finisce qua? Assolutamente no, l’indecenza non ha alcun limite: a processo in corso è arrivato anche l’ampliamento della sala ristorante e il conseguente accertamento del Nipaf. Oltre alle condanne, la sentenza ha disposto l’abbattimento delle opere abusive: un’istanza che nel corso del processo il confinante Carmine Tursi quale parte lesa ha avanzato prima al Comune e poi, per i poteri sostitutivi attribuitigli dalla legge, alla Regione. Richiesta che fino ad allora era rimasta disattesa. ( Fonte: http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc5dc0befc9/pag02latina.pdf ).

Le conseguenze di questa vicenda ( comunque di primo grado, quindi tutto è ancora da decidere) non possono che essere negative. Da circa una settimana, la Provincia di Latina sa di essere rappresentata da un Presidente condannato a 2 anni per abusivismo edilizio. Logica ed etica personale vorrebbero che una figura istituzionale condannata al carcere ( poco conta che la sentenza non è definitiva: un cittadino non può aspettare il verdetto finale per capire se un rappresentante delle istituzioni ha violato la legge oppure no), si dimetta un minuto dopo che il giudice si è pronunciato. Come spesso accade in Italia, un’azione simile non è avvenuta neanche in questo caso. Anzi, nel pieno stile dell’Italia (post?) berlusconiana, la macchina della giustizia è stata attaccata ( http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc5dc0befce/pag03latina.pdf ). Come dire: il giudice è il colpevole e il condannato è innocente.

Ma tralasciamo la << quisquilia >> del conflitto istituzioni – giustizia, perchè non c’è essere peggiore di chi pretende di avere ragione anche quando ha pienamente torto.

Prendiamo però un periodo dal link soprassegnato. Cusani sostiene che la sua condanna è dovuta ad un collegio giudicante ove uno dei membri è il giudice Gabriella Nuzzi, << trasferita qui per una sorta di punizione seguita alla conduzione, insieme a De Magistris, del processo “ Why Not” >>. In poche parole, il giudice Nuzzi ha trovato su chi vendicare il proprio trasferimento. Parole pesanti, che non dovrebbero assolutamente pervenire da chi non sarebbe nessuno senza il consenso popolare. Ma Cusani ci ha abituato ad espressioni del genere: se la prese con l’allora ministro Prestigiacomo in seguito all’opposizione del progetto del porto a Sabaudia; definì la relazione dell’allora prefetto Frattasi sul caso Fondi una << patacca >>, la commissione d’accesso a Fondi era composta da << pezzi deviati dello Stato >>… ( http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b39fc5dc0befce/pag03latina.pdf ).

Dopo Fondi(http://www.ilgrido.eu/index.phpset=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=12&year=2011&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1375111 ), la Provincia di Latina. Dopo le ingerenze di Claudio Fazzone, la condanna a due anni di Armando Cusani.

Ora una domanda: con queste credenziali, come potranno le istituzioni locali difendere la Provincia di Latina dall’eventuale accorpamento con Frosinone? Forse alla fine la provincia pontina si salverà. Una cosa comunque è certa: esiste una questione morale a livello locale. Una questione che investe soprattutto il PDL, di cui l’agro pontino è uno dei laboratori politici più importanti d’Italia.

E, non a caso, voglio concludere così:

<< La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico >>. Chi l’avrà detta? Mistero…

Angelo Cioeta