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Archive for novembre, 2013


SILVIO BERLUSCONI: E’ CADUTA LA TESTA, NON IL REGIME.

on 27 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su SILVIO BERLUSCONI: E’ CADUTA LA TESTA, NON IL REGIME.

Se pensate che con la decadenza di Silvio Berlusconi è finito un regime, si sbaglia di grosso. Probabilmente, quello di Berlusconi non è stato un regime nel vero senso della parola. Ma sicuramente, è stato qualcosa che si avvicina moltissimo a quel termine. In scienza politica, una delle cose fondamentali che ti insegnano è che qualsiasi regime, una volta terminato, sarà comunque destinato ad influenzare la nascita di quello successivo. E’ successo con la transizione dalla monarchia alla dittatura (lo Statuto Albertino, carta fondamentale del Regno d’Italia, resterà in vigore anche durante il ventennio dei fasci); è successo con il ritorno (breve) alla monarchia, dopo l’8 settembre 1943(l’ordine Dino Grandi è di chiara matrice fascista), e poi, con il passaggio alla Repubblica (es.: il Codice Civile risale al 1942). Con Berlusconi, è successa una cosa simile: è stato fatto fuori (politicamente parlando s’intende) l’uomo, ma non ciò che ha lasciato. E Silvio di «regali» ne ha fatti tanti al popolo italiano: condoni edilizi e fiscali, leggi ad personam, conflitto d’interessi, mignotte, figuracce a livello internazionale etc. Allora, è inutile stare a discutere la fine politica (premesso il fatto che, in qualsiasi altro Paese civile, la decadenza di un senatore mai si sarebbe pensato di trasformarla in un momento storico) di una persona, se poi si lascia intatto tutto il sistema di potere che ha creato. Da oggi, l’Italia ha un Parlamento (leggermente) più onesto. Ma, come sono stati smantellati i simboli fascisti, come è stato scardinato quell’ordinamento dittatoriale che per un ventennio ha fatto prevalere nel nostro Paese il pensiero unico, si cominci ora ad attuare una politica volta a garantire la tutela e la salvagurdia dell’ambiente, a velocizzare la giustizia ed a rendere la sua applicazione uguale per tutti («senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »), a scardinare il dominio televisivo di pochissime emittenti… E poi, torniamo ad una scuola pubblica dignitosa, ridiamo ai cittadini la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento etc. Insomma, torniamo a parlare di politica, una volta per tutte.

 

Insomma: in Parlamento Berlusconi non c’è più. E’ però rimasto il berlusconismo, ancora più pericoloso.

Il teorema “Boccia – Casini”

on 26 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Il teorema “Boccia – Casini”

Segnatevi questo appuntamento sulla vostra agenda: mercoledì 27 novembre, ore 19:00. Perchè? Perchè da quel momento si effettuerà la fase finale della decadenza di Silvio Berlusconi da Senatore della Repubblica Italiana. Ci è voluto un po’ (troppo), ma finalmente siamo arrivati all’ultimo round di una delle vicende più vergognose della storia repubblicana. Eppure, il timore che tutto possa naufragare all’ultima azione, ben oltre il 90° minuto, non è scomparso. A «riaccendere» le speranze (almeno) di un rinvio, sono due esponenti di primo piano della politica italiana: Enrico Boccia (PD), ripetutamente sconfitto da Nichi Vendola per le elezioni regionali in Puglia, e Pierferdinando Casini, membro di un partito (UDC) ormai in deterioramento. Cosa hanno fatto questi due personaggi? Nulla di strano: il primo ha dichiarato che «in un Paese normale si sarebbe aspettata la delibera della Corte sull’interpretazione della legge Severino» (legge che già ha fatto saltare molte teste politiche, soprattutto a livello locale), il secondo ha deciso di presentare una pregiudiziale volta a rinviare il voto a dopo la sentenza della Cassazione sul ricalcolo dell’interdizione dai pubblici uffici. Vediamo di non cascare davanti a certe dichiarazioni (e azioni): in un Paese normale, un condannato per frode fiscale, oltre a finire in carcere, non dovrebbe sedere più in alcuna istituzione già dal primo minuto dopo la sentenza. Inoltre, aspettare la decisione della Cassazione è inutile. La Cassazione, in precedenza, non aveva stabilito l’illegittimità dell’interdizione, bensi aveva stabilito l’erroneità nel calcolarne gli anni assegnati. Inoltre, l’ultimo grado di giudizio esprime solo pareri riguardo la correttezza delle procedure processuali utilizzate nel primo grado e in Appello. E questo è già stato sancito.

 

E riguardo una eventuale «revisione» del processo? Il fatto che questi testimoni americani siano stati svelati nel medesimo periodo della decadenza, fa capire che, molto probabilmente, si tratta dell’ennesimo disperato tentativo di chi non intende rassegnarsi alla realtà dei fatti.

 

Sangue e cemento

on 22 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Sangue e cemento

Secoli di storia e civiltà non ci hanno insegnato proprio nulla. La «bolla d’acqua» in Sardegna è l’ennesimo esempio di come l’Italia sia stata, soprattutto nel ‘900, costruita male, al risparmio, al solo scopo di soddisfare gli interessi di pochissimi. Così, mentre Roma Antica continuerà a sopravvivere nelle memorie di molte generazioni grazie al Colosseo, ai Fori Imperiali etc., l’Italia di oggi l’unica cosa che lascerà saranno i cadaveri delle vittime colpite dalla cementificazione selvaggia, le lacrime di familiari ed amici che, per colpa dell’egoismo umano, non vedranno più i loro cari,e zone (una volta bellissime dell’Italia) che la natura, a modo suo, si è ripresa. Non impareremo mai. «Lasciate ogni speranza o’ voi» che credete che, dopo la tragedia sarda, cambierà qualcosa. Non è successo con il terremoto dell’Aquila, con il Vajont, con le Cinque Terre… , figuriamoci se succede ora, con «soli» 5 morti. Il Paese più bello del mondo, il «Giardino d’Europa», lo Stato dai paesaggi inimitabili lo abbiamo condannato ad un destino che non meritava: abusivismo edilizio, sanatorie, abitazioni costruite alle pendici del Vesuvio, fossi spesso tombinati o mal tenuti, centrali nucleari che ancora per anni continueranno a emanare radiazioni… «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!».

 

Sangue&Cemento

GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

on 21 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

Incolpare Giuseppe Civati di essere stato un incoerente, un vigliacco o altri insulti vari, significa ammettere la propria ignoranza su tale vicenda. Quindi, a onor di verità, entro nella già lunga lista di articoli volti a chiarire la vicenda.
Giuseppe Civati, fin dall’inizio, si è dichiarato contrario alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle («avevo dichiarato anche nei giorni scorsi che non avremmo dovuto votare la mozione del M5s per tutta una serie di motivi, il primo dei quali è che nel testo si affermano cose che non sono accettabili, a cominciare dal richiamo a Ruby »). Essendo però d’accordo nel sostenere che la Cancellieri dovesse dimettersi, e vedendo l’ipocrisia all’interno del Partito Democratico (o la Cancellieri si dimette oppure gli rinnoviamo la fiducia), aveva deciso di presentare all’Assemblea di partito la proposta di una sua mozione di sfiducia. Quest’ultima, oltre ad essere stata respinta dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea, non aveva neanche raggiunto il numero di firmatari minimo per poterla presentare in Parlamento (nel Parlamento Italiano la mozione di sfiducia individuale segue le regole medesime di quella valida nei confronti del Governo: deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti di una Camera; quella di Civati aveva raggiunto solo 15 firmatari). Dunque, come funziona in tutti i partiti seri (a qualcuno dispiacerà, ma dovrà per forza di cose ammettere che il PD almeno le Assemblee per decidere la linea le fa), se la maggioranza decide una cosa, la minoranza si adegua. Non dimentichiamoci poi che la questione è stata abilmente raggirata da Enrico Letta. Il Presidente del Consiglio ha trasformato una sfiducia individuale in un atto volto a decidere le sorti del Governo, nonostante l’art.95 della Costituzione («I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri »). Un ricatto che non si poteva accettare, di qui la decisione di adeguarsi.
Non so, se avesse deciso di sfidare Letta, Giuseppe Civati sarebbe stato espulso. So con certezza però che, chi sperava in un atto di spaccatura inutile, è rimasto per fortuna deluso. Vedete, cari signore e care signore che (s)parlate, tra le fila di Giuseppe Civati non ci sono i 101, non c’è un Fausto Bertinotti o un Massimo D’Alema che ti fanno cadere da un momento all’altro un governo, che fanno gli inciuci con Silvio, che ti fanno passare per irresponsabile la volontà di andare subito al voto, vincere e governare il Paese con una maggioranza coerente; non c’è un Turigliatto che da solo rovescia una maggioranza. C’è gente che lavora in un partito secondo logica di partito. Come è giusto che sia in Parlamento.

La conferma lucana

on 18 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su La conferma lucana

Forse è ancora troppo presto per parlare. Però, se lo scrutinio in Basilicata confermerà questi risultati, si avranno una volta di più alcune garanzie:
1) La Basilicata si conferma una regione a sinistra. Ma questo è il dato minore; ciò che conta è che il PD, nelle competizioni territoriali (quindi, non oltre le elezioni regionali) si conferma una forza importante, forse la prima in Italia. Il tutto grazie alla capacità di saper convergere quasi sempre su un candidato rispettabile e all’incredibile lavoro che i circoli svolgono (soprattutto, purtroppo, in campagna elettorale). Insomma, il fatto di essere l’unico partito strutturato sul territorio, è il punto forte del PD;

2) Il PDL / Forza Italia conferma la fase di declino di un pezzo forte della (finta) destra italiana. Il crollo della leadership di Berlusconi lascerà un vuoto che difficilmente si colmerà;

3) Il M5S, pur in grado di presentare candidati di tutto rispetto, conferma che, se non si tratta di elezioni nazionali, ben a poco serve la capacità di Beppe Grillo di saper attirare le masse. A livello territoriale, la seconda forza politica del Paese, si conferma nella stragrande maggioranza territoriale della penisola, una forza locale “da prefisso telefonico”.

 

IL MIO DISCORSO AL CIRCOLO PD DI CISTERNA: A SOSTEGNO DELLA MOZIONE CIVATI

on 17 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su IL MIO DISCORSO AL CIRCOLO PD DI CISTERNA: A SOSTEGNO DELLA MOZIONE CIVATI

Oggi sono stato al circolo PD di Cisterna ad esporre la mozione Civati. Ecco a voi il mio discorso. Leggendo noterete che parlo soprattutto di “quello che deve essere il PD” e non di quello che “deve essere l’Italia”. perchè, se prima non sistemiamo i problemi interni al partito, non potremo mai risolvere quelli del nostro Paese. Buona lettura:

“Il Partito Democratico è nato con l’obiettivo di diventare «il più grande partito riformista d’Italia». Il PD che invece stiamo conoscendo, è un partito che ogni giorno è attraversato da guerre tra correnti sempre più affamate, è un partito che non sa prendere decisioni forti (anzi, spesso le risposte sono contraddittorie) riguardo tematiche importanti per il destino del nostro Paese. Inoltre, qualcuno si è chiesto come mai, il PD è passato in questi anni da 12 milioni di elettori ai circa 8 – 9 del febbraio 2013? Qualcuno si è chiesto perchè c’è stato un drastico ridimensionamento nel numero dei tesserati? No. Eppure la risposta è molto semplice: il Partito Democratico ha perso il contatto con la realtà sociale di tutti i giorni. Siamo in un periodo di crisi economica. Una crisi che colpisce quegli ambiti che la sinistra ha sempre cercato di tenere vivi: i disoccupati, i giovani etc. A febbraio, abbiamo perso le elezioni più facili della storia. Dunque, il PD, per ripartire, deve tornare a svolgere una funzione storica e propria di ogni partito politico: essere uno strumento di intermediazione tra la società e le istituzioni. Ma ciò non deve avvenire solo quando servono i voti. Ciò deve avvenire tutti i giorni. Paradossalmente, siamo il partito che meno di tutti dovrebbe avere problemi di radicamento con i territori: abbiamo una struttura composta da circoli e federazioni che copre tutto il territorio nazionale. Ma la struttura bisogna farla funzionare, altrimenti è inutile! Nella stragrande maggioranza dei casi, i circoli vengono tenuti aperti solo in periodi elettorali (elezioni politiche, congresso etc.). Ciò porta le persone a scegliere altre strade, in primis il M5S. I circoli devono restare aperti tutti i giorni, bisogna dargli risorse adeguate, fornirgli una connessione internet etc.
Sicuramente questo è stato il ventennio di Silvio Berlusconi. Ma in questi venti anni siamo stati al governo anche noi. Soprattutto, abbiamo parlato alla gente un linguaggio che con la sinistra non c’entrava nulla: la bicamerale, abbiamo fatto passare l’idea che sostenere il Governo Monti fosse da responsabili, mentre era da irresponsabili andare subito al voto, vincere le elezioni e governare l’Italia con una maggioranza coerente. Non ci siamo accorti di un movimento di protesta che cresceva giorno dopo giorno etc. Adesso siamo al governo con Enrico Letta ed il PDL. Si tratta di un governo di larghe intese che più volte ci ha obbligato a votare in maniera fortemente contrapposta a quello che una forza di sinistra, come il PD, ha sempre sostenuto. In pillole: votiamo o rinviamo per salvare il governo. Insomma, siamo davanti ad una scelta: o votiamo Giuseppe Civati, e facciamo quindi ripartire la macchina, oppure, diamo il voto a qualcun’altro. In quest’ultimo caso, non cambierà nulla, e raggiungeremo un punto di morte prima o poi.”

LEGGE ELETTORALE: TUTTO CIO’ NON E’ NORMALE. AFFATTO.

on 15 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su LEGGE ELETTORALE: TUTTO CIO’ NON E’ NORMALE. AFFATTO.


Il 3 dicembre la Consulta si esprimerà sulla legittimità o meno della legge elettorale attuale (il famoso Porcellum). Se il parere sarà negativo, da quel giorno il nostro Paese si ritroverà senza uno strumento democratico fondamentale: la modalità attraverso cui vengono eletti i nostri rappresentanti politici in Parlamento. Almeno che, non venga approvata una nuova legge elettorale nei prossimi giorni. «Lasciate ogni speranza …» scriveva un tal Dante Alighieri. E, come dice Maurizio Crozza: «E’ durata di meno la seconda guerra mondiale; ma per cambiare la legge elettorale c’è bisogno dell’arrivo dei partigiani?». Figurarsi quindi se si troverà l’accordo ora. Eppure, la questione comincia a diventare anche comica. In modi diversi, M5S e Partito Democratico sembrano intenzionati a chiuderla entro il 2013. Ma è necessaria una maggioranza parlamentare, che al momento manca. E poi, attenzione, ho detto sembra. L’ultimo tentativo del PD, introdurre il doppio turno, ha visto mancare i voti decisivi da M5S e PDL. Ciò fa capire che la legge elettorale sarà approvata solo il giorno in cui tutte le rappresentanze politiche presenti in Parlamento la interpreteranno come una legge che gli porterà vantaggi. Al M5S al momento (sarebbe inutile dirlo), fa più comodo il PORCELLUM: molti parlamentari sono stati eletti con un numero di voti, quello delle Parlamentarie online, che neanche toccava le tre cifre. Quindi: come potrebbero molti ricandidarsi per un secondo mandato, se non sono ben radicati con il territorio di appartenenza? A ben poco servirebbero le capacità comunicative di Grillo. Mi si dirà: il M5S ha presentato una sua proposta di legge elettorale. Verissimo, i grillini hanno proposto una legge dove l’elettore può apporre un voto positivo a chi intende promuovere in Parlamento, e uno negativo a chi ritiene invece immeritevole di tale «privilegio». Una proposta dal sapore di social network, che comunque è un controsenso: perchè presentare un disegno di legge su tale tematica e dichiarare, poco dopo, che la legge elettorale la cambierà il movimento una volta al governo? Quest’ultima è una dichiarazione di favore al sistema di matrice leghista, che distrugge tutte le buone intenzioni. Certo, non che gli altri partiti se la passino meglio. Il PD, dopo aver incassato un risultato minoritario sulla proposta precedentemente citata, ora sembra che stia virando verso un ritorno al Mattarellum. Almeno questo si evince dalle dichiarazioni di tre candidati alla segreteria: Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Giuseppe Civati. E’ la politica dei voltagabbana. Al di là del fatto che, qualche tempo fa, un parlamentare, Roberto Giachetti, aveva presentato una mozione in tal senso, ovviamente respinta dal governo delle larghe intese. Ma, fino a ieri, di quei 3 solo Civati aveva espresso un parere favorevole. Adesso piano piano il PD «sta cambiando idea».

In sintesi: tutto ciò non è normale. Affatto.

NASSIRYA, VITTIME E CARNEFICI

on 13 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su NASSIRYA, VITTIME E CARNEFICI

Ieri ricorreva il 10° anniversario della strage di Nassirya. La politica doveva fare solo una cosa, semplicissima: commemorare i caduti, vittime della follia terroristica. Bene, siamo riusciti nell’impresa di non adempiere neanche a quello. Una deputata del M5S, Emanuela Corda, ha dichiarato che anche il kamikaze è una vittima. Siamo d’accordo, il kamikaze è una vittima della follia terroristica, che lo ha influenzato talmente da portarlo ad un gesto estremo di una gravità assurda. Ma resta pur sempre un assassino, un carnefice. E, da che mondo è mondo, le azioni di un assassino, consapevole o meno, non sono mai giustificabili. Perchè, a questo punto chi ricorda l’11 settembre 2001 dovebbe parlare di vittime non solo tra gli abitanti delle Torri Gemelle, ma anche tra gli autori di quella tragedia; perchè, chi ricorda Pearl Harbor dovrebbe allora fare lo stesso con chi ha portato gli aerei giapponesi a quel massacro; perchè, chi ricorda Hiroshima e Nagasaky (così almeno non si parlerà di discorso a favore dell’una o dell’altra parte) dovrà commemorare gli aviatori americani etc. Mi si dirà: allora i partigiani sono assassini? Sono uguali a fascisti, nazisti etc.? E’ una bella domanda, che potrebbe anche mettere in difficoltà. Uccidere non è mai giusto, anche se il mondo (purtroppo) nella sua storia ha trovato in quell’azione quasi sempre l’unico modo per risolvere i suoi problemi. La risposta è una sola: quello che è successo non deve mai più ripetersi. E lì dove ancora succedono queste cose, bisognerà lavorare affinché terminino il prima possibile.

In una parola: scoppi la pace! (come direbbe Papa Francesco).

 

P.S.: la deputata oggi si è scusata. Quanto successo però rimanga a perenne memoria.

L’ “ora legale” della politica

on 10 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su L’ “ora legale” della politica

Silvio Berlusconi riesuma Forza Italia, Francesco Storace fa rinascere Alleanza Nazionale. Adesso Giuseppe Fioroni minaccia di far tornare la Margherita. Sembra che la politica italiana in quest’ultimo decennio abbia conosciuto una lunga «ora solare»: le lancette sono state spostate in avanti grazie alla fondazione del Popolo delle Libertà e del Partito Democratico. Il sistema partitico italiano sembrava andare verso una semplificazione: nelle istituzioni ci sarebbero stati 2 grandi partiti (al massimo qualche piccola minoranza «innocua»), uno alla maggioranza e l’altro all’opposizione. Senza poi dimenticare che, finalmente, si poteva cominciare a parlare di alternanza al governo: una maggioranza coerente nel suo interno, dopo un mandato, sarebbe stata chiamata a farsi riconfermare oppure a farsi sostituire da un’altra maggioranza, con idee ovviamente diverse, ma sempre con una sua coerenza. In pillole: un sistema politico più attuale, snello ed efficiente, senza trasformismi, bicamerali o larghe intese. Invece così non è stato: la caduta del secondo Governo Prodi, la fine anticipata dell’ultimo governo Berlusconi, il governo di responsabilità nazionale presieduto da Mario Monti e sostenuto dalla maggioranza dei «poli opposti» (PD – PDL – UDC) e ora il Governo di Enrico Letta, sostenuto dai medesimi partiti facenti parte della maggioranza guidata dal professore della Bocconi ne sono la eloquente dimostrazione. E, anziché guardare avanti, si preferisce tornare indietro. Ecco dunque che le lancette dell’orologio vengono messe indietro di un’ora (o di un decennio se parliamo in termini di anni): Silvio Berlusconi comprende che, per restare capo indiscusso, è meglio tornare ad un organo non collegiale, basato sulla guida di una sola persona; Francesco Storace sogna di unificare una presunta destra sotto il simbolo dell’era finiana. E Fioroni? Ancora si sa poco delle sue intenzioni. O meglio, sappiamo che la sua reazione è dovuta all’intenzione di Epifani di entrare nel Partito Socialista Europeo, una «provocazione» per l’area cattolica del partito.

 

Non c’è altro da dire.

 

 

RICORDANDO LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA. IMMAGINATE SE… :

on 5 novembre 2013 in ATTUALITA', SOCIETA' Commenti disabilitati su RICORDANDO LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA. IMMAGINATE SE… :

“Il 3 ottobre 2013 a Lampedusa avveniva la più grande tragedia che, prima di allora, il Mediterraneo non aveva mai conosciuto. Centinaia di persone, donne, uomini e bambini, nel tentativo disperato di raggiungere la penisola su un barcone, vedevano arrivare la fine dei loro giorni inghiottiti dal mare. Quanta indignazione in quei giorni: il papa (forse l’unica voce sincera) gridava «Vergogna!», il mondo istituzionale diceva che mai più dovevano accadere tali eventi. E poi, buona parte dell’opinione pubblica non esitava a criticare l’assenza dell’Unione Europea (perchè noi, quando siamo in difficoltà, vediamo l’Europa come una terza persona). Ma, chi non perde mai occasione di esprimere una opinione in occasioni del genere sono i razzisti o i “non sono razzista ma…” (che sono ancora peggio). Ricordo come se fosse ieri i post di gente che si lamentava dei funerali di Stato, che si chiedeva perchè il medesimo trattamento non fosse stato riservato alle vittime della Costa Concordia (almeno i paragoni sulla morte risparmiamoli!). E poi, le solite “frasi di circostanza”, del tipo: «Se ne devono andare!». Ecco, io vorrei riferirmi soprattutto a queste persone che vedono nella clandestinità un reato (dovrebbe essere invece vista come una condizione temporanea, da trasformare il prima possibile in cittadinanza) e, nell’immigrato in generale, un problema:
Immaginate di essere parte di una famiglia che vive in un Paese africano, dove la fame, la sete e le malattie la fanno da padroni. Pensate quindi che, per garantire una vita migliore ai propri figli (prima che sia troppo tardi), si decida di attraversare chilometri e chilometri di deserto del Sahara per raggiungere le coste del Nord, entrare in contatto con banditi disposti a garantire viaggi su barconi niente affatto affidabili a prezzi elevatissimi. Immaginate ora di salire su questo barcone, insieme a tanta altra gente: donne incinta, neonati che ti vomitano addosso causa lo stress elevato che stanno subendo. E poi: feci ed escrementi, escrementi e feci. Senza poi dimenticare la paura che quella traversata possa finire prima del previsto, possa insomma terminare sott’acqua;
Immaginate di vivere in un Paese dell’Africa stravolto da guerre interne, con i civili che diventano profughi, che capiscono che l’unico modo per avere salva la vita è la fuga verso il continente europeo. Immaginate di trovarvi in una zona del continente nero dove il traffico di organi è tra le prime «attività economiche», di essere un cristiano cattolico che vive in un territorio dominato da musulmani fondamentalisti, che un giorno si e l’altro pure distruggono chiese e sterminano persone di fede diversa.
Immaginate insomma di vivere situazioni del genere. Immaginate cosa può succedere se un giorno il mondo dovesse ribaltarsi: gli italiani che prendono i barconi ed emigrano verso l’Africa, la nuova terra promessa. Ed immaginate di essere isolati o, peggio, respinti verso la terra d’origine, sconvolta dalla fame, dalla sete, dalla povertà, da guerre religiose”

 

Cioeta Angelo