Crea sito

Archive for maggio, 2014


Sembrava una tornata elettorale destinata a finire con il tentativo di sorpasso sul rettilineo finale da parte del M5S sul Partito Democratico. Invece, abbiamo visto che la realtà è stata ben altra: il PD va oltre il 40% e abbatte il record di consenso (a sinistra) appartenente a Enrico Berlinguer ed al PCI (1976, 34.4%), mentre Grillo&Co. scendono addirittura rispetto alle politiche del 2013. Inutile parlare di Forza Italia, ormai destinata ad un declino lento ed inesorabile. Da evidenziare invece la resurrezione della Lega Nord e il superamento dello sbarramento da parte del progetto Un’altra idea di Europa.

Risultati eclatanti, che avranno ovviamente ripercussioni nell’immediato futuro. Renzi ora ha ben 3 possibilità per poter durare come Presidente del Consiglio: 1) continuare con NcD e Scelta Civica, puntando sul fatto che a nessuno dei due alleati conviene (in termini di consenso) staccare la spina; 2) accordo con SEL e fuoriusciti pentastellati; 3) decidere di concludere l’attuale esperienza di governo e ricandidarsi, per giocarsi così la chance di un governo non di larghe intese (i fattori ci sarebbero tutti: Grillo in difficoltà, Forza Italia idem, PD al suo massimo storico etc.).

Ma questa è un’altra storia.

In questo caso conviene soffermarsi riguardo le motivazioni che hanno portato a far saltare tutti i sondaggi che per tutta la campagna elettorale avevano dato ben altri risultati.

Partiamo da ciò che è scontato: il flop M5S. Grillo ha sbagliato completamente la comunicazione elettorale. Partendo dal programma, molto aggressivo ma privo di difese: il referendum sull’euro incostituzionale ai sensi dell’art.75 della Costituzione Italiana e dell’art.50 del Trattato di Lisbona ( http://elnuevodia.altervista.org/si-puo-uscire-dalleuro-istruzioni-per-luso/ ), l’abolizione del fiscal compact non possibile tramite il Parlamento Europeo (è competenza del Consiglio d’Europa) e del pareggio di bilancio (norma della costituzione italiana figlia di un accordo sempre del Consiglio d’Europa) etc. Come a calcio, se mandi tutti avanti è più facile che l’avversario possa segnare in contropiede, soprattutto se i difensori non sono all’altezza della situazione. Dunque, io – militante del PD – incontro persone intenzionate a votare M5S, gli spiego bene le cose… ed ecco che cambiano idea (almeno nella maggior parte dei casi). Altra nota dolente: una lunghissima sequela di insulti, uno più pesante dell’altro ( “peste rossa”, giusto per citarne uno), che hanno solo oscurato le tematiche inerenti l’Europa, i suoi problemi e le sue opportunità. Tantissimi, fortunatamente, danno al voto una forte importanza: voto se so di cosa si parla. Quindi, mi informo ed evito invettive e anatemi. In poche parole: più insulti, più perdi consenso.Terzo: a differenza del Parlamento nazionale, quello europeo è composto da persone scelte dai cittadini dell’UE. In Italia, in questa tornata c’è stata la possibilità di apporre da 1 a 3 preferenze, con tanto di alternanza di genere obbligatoria. Ora, logicamente, il cittadino è chiamato a votare il partito dove trova candidato un esponente che gli ispira fiducia. Quindi, ci avrà parlato, lo avrà seguito nel suo percorso… Insomma, sa quale nome e cognome scrivere sulla scheda. Domanda: se anziché far girare mezzo mondo ai parlamentari 5 stelle, si fosse fatto spendere qualche parola in più ai candidati? Forse non sarebbe stato meglio? Io direi di si. Possibile che i magri risultati alle amministrative ed alle regionali 2013 non abbiano insegnato nulla? Da questa riflessione, ne consegue che le leggi elettorali prive di voto di preferenza sono il sistema migliore per i pentastellati. Quarto: #vinciamonoi. Si dice che i cavalli si vedono all’arrivo. Soprattutto in politica, l’eccessiva sicurezza non paga mai. Cito un precedente: 2 anni fa, nel mio Comune, la coalizione di centrodestra attuò una campagna elettorale fondata sulla certezza di una vittoria scontata (in un comune storicamente di sinistra!). Finì 63 a 37 per il centrosinistra. Senza poi evidenziare il boomerang della promessa mancata di Grillo: «o vinciamo o me ne vado».. Cinque: in Europa o crei una coalizione trasversale tra tutti (o quasi) i Stati membri, oppure non conti nulla. Candidati solo in Italia, senza alcuna alleanza, i grillini ora si ritroveranno ad essere una dozzina in un Parlamento di 730 membri. Quindi, ci si trova davanti ad un bivio: andare da soli mantenendo la linea tradizionale oppure allearsi con qualcuno? Eventualmente, allearsi con chi (Le Pen, Juncker, Schultz… )? A chiunque venga dato l’appoggio, verrebbe meno uno dei principi cardine del movimento: andare da soli, senza alcun accordo con altri. Inoltre, una volta realizzata l’alleanza, per forza di cose la politica pentastellata dovrà seguirne il relativo orientamento (di sinistra se con Tsipras, di estrema destra con la Le Pen etc.). Sei, un anno al Parlamento da cui fuoriescono pochissime cose: rimborsi restituiti; sequela di no a Bersani, Civati e Renzi; no alla proposta di legge sul voto di scambio politico – mafioso, al decreto sulla Terra dei Fuochi… e tante, troppe agorà. Ai cittadini verrà pure in mente come fanno dei parlamentari della Repubblica Italiana a stare in tantissimi posti d’Italia e in Parlamento. Insomma, incontrare i cittadini si, ma ogni tanto bisogna anche restare nel palazzo (assenteismo al 30% mica è poco!).

Candidarsi alle Europee è stato un atto coraggioso ma, qualunque fosse stato il finale, avrebbe portato solo ad uno svilimento del ruolo M5S in politica. Ora, recuperare la credibilità perduta sarà difficilissimo, soprattutto se si continuerà con la medesima linea di intransigenza. Senza poi contare le scelte che dovrà effettuare a Strasburgo, su cui mi sono soffermato prima. In pillole: avere raggiunto le massime istituzioni nazionali era più che sufficiente.

 

 

E’ necessario riorganizzare la macchina, perchè l’effetto novità è ormai scomparso. 

LA VERA STORIA DEL PROCESSO DEL LAGO DI GIULIANELLO

on 19 maggio 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su LA VERA STORIA DEL PROCESSO DEL LAGO DI GIULIANELLO

Com’è diventato pubblico il lago di Giulianello? Chi ama il lago deve saperlo…prendetevi 5 minuti e leggete questo articolo. E’ storia.

CLICCA IL SEGUENTE TESTO:

il lago di giulianello diventa pubblico

FONTE: https://www.facebook.com/movimento.autonomiagiulianello/posts/728406310556351?notif_t=close_friend_activity 

 

GIUSTIZIA: CHE SIA DAVVERO #lavoltabuona?

on 15 maggio 2014 in GIUSTIZIA Commenti disabilitati su GIUSTIZIA: CHE SIA DAVVERO #lavoltabuona?

giustiziaIl settore delle toghe è stato tra quelli che più di tutti, nell’ultimo ventennio, ha fatto chiacchierare di sé. Il tutto comincia con la (mancata) rivoluzione che Tangentopoli aveva innescato, per poi passare all’elezione (1994) a Presidente del Consiglio di Silvio Berlusconi, sancendo l’inizio di una lunghissima serie di leggi ad hoc, a destra come a sinistra. Senza poi dimenticare le tantissime parole spese (fatti ovviamente 0) sulla lentezza della macchina giudiziaria, con processi spesso destinati alla prescrizione. E poi le carceri e tanto, tanto altro.

Eppure, nel 2014 una inversione di tendenza, seppur ancora molto timida, sembra registrarsi. Precisamente, cominciamo ad avere qualche segnale positivo nel momento in cui Matteo Renzi riceve la fiducia a Presidente del Consiglio:

  • diventa legge la proposta avanzata da Libera, esperti del settore e, in generale, da molti esponenti della società civile riguardante il voto di scambio politico – mafioso (http://www.deputatipd.it/Documents/Documents/33_Nuovo_416ter.pdf ). E’ da rilevare che non pochi sono stati i commenti positivi da parte dei promotori. Soprattutto, è da evidenziare la piena soddisfazione di Raffaele Cantone, attuale Presidente dell’ «autorità nazionale anticorruzione»;

  • Raffaele Cantone viene nominato Presidente dell’ «Autorità Nazionale Anticorruzione». Persona rispettabilissima, ha più volte evidenziato la disponibilità del governo ad imprimere miglioramenti nel funzionamento dell’apparato giudiziario. Da poco, è stato incaricato di occuparsi degli scandali riguardanti l’ «EXPO’».

Insomma, rispetto al passato ci sono dei segnali incoraggianti. La nuova dirigenza del Partito Democratico sembra andare ad una velocità doppia rispetto alla precedente, spesso farraginosa e timorosa.

Proviamo ad accennare i motivi di tutto ciò: Matteo Renzi potrà essere antipatico, spocchioso, bello, brutto, simpatico etc., ma una cosa va ammessa: è un politico furbo, forse anche più di Silvio Berlusconi. La maggioranza attuale si regge su una certezza: NcD e SC (o quel che ne resta) non possono permettersi il lusso di staccare la spina in qualsiasi momento. Basta guardare il loro consenso elettorale, tale da eliminarli dal Parlamento. Inoltre, la scissione interna al gruppo M5S al Senato permette di guardare con una certa attenzione ad una maggioranza alternativa. Dunque, in pillole: il PD di Matteo Renzi può permettersi (ma senza tirare troppo la corda) di fare la voce grossa in determinati ambiti.

Certo, restano i dubbi riguardo tutto il resto. In primis la riforma costituzionale del Senato e la legge elettorale approvata alla Camera. Non possiamo che aspettare.

 Le industrie sembravano dover portare benessere e ricchezza economica ai territori ove si installavano. Sembravano dover realizzare il sogno di un mondo ove la povertà veniva sconfitta per lasciare il posto ad una società benestante. Queste belle speranze sono diventate illusioni svanite nel giro di mezzo secolo, sostituite da uno scenario spesso raccapricciante e tragico. Basta fare un tour nella Provincia di Latina, importante polo industriale del Centro – Italia campato per anni grazie ai fondi della Cassa del Mezzogiorno, e ora ridotto ad una miriade di capannoni abbandonati e non tutti bonificati, alle tragedie dei lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro, consapevoli che sarà ben difficile trovarne un altro, specie se in età avanzata. Sarebbe «bello» se i guai fossero solo questi. Simbolo dello sviluppo industriale è anche la centrale nucleare di Borgo Sabotino, la prima realizzata in Italia (1963) per poi essere chiusa nel 1987 in seguito al referendum. Ricchezza e autonomia energetica, ma anche danni ambientali e problemi fisici per moltissime persone dei territori limitrofi. Insomma, benessere economico e salute non sembrano andare d’accordo quando questo rapporto è gestito dalle macchine. E spesso la seconda soccombe. Lo sanno benissimo gli operai della GoodYear di Cisterna di Latina, comune dell’omonima provincia.

E’ il 1965, la GoodYear (fabbrica che produce pneumatici) instaura a Cisterna una sua filiale. Parte l’era industriale nella giovane provincia pontina: migliaia di persone trovano occupazione, centinaia e centinaia di famiglie possono ora guardare al futuro con maggiore sicurezza. Nasce il mito di «Mamma Goodyear», colei che si occupa delle prospettive economiche dei suoi figli, i lavoratori. Ma, con il passare degli anni, quell’oro luccicante che le gomme portavano si trasforma in veleno. La fabbrica contiene amianto, le polveri sottili che il lavoro produce non hanno problemi ad inserirsi nelle vie respiratorie degli operai, privi di qualsiasi protezione. Non solo: i controlli ASL vengono pre-annunciati, così la dirigenza ha tutto il tempo per comunicare agli operai la necessità di ridurre i ritmi di lavoro. Perchè gli ispettori devono trovarsi dinanzi ad un edificio pulito e a norma, altrimenti si chiude baracca e battenti. Si arriva così al 2000, il momento in cui la «mamma» decide di abbandonare i suoi «figli» ed andarsene all’est, dove la manodopera ha un costo minore e le leggi sulla sicurezza sono molto più deboli. Ma, molti operai cominciano ad accusare, quasi contemporaneamente, forti problemi di salute. E, sempre quasi contemporaneamente, cominciano ad andarsene. Coincidenze? Forse. Ma un operaio, nonché rappresentante sindacale, all’inizio del nuovo millennio comincia a raccogliere nomi, cognomi e cartelle cliniche dei colleghi che si ammalano. Gli operai morivano, ma le cartelle cliniche non evidenziavano particolari problemi. Ma allora, come si fa a spostare un lavoratore con cartelle cliniche con risultati negativi (sanitariamente parlando) da un settore della fabbrica ad uno più leggero, perchè colpito da problemi fisici? Insomma, tante cose non tornano. Così, si decide di passare per la via giudiziaria. Stoppiamo qui il racconto, vi spiego subito il perchè. Tutto ciò che avete letto fino ad ora altro non è che una (piccolissima) parte del film – documentario «Happy GoodYear», realizzato dalla «SoundCrime» e proiettato in anteprima al Cinema «Oxer» di Latina sabato 3 maggio 2014 e destinato a girare il BelPaese. Si tratta di un progetto importante, in quanto permette – per la prima volta – alla questione di oltrepassare i confini pontini e toccare tutta la penisola. Soprattutto, permetterà alle coscienze di rispolverare tematiche come la sicurezza sul lavoro, lo sviluppo sostenibile etc. Perchè in un paese civile come dovrebbe essere il nostro, il lavoro deve essere un diritto che tuteli l’economia delle persone senza intaccarne la salute. Insomma, firmare un contratto e non una condanna a morte.

E’ uno degli argomenti simbolo di questa campagna elettorale per le Europee. L’uscita dall’euro è un tema molto caro ai partiti definiti euro – scettici, che vedono nella nostra moneta e, più in generale, nel progetto europeo, l’inizio di tutti i nostri guai economici e sociali. Così, se vai in Italia trovi il Movimento 5 Stelle pronto a indire un referendum sulla «vita» dell’euro nel nostro Paese; se vai in Francia è una delle armi di persuasione principali del Front National etc. Uscendo poi dall’ambito prettamente politico, gli esperti del settore da tempo si scontrano tra loro sui vantaggi e svantaggi di tale eventualità: avremo maggiore potere d’acquisto, la lira sarebbe carta straccia… Insomma, tante e tante opinioni sta producendo la questione. Ma, in tutto ciò, noto che una parte fondamentale del discorso non viene evidenziata. Mi spiego: quali sono le procedure per uscire dalla moneta unica? In base a quali articoli, trattati e altre carte giuridiche è possibile realizzare ciò?

In questi giorni, ho provato a fare un mio personalissimo sondaggio. Sono andato sulle pagine facebook del M5S (il partito euroscettico più forte d’Italia), de «Il Fatto Quotidiano» (dove si concentrano molti commenti contro l’Europa) etc. chiedendo: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Per qualche tempo ho lasciato perdere, aspettando che maturasse un certo numero di risposte e, il risultato è stato alquanto deludente: giudizi generici sulle politiche europee conditi da qualche insulto. Non mi sono dato per vinto, e ho rilanciato: Nessuno mi risponde? Riformulo la domanda: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Di nuovo nulla. Ok, passiamo all’ultimissimo tentativo, quello dove si diventa «cattivi»:  il referendum sull’euro e’ una grandissima cavolata , dimostratemi il contrario. Alzando i toni ogni tanto si ottiene qualche risultato desiderato: se loro dicono che si può fare, allora si può fare; credo che si possa fare il referendum sull’euro… Insomma, risposte ipotetiche, che dimostrano il fatto che, anche chi propaganda l’idea di uscire non ci crede più di tanto (tra i vari commenti inoltre, non ho visto una sola persona che mi abbia elencato un qualche articolo giuridico volto a rafforzare la tesi). Il sondaggio ovviamente non è finito qui: sono andato su diversi siti internet scrivendo su «Google»uscire dall’euro; procedura per l’uscita dall’euro … ma il mio desiderio conoscitivo non è stato appagato. Ultimo tentativo: da «bravo studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali» (permettetemi questa satira tagliente) mi sono messo a rileggere i libri di diritto pubblico e diritto costituzionale comparato, nonché ho cominciato a leggere qualcosa di diritto internazionale (anche perchè ho un esame riguardo tale materia). A tutto ciò, aggiungiamoci storia contemporanea e un’attenta analisi dell’evoluzione delle istituzioni europee tramite i Trattati. Da questo momento in poi, troverete link per approfondire la questione.

Partiamo da qui:

Sia ben chiaro: la sintesi di tale excursus è volto ad evitare una eccessiva lunghezza del post. Ovviamente, chiunque è libero di approfondire (consiglio a tal proposito il seguente sito: http://ec.europa.eu/, sito archiviato ma ancora molto utile).

Tornando al tormentone si può o no uscire dall’euro, dal breve riassunto fatto ne deduciamo che:

  1. l’euro è figlio di un Trattato internazionale, firmato da capi di Stato e di Governo. Nel nostro ordinamento, per diventare legge, un trattato internazionale è soggetto ad una ratifica parlamentare;

  2. leggendo attentamente il testo del Trattato di Lisbona, si noterà che l’articolo 50 introduce una clausola di recesso dai Trattati. Cosa significa? Basta leggere qui: Clausola di recesso. In poche parole, se l’Italia volesse uscire dall’euro, il primo passo spetterebbe a un Matteo Renzi (Presidente del Consiglio) o a un Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica). Non solo, uscire dall’euro significherebbe uscire automaticamente dall’Unione Europea.

Notare: fino ad ora possibilità di uscire per via referendaria, o comunque tramite il Parlamento Europeo, non sono state evidenziate. Perchè? Proviamo a spiegarlo partendo dall’istituzione che andremo a rinnovare:

Parlamento Europeo > si prega di leggere qui: Parlamento Europeo. Noterete che non c’è alcun cenno alla possibilità di poter ridiscutere i Trattati, come propagandato da molti partiti euroscettici. E, purtroppo (per loro), l’euro è figlio di un Trattato. Inoltre, si parla di un rapporto Parlamento – Commissione Europea, mentre il destino della sovranità monetaria di un Paese membro è affidato ad un altro organo: il Consiglio Europeo! ( 1) lo avete letto nella clausola di recesso linkata poco prima; 2) se volete approfondire su tale istituzione: Consiglio Europeo).

Insomma, la strada per il referendum comincia a complicarsi. Soprattutto, si sta facendo largo una sola ipotesi: solo i massimi rappresentanti nazionali di uno Stato membro possono chiedere di recedere dai Trattati. Ma, forse, la questione inerente Italia – Euro SI / NO può ribaltare il tavolo.

Dunque, nella penisola sono soprattutto 2 i partiti che attaccano la valuta attuale: Lega & M5S. Come già detto, il secondo partito è il principale sponsor della via referendaria. Allora: se Lisbona non prevede tale ipotesi, almeno le leggi nazionali permettono di realizzarla? Già da qui la situazione si complica, in quanto l’ordinamento europeo nella scala gerarchica giuridica è al di sopra delle nostre leggi.

Partiamo dalla nostra legge fondamentale: la Costituzione. Specificamente, pubblichiamo qui sotto l’art.75:

E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.

Notare bene: «autorizzazione a ratificare trattati internazionali». In sintesi: mettiamo caso che io, Governo, riesca ad ottenere l’obiettivo di ridiscutere il trattato di Maastricht. Una volta portate a compimento le modifiche, i capi di Stato e di Governo lo firmano per dargli valore ufficiale. Ma, per entrare nel nostro ordinamento, il Parlamento dovrà approvare una legge di ratifica. Se però il partito euroscettico intende mantenere la promessa, dovrà prima passare per un referendum popolare. Piccolo particolare: la Corte Costituzionale lo casserebbe! Ma, in generale: oggi ci sono le condizioni istituzionali per realizzare tale obiettivo? Non mi pare.

Qualcuno però si rifà al referendum consultivo del 1989 per chiedere se approvare o meno un mandato costituente al Parlamento Europeo eletto nel medesimo anno. Ma, in questo caso, è stata necessaria una legge costituzionale ad hoc: quella del 3 aprile 1989, n. 2. Anche qui, diamo un’occhiata alla Costituzione:

art.138 > Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata , se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Insomma, l’iniziativa partirebbe nuovamente dalle istituzioni nazionali e non europee (!). Inoltre, ma non è detto, un’azione del genere potrebbe risultare incostituzionale ai sensi dell’art.11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

In conclusione, chi proclama di uscire dall’euro mediante istituzioni europee o referendum, sta dicendo clamorose bugie volte solo a raccogliere un facile consenso tra le persone. Qualora non sia vero quanto detto dal sottoscritto, chiedo che mi vengano date risposte esaurienti, con tanto di articoli e trattati di riferimento (il mezzo migliore per confermare la veridicità di quanto dichiarato).

Scusate per la lunghezza

L’ascesa di Matteo Renzi alla Presidenza del Consiglio la reputai la goccia che fece traboccare il vaso. Ero arrabbiatissimo: dopo neanche due mesi dalle primarie, nasceva l’ennesimo governo PD – (parte del) centrodestra, il mio sostegno alla (eventuale) scissione di Civati era forte. Per chi non avesse il tempo di leggere il link postato qualche rigo prima, comunico che nell’articolo scrissi che alle Europee avrei votato Tsipras, in quanto ritenevo il PD di oggi incapace di mantenere le buone intenzioni di cui da sempre, il partito in cui milito, infarcisce le sue proposte. Invece, il tempo ha un grande potere: cambiare le cose. D’altronde, come è successo che Matteo Renzi abbia deciso di sacrificare quanto da lui dichiarato sulle larghe intese, ecco accadere che il sottoscritto si ritrova a votare di nuovo per il Partito Democratico. Un fulmine sopra la via di Damasco? Una capra che ritorna all’ovile? Pensate quello che volete, sinceramente del giudizio delle persone mi importa assai poco. E solo gli idioti non cambiano idea. Da febbraio a oggi ci sono stati alcuni avvenimenti: la lista L’Altra Europa con Tsipras sembra aver perso quella ventata di novità con cui era apparsa agli occhi delle persone. Sinistra Ecologia & Libertà, partito di Nichi Vendola che dall’Italia sostiene la candidatura del politico greco, sembra essersi allontanata da quello spirito riformista che l’aveva caratterizzata fino ad ora. Per carità, resta inqualificabile il comportamento del PD nel periodo immediatamente successivo alle elezioni politiche nei confronti del suo (ex) alleato. In poche parole: il progetto politico più a sinistra d’Europa sembra stia percorrendo la medesima strada della candidatura Ingroia: partenza stupenda, con ottimi candidati e poi, piano piano, perdita di lucidità dovuta a contrasti interni e – soprattutto – al fatto che, quando i piani politici nascono nel pieno della campagna elettorale (o quasi), la forza propulsiva di cui godono è insufficiente a farli reggere nel lungo periodo. Infatti, Rivoluzione Civile è morta al primo fallimento, pochi giorni dopo le elezioni politiche. Così Tsipras in Italia: partenza bella, sotto le ali dell’entusiasmo e dell’ottimismo nell’abbattere la crisi economica e poi… il nulla. Che strano, eppure SEL è all’opposizione in Parlamento, di argomenti da trattare ne avrebbe tanti. La verità è semplice: nel nostro Parlamento ci sono tante opposizioni. La principale, il M5S, con le sue sceneggiate teatrali (es.: salire sul tetto per difendere la costituzione (!) ) ha monopolizzato la scena, senza peraltro arrivare a chissà quali risultati (anzi, hanno perso 14 senatori e qualche deputato alla Camera). Forza Italia, da quando il suo leader è decaduto da Senatore, è un partito destinato a morte lenta ma inesorabile. E poi eccoci arrivare a SEL: i numeri esigui di cui dispone non gli permettono certo di fare la voce grossa; allo stesso tempo, neanche può sperare in un’eventuale alleanza con gli altri partiti di minoranza. Insomma, è un partito che dispone di grossissime potenzialità e personalità al suo interno, ma si è isolato, rinchiuso in un recinto da cui (piaccia o non piaccia) potrà uscirne solo contribuendo a formare una nuova coalizione con il PD. L’alternativa sarebbe creare l’ennesimo progetto politico di sinistra (parlo del dopo – elezioni europee: qualora non si fosse capito, la lista Tsipras ha bruciato le sue possibilità di successo) o, altrimenti, andare da soli per raggiungere traguardi impossibili.

In questo post mi è capitato di scrivere M5S. Da questo momento, inizia la seconda parte dell’articolo. Anche in questa campagna elettorale Beppe Grillo è il più scatenato: pubblica articoli provocanti, post ove elogia le mirabolanti azioni dei suoi parlamentari, fa spettacoli a pagamento sul tema te la do io l’Europa etc. Fino a qui, niente di nuovo rispetto a quanto ci ha abituato a vedere il Beppe nazionale. Anzi, le novità del M5S derivavano dal signore che risolverà tutti i problemi d’Italia (Alessandro di Battista) e dall’espulsione dei colleghi «parassiti» (parole di Di Maio) dai elativi gruppi parlamentari. Bene, le persone sanno sempre come stupirti ogni volta: pur di racimolare voti Grillo non esita ad attaccare pesantemente il Partito Democratico (notare: mentre l’anno scorso tra un insulto e l’altro qualche tematica il partito la trattava, ora i contenuti stanno a 0) e i suoi membri. Del tutto gratuita è la definizione di «peste rossa» («die rote Pest» dicevano le SS naziste) ai componenti della prima organizzazione politica italiana. A sentire quelle parole, ho pensato a mio padre, persona «rossa» da sempre, infermiere da una vita e contadino nel tempo libero; mi sono venuti in mente quei «germi» di Nilde Iotti, Enrico Berlinguer, Angelo Vassallo, Gerardo d’Ambrosio … ; ho pensato a quei ragazzi e a quelle ragazze che lottano per e con il PD per un mondo di giustizia, legalità, uguaglianza. E, senza vanto, ho pensato anche a me stesso: io, da 5 anni tesserato con il Partito Democratico, fin dall’inizio dell’attività politica vicino a chi lotta tutti i giorni per campare, che si è fatto un mazzo tanto per raggiungere qualche obiettivo, devo sentirmi dare della peste rossa da un comico pregiudicato, che è riuscito nell’impresa di portare in Parlamento persone sconosciute al mondo, che hanno racimolato si è no 80 – 100 voti a testa?

Sicuramente il Movimento 5 Stelle è nuovo nel panorama nazionale. Ma, di grandissime boiate ne hanno dette e fatte i suoi esponenti in questo primo anno di attività (ricordiamone qualcuna: referendum sull’euro, età minima per la Presidenza della Repubblica sconosciuta a Roberta Lombardi, dire NO a qualsiasi proposta, caciara in Parlamento sul decreto IMU – BANKITALIA). Ripeto: il Movimento 5 Stelle è nuovo nella politica italiana. Aggiungo: è la conferma che non sempre il nuovo è migliore del vecchio.

In conclusione: il mio voto sarà per il Partito Democratico, per il PSE e Schultz. Fra i principali candidati, vuoi o non vuoi è il progetto politico europeo più stabile (lo spiegherò in un prossimo post). E sarà un voto (per quanto possa valere il mio) solidale con i tanti compagni e compagne della «peste rossa», che ogni giorno ci mettono la faccia affinchè il partito possa essere veramente «la svolta buona dell’Italia» e dell’Europa.