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Archive for marzo, 2015


Partiamo da qualche buona notizia. Innanzitutto è doveroso evidenziare quanto uscito dal New York Times: il 2014 è l’anno in cui l’economia globale è cresciuta, ma le emissioni di Co2 hanno invertito la rotta. Giusto per dare qualche numero: nel 2012 abbiamo immesso nell’atmosfera 34,5 miliardi di tonnellate di Co2, nel 2013 ben 35 miliardi (record), nel 2014 sono state «appena» 32,3. Altra notizia importante, anche se ormai risaputa: da qualche anno la vendita delle biciclette ha superato quella delle automobili. Infine, c’è un crescente ritorno all’agricoltura a discapito del lavoro in fabbrica. In poche parole: c’è un ritorno al sostenibile. Si tratta di un processo soprattutto benefico per la nostra salute, per quella del pianeta e l’economia (non solo monetaria) delle persone. A proposito di quest’ultima, è necessario monitorare quell’evento chiamato «Earth OverShoot Day». Si tratta del giorno in cui la Terra esaurisce le risorse disponibili per l’anno ed entra «in riserva»: da quel momento ciò che consumiamo non sono altro che beni messi a disposizione dal pianeta per l’anno successivo. L’anno scorso l’ «Earth OverShoot Day» è caduto il 19 agosto, nel 2013 il 20 dello stesso mese, nel 2012 il 22 (sempre nel periodo sextilis ). In pillole: l’umanità esaurisce le scorte annuali sempre prima. Dunque è necessaria una inversione di tendenza, se proprio ci teniamo a lasciare alle future generazioni un mondo più sostenibile.

Comunque, all’inizio abbiamo evidenziato segnali incoraggianti (fortunatamente non sono gli unici) da non trascurare e da utilizzare come punto di partenza per ulteriori sviluppi. Ora, al di là dell’eterna discussione scientifica sul fatto che i cambiamenti climatici sono dovuti o no alla Co2, un dato di fatto è inopinabile: meno inquiniamo e più ne beneficiamo a livello economico, sanitario, di risorse umane e materiali. Già questo sarebbe un bel regalo per il futuro, ma i disastri di decenni e decenni procurati dal menefreghismo umano non possono essere ridimensionati solo con qualche timido segnale di ripresa. Serve molto di più, un azzardo, una «grande opera». Spesso l’espressione equivale a cemento e distruzione di aree verdi, eppure potrebbe avere un’accezione molto più simpatica. Non solo, la si potrebbe affiancare a progetti realizzabili in tempi molto più brevi rispetto ad un’autostrada o ad un grande evento. Arriviamo al sodo: un grande passo in avanti potrebbe essere l’istituzione di un abbonamento nazionale – da parte di Trenitalia«bici+treno». Non si tratta di chiedere alle Ferrovie dello Stato di permettere di portare la bicicletta in treno. Questo infatti è già permesso, anche se la disciplina è regolata regione per regione. L’obiettivo è proprio modificare quest’ultimo punto: abbonamento nazionale «bici + treno» uguale per tutto il territorio nazionale. Al momento infatti, giusto per prendere qualche regione come esempio: in Puglia il servizio è gratuito, nel Lazio si paga 3,50 euro al giorno (dunque si può facilmente arrivare a 1000 euro l’anno circa!), in Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna si paga un abbonamento di 60 euro all’anno. Si tratta di una situazione molto frammentata, a cui bisogna aggiungere che molto spesso mancano le attrezzature adeguate per poter «accogliere» le biciclette nei vagoni. Eppure non sono pochi i cicloturisti, i lavoratori e le persone in generale che, durante la loro giornata, realizzano le loro azioni abbinando entrambi i mezzi di trasporto. Unire l’Italia sotto questo punto di vista sarebbe un vantaggio per coloro che già sono abituati a muoversi in tale maniera, ed un incentivo per chi invece ha il timore di farlo (oltre a contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi globali di cui abbiamo parlato in precedenza). A gennaio, sul link http://change.org/bici+treno la giovane manager bolognese Sara Poluzzi ha aperto le danze per «unire l’Italia con biciclette e treni». Nel giro di pochissimo tempo si è andati ben oltre la petizione: la Regione Emilia Romagna è stata la prima a recepire le richieste ed ha deciso di reinserire l’abbonamento annuale «bici+treno» (revocato nel 2014) al costo di 60 euro, valido ovviamente solo per il territorio della Regione. Nel frattempo «fibrillazioni» ci sono in Piemonte, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove referenti locali stanno provando a smuovere le istituzioni regionali su tale tema. Riguardo le altre Regioni, state pur certi che è solo questione di tempo. Il dibattito ormai si è aperto, un movimento di opinione sempre crescente si va ormai formando (basta notare la crescita costante, nel giro di soli 3 mesi, del gruppo facebook «Bici+Treno» (https://www.facebook.com/groups/bicitreno/ ). Trasformare l’iniziativa in concretezza significa fare un passo deciso verso la sostenibilità, termine che spesso spaventa piuttosto che far sognare un mondo migliore.

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SCUSE CHE NON AIUTANO A VIVERE MEGLIO… BICI + TRENO

on 22 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su SCUSE CHE NON AIUTANO A VIVERE MEGLIO… BICI + TRENO

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Giulianello / Cori / Velletri #Sereno #Variabile

on 21 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su Giulianello / Cori / Velletri #Sereno #Variabile

 

Quanto siete belli. Soprattutto, quanto siete solidali con gli altri. Forse siete (non tutti) anche quelli che hanno vestito la maglia ‪#‎jesuischarlie‬ e che, addirittura, sono scesi in piazza qualche giorno dopo a Parigi. Qualche giorno fa un ragazzo, Davide Raggi, è stato ucciso da un marocchino già espulso dall’Italia e rientrato con i barconi. Non avete esitato un attimo a condividere quel meraviglioso video con il quale vi scagliate contro lo Stato, contro i “buonisti” che “difendono l’immigrazione clandestina… Anzi, addirittura pretendete che noi, “difensori dell’immigrazione clandestina”, andiamo dalla famiglia di Davide a chiedere umilmente scusa. Siete dei poveracci, persone che non capiscono nulla. Guardate il video che avete condiviso: si parla di un ragazzo “sgozzato” (ci avete pensato al dolore di una famiglia che, quando va su internet, si ritrova questo video in faccia e gli ricorda quella triste vicenda?) “da un marocchino” (sicuramente voi avreste condiviso comunque il video, qualora la nazionalità dell’assassino fosse stata “italiana”). “”Lo Stato è dalla parte dell’immigrazione clandestina” (ovviamente queste cose le leggete su quei siti tipo UNAR, UNCHR etc., ma cosa dico? Voi le uniche sigle che conoscete sono FIFA e FIGC), dicono molti di voi. E poi, il ricordo del ragazzo: “ciao Davide! A noi piace ricordarti cosi!”. Eh si, chissà quanti bei momenti insieme avete passato con quel ragazzo, quanti viaggi avete condiviso con lui. Forse nemmeno lui sapeva di avere tuttiquesti “amici” (oltre ventimila fino a qualche giorno fa). Chissa’,;forse vi sarete fatti anche un selfie con la sua salma, giusto per dare un estremissimo saluto con scatto fotografico.

Però, ci fosse stato un solo cane che avesse scritto qualosa su quei poveracci di giornalisti che, senza scorta, combattono la criminalità organizzata. Ci fosse stato qualcuno di questi che avesse scritto “LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI MERDA”, che avesse preso le difese di quel 21enne picchiato da CASAPOUND (scusate, BLOCCO STUDENTESCO, ah è la stessacosa) solo perché gay…

Ecco, queste persone che si presentano come solidali sono le peggiori: trasformate in martirio la morte diun poveraccio (per i vostri interessi), vi scagliate contro gli immigrati ma non avete le palle di urlare contro il crimine organizzato…

Fate schifo!

Il video lo trovate qui: https://www.facebook.com/video.php?v=759600950814397&pnref=story

BICI + TRENO… SI PUO’ FARE

on 15 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su BICI + TRENO… SI PUO’ FARE

Una semplice quanto fondamentale relazione è uscita dal Parlamento Europeo il giorno 12 marzo 2015. Infatti, con 308 voti a favore, 229 contrari e 48 astenuti si è sancito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono un diritto umano su cui gli Stati devono impegnarsi in tal senso. Forse è la prima volta che si usa l’espressione citata in neretto riguardo tale tema. Fino ad oggi la questione dei matrimoni gay era stata affiancata – a ragione – ad espressioni come diritto all’uguaglianza, pari opportunità, “concessione” (nei casi dispregiativi( etc. Adesso, si è arrivati ad una svolta: tali matrimoni sono un diritto fondamentale dell’essere umano, che va tutelato dinanzi ad ogni minaccia contraria. «Purtroppo» la relazione non ha valore legislativo ma solo di orientamento per i Governi degli Stati membri. Dunque, il percorso è ancora lungo prima di portarlo a termine, in quanto adesso spetta muoversi all’ordinamento interno di quegli Stati che ancora non hanno adeguato la loro legislazione (tra cui l’Italia). Resta però un dato di fatto: crolla tutto quel castello di sabbia volto a respingere le tesi di coloro che vedevano nella famiglia naturale padre – madre – figlio l’unico vero matrimonio. Fortunatamente il mondo non è solo quello cattolico, ma è anche (e soprattutto) quello del diritto privato, che evidenzia che non esiste un modello universale di famiglia riconosciuto. L’importante è essere felici e garantire felicità ai propri figli. Ciò lo puoi fare anche se a sposarsi sono due uomini o due donne. Insomma, quel pezzo di carta votato dal Parlamento Europeo ci impedisce di tornare indietro: è una bellissima notizia.

Bici + Treno… si può fare

on 7 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su Bici + Treno… si può fare

 

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Passo dopo passo, “correggiamo” il discorso di Salvini

on 5 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su Passo dopo passo, “correggiamo” il discorso di Salvini

Nella prima puntata (http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/?doing_wp_cron=1425560040.0055489540100097656250 ) abbiamo cominciato ad analizzare il discorso di Matteo Salvini, tenutosi a Piazza del Popolo in Roma il 28 febbraio 2015. 10 scempiaggini le abbiamo demolite una dopo l’altra; il problema è che ce ne sono ancora molte altre da analizzare. Anzi, capita spesso che alcune le si dimentichi, oppure sei costretto ad evitarle per cercare di non allungare eccessivamente il brodo. Capita, ad esempio, che dal palco della Lega Nord formato #maiconsalvini / #casapound escano parole di sdegno riguardo la malasanità in Sicilia e, dunque, si chiedono le dimissioni del governatore Crocetta. Dunque, ti limiti a dimostrare che tristi episodi in ambito ospedaliero capitano anche nel ricco e ben governato (secondo la vox populi) Nord (basta leggere il paragrafo «Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale» del precedente articolo: http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/?doing_wp_cron=1425560040.0055489540100097656250 ), momenti in cui – guarda caso – il Salvini nazionale «si dimentica» di chiedere le dimissioni della classe dirigente regionale (forse perchè Lombardia e Veneto sono troppo preziose in termini di consenso). Dunque, capita che i lettori ad un certo punto ti scrivono e ti rammentano la clinica degli orrori di Milano (Per approfondire:http://archiviostorico.corriere.it/2000/giugno/10/Sedici_arresti_per_clinica_degli_co_0_0006109865.shtml ), dove si operava il più possibile – anche a costo di asportare organi sani ai pazienti – allo scopo di ingrassare i rimborsi della Regione ed i propri stipendi. Giustissimo ricordare ciò, ma è stato necessario inserirlo nella seconda puntata proprio per non stancare troppo gli occhi dei lettori.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo ad analizzare il discorso di Matteo Salvini:

  • prima vengono i nostri disoccupati e poi i ROM: come già detto nella precedente puntata, la stragrande maggioranza dei ROM ha cittadinanza italiana. Dunque, la disoccupazione tocca entrambe le “categorie”;

  • Salvini parla della I° Guerra Mondiale, volta a difendere i confini nazionali; cita il “non passa lo straniero” della canzone del Piave; invita la nostra marina a salvare le vite e poi a riportarle a casa loro. Le citazioni storiche sono sempre un ghirigoro fantastico nei discorsi di piazza. In questo caso ci si è voluti proprio sbizzarrire: la battaglia del Piave del 23 giugno 1918 e il pezzo “non passa lo straniero” della relativa canzone. Obiettivo: dimostrare che una volta respingevamo gli stranieri. E’ una strumentalizzazione fantastica e ridicola. Facciamo una breve azione di revisionismo storico: il 23 giugno 1918 le armate italiane respingono quelle austro – ungariche, infliggendo al nemico notevoli perdite e sancendo, di fatto, la fine delle ambizioni dei due Imperi centrali. Il “non passa lo straniero” si riferisce soprattutto al fatto che, dopo la battaglia di Caporetto del 24 ottobre 1917, il nemico era riuscito a penetrare in territorio italiano occupandone stabilmente una parte. Da notare poi il grande cuore del leader della Lega Nord: la marina deve salvare le vite umane, ma poi deve riportarle da dove sono partite. In pillole: scappo dalla guerra, incontro i marinai italiani, mi salvano e poi – gentilmente, senza chiedere nulla in cambio – mi riportano sul campo di battaglia. Forse un 25 dicembre il Salvini subirà sulla sua pelle il Canto di Natale di Dickens, si spera;

  • alla marina dice: “non vi siete arruolati in marina per fare l’aiuto scafista”: i momenti in cui capisci che l’ignoranza del genere umano non ha limiti. Per l’ennesima volta bisogna ricordare l’operazione Mare Nostrum. Vi do due possibilità per conoscerla meglio: leggere sul seguente link http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/ oppure accontentarsi di un semplice estratto del relativo post: «Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti ». Mare Nostrum permise l’arresto di oltre 300 scafisti;

  • Salvini difende Stacchio, il benzinaio che ha ucciso dei delinquenti ed ora sotto indagine dalla Procura: a prima vista, lo scandalo sembra quello di una magistratura che indaga su chi ha sparato per legittima difesa. Non è proprio così: l’ordinamento italiano impone l’obbligo dell’azione penale. Dunque, la Procura non poteva fare a meno di avviare un’indagine. Inoltre, se il benzinaio è veramente innocente, non ci vorrà tanto per archiviare la sua posizione;

  • Io non ho nessun problema con la religione islamica, ma prima maturate (parla dei tagliagole), e poi fra qualche decennio ne riparleremo: invece qualche problema lo ha. Salvini fatica a comprendere che i taglia gole utilizzano l’Islam in modo strumentale, iniettandovi dei contenuti falsi. Senza parlarne troppo, mi limito a: 1) consigliare un libro: «Io sono Malala» di Malala Yousafzai, ragazzina musulmana premio nobel per la pace nel 2014 (già questo è strano: una presunta «taglia gole» che riceve un titolo prestigioso per la pace fra i popoli?); a condividere un pezza della Carta del Rojava: «Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale» (Rojava è la regione di Kobane, città simbolo della lotta contro l’ISIS a forte prevalenza musulmana).

Oggi fermiamoci qui, il lato positivo è che abbiamo superato la metà di quanto detto in quell’assurdo discorso. Appuntamento alla terza puntata.

BICI+TRENO… SI PUO’ FARE

on 3 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su BICI+TRENO… SI PUO’ FARE

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PRIMA PARTE

C’è chi sostiene che non conviene parlare troppo di quello che esprime la Lega Nord, perché la si aiuterebbe soltanto a guadagnare consensi. Io conosco la lezione del M5S: meno se ne parlava e più loro crescevano modalità “sottobosco”, con le soli armi del web e dei «vaffa!» di Beppe Grillo. Lì dove i partiti non sono riusciti con le televisioni, ci è arrivato il movimento pentastellato: ottenere il 25% dei consensi alle massime elezioni nazionali al primo tentativo. Certo, c’è stato l’exploit del Partito Democratico nella tornata elettorale del 2008, ma lì si trattava di un partito sorto dalle ceneri di Margherita e Democratici di Sinistra.

Tornando alla Lega Nord di Matteo Salvini, conviene parlarne, e tanto. Fino a prova contraria, se in certe dichiarazioni si riscontrano madornali errori, è necessario correggerli sia per rispetto di chi certi contenuti li esplica, sia nei confronti della popolazione che recepirà il messaggio. Ovviamente ognuno è libero di continuare a credere o meno, a pensare che non si tratta di “errori” ma di cose esatte, a proprio rischio e pericolo. Insomma, è sempre meglio utilizzare la parola, la scrittura, la penna (in questo caso la tastiera), specie se si tratta di confrontarsi con argomenti abbastanza inquietanti: il razzismo in primis.

Della Lega Nord stile Matteo Salvini ebbi già modo di parlare all’epoca della manifestazione di Milano (http://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/ ). Oggi, come già accennato, conviene spendere due parole per analizzare il discorso che il leader ha tenuto a Piazza del Popolo a Roma, il 25 febbraio 2015.

Partiamo innanzitutto dal modo di comunicare. Non si può dire nulla: efficace, molto più di quello di Grillo e, forse, superiore a quello di Renzi. Precisiamo però: lo stile si avvicina molto di più a quello del comico genovese, ma ciò che lo caratterizza è un linguaggio molto popolare, con i “vaffa” meglio dosati rispetto al leader del M5S. Renzi ancora tiene riguardo un modo di parlare leggermente più elevato. Comunque, Matteo Salvini sa fare presa sulle persone, specie sulla loro pancia. In pillole: sul modo di parlare si basa il 90% della strategia comunicativa del leader della Lega Nord, riuscendo così a far passare per vera la marea di cavolate (siamo sinceri, di quello si tratta) che viene esposta durante il discorso. Andiamo a studiarle una per una:

  • la Lega Nord sta con la polizia ed i carabinieri. Ci mancherebbe altro, l’alternativa sarebbe proteggere i delinquenti. E’ necessario però ricordare che la Lega Nord stava talmente tanto con le forze dell’ordine italiane, che decise di creare la Federazione delle Compagnie della Guardia Nazionale Padana. Erano gli anni del governo provvisorio della Padania (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/guardie-padane ), che sfocerà (proprio in questi mesi) nel rinvio a giudizio – richiesto dalla Procura di Bergamo – per violazione della legge Scelba del 1948: promozione, costituzione, organizzazione e direzione di un’associazione di carattere militare. Ma le indagini della Procura erano cominciate molti anni prima, precisamente a metà dei ’90. All’epoca ci fu un altro fatto, che oggi noi ricordiamo in modo soprattutto divertente: i denti di Roberto Maroni che penetrano il polpaccio di un poliziotto. Risultato: condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in Appello e in Cassazione. Insomma, di amore a prima vista non si può proprio parlare;
  • gli alunni delle nostre scuole devono studiare la questione delle Foibe. Giustissimo, nulla da eccepire. Peccato che tali dichiarazioni si facevano dinanzi ad una platea composta in buona parte anche da Casapound. Sappiamo benissimo come viene interpretata la vicenda delle foibe dalla destra estrema: un «evento» di risposta al giorno della memoria (27 gennaio). La vicenda delle foibe è tornata alla luce solo grazie ad una difficile opera di revisionismo, che ha permesso di riscoprire una importante pagina dell’Italia post – seconda guerra mondiale. Ma è una vicenda che non nasce e muore con l’arrivo dei titini che catturano e uccidono italiani indiscriminatamente, bensì ha il suo punto di partenza nelle persecuzioni operate dal regime mussoliniano durante l’occupazione italiana di alcune zone slave. Anche lì, il revisionismo ha fatto un bel po di luce: campi di concentramento Made in Italy. Una domanda sorge spontanea a Salvini: Casapound se la sentirebbe, vista la sua chiara fama fascista, di darsi una zappa sui piedi di tal genere? Non penso proprio, almeno che non si voglia imporre una verità ufficiale, costruita ad arte per favorire una precisa parte politica. Ciò non sarebbe bello;
  • Bisogna parlare del genocidio degli armeni per mano della Turchia, che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa. Teoricamente, applicando lo stesso ragionamento, non ci dovrebbero entrare neanche Italia e Germania (nell’Unione Europea però, visto che uscire dal continente è un pochino complesso). Oltre allo scontatissimo caso della Shoah e a quello appena citato della Jugoslavia, conviene ricordare un altro «magistrale» sterminio italiano: trovate tutto qui. In poche parole: il genere umano non va giudicato dai confini nazionali, ma al di fuori di essi. D’altronde, i confini non sono altro che decisioni prese dall’uomo;
  • Bisogna rispettare le lingue, le identità etc. della cultura italiana. Qui si apre un argomento grande come una casa. Innanzitutto, partiamo dalla religione, tema con cui la Lega Nord fa molto spesso a botte. La Costituzione e la storia del nostro Paese sanciscono che l’Italia è nata laica (almeno che non si vogliano definire cattoliche le popolazione pre – romane), ergo rispettare la cultura italiana significa tollerare Islam, Buddismo e altre confessioni. Altro tema: le lingue. Secondo la nostra Carta fondamentale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» (Art.6). Infine (ma ci fermiamo qui solo perchè il post non può essere stressantemente lungo) è necessario ricordare il passato recente del sole delle Alpi, quando ci si lamentava dell’eccessiva presenza del dialetto romano nei films e nella cultura in generale, quando si chiedeva di sottotitolare le fiction nei diversi dialetti regionali. Insomma, un’ottima strumentalizzazione della cultura locale. In pillole: ora tutto fa brodo;
  • Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale. Se la si pensasse veramente così, non solo Crocetta dovrebbe dimettersi, ma anche molti altri governatori regionali. Infatti i casi di malasanità si sono registrati un po’ ovunque in Italia. Per «puro caso», mi è capitato sottomano un articolo di Panorama, ove è protagonista di uno scandalo della sanità un ospedale del Nord, quello di Busto Arsizio. Copio e incollo il testo dell’articolo: «7 settembre 2012: Rebecca Balzarini muore a soli 8 anni, all’ospedale di Busto Arsizio. Una morte improvvisa che per settimane ha impegnato anche gli stessi medici nel tentativo di comprenderne la causa. La mamma aveva portato la piccola al pronto soccorso: i sintomi erano quelli dell’influenza, nulla che potesse far presagire un epilogo tragico. Aveva la febbre alta e dopo averla visitata i medici l’avevano rimandata a casa, diagnosticando una faringite» (fonte: http://www.panorama.it/news/cronaca/malasanita-quando-morire-i-bambini/#gallery-0=slide-5 ). Busto Arsizio, Lombardia, 2012. In pillole: siamo nell’epoca del governo regionale di Roberto Formigoni. Evidentemente, in quel periodo Salvini era un pochino distratto e «si dimenticò» di chiedere le dimissioni del Governatore;

  • Si lavora se si ha merito. In linea di principio l’affermazione è giustissima. Nel mondo del lavoro le selezioni serie si basano su un attento studio degli Europass, i curriculum di stampo europeo dove sono registrate le esperienze degli interessati. Teoricamente, più titoli di studio hai, più sei una persona qualificata. Non fosse così, potremmo tranquillamente abolire l’obbligatorietà della scuola e la possibilità di frequentare l’università. C’è un piccolo neo: il merito non può essere predicato da chi è diventato famoso per una laurea comprata in Albania o da chi l’università, dopo un decennio di fuoricorso, non è riuscito a terminarla. No, non ci siamo. Certe lezioni devono partire da una dimostrazione di fatto: mettetemi un leader laureato e con tanti punti di merito, poi ne riparleremo;
  • Citazioni su Oriana Fallaci, Don Milani, Don Sturzo. Senza entrare nello specifico di ciascuno (ripeto: diamo un limite alla lunghezza di questo post), più citazioni fai e meno è un tuo discorso. In pillole: ti soffermi sempre meno sui veri contenuti;
  • L’Italia cresce solo dello 0,1% nel PIL. Matteo Salvini non è contento di questa crescita che, seppur segnando una inversione di tendenza in senso positivo della nostra economia, la considera ancora troppo poco. Siamo d’accordo. C’è però da ricordare ai verdi leghisti che, negli anni del nuovo millennio hanno governato anche loro, con risultati abbastanza disastrosi. Conviene fare un piccolo sunto del trend del nostro PIL (dati Istat): 2007 (Governo Prodi: + 1,7%); 2008 (Governo Prodi e poi Governo Berlusconi – Lega: – 1, 2%); 2009 (Governo Berlusconi – Lega: – 5,5%); 2010 (Governo Berlusconi – Lega: + 1,7%); 2011 (Governo Berlusconi e poi Monti: + 0,5%); 2012 (Governo Monti: – 2,4%). Dati, ovviamente su base annua. Insomma, lezioni di economia non possono darle, specie dopo quel lusinghiero – 5,5 %;
  • La disoccupazione durante il governo Berlusconi – Lega era al 9%, ora è 4 punti sopra. Questa gliela possiamo concedere, ma non dimentichiamo che la maggioranza di centrodestra 2001 – 2006 è stata protagonista di quella Legge Biagi che ha spalancato le porte al precariato. Insomma: #pernondimenticare;

  • In Italia non c’è spazio per i campi ROM; prima i disoccupati e dopo (molto dopo) i ROM. Partiamo da una premessa: la stragrande maggioranza dei ROM hanno la cittadinanza italiana, dunque hanno gli stessi diritti nostri. La questione dei campi, inoltre, si è aggravata grazie ai decreti emergenziali dell’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso, Lega Nord), che ebbero l’effetto di aumentare l’allarme sociale e di realizzare atti in deroga alle leggi. Decreti che ci hanno portato a forti condanne da parte dell’Unione Europea. Insomma, i fautori del disastro ora intendono demolire con le ruspe le case dei cittadini italiani. L’alternativa ci sarebbe: una politica di recupero delle abitazioni abbandonate in favore dei ROM. Si pensi solo ai centri storici, sempre più deserti.

Per ora fermiamoci qui. La questione è ancora lunga, dunque conviene respirare e darci appuntamento alla seconda puntata.