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Archive for novembre, 2016


Da Firenze, passando per Padova: la nascita di un’Italrugby più forte

on 29 novembre 2016 in ATTUALITA', ITALIA, SPORT Commenti disabilitati su Da Firenze, passando per Padova: la nascita di un’Italrugby più forte

italia-sudafricaC’è tanta roba nel 20–18 che l’Italia del rugby ha inflitto al Sudafrica nella sfida di Firenze del 19 novembre 2016. Innanzitutto, c’è la storia, che finalmente si tinge di azzurro dopo tanto continente nero. Diciamoci la verità: quanto è lontano quel 101–0 che gli Springboksci inflissero nel 1999? Tanto, perché di acqua sotto i ponti ne è passata: l’Italia è cresciuta, ha saputo ritagliarsi nel Sei Nazioni soddisfazioni importanti, seppur ancora racchiuse nelle sconfitte onorevoli, nelle vittorie volte solo ad evitare il Wooden Spoon (cucchiaio di legno, titolo che si assegna alla squadra che arriva ultima) o il Whitewash (imbiancata, si assegna a chi perde tutte le partite della competizione) e in annate come il 2013. Siamo cresciuti e oggi riusciamo a sconfiggere una squadra che sicuramente è in crisi profonda (per i sudafricani si trattava della settima sconfitta consecutiva), ma che in passato ci avrebbe comunque inflitto pesanti danni. È la prima vittoria contro una squadra dell’emisfero Sud; soprattutto, è forse l’inizio di una nuova fase, caratterizzata da un salto qualitativo nel gioco e da un livello superiore riguardo le ambizioni della nazionale azzurra.

Certo, non possiamo far finta di non notare che, sette giorni dopo, una squadra più alla portata degli Springboks ci ha inflitto una sconfitta in zona Cesarini. Tonga era molto più abbordabile, già in passato era stata sconfitta dai nostri. Stavolta non è andata così, ma la sconfitta non è passata in secondo piano. Secondo molti, dopo Firenze ci siamo illusi ed esaltati troppo, quando invece avremmo dovuto limitarci a fare complimenti e a riconoscere che c’è ancora molta strada da fare. Forse è così, ma personalmente preferisco vedere la partita contro Tonga come una sconfitta di assestamento: se la squadra c’è, può vincere anche contro i mostri sacri; viceversa, se non mantiene lucidità, le prende anche da chi solitamente viene suonato. Insomma, da Firenze siamo usciti con una nuova consapevolezza, mentre Padova (luogo della partita con Tonga) ci ha ricordato che bisogna restare lucidi.

L’Italrugby può e deve essere quella della meta di Tommaso Allan, realizzata subito dopo il primo sorpasso di Tonga e simbolo di una rinnovata qualità.

Articolo pubblicato su: http://www.wtnews.it/6918/editoriali/firenze-passando-padova-la-nascita-unitalrugby-piu-forte

Portes Ouvertes

on 14 novembre 2016 in ATTUALITA', DIRITTI, MONDO, SOCIETA' Commenti disabilitati su Portes Ouvertes

accoglienza (1)Dire padroni a casa nostra oppure chiudiamo i confini, sicuramente ti da il batticuore. Ma le emozioni più belle sono quelle che ti fanno uscire la lacrimuccia dall’occhio, dove i protagonisti sono i ponti e non i muri. In questa Unione Europea di egoismi emergenti c’è un Paese, l’Italia, che ai nazionalismi sa contrapporre esperienze di solidarietà passate e attuali che fanno rabbrividire, per quanto sono belle. C’è ad esempio Brindisi, capoluogo pugliese di 90mila abitanti, che il 7 marzo 1991 si ritrovò ad accogliere 25mila profughi albanesi in fuga da decenni di regime comunista. Un esodo allora considerato biblico, che vide le istituzioni nazionali impreparate a reagire adeguatamente (ci vollero 5 giorni per i primi aiuti strutturati), ma compensate dal grande cuore degli abitanti della città, che non ebbero paura di aprire le porte: 36 scuole divennero subito dormitori, le mense aziendali fecero duemila pasti in più al giorno rispetto al normale… 25 anni dopo, Lampedusa non è più solo un’isola da citare in geografia, Mare Nostrum non richiama più solo all’epoca romana… E, «sconfinando» un momento, scopriamo che le porte diventano ouvertes. E il 13 novembre 2015: Parigi viene scossa da una serie di attentati. All’inferno del Bataclan, i cittadini rispondono con l’hashtag #PortesOuvertes, offrendo protezione a chi scappava dal terrore. Tornando in Italia scopriamo che, 25 anni dopo, Riace non è più solo la città dei bronzi. Lo deve al sindaco, che ha deciso di avviare un programma di accoglienza per rifugiati, connesso al rilancio della città. Un’idea che ha portato alla rinascita del centro storico, al rilancio di attività artigianali, al sorpasso della natalità nei confronti della mortalità. Oggi Riace è un modello unico nel suo genere, è uno dei tanti baci d’amore tra due mondi, uno ricco e l’altro povero. Insomma, i confini qui non sono pervenuti. Per fortuna.

Articolo del sottoscritto apparso su: http://www.asslastazione.it/2016/11/13/portes-ouvertes/

La città del Papa re: Roma

on 7 novembre 2016 in ATTUALITA', ITALIA, POLITICA Commenti disabilitati su La città del Papa re: Roma

movimento-5-stelle-romaProbabilmente Bergoglio non se ne sarà accorto, oppure lo sa e ci sta lavorando su. Forse ne è consapevole ma non gli importa nulla. Fatto sta che Roma, con la fine della giunta Marino e l’inizio dell’epopea pentastellata, è entrata in una fase conservatrice, volta a renderla una città esteticamente bella, ma povera di contenuti al suo interno. D’altronde, Virginia Raggi non ha mai nascosto, durante la campagna elettorale, la sua intenzione di occuparsi «prima dell’ordinario e poi dello straordinario». Peccato che l’ordinario è (giustamente) roba di tutti i giorni: il taglio dell’erba, la manutenzione delle strade e tanto altro. Lo straordinario invece è tutto quell’insieme di attività che prevedono sforzi maggiori e particolari, che se ben realizzati permetterebbero alla città di fare un salto di qualità. Roma è una delle maggiori capitali internazionali, una città ricca di storia, arte, bellezze naturalistiche e non solo; non merita di essere trattata come una città di seconda fascia. Invece, è quello che sta accadendo. Il rifiuto di confermare la candidatura alle Olimpiadi 2024 è stato un passo indietro gravissimo. Vero che la capitale è sotto una cappa di corruzione di cui Mafia Capitale è, con ogni probabilità, solo una ulteriore conferma di quello che è un male storico di Roma. Ma, se prima del 20 settembre 1870, giorno della presa di Porta Pia e fine del potere temporale dei Papi sulla città eterna, avessimo ascoltato i ragionamenti di coloro contrari all’annessione al Regno d’Italia di Roma perché considerata una «sacca di corruzione», molto probabilmente oggi staremmo a parlare di un’Italia la cui capitale era Firenze, mentre Latina si collocava come la prima città del Lazio, a pochi km dallo Stato Pontificio. L’illegalità va combattuta sfidandola, dimostrando che il territorio sa organizzare grandi progetti nel rispetto della legge, impedendo al malaffare di infiltrarsi. I grillini, invece, hanno optato per una politica del «non fare», sacrificando i benefici a favore della gente «onesta», pur di fare uno sgarro a quei «brutti cattivoni» della famiglia Caltagirone. Lungi da me osannare questi ultimi, ma permettetemi di dire che un Paese che ha paura delle infiltrazioni della illegalità, che teme eventuali monopoli di alcune famiglie di costruttori etc., è destinato a morire, non tanto come entità statale, bensì nel suo orgoglio, nelle sue ambizioni di essere migliore giorno dopo giorno.

Roma, progressivamente, sta tornando ad essere la città del Papa re. La mastodontica processione dedicata ai Santi Pio e Leopoldo, il Giubileo straordinario e quello «ordinario» che si terrà tra qualche anno, sono la triste conferma di quali unici grandi eventi Roma, per un lungo periodo, potrà ospitare. Peccato che trattasi della capitale di uno Stato laico, di una città che dovrebbe competere con Parigi (città coraggiosa, se si pensa che ha organizzato gli Europei di calcio 2016 nella paura di ulteriori attentati e che punta ad organizzare le Olimpiadi 2024, periodo in cui la tensione sarà forse un pochino scemata, ma sicuramente non il livello di guardia), distante pochi chilometri da quella Napoli tanto accusata di essere criminale, ma allo stesso tempo ambiziosa, perché in grado di ospitare l’America’s Cup, la Coppa Davis, di proporsi come sostituta per i Giochi Olimpici.

Il ritorno del Papa Re è un salto indietro nella storia, forse di secoli. Il 3 novembre 2016, il Campidoglio ha effettuato un altro passo a favore della svolta conservatrice. È stata votata una mozione contro la direttiva Bolkestein, un provvedimento dell’Unione Europea che permette ad un qualsiasi cittadino dell’UE di proporre, nel territorio di questa, la propria attività. Ai venditori ambulanti non piace l’art.12, perché li obbliga a partecipare ai bandi per il rinnovo delle licenze insieme alle società di capitali. Così, pur di salvaguardare i piccoli (almeno così ha detto la Raggi), si è deciso di votare una mozione che impegna il Comune a prorogare fino al 2020 l’attuale sistema bancarellario, ad oggi quasi monopolizzato dai Tredicine, che dopo i colpi subiti dalla giunta Marino, oggi sembrano vivere una nuova rinascita.

D’altronde, anche all’epoca dello Stato Pontificio, erano poche famiglie e qualche corporazione a farla da padrone.

Articolo apparso su: http://www.wtnews.it/6868/editoriali/la-citta-del-papa-re-roma