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Archive for marzo, 2017


Populismi: ore contate?

on 22 marzo 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', MONDO, POLITICA Commenti disabilitati su Populismi: ore contate?

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze

È una previsione, dunque un’analisi di quello che accadrà che potrebbe essere soggetta ad una clamorosa smentita. Eppure, diversi segnali paiono indicare che l’avanzata dei populismi nel mondo sembra destinata a concludere la sua trionfale ascesa. L’unico modo per andare contro tale percezione, è una doppia vittoria del Front National in Francia e dell’AFD in Germania alle elezioni politiche. Altrimenti, la vittoria di Trump negli USA e la Brexit resteranno eventi clamorosi, importanti e storici, che porteranno sicuramente ad un radicale cambiamento degli equilibri internazionali, ma paradossalmente non tale da sancire la vittoria definitiva dei nazionalismi, la cui Berlino – rifacendosi al 2 maggio 1945 – consisterebbe nella dissoluzione dell’Unione Europea. Marine Le Pen è stata chiara negli ultimi anni: la Francia, in caso di sua vittoria, uscirà dall’UE. Discorso simile per l’AfD di Frauke Petry, che punta alla fine dell’euro e ad una riforma dell’UE in chiave anti-immigrazione. Si tratta di forze politiche che si sono foraggiate della crisi economica e del fallimento delle politiche adottate dalle forze moderate in questi ultimi anni (vedasi l’indice di gradimento del presidente francese Francois Hollande, il più basso dal dopoguerra ad oggi). Eppure, se la statistica non sbaglia, il consenso acquisito non è sufficiente per poter realizzare le proprie politiche. C’è poco da dire: se non ottieni la maggioranza per governare, non potrai realizzare una politica anti-europea. Al momento, infatti, in Francia la Le Pen è impegnata in un testa a testa con Emmanuel Macron al primo turno, ma al ballottaggio non sembra avere alcuna possibilità con nessuno dei candidati. In Germania, il consenso alla Merkel sembra in calo, ma la SPD si è rilanciata con la candidatura dell’europeista convinto Schultz. Brexit e Trump, seppur accolti con toni trionfali dai populisti, ora potrebbero diventare una clessidra pericolosa per gli stessi, quasi un boomerang. Tali eventi, infatti, mescolati alla consapevolezza che l’UE non potrebbe reggere all’uscita della Francia e della Germania, obbligano a prendere una maggioranza di governo nei Paesi interessati il prima possibile. Con il passare del tempo, infatti, le politiche utopistiche di Trump si scontreranno con la realtà (vedasi il ban per gli immigrati, bocciato dalla Suprema Corte); la Gran Bretagna vivrà un periodo di riorganizzazione delle sue politiche estera ed interna (accordi bilaterali, eventuale referendum scozzese, questione irlandese etc.), che sarà soprattutto lacrime e sangue per la popolazione. Inoltre, le forze europee stanno progressivamente rialzando la testa. La fine delle larghe intese nel Parlamento Europeo, ha tolto una ragione per sostenere i populismi. La SPD tedesca, inoltre, insegna che candidare una persona competente e stimata come Schultz, è la strada migliore per rilanciare le proprie idee, anche in un periodo in cui l’europeismo non convince in tanti. A tutto ciò, va aggiunto quello che sta succedendo in altri Stati: in Polonia Diritto e Giustizia, partito di estrema destra al Governo, ha perso molto del suo consenso, tanto da non permettergli una nuova vittoria alle future politiche; in Olanda, il Partito per la Libertà di Wilders è tra i primissimi, ma non ha il consenso necessario per governare, causa anche un sistema elettorale fortemente proporzionale. Insomma, parlando in termini storici, possiamo metterla così: se Brexit e Trump sono state la vittoria delle Ardenne e l’aggiramento della linea Maginot, le elezioni politiche del 2017 potrebbero risolversi in una operazione Leone Marino, preludio di lungo termine a Stalingrado, alla Normandia del D-Day e alla presa di Berlino che, a differenza di quanto accennato all’inizio, si tradurrebbe nella sconfitta dei populismi e in un rialzare definitivo della testa da parte delle forze europee. La clessidra del tempo, insomma, sembra ora essere l’arma più pericolosa per gli estremismi.

 

Tributo

on 16 marzo 2017 in Senza categoria Commenti disabilitati su Tributo

Se ti capita di parlare con una persona convinta dello stereotipo Italia, pizza, mafia e mandolino, non esitare a dimostrarle il contrario. Falle fare un giro turistico e culturale del Paese, parlale della Firenze dei Medici, della Milano sforzesca, della Venezia dei Dogi, della Roma imperiale e papale, della Napoli capitale di un Regno. Ricordati di non tralasciare la bellezza del tuo borgo medioevale, rinascimentale o antico, della golosa cucina romagnola, umbra, laziale o di altra regione e dimostrale che anche il più piccolo paese d’Italia sa raffinare il palato con un’arte culinaria tutta sua. Se ti fa saltare il nervo con termini del tipo Camorra, N’drangheta, Mafia, Sacra Corona Unita, con calma elenca i nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Joe Petrosino, di Libera e di tutti quei collettivi e individui che ogni giorno lavorano a favore della legalità. Se azzardano confronti d’oltreoceano, magari citando Apple e Microsoft, tu rammenta loro l’opera epocale di Adriano Olivetti nel campo tecnologico, sociale, culturale e territoriale, pioniere del connubio bellezza – efficienza, oggi alla base delle più importanti industrie tecnologiche del globo. Spendi due parole sulla lingua degli angeli, padrona della musica classica, esaltata da Dante, Leopardi, Manzoni, Umberto Eco. «Attracca» su quell’isola incastonata nell’arcipelago pontino da cui sarebbe nata, tra l’esilio e le bombe, l’idea di Europa unita. E sempre a proposito di Europa unita, cita anche quel nome poco conosciuto di Sofia Corradi, detta mamma Erasmus, perché da lei nacque quel progetto che, ancora oggi, permette a tantissimi studenti di fare una bellissima esperienza all’estero. Parlale di Bartali, di Coppi, di Roberto Baggio, dell’Italvolley di Julio Velasco, di Beatrice Vio. Insomma, attento a non tralasciare lo sport. Qualcuno suggerirebbe di “sbattergli sulla faccia cos’è il Rinascimento”, allora fallo. Qualcun altro, più moderatamente, ti inviterebbe a dire sì, “noi maledettamente piemontesi e napoletani, ma fortunatamente, Italiani.

Foibe e immigrazione: un paragone pericoloso

on 6 marzo 2017 in ATTUALITA' Commenti disabilitati su Foibe e immigrazione: un paragone pericoloso

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.mondita.it/2017/03/foibe-e-immigrazione/

Più che una bufala, è l’assurda previsione dell’annientamento etnico della popolazione italiana da parte degli immigrati. Solitamente, quando si cerca di capire cosa potrebbe accadere in futuro riguardo un determinato ambito (nel nostro caso, la popolazione italiana), si espongono dati, fatti e altro materiale considerato significativo per l’analisi. In questo caso, invece, si arriva a fare una previsione utilizzando un paragone storico abbastanza eclatante: le foibe e l’immigrazione.

L’articolo protagonista di questa particolare acrobazia storico – giornalistica è il seguente: 70 anni fa il massacro degli italiani e la grande foiba di oggi, pubblicato nel Giorno del ricordo ( 10 febbraio) e raggiungibile al seguente link. Nel post si comincia con una spiegazione breve di quello che fu la tragedia delle foibe. Sarebbe utile analizzare questa prima parte, in quanto lascia adito a diversi dubbi. Non viene, ad esempio, spiegato il momento dell’occupazione italiana nei territori della ex – Jugoslavia, ove nacquero i prodromi della tragedia giuliano – dalmata. Per il momento, però, mi limito a consigliare la visione del seguente video, nella speranza di poter approfondire la tematica in futuro. Nel nostro caso, invece, ci concentreremo soprattutto sul paragone citato nelle prime righe. Iniziamo considerando il seguente periodo: gli Italiani erano maggioranza in Istria, grande maggioranza soprattutto nelle zone costiere: Pola, Fiume, Zara erano città italiane. Lo erano architettonicamente, culturalmente ed etnicamente. Oggi non lo sono più: per sovvertimento etnico. E il genocidio etnico può avvenire in due modi: per annientamento degli autoctoni, o per lenta sostituzione degli stessi per mezzo di “nuovi arrivati”. Oggi la chiamano “immigrazione”. Magari facilitato da una ondata di suicidi causata dalla precarizzazione e dalle delocalizzazioni che poi sempre con l’immigrazione hanno a che vedere.

Questo estratto è un classico miscuglio realizzato da chi intende dare una spiegazione allo scopo non di chiarire le idee, ma di renderle ancora più confuse. Affiancare il genocidio all’immigrazione, oltre che ad essere una cosa orribile, significa dire nulla. Partendo dalla differenza tra i due termini (genocidio: “sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa”; immigrazione. “in generale, l’insediamento di uomini in paesi diversi da quello in cui sono nati, per cause naturali o politiche […]”) il paragone nega una realtà storica e biologica. I caratteri italiani, infatti, sono il frutto dell’incontro di più culture, realizzatosi nel corso dei secoli.

E’ sufficiente, infatti, verificare quanto successo nell’Italia pre – romana (presenza di numerosi popoli, come gli Etruschi, i Latini, i Sabini e i Greci), in quella Repubblicana e Imperiale (es: Celti ed Egizi). A ciò, bisogna aggiungere tutto il periodo successivo al crollo dell’Impero Romano: (Longobardi, Franchi, Austriaci, Spagnoli etc.). Quindi, in sintesi, separare i nostri caratteri dall’immigrazione è impossibile, in quanto fenomeno che, costantemente e impercettibilmente, continua a contribuire al cambiamento del nostro popolo. È dunque inopportuno prendere come esempio le Foibe. Ancor di più, lo è il fatto di collegare il fenomeno migratorio con i suicidi, le precarizzazioni e le delocalizzazioni. Si tratta di un accostamento stile Shoah, quando gli ebrei venivano eliminati perché colpevoli di arricchirsi a danno dei tedeschi. Inoltre, quando si scrive un articolo, specie per internet, è utile fornire fonti o, comunque, maggiori approfondimenti, volti a chiarire collegamenti che, a volte, potrebbero solo sembrare astrusi (come nel nostro caso).

Altro inquietante periodo: non v’è differenza alcuna, in termini di esito finale, tra quello che avvenne nell’Istria italiana, e quello che avviene oggi nei quartieri delle nostre città. Lentamente, anno dopo anno, interi caseggiati e zone si spopolano di italiani che “scelgono l’esodo e abbandonano le proprie case ed i propri averi per trasferirsi in altre zone della città, pur di fuggire dalla nuova realtà che viene percepita come ostile e pericolosa”, chi invece rimane “assiste in breve tempo ad uno sconvolgimento totale del tessuto sociale, della vita politica, delle relazioni economiche e umane. E’ un genocidio con altri mezzi […].

Conviene partire dalle ultime righe, sostituendo il termine sconvolgimento con cambiamento. L’equazione è molto semplice: l’immigrato che verrà (ad esempio) dalla Nigeria per andare a vivere a Roma, inevitabilmente abbandonerà la propria realtà, sacrificando le sue capacità a favore di un Paese del tutto nuovo; l’italiano che lascerà Roma per andare da altra parte (Italia o altro Paese), sacrificherà le proprie capacità in favore della propria realtà. Non si tratta di uno sconvolgimento, come dice l’articolo, bensì di lenti cambiamenti dovuti alla mobilità umana, che non potranno essere arginati in alcun modo. Pesante è anche il termine esodo(“emigrazione da una regione da parte di popolazioni, volontaria o più spesso forzosa, determinata da ragioni politiche, economiche, religiose o culturali, o anche da calamità naturali”). Spiegandolo con un esempio, esodo era quello realizzato da chi fuggiva dal conflitto siriano e cercava di giungere in Europa attraverso la via dei Balcani, oggi ostacolata da muri. Non può essere considerata esodo, invece, la decisione autonoma di una persona di abbandonare il proprio Paese per andare a vivere, lavorando o studiando, in altra parte del mondo. Anche in questo secondo estratto, dunque, l’inopportunismo regna sovrano.

Si arriva poi alla previsione finale: tra pochi decenni, nel territorio una volta chiamato Italia, bivaccheranno tutte le popolazioni del mondo, tutti tranne gli Italiani. Che saranno gettati e dimenticati nella Foiba della Storia. Come detto in precedenza, in altri termini, nella nostra penisola c’è già una molteplicità di popolazioni, che ad oggi hanno contribuito soprattutto ad arricchire il nostro Paese con le loro culture, risorse e capacità. La inquietante Foiba della Storia non esiste. Anzi, è utile rispolverare spesso il termine “storia”, perché ci aiuterebbe ad arginare in modo più efficace bufale come l’articolo appena analizzato.

 NB: l’immagine di evidenza è una foto in cui vengono presentati cinque ostaggi sloveni come italiani vittime dei comunisti. Cliccate qui per informazioni