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Archive for the ‘ATTUALITA’’ Category


Campioni dentro e fuori il campo

on 12 giugno 2017 in ATTUALITA' Commenti disabilitati su Campioni dentro e fuori il campo

Claudio Marchisio, affermato giocatore della Juventus e della nazionale italiana, ne sa qualcosa. Un po’ come nel calcio, è sufficiente una giocata da fenomeni o sbagliare un goal clamoroso per entrare nel cuore dei tifosi oppure essere ricordato come una delusione. Sul campo (per continuare a leggere, cliccare qui: )http://www.mondita.it/2017/06/campioni-dentro-e-fuori-il-campo/

Fisco col trucco

on 12 giugno 2017 in ATTUALITA' Commenti disabilitati su Fisco col trucco

Il sistema fiscale italiano ha una falla clamorosa, che gli immigrati hanno scoperto e che sfruttano a loro vantaggio. Stando a quanto si apprende sulla testata giornalistica Il Giornale, scorrendo il testo delle istruzioni per la compilazione della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche, aggiornato con provvedimento dell’11 aprile 2017 (Per continuare a leggere, cliccare qui: http://www.mondita.it/2017/06/fisco-col-trucco/)

Francia, la fine di una storia lunga secoli

on 28 aprile 2017 in ATTUALITA', MONDO Commenti disabilitati su Francia, la fine di una storia lunga secoli

Articolo del sottoscritto apparso qui: https://issuu.com/walkietalkie/docs/frequenze_04/4

Stiamo vivendo cambiamenti epocali, di cui ora ce ne stiamo accorgendo solo in modo impercettibile. Tra qualche anno, però, i libri di storia renderanno giustizia a quanto sta accadendo nel mondo: la vittoria di Donald Trump negli States, la vittoria del Leave nel referendum sulla Brexit e la fine del tradizionale scontro tra socialisti e gollisti in Francia, giusto per citare qualche evento. In merito a quest’ultimo, accaduto il 23 aprile 2017, c’è molto da dire, in quanto non si tratta solo della fine di un processo politico nato dopo la seconda guerra mondiale, ma del culmine di un pezzo di storia francese le cui radici vanno ricercate nella Rivoluzione Francese del 1789. Scrive bene Mario Lavia su L’Unità, nel suo pezzo E’ la fine del Partito Socialista francese. Il PS, infatti, tenendo fede a quanto sancito dalle primarie, si è presentato all’elettorato francese con la figura di Benoit Hamon, chiamato ad una impresa titanica: risalire la china dopo l’esperienza fallimentare del governo di Francois Hollande, considerato da molti il peggiore Presidente della Repubblica dal dopoguerra ad oggi. Non è andata affatto bene, in quanto il risultato è stato addirittura peggiore delle aspettative: 6,3% e quinto posto, scavalcato e ridicolizzato anche da Jean-Luc Mélenchon, il candidato della sinistra estrema. Quel 6,3% può essere paragonato, ovviamente con le dovute differenze, alla fine del Partito Comunista Italiano. Lavia ha ben ragione nel parlare del mito del 1789, della grande predicazione intellettuale e letteraria dell’Ottocento, vista come il faro ideologico e morale cui rivolgere l’animo e lo sguardo, perché questo era il socialismo per molti francesi. È la fine del socialismo di Simone De Beauvoir, di quel modello politico, sociale e culturale capace di resistere all’esperienza negativa della Terza Repubblica e al nazismo, in grado di giocare un ruolo nel Maggio francese del ’68, di creare l’esperienza di Francois Mitterrand. La vera notizia, insomma, seppur in modo paradossale se consideriamo il contesto storico che stiamo vivendo, non è il nuovo record di voti raggiunto dal Front National (21,5%), non è il confronto al ballottaggio tra due partiti non tradizionali (En Marche! e Front National) e neanche la clamorosa ascesa di Melenchon (19,6%), ma la fine della secolare tradizione politica del socialismo, la cui parabola si è conclusa con il governo Hollande, che solo 5 anni fa vinceva le elezioni. Non mancano gli aspetti positivi nell’ultima esperienza di governo a guida PS. Giusto per fare qualche esempio, in questi ultimi 5 anni la Francia si è (ri)scoperta patria dei diritti civili, con leggi che ora permettono agli omosessuali di sposarsi, adottare figli e donare sangue (un divieto durato 30 anni). Allo stesso tempo però, gli attentati hanno messo a nudo le falle sulla sicurezza nazionale e alla maggioranza dei francesi non è affatto piaciuta la Loi Travail, una legge avente l’obiettivo di rilanciare l’occupazione, ma vista troppo vicina alle imprese e lontana dai dipendenti. Il Partito Socialista Francese, insomma, è chiamato a rimboccarsi le maniche, a riflettere sugli errori attuali e storici (perché ridursi al 6% dopo essere stato sempre in doppia cifra, è un risultato che va studiato in profondità), se veramente vorrà tornare a primeggiare. Nel frattempo, Macron, Le Pen e Melenchon se la godono, con scenari di cui ancora sappiamo ben poco.

Populismi: ore contate?

on 22 marzo 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', MONDO, POLITICA Commenti disabilitati su Populismi: ore contate?

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze

È una previsione, dunque un’analisi di quello che accadrà che potrebbe essere soggetta ad una clamorosa smentita. Eppure, diversi segnali paiono indicare che l’avanzata dei populismi nel mondo sembra destinata a concludere la sua trionfale ascesa. L’unico modo per andare contro tale percezione, è una doppia vittoria del Front National in Francia e dell’AFD in Germania alle elezioni politiche. Altrimenti, la vittoria di Trump negli USA e la Brexit resteranno eventi clamorosi, importanti e storici, che porteranno sicuramente ad un radicale cambiamento degli equilibri internazionali, ma paradossalmente non tale da sancire la vittoria definitiva dei nazionalismi, la cui Berlino – rifacendosi al 2 maggio 1945 – consisterebbe nella dissoluzione dell’Unione Europea. Marine Le Pen è stata chiara negli ultimi anni: la Francia, in caso di sua vittoria, uscirà dall’UE. Discorso simile per l’AfD di Frauke Petry, che punta alla fine dell’euro e ad una riforma dell’UE in chiave anti-immigrazione. Si tratta di forze politiche che si sono foraggiate della crisi economica e del fallimento delle politiche adottate dalle forze moderate in questi ultimi anni (vedasi l’indice di gradimento del presidente francese Francois Hollande, il più basso dal dopoguerra ad oggi). Eppure, se la statistica non sbaglia, il consenso acquisito non è sufficiente per poter realizzare le proprie politiche. C’è poco da dire: se non ottieni la maggioranza per governare, non potrai realizzare una politica anti-europea. Al momento, infatti, in Francia la Le Pen è impegnata in un testa a testa con Emmanuel Macron al primo turno, ma al ballottaggio non sembra avere alcuna possibilità con nessuno dei candidati. In Germania, il consenso alla Merkel sembra in calo, ma la SPD si è rilanciata con la candidatura dell’europeista convinto Schultz. Brexit e Trump, seppur accolti con toni trionfali dai populisti, ora potrebbero diventare una clessidra pericolosa per gli stessi, quasi un boomerang. Tali eventi, infatti, mescolati alla consapevolezza che l’UE non potrebbe reggere all’uscita della Francia e della Germania, obbligano a prendere una maggioranza di governo nei Paesi interessati il prima possibile. Con il passare del tempo, infatti, le politiche utopistiche di Trump si scontreranno con la realtà (vedasi il ban per gli immigrati, bocciato dalla Suprema Corte); la Gran Bretagna vivrà un periodo di riorganizzazione delle sue politiche estera ed interna (accordi bilaterali, eventuale referendum scozzese, questione irlandese etc.), che sarà soprattutto lacrime e sangue per la popolazione. Inoltre, le forze europee stanno progressivamente rialzando la testa. La fine delle larghe intese nel Parlamento Europeo, ha tolto una ragione per sostenere i populismi. La SPD tedesca, inoltre, insegna che candidare una persona competente e stimata come Schultz, è la strada migliore per rilanciare le proprie idee, anche in un periodo in cui l’europeismo non convince in tanti. A tutto ciò, va aggiunto quello che sta succedendo in altri Stati: in Polonia Diritto e Giustizia, partito di estrema destra al Governo, ha perso molto del suo consenso, tanto da non permettergli una nuova vittoria alle future politiche; in Olanda, il Partito per la Libertà di Wilders è tra i primissimi, ma non ha il consenso necessario per governare, causa anche un sistema elettorale fortemente proporzionale. Insomma, parlando in termini storici, possiamo metterla così: se Brexit e Trump sono state la vittoria delle Ardenne e l’aggiramento della linea Maginot, le elezioni politiche del 2017 potrebbero risolversi in una operazione Leone Marino, preludio di lungo termine a Stalingrado, alla Normandia del D-Day e alla presa di Berlino che, a differenza di quanto accennato all’inizio, si tradurrebbe nella sconfitta dei populismi e in un rialzare definitivo della testa da parte delle forze europee. La clessidra del tempo, insomma, sembra ora essere l’arma più pericolosa per gli estremismi.

 

Foibe e immigrazione: un paragone pericoloso

on 6 marzo 2017 in ATTUALITA' Commenti disabilitati su Foibe e immigrazione: un paragone pericoloso

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.mondita.it/2017/03/foibe-e-immigrazione/

Più che una bufala, è l’assurda previsione dell’annientamento etnico della popolazione italiana da parte degli immigrati. Solitamente, quando si cerca di capire cosa potrebbe accadere in futuro riguardo un determinato ambito (nel nostro caso, la popolazione italiana), si espongono dati, fatti e altro materiale considerato significativo per l’analisi. In questo caso, invece, si arriva a fare una previsione utilizzando un paragone storico abbastanza eclatante: le foibe e l’immigrazione.

L’articolo protagonista di questa particolare acrobazia storico – giornalistica è il seguente: 70 anni fa il massacro degli italiani e la grande foiba di oggi, pubblicato nel Giorno del ricordo ( 10 febbraio) e raggiungibile al seguente link. Nel post si comincia con una spiegazione breve di quello che fu la tragedia delle foibe. Sarebbe utile analizzare questa prima parte, in quanto lascia adito a diversi dubbi. Non viene, ad esempio, spiegato il momento dell’occupazione italiana nei territori della ex – Jugoslavia, ove nacquero i prodromi della tragedia giuliano – dalmata. Per il momento, però, mi limito a consigliare la visione del seguente video, nella speranza di poter approfondire la tematica in futuro. Nel nostro caso, invece, ci concentreremo soprattutto sul paragone citato nelle prime righe. Iniziamo considerando il seguente periodo: gli Italiani erano maggioranza in Istria, grande maggioranza soprattutto nelle zone costiere: Pola, Fiume, Zara erano città italiane. Lo erano architettonicamente, culturalmente ed etnicamente. Oggi non lo sono più: per sovvertimento etnico. E il genocidio etnico può avvenire in due modi: per annientamento degli autoctoni, o per lenta sostituzione degli stessi per mezzo di “nuovi arrivati”. Oggi la chiamano “immigrazione”. Magari facilitato da una ondata di suicidi causata dalla precarizzazione e dalle delocalizzazioni che poi sempre con l’immigrazione hanno a che vedere.

Questo estratto è un classico miscuglio realizzato da chi intende dare una spiegazione allo scopo non di chiarire le idee, ma di renderle ancora più confuse. Affiancare il genocidio all’immigrazione, oltre che ad essere una cosa orribile, significa dire nulla. Partendo dalla differenza tra i due termini (genocidio: “sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa”; immigrazione. “in generale, l’insediamento di uomini in paesi diversi da quello in cui sono nati, per cause naturali o politiche […]”) il paragone nega una realtà storica e biologica. I caratteri italiani, infatti, sono il frutto dell’incontro di più culture, realizzatosi nel corso dei secoli.

E’ sufficiente, infatti, verificare quanto successo nell’Italia pre – romana (presenza di numerosi popoli, come gli Etruschi, i Latini, i Sabini e i Greci), in quella Repubblicana e Imperiale (es: Celti ed Egizi). A ciò, bisogna aggiungere tutto il periodo successivo al crollo dell’Impero Romano: (Longobardi, Franchi, Austriaci, Spagnoli etc.). Quindi, in sintesi, separare i nostri caratteri dall’immigrazione è impossibile, in quanto fenomeno che, costantemente e impercettibilmente, continua a contribuire al cambiamento del nostro popolo. È dunque inopportuno prendere come esempio le Foibe. Ancor di più, lo è il fatto di collegare il fenomeno migratorio con i suicidi, le precarizzazioni e le delocalizzazioni. Si tratta di un accostamento stile Shoah, quando gli ebrei venivano eliminati perché colpevoli di arricchirsi a danno dei tedeschi. Inoltre, quando si scrive un articolo, specie per internet, è utile fornire fonti o, comunque, maggiori approfondimenti, volti a chiarire collegamenti che, a volte, potrebbero solo sembrare astrusi (come nel nostro caso).

Altro inquietante periodo: non v’è differenza alcuna, in termini di esito finale, tra quello che avvenne nell’Istria italiana, e quello che avviene oggi nei quartieri delle nostre città. Lentamente, anno dopo anno, interi caseggiati e zone si spopolano di italiani che “scelgono l’esodo e abbandonano le proprie case ed i propri averi per trasferirsi in altre zone della città, pur di fuggire dalla nuova realtà che viene percepita come ostile e pericolosa”, chi invece rimane “assiste in breve tempo ad uno sconvolgimento totale del tessuto sociale, della vita politica, delle relazioni economiche e umane. E’ un genocidio con altri mezzi […].

Conviene partire dalle ultime righe, sostituendo il termine sconvolgimento con cambiamento. L’equazione è molto semplice: l’immigrato che verrà (ad esempio) dalla Nigeria per andare a vivere a Roma, inevitabilmente abbandonerà la propria realtà, sacrificando le sue capacità a favore di un Paese del tutto nuovo; l’italiano che lascerà Roma per andare da altra parte (Italia o altro Paese), sacrificherà le proprie capacità in favore della propria realtà. Non si tratta di uno sconvolgimento, come dice l’articolo, bensì di lenti cambiamenti dovuti alla mobilità umana, che non potranno essere arginati in alcun modo. Pesante è anche il termine esodo(“emigrazione da una regione da parte di popolazioni, volontaria o più spesso forzosa, determinata da ragioni politiche, economiche, religiose o culturali, o anche da calamità naturali”). Spiegandolo con un esempio, esodo era quello realizzato da chi fuggiva dal conflitto siriano e cercava di giungere in Europa attraverso la via dei Balcani, oggi ostacolata da muri. Non può essere considerata esodo, invece, la decisione autonoma di una persona di abbandonare il proprio Paese per andare a vivere, lavorando o studiando, in altra parte del mondo. Anche in questo secondo estratto, dunque, l’inopportunismo regna sovrano.

Si arriva poi alla previsione finale: tra pochi decenni, nel territorio una volta chiamato Italia, bivaccheranno tutte le popolazioni del mondo, tutti tranne gli Italiani. Che saranno gettati e dimenticati nella Foiba della Storia. Come detto in precedenza, in altri termini, nella nostra penisola c’è già una molteplicità di popolazioni, che ad oggi hanno contribuito soprattutto ad arricchire il nostro Paese con le loro culture, risorse e capacità. La inquietante Foiba della Storia non esiste. Anzi, è utile rispolverare spesso il termine “storia”, perché ci aiuterebbe ad arginare in modo più efficace bufale come l’articolo appena analizzato.

 NB: l’immagine di evidenza è una foto in cui vengono presentati cinque ostaggi sloveni come italiani vittime dei comunisti. Cliccate qui per informazioni

RadioImpegno intervista Emergency

on 23 febbraio 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', ITALIA, MONDO Commenti disabilitati su RadioImpegno intervista Emergency

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2017, il sottoscritto e Luca Ianiri, sono stati intervistati da RadioImpegno (http://www.radioimpegno.it) per parlare di Emergency. Nel seguente video, è possibile ascoltare la replica integrale dell’intervista. Buon ascolto!

 

LA REALTÀ CHE SUPERA LA FANTASIA E UCCIDE

on 23 febbraio 2017 in ATTUALITA', GIUSTIZIA, MONDO Commenti disabilitati su LA REALTÀ CHE SUPERA LA FANTASIA E UCCIDE

realta supera la fantasia-500x500Campo minato. È un videogioco per PC molto famoso, anche se il nome, nel rispetto del tanto declamato politically correct, è stato poi modificato in Prato Fiorito. Il giocatore ha lo scopo di liberare un campo dalle mine nel minor tempo possibile. Ovviamente, c’è il rischio di imbattersi in una mina, momento in cui la tua missione fallisce e sei costretto a ricominciare, se proprio vuoi portare a termine l’obiettivo.  Stimolante per la mente, ma In alcune parti del mondo come Somalia, Mozambico, Bosnia – Herzegovina e Iraq, Campo minato supera la fantasia e diventa reale: il giocatore, in carne ed ossa, se mette un piede sopra una mina, esplode con essa e muore, senza possibilità di rimediare. Tiro al bersaglio. Puoi farlo in diversi modi, come arco e freccia, pistola, una palla da lanciare contro dei barattoli. Divertente, perché ti scarica, stimola la vista e l’autostima. Ci sono versioni in cui il bersaglio è l’essere umano, dove lo scopo è colpire l’avversario prima che lui lo faccia con te. C’è però una bella differenza tra l’essere colpiti da pallini di plastica o ceramica e l’essere presi da una pallottola di piombo: nel primo caso muori per finta, nel secondo la realtà supera la fantasia e uccide. Quest’ultima situazione, ultimamente, succede in buona parte del continente nero, in Siria ed in tanti altri luoghi, talmente tanti che se li elenchi tutti ne dimenticheresti sicuramente qualcuno. La realtà che supera la fantasia e uccide… e poi c’è PokemonGo: è un gioco per smartphone che trasforma come non mai prima il giocatore in un virtuale allenatore di Pokemon. E’ interessante, perché stimola le persone ad uscire da casa, a camminare, a respirare aria pulita. L’importante è che non si offuschi il cervello delle persone, perché mentre qui cerchiamo pokemon, ad Aleppo, in Darfur e non solo, uomini, donne e bambini cercano pace, cibo e divertimento, quello vero, che non uccide. La realtà che supera la fantasia e uccide.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/02/23/la-realta-che-supera-la-fantasia-e-uccide/

L’ospedale si piega ai dettami dell’ISLAM: falso !

on 7 febbraio 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', ITALIA Commenti disabilitati su L’ospedale si piega ai dettami dell’ISLAM: falso !

Articolo del sottoscritto apparso qui: http://www.mondita.it/2017/02/ospedale-islam/

«Ieri nel reparto ostetricia una donna è stata trasferita di Camera perché era subentrata nella stessa una signora turca..il marito della signora turca ha fatto spostare di l’altra gestante perché lui non voleva che in quella Camera entrassero altri uomini!!! Giustamente ha pensato di essere in una clinica privata. .ma ce anche chi glielo ha permesso!! Vive l’Italia!Ps!!!! Mi chiedo se questi hanno firmato per le non chiusura del reparto!!!».  Così scrive Vittoria Stancanelli nel gruppo Facebook pubblico Mugugni d’Ineja e du portu, il giorno 26 gennaio 2017 (link). In poche parole, il 25 gennaio, presso l’ospedale d’Imperia, due futuri genitori di origine turca si presentano nel nosocomio perché la donna sta per partorire. La futura mamma viene quindi portata in una camera da condividere con un’altra paziente.

Ma, alla prima viene riscontrata una patologia infettiva, dunque si decide per il trasferimento dell’altra donna, allo scopo di evitare contagi. Il post su Facebook, però, miete le prime conseguenze dovute ad un racconto completamente diverso e falso, forse dovuto al nervosismo per il lieto evento (l’autrice nei commenti sotto il post specificherà che la donna trasferita era la figlia). Interviene un consigliere regionale, Alessandro Piana, esponente della Lega Nord che si lascia alle seguenti dichiarazioni: «Nell’epoca dell’ostentazione di finto buonismo e tolleranza accade che una ragazza italiana si veda costretta ad essere spostata perché il marito musulmano della sua compagna di stanza non vuole che ci siano uomini nella camera della moglie. Non ce la vengano a raccontare: questo è un autentico episodio di razzismo nei confronti di cittadini italiani, incomprensibilmente avvallato da qualche buonista “di reparto» (post del 27 gennaio 2017).

Aggiunge: «Ho parlato direttamente con le vittime di questa vergogna e non mi risulta che il trasferimento sia stato disposto per motivi sanitari, come sostenuto inizialmente dalla direzione dell’Asl1 Imperiese. Un ospedale è per tutti. Chi ha sbagliato deve pagare e, a questo punto, sarebbe opportuno aprire un’inchiesta interna sull’inaccettabile episodio di discriminazione, legittimata perfino nei nostri ospedali, spesso sovraffollati, per accertare le singole responsabilità. In tal senso, d’intesa con l’assessore e vicepresidente Sonia Viale, ho già predisposto un’interrogazione che verrà discussa in consiglio regionale con carattere d’urgenza. Il gravissimo fatto di razzismo ai danni di una giovane mamma di Imperia e dei suoi famigliari dimostra la disparità esistente anche nelle nostre strutture pubbliche. Difendiamo le nostre donne dai folli dettami dell’islam» (guarda questo link).

Cerchiamo di fare ordine. Innanzitutto, la pubblicazione di post come quello di Vittoria Stancanelli non è un caso isolato. Accade spesso, infatti, che le persone tendano a sfogare la loro rabbia sui Social Network, dovuta ad ingiustizie (vere o presunte) subite in ospedale. Questa forma di protesta, legittima, ha nella stragrande maggioranza dei casi un limite: non si specificano eventuali risposte che la struttura sanitaria ha dato alla persona “vittima” di ingiustizia. All’interno degli ospedali, infatti, esiste l’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico), a cui è possibile chiedere informazioni e spiegazioni su un determinato fatto. Nel post della Stancanelli, succede invece che lei motiva il trasferimento della figlia con questioni di razza e religione. Paradossalmente, forse senza accorgersene, nei commenti scrive un testo che la porta dalla parte del torto. Chiede infatti una persona: «Vittoria. ..ma voi non avete protestato con la direzione sanitaria? ??». La risposta: «Luciano…sono arrivata a cose avvenute..ma non per questo lascio cadere la cosa…». Troppo comodo: se il trasferimento non ti è piaciuto, puoi chiedere (se dimostri che ci sono validi motivi) di ripristinare la situazione precedente. Più in generale, prima di scrivere un post su Facebook, meglio chiedere al personale competente spiegazioni, se le tue intenzioni sono quelle di chiarire e non di sollevare polveroni inutili.

Passiamo ora alle parole del consigliere regionale. Anche qui, l’analisi è spietata. Piana parte subito con la certezza che il trasferimento è stato fatto su richiesta del marito. Di conseguenza, dichiara di aver parlato con le “vittime” del fatto e di aver ottenuto conferma che il trasferimento non era stato disposto per motivi sanitari. Quindi, avrebbe intrapreso le azioni necessarie per evitare il ripetersi di episodi di “razzismo” del genere. È un castello di carte:

  1. il consigliere ha dato adito ad un post su Facebook e ha parlato solo con le vittime, ma non ha proferito parola con la persona accusata. Se vuoi comprendere cosa veramente è successo, le parti le devi ascoltare tutte. Ci ha pensato Imperiapost a chiedere la versione dell’accusa, contattando direttamente Murat Kirik, persona incolpata dell’accaduto, che ha risposto: “Ma questi sono pazzi? Si sono inventati tutto. Pensano davvero che io possa avere una mentalità del genere? Ma per chi ci avete preso?Io avrei voluto che mia moglie fosse in camera con altre persone perché io sono sempre al lavoro e non riesco a starle vicino quanto vorrei in questo momento così importante della nostra vita […] Noi quella donna non l’abbiamo neanche mai vista  […] l’ospedale ci ha solo comunicato che mia moglie avrebbe dovuto restare in camera da sola. Quando siamo arrivati nella stanza doppia, una volta usciti dalla sala parto, infatti, all’interno non c’era nessuno”. “Le accuse nei miei confronti […] sono totalmente inventate. Io non ho mai chiesto niente tantomeno di non avere uomini insieme a mia moglie, ma che mentalità pensano che abbiamo? E’ stato l’ospedale a disporre il trasferimento […] Mi sono già fatto consegnare tutti gli articoli di giornale e i post su internet, sono pronto a querelare” (questa la fonte)
  2. il consigliere viene a sapere dalle vittime che non vi erano motivi sanitari, ma poi non chiede conferma al personale ospedaliero (almeno così lascia intendere nell’articolo). Sarebbe stata cosa buona e giusta conoscere la versione dell’ospedale. L’ospedale, infatti, una risposta la lascia: «“In ospedale si cerca, nel limite del possibile, di favorire situazioni personali di disagio. Non è una regola, ma se c’è un posto libero in un’altra stanza questa situazione viene favorita, ma questo riguarda cristiani, mussulmani e altre religioni.  Può succedere anche che uno abbia molti parenti e, per evitare che si crei confusione, siccome il reparto è nuovo e molto bello anche dal punto di vista dell’accoglienza, se si può si cerca di favorire le singole situazioni a tutela della privacy indipendentemente dalla religione». Inoltre, un comunicato era già stato emanato dalla ASL, ove si parlava della patologia infetta come causa e motivo del trasferimento:

Insomma, una semplice azione di tutela della salute si è trasformata in un ennesimo caso di guerra tra poveri, in strumento di propaganda politica anti – musulmana. Chissà se, a parti inverse, si sarebbe sollevato un polverone del genere.

Polvere del mondo

on 25 gennaio 2017 in ATTUALITA', ITALIA, SOCIETA' Commenti disabilitati su Polvere del mondo

ingranaggiBastano due proiettili ben assestati per rompere il sottile equilibrio della pace mondiale e scatenare una inutile strage tra le nazioni. È sufficiente la paranoia di una persona per colpire ed annullare equilibri logici su argomenti placidi, che difficilmente potrebbero essere soggetti ad interpretazioni diverse. Poi, ci sono i diritti. Questi sono una rete di fili su cui ogni giorno camminiamo: iniziamo il viaggio sul filo del diritto alla vita, poi ci aggrappiamo a quello del lavoro, fino a concludere il tour dopo aver “giocato” su altri “luoghi universali”. Continueremo a godere dei diritti fino a quando riusciremo a tenerci in equilibrio. Ma, a volte le cose diventano troppo semplici, dunque tanto vale complicarle un po’. Quindi, un salto sul filo del diritto alla salute e piccolo colpo di forbice lì dove ci si dovrebbe vaccinare. Così, basta la decisione di non tutelare appieno sé stessi per mettere in pericolo l’equilibrio della salute su cui una comunità sana dovrebbe basarsi (immunità di gregge, questa sconosciuta).  Fili sottili su cui camminiamo, tanto quanto quelli dell’ecosistema. Anche qui, una decisione dell’uomo può sancire il destino di molti: animali, piante, persone e tanto, tanto altro. Un giorno saremo tutti polvere, ma nel frattempo ognuno di noi è un granello di sabbia che può decidere il destino di uno o più ingranaggi di quel complicato e delicato meccanismo chiamato Terra.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/01/25/polvere-del-mondo/

Il femminicidio ai tempi dei social network

on 25 gennaio 2017 in ATTUALITA', ITALIA Commenti disabilitati su Il femminicidio ai tempi dei social network

femminicidioÈ il tour dell’orrido, del disgusto, dell’ennesima conferma che il genere umano è una macchina perfettamente in grado di uccidere in diversi modi i suoi simili. Ciò non va interpretato come il semplice atto di porre fine alla vita della persona, bensì umiliarla fino al punto di renderla una bertuccia della società, una sagoma di carta su cui disegnare, colorare e ritagliare a proprio piacimento. E quando il divertimento è di gruppo, allora la situazione diventa più bella ed interessante. I social network, a tal proposito, si presentano come un terreno ottimale per postare foto di donne, spesso a loro insaputa, da sottoporre a commenti osceni da parte di uomini che sicuramente non hanno una mente completamente sana. L’Espresso, in una sua inchiesta ( Stupro su Facebook: ecco che cosa si dicono gli uomini che umiliano le donne ) ha aperto una breccia sul proliferare di gruppi di fanatici maniaci della carne femminile su Facebook. La lettura diventa quel tour dell’orrido di cui si parlava all’inizio dell’articolo. Partendo da un gruppo a caso, Cagne in calore, nel giro di pochi click ti puoi ritrovare in «luoghi di discussione» del tipo Zoccolette deliziose 2.0,  Porca e vogliosa,  Seghe e sborrate su foto di amiche conoscenti. Si tratta soprattutto di gruppi privati, a cui puoi accedere solo chiedendo l’iscrizione. Saltiamo volentieri questo passaggio, limitandoci a riprendere qualche espressione evidenziata dall’inchiesta de L’Espresso: «labbra da pompinara da riempire»; «E che ne dite di questa che per otto anni me la sono scopata? Se c’è qualcuno interessato, in privato posso dire dove può trovarla». Nonostante l’ articolo 167 del Codice della Privacy, Internet spesso sembra essere terra di nessuno: le leggi della vita reale non sembrano applicarsi nel virtuale. Questa cruda realtà porta ad una triste riflessione: non illudiamoci di sconfiggere il femminicidio con iniziative culturali, marce o altre iniziative tradizionali. Per fortuna o purtroppo, il mondo è cambiato ed è necessario studiare strumenti di lotta validi per quel campo di battaglia che è la frontiera di internet. In attesa (che non sia troppo lunga) di un’applicazione delle leggi concreta e forte anche sul web, è necessaria una rivoluzione culturale nella testa di ciascuno di noi: prendere l’impegno di usare internet per il divertimento sano, per lo studio e il lavoro, per mantenere relazioni e contatti, segnalando o comunque facendo notare alle persone le mele marce su cui ci si imbatte durante la navigazione. Sarebbe un passo in avanti importante, che allora ci permetterebbe di dire, finalmente, che il femminicidio è possibile abbatterlo anche nella versione cyber. Ma, nel frattempo, in attesa di questa «utopia»,  i social network continuano nel loro comportamento ambiguo: bloccare profili di persone il cui nome è Isis (Si chiama Isis: Facebook le blocca il profilo) ed impegno minimo nei confronti dei fanatici della carne femminile. Il femminicidio è anche questo: umiliare la donna ogni giorno, perché donna. Se non ora, quando?

 

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze