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Archive for the ‘ETICA’ Category


L’eutanasia come percorso di vita

on 18 ottobre 2016 in ATTUALITA', DIRITTI, ETICA Commenti disabilitati su L’eutanasia come percorso di vita

eutanasia

Ci sono percorsi che nella vita non scegli, strade che ti ritrovi a praticare perché vittima di un destino crudele. Giusto per fare un esempio, si pensi a chi viene colpito da malattie neurodegenerative. Nasci, cresci, giorno dopo giorno conosci il mondo, realizzi le tue esperienze d’amore, ti trovi un lavoro. Se sei fortunato, riesci addirittura a sposarti e a trovare una stabilità familiare. Ma, se sei stato « nominato », sarà impossibile per te sfuggire alla sfida che ti viene proposta. Quando i muscoli cominciano progressivamente e lentamente a morire, inizia un percorso di vita del tutto nuovo e tragico. Attorno al tuo corpo si crea un labirinto che sei costretto a percorrere. Potresti utilizzare un filo e ripercorrere all’indietro il tragitto. Troppo facile: una volta che sei entrato nel labirinto, la porta alle tue spalle si chiude. Il tuo obiettivo è trovare la via d’uscita intesa come salvezza, come sconfitta della malattia. Hai un tempo da rispettare. Il decorso della malattia è la tua clessidra, la sabbia scorre lenta ma inesorabile. Ad un certo punto, ti ritrovi attaccato ad un respiratore artificiale: game over. La « luce in fondo al tunnel » che tanto desideravi diventa un bivio: girare a sinistra per staccare la spina e porre fine alle proprie sofferenze, oppure svoltare a destra e sperare in un miracolo che non arriverà mai. Poi guardi meglio e vedi un segnale stradale che ti obbliga a girare a destra, perché in questo strano Paese chiamato Italia non puoi scegliere.

IL M5S E L’ALLUVIONE ETICO

on 14 ottobre 2014 in ATTUALITA', ETICA, SOCIETA' Commenti disabilitati su IL M5S E L’ALLUVIONE ETICO

«Noi andiamo a spalare, voi che fate?»; «i nostri parlamentari sono a Genova, invece Renzi?». Lo scrissi già qualche mese fa (http://elnuevodia.altervista.org/m5s-unetica/?doing_wp_cron=1413289183.9174230098724365234375 ): con il Movimento 5 Stelle l’etica è morta più di quanto ci fosse riuscito un Silvio Berlusconi negli anni del suo apice politico. Perchè? Perchè dal Movimento grillino, per il solo fatto di essere una novità assoluta nel panorama politico nazionale, ci si aspettavano comportamenti diversi, modi di fare “consoni” al ruolo istituzionale che molti di loro tra sindaci, consiglieri, parlamentari etc. si apprestavano ad occupare in questi ultimissimi anni. Invece no, figli del «vaffanculo!» erano e figli del «vaffanculo!» sono rimasti. Puoi anche disconoscere tuo padre o tua madre, ma comunque parte dei loro geni sarai destinato ad averli a vita.

 

E Mirandola era diventata già un avvisaglia:

lombardi

In questi giorni in cui Genova di tutto avrebbe bisogno tranne che di «appropriazioni indebite», Beppe Grillo, dall’alto del palco del Circo Massimo di Roma, non ha altro da dire (o meglio, da urlare) che i parlamentari del M5S andranno a spalare la città dai detriti. Bene, bellissima cosa, un gesto nobile. O meglio, un gesto che poteva essere nobile e che, comunicato in questo modo, è diventato più povero della persona più disgraziata di questo mondo. Paradosso (forse): a Genova non serve disordine, bensì ordine. Nel senso: i partiti che hanno rappresentanti in Parlamento pensassero a sbloccare fondi e lavori di recupero idrogeologico del territorio; le persone (militanti di partito, membri di sindacati, persone spinte dall’altruismo e via dicendo) pensassero a dare un contributo minimo per riportare la città ad una condizione di dignità, ad una situazione degna di quella che in passato fu una gloriosa Repubblica marinara. Perchè Genova, e più in generale la solidarietà, sono patrimonio dell’essere umano, non di un simbolo partitico.

In pillole: contribuire, ma in silenzio, al massimo con riserbo. Come gli «Angeli del fango» insegnano.

 

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(Un secchio di beneficenza & uno “Tsu – Nami” di problemi)

Banalmente parlando, l’ Ice Bucket Challenge ha colmato un vuoto estivo: l’assenza di un tormentone musicale. Anzichè andare a ballare in discoteca quello che, fino all’anno scorso, era il grande successo dell’estate, ci si mette in costume, a dorso nudo o come vi pare, si riempie un secchio di acqua gelata e, mentre uno ti riprende in video, ti rovesci il secchio in testa. Per qualche secondo tremi, ti ritrovi (quasi) in Siberia poi, camminando o correndo, ti asciughi e tutto passa. Ovviamente, nel video bisognerà nominare qualcuno affinchè faccia lo stesso. Un gesto tanto banale, eppure è diventato un fenomeno virale di questa (non) calda estate 2014. Come mai? Ormai lo sappiamo tutti: l’Ice Bucket Challenge è una iniziativa promossa da Pete Frates, giovane atleta ed ex capitano della squadra di baseball del Boston College colpito dalla SLA, e Corey Griffin, morto annegato a Nantucket, in Massachussets, lo scorso 16 agosto in seguito ad un incidente subacqueo. L’obiettivo è raccogliere fondi per la SLA. La Sclerosi Laterale Amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i mononeuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Le cause della malattia sono sconosciute e, al momento, è possibile solo allungarne il decorso tramite cure palliative, determinate scelte di vita etico / culturali etc (Fonte: http://www.aisla.it ). Quest’acqua che esce dal secchio e ti rende per un breve lasso temporale un ghiacciolo a grandezza umana non è una sciatteria, ma ha un suo significato: l’acqua fredda ti intorpidisce per qualche secondo la muscolatura, facendoti provare una sensazione che i malati di SLA sono costretti a sopportare 24 ore su 24, per tutta la vita. Dunque, ritengo incomprensibile chi giudica questo semplice gesto uno spreco d’acqua. Ma di questo ne parlerò più in là. Concentriamoci un attimo sul «bilancio» di questa «moda»: al 24 agosto sono stati realizzati circa 2,4 milioni di video per un incasso mondiale di 70 milioni di dollari. L’anno scorso, nel medesimo periodo, il contatore si era fermato a 2,4 milioni. Insomma: 35 volte di più. Non è affatto poco. Stando a quanto dichiarato da Massimo Mauro, presidente dell’ AISLA (http://www.aisla.it ): «Da un mese tutto il mondo parla della ricerca sulla Sla: era una malattia dimenticata, ma adesso non lo è più grazie a questa vera e propria campagna di comunicazione». «Non ci sono dubbi, che l’idea delle secchiate d’acqua gelata abbia un “valore straordinario, considerando quanto in Italia sia difficile donare poiché, al contrario di quanto avviene negli Usa, le donazioni non sono detraibili». Dichiarazioni che: 1) rafforzano la bontà dell’ Ice Bucket Challenge; 2) ci offrono l’opportunità di comprendere come procedono secchio, acqua e freddo nella penisola. Allora, riconsideriamo quanto è stato raccolto nel mondo: circa 70 milioni di dollari. Ora quantifichiamo il contributo nostrano: circa 33mila euro (fonte: http://www.aisla.it ). In pillole: abbiamo contribuito solo per lo 0.47%. Vero, come dice Massimo Mauro, in Italia le donazioni non sono detraibili. Ma quanto vuoi detrarre da un contributo, anche simbolico, di 1, 5, o 10 euro? Soprattutto, fino a che punto è moralmente giusto (giuridicamente parlando, sarebbe pienamente legittimo) pensare alle detrazioni nel momento in cui sai che, banconote e monete che offri sono destinate a combattere una malattia che, una volta che ti prende, ti mangia i muscoli senza alcuna possibilità di salvezza? E poi, quanto può essere solida una affermazione del genere: «Buttarsi l’acqua addosso è uno spreco, meglio donare e basta!». I numeri parlano chiaro: in media ciascun italiano ha donato 55 centesimi di euro, bagnato o meno. In poche parole: siamo tra i bassifondi della solidarietà. Non c’è «ma» che tenga: dopo l’innalzamento del livello di intolleranza verso gli stranieri, con picchi che spesso toccano la soglia del razzismo, conosciamo dei passi indietro notevoli anche nel settore della solidarietà sociale, che pure ci ha sempre contraddistinto nel mondo. Colpa della crisi? Forse. Eppure, paradossalmente, questa triste congiuntura economica è (anche) un’occasione da non perdere: risparmiare, tirare la cinghia etc. potrebbe essere l’occasione per dare una sferzata alle nostre abitudini di vita che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono andate al di là di ogni nostra logica comprensione. Riflettiamo un secondo: usiamo la macchina per destinazioni lontane, ma anche per raggiungere il supermercato a 250 metri da casa; accendiamo la luce della camera da letto e spesso dimentichiamo di spegnere quelle della cucina e del bagno; teniamo accesi (quasi contemporaneamente) televisione, lavatrice e lavastoviglie; andiamo a fare spesa, prendiamo una caterva di prodotti alimentari e, spesso, buona parte finiscono scaduti nella pattumiera etc. Tutto questo senza pensare che molte risorse non sono inesauribili, e non tutti ne godono in misura equitativa. E così, arriva il fatidico giorno dell’ EarthOver Shoot Day, ogni anno sempre più precoce. Insomma, nel momento in cui ci indigniamo per un po’ di H2O sui nostri crani, per il resto dell’anno non proferiamo parola riguardo il fatto che, sempre più in fretta, il pianeta Terra consuma le sue risorse, destinate a tutta l’umanità per l’intero anno. Provo a spiegarlo meglio: quest’anno l’EarthOverShootDay è caduto il 19 agosto. Da quel momento la Terra è «in riserva»: tutto ciò che consumiamo dal 19 agosto è in realtà quanto era stato destinato per il 2015. Di questo passo, nel giro di neanche mezzo secolo le guerre fratricide coinvolgeranno ciascuno di noi, perchè acqua, petrolio, generi alimentari… – con tanto di cambiamenti climatici – saranno talmente scarsi che potranno soddisfare pochissimi abitanti sul pianeta. Che strano questo mondo: ci si indigna per due gocce, ma si tace sullo «Tsu – Nami» che potrebbe colpire ciascuno di noi.

                            DONARE DALL’ITALIA

In principio vi era Tangentopoli, la drammatica fine della I° Repubblica e la speranza di crearne una seconda più pulita e onesta, con un sistema istituzionale più funzionante ed incisivo nella vita di tutti i cittadini italiani. Poi ci fu l’avvento di Silvio Berlusconi sulla scena politica, e le speranze di cambiamento andarono a farsi fottere, sostituite da leggi ad personam, americanizzazione della politica, etichettature ad avversari politici e magistrati etc. Erano anche gli anni del centrosinistra, dell’Ulivo, dell’Unione, delle spaccature interne e dei governi che cadevano dopo poco tempo. E poi, il grande momento, l’occasione storica per eccellenza: le elezioni del febbraio 2013, che sembravano trasformare il governo Monti in una fase di transizione dalla seconda alla Terza Repubblica. Esito: crollo dei partiti tradizionali e boom del M5S, 101, Bersani che fallisce nella mediazione con Grillo e Governo Letta. Di nuovo: fine delle speranze di cambiamento. Fino ad arrivare ad oggi: Matteo Renzi attuale Presidente del Consiglio e 40% del PD alle Europee. Di treni ne abbiamo persi tanti, ma la cosa più grave è che abbiamo perduto qualcosa di più, un nostro modo di essere e di fare politica, di dialogare e non insultare, di vedere nell’avversario politico (appunto) un avversario e non un nemico, di vedere nella politica un campo ove si parla, si scambiano idee etc. e non un campo di guerra. In passato, dei delinquenti implicati in Mani Pulite non avrebbero mai avuto una seconda occasione per far danni 20 anni dopo, in occasione di Expo2015. Eppure sarebbe il male minore, perchè sarebbero sempre le stesse persone: non ci sarebbero, cioè, altri soggetti ex novo. In passato, un Giorgio Almirante avrebbe potuto salutare il suo «nemico storico» Enrico Berlinguer nel suo ultimo viaggio; oggi, un grave problema di salute è l’unica occasione (quasi) per vedere un gesto di umanità da parte di un avversario nei confronti di un altro. Soprattutto, era più facile vedere politici competenti, sicuramente attaccati ai loro interessi in molti casi, ma in grado di saper misurare le parole ed il proprio pensiero. Oggi invece assistiamo ad una seria degenerazione di tutto ciò: i giudici “antropologicamente diversi”, gli italiani “coglioni” che votano a sinistra, il “tricolore” con cui ci si pulisce il c**o etc. sono ormai espressioni superate, figlie di un passato che ci stiamo lasciando alle spalle. Oggi si preferisce proporre il dialogo con i terroristi, magari elevandoli a soggetti del diritto internazionale (Alessandro Di Battista), tanto “sti cavoli” che decapitano persone, seppelliscono vivi uomini, donne e bambini… Oggi c’è il coraggio di supporre “una coincidenza” tra la decapitazione di un giornalista americano e i raid americani (Davide Bono), senza il minimo rispetto per l’orrore provato dalla famiglia… La cosa peggiore è che tutto ciò è frutto di chi, 1 anno fa, si era presentato come il nuovo, la Rivoluzione… Si fosse trattato di estrema destra, di Lega Nord, uno neanche si stupiva più… In Italia abbiamo pagato l’onestà ad un prezzo troppo caro: abbiamo ucciso l’etica in cambio di incompetenza. 

Sembrava una notizia di lercio.it, una di quelle «bufale» messe in giro dalla rete e che i “fessacchiotti” non esitano a far girare, indignandosi e lanciando parole colorite. Invece, per una volta, i fessacchiotti potevano rendersi protagonisti di un bellissimo fatto: scambiare la notizia vera per bufala e divulgarla. Non è successo, pazienza. Però il fattaccio resta: l’ex comandante della Costa Concordia, Schettino, ha tenuto un intervento per spiegare «dal suo punto di vista, cosa è accaduto nella notte del naufragio e sulla gestione di quei momenti di panico » (fonte: corrieredellasera.it ). Era il 5 luglio; l’occasione: «ll seminario “Dalla scena del crimine al profiling” organizzato nell’ambito del Master in Scienze criminologiche e psicopatologico-forensi della facoltà di Medicina », tenuto dal docente e criminolo Vincenzo Maria Mastronardi. Proprio non ci si riesce a non fare figuracce, a essere un Paese normale. Non ci basta aver creduto e votato più volte un plurindagato e pregiudicato; non ci basta di aver dato retta alla miracolosa «democrazia della rete», dove basta un click da casa per cambiare il mondo… No, non siamo mai contenti. O meglio, siamo incontenibili. Ora permettiamo all’artefice di un disastro (32 morti, 110 feriti, 1 disperso), ancora sotto processo, di parlare davanti agli studenti di gestione del panico. Lui si difende sostenendo di essere un esperto del settore (!). Ma guarda un po’, in un Paese di 60 milioni di persone non si è riusciti a trovare una persona esperta di «gestione del panico», che non si è mai macchiata di crimini del genere. No, serviva il comandante Schettino, quello secondo cui il detto «il capitano è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave» va (quasi) ribaltato. Eravamo il Paese di Dante, Leonardo, Raffello, Michelangelo etc. Ora qui, al massimo, ci possono vivere Pinocchio e Lucignolo.

Il boia

on 29 gennaio 2014 in ATTUALITA', ETICA Commenti disabilitati su Il boia

Il boia era colui che aveva il compito (inumano) di tagliare la testa ad un condannato. Era un mero esecutore di ordini. Adesso, secondo il parlamentare della Repubblica Giorgio Sorial, il Capo dello Stato è un boia. L’ho detto più volte: pensavo fossero finiti i tempi in cui con il tricolore «ci si puliva il sedere», in cui gli italiani che votavano Romano Prodi erano « coglioni » che sostenevano «la concimazione dei terreni bollendo bambini». E fermiamoci qui, altrimenti la lista sarebbe troppo lunga. Nel febbraio 2013 il Movimento 5 Stelle si era presentato come il nuovo (giustamente, era alla sua prima avventura alle elezioni politiche), otteneva un 25% di consensi che avrebbero potuto cambiare le sorti del BelPaese. Invece, non è cambiato nulla: opposizione e intransigenza, non sporcarsi neanche il mignolo con il sistema partitico, imponiamo le larghe intese… e poi, quando si tornerà a votare, sicuramente prenderemo un voto in più degli altri. Insomma, la crisi e i problemi degli italiani possono continuare a crogiolarsi per un bel po’, possono aspettare. Eppure, riflettendoci bene, se boia è veramente «sinonimo» di tagliare, allora l’Italia è un Paese boia. Nella nostra penisola è consuetudine occupare posizioni di rilievo o raggiungere comunque traguardi ambiziosi tagliando, scegliendo scorciatoie: raccomandazioni anziché selezioni per merito, mazzette etc. E non dimentichiamoci delle istituzioni: fino al febbraio 2013 per entrare in Parlamento dovevi essere nominato. Da quel momento si sono aggiunte altre due possibilità: primarie per i Parlamentari, come ha fatto il Partito Democratico (ma, ovviamente, chi va a votare pagando due euro è un «poveraccio» colluso con il sistema, a cui fa comodo mantenere lo status quo) oppure primarie online, di cui il M5S è il pioniere. Queste ultime soprattutto, sono molto semplici: chiedi di diventare iscritto certificato, fai domanda di candidatura, prendi una manciata di voti e, grazie al megafono Grillo ti ritroverai comodo comodo in Parlamento. Cittadino Sorial, non pensa anche lei che questo metodo, da lei sfruttato, sia un modo come tanti per giungere alle camere del potere utilizzando scorciatoie? Non si sente boia anche lei?