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«Una Bretella per le Olimpiadi»

on 13 aprile 2015 in AMBIENTE, ATTUALITA', EUROPA, ITALIA Commenti disabilitati su «Una Bretella per le Olimpiadi»

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

PUNTATE PRECEDENTI:

NAPOLI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/05/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia-napule-mille-culure/  

DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/03/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia/

Il giardino di Ninfa è un monumento naturale della Repubblica Italiana situato nel territorio di Cisterna di Latina. Si tratta di un giardino all’inglese, la cui realizzazione è stata iniziata da Gelasio Caetani 1921 ed attualmente gestito dalla Fondazione Caetani. Si tratta di un incantevole incrocio tra piante provenienti da tutto il mondo (es.: l’acero giapponese ed il pino dell’Himalaya) ed i ruderi medievali di quella che fu la città di Ninfa. La definizione di giardino più romantico del mondo non l’ho inventata io, ma è stata frutto di un articolo del « The New York Times ». Siamo arrivati, ti consiglio di dare fondo a tutte le energie della tua macchina fotografica. Infatti (inserire album fotografico di Ninfa).

Dopo una mattinata tra ruderi, piante e nozioni sul monumento naturale da parte degli esperti del settore, arriva il momento di riprendere la macchina e tornare a casa. Mi dici che il pomeriggio vuoi passarlo a riordinare il materiale che hai raccolto in questo periodo sull’Italia, perchè hai in mente di farci un libro e/o un blog. Inoltre vuoi programmare già la tua prossima tappa: il Sud. L’Italia deve proprio piacerti tanto, insomma.

Eccoci arrivati al giorno della partenza: ti accompagno a Cisterna, da dove prenderai il treno per andare a Latina.

Perchè visitare Latina? Innanzitutto precisiamo: visitare Latina significa (quasi) obbligatoriamente dare un’occhiata anche a Pomezia, Aprilia, Sabaudia… Motivo? Sono tutte città giovanissime, che hanno più o meno una settantina di anni. Sono il più grande esempio di progettazione urbanistica realizzatosi durante l’autoritarismo fascista. Senza sottovalutare le altre città, mi limito a parlarti di Latina. Il 18 dicembre 1932 Benito Mussolini, Duce d’Italia, inaugura quello che sarà il futuro capoluogo dell’Agro Pontino: Littoria. Il progetto viene realizzato con il contributo di coloni provenienti soprattutto dalle aree depresse del Nord Italia. Dopo la liberazione, si pensa di mutare il nome della città in Latinia, ma quelle due lettere finali (-ia) sembrano ancora ricordare il triste passato fascista (d’altronde, gli altri Comuni di nuova fondazione si chiamano: Aprilia, Sabaudia, Pomezia…). Dunque, leviamo la penultima vocale, onde evitare spiacevoli equivoci. Girando la città ti ritrovi dunque immerso in quegli anni (’30 – ’40) che ovviamente, hanno risentito dei cambiamenti giunti fino a noi: Palazzo Emme, il cui nome è un omaggio al Duce (l’iniziale del suo cognome) e oggi è sede di diversi progetti culturali; Piazza del Quadrato, nucleo originario della città; l’edificio dell’Opera Nazionale Combattenti, oggi sede di un Museo della Bonifica… Ma Latina è anche bellezze naturali: basti pensare al Lago di Fogliano, facente parte del Parco Nazionale del Circeo e classificata come Zona umida di importanza internazionale (RAMSAR). Specie mediterranee (leccio, palma nana, alloro) si affiancano a palme, eucaliptus e araucaria. Insomma, è da vedere anche quello. E non dimenticarti il Museo di Piana delle Orme, dove si rivive (quasi) dal vivo l’esperienza della seconda guerra mondiale.

Inizia un lungo articolo dedicato all’ambiente, alle opere pubbliche, all’aria che respiriamo etc. Per tale ragione, comprendendo la difficoltà nel poter leggere, in un colpo solo, una sequenza infinita di dati, città, leggi etc., il post sarà presentato in più sottoarticoli, che verrano pubblicati nei prossimi giorni… Ergo, #restatesintonizzati. E buona lettura!

PRIMA PARTE: un salto a Helsinki e uno ad Amburgo

Partiamo da lontano, da molto lontano: l’Unione Europea. Allora, in questa terra così lontana nell’anno 2014 (si tenga ben presente il calendario gregoriano) i Paesi membri hanno raggiunto un accordo importante: entro il 2030 bisognerà tagliare del 40% le emissioni di gas serra. Per carità, nulla di definitivo, si tratta di un accordo preliminare in vista del vertice di Parigi del 2015 (momento in cui si scopriranno definitivamente le carte), ma è comunque un discreto punto di partenza. Ci sono poi alcune «clausole» volute da alcuni Stati che potrebbero ridimensionare l’accordo (es.: o anche le grandi potenze mondiali si impegnano con programmi concreti o non si farà nulla) però, cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno: un nuovo tentativo di realizzare una sfida ambientale e climatica si sta mettendo in atto. Poniamoci una domanda: come si fanno a ridurre i gas serra? Diamo la risposta più semplice possibile: non abbattendo alberi, anzi piantandone di nuovi (per la ovvia legge della fotosintesi clorofilliana); utilizzando macchine ecologiche (e, se proprio non abbiamo soldi in tasca per permettercene una, ricorriamo ai mezzi pubblici). Ci sono poi le energie pulite come il fotovoltaico, l’eolico etc. Insomma, risposte che sappiamo fin dalle elementari.

L’Unione Europea ha raggiunto quest’anno tale accordo. Ma, focalizzando la nostra attenzione scopriamo che alcune realtà del vecchio continente hanno già intrapreso da tempo una politica di sostenibilità raggiungendo un livello avanzato, tanto da potersi considerare modelli da seguire. In particolare, due città si sono imposte un obiettivo ambizioso, roba che in Italia oggi è pura e lontana utopia: diventare indipendenti dalle macchine. Spieghiamolo bene e, facciamo un salto a Helsinki ed Amburgo.

Amburgo

«Amburgo, in Germania, sta lavorando a un piano per eliminare la necessità di muoversi in automobile nel giro di soli 20 anni. L’obiettivo dell’amministrazione tedesca è rendere la città un luogo migliore in cui vivere: più sostenibile dal punto di vista ambientale e più “sana” per gli abitanti. E’ in fase di realizzazione un piano chiamato Grünes Netz (Rete Verde): si intende realizzare nuovi percorsi esclusivamente dedicati alle biciclette e ai pedoni collegati con quelli già esistenti e in grado di unire in modo sicuro le aree verdi presenti in città. I parchi, i giardini, i campi sportivi e tutti gli spazi di interesse pubblico saranno raggiungibili a piedi o in bicicletta da pendolari e turisti attraverso una rete che coprirà circa il 40 per cento delle attrazioni di Amburgo. Gli abitanti della seconda città più grande di Germania una volta erano completamente dipendente dalle automobili. Un cambiamento era dunque necessario per far fronte al riscaldamento globale che ha visto la temperatura in città aumentare di 9 gradi centigradi in 60 anni e il livello dei mari innalzarsi di 20 centimetri.Una città senz’auto permetterà di ridurre molto le emissioni di CO2 mentre la presenza di più alberi e spazi verdi servirà a mitigare gli effetti negativi di possibili inondazioni o eventi climatici estremi » (fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/amburgo-senza-auto ). Per approfondire: http://www.hamburg.de/gruenes-netz.

Helsinki

«La capitale finlandese punterà ad eliminare le auto private entro dieci anni, grazie all’utilizzo di trasporti pubblici integrati e gestiti da un app. Entro il 2025, la città di Helsinki – capitale della Finlandia – potrebbe dire addio al trafficogenerato da automobili private, grazie ad un nuovo e rivoluzionario progetto battezzatoKutsuplus. Il sistema prevede una integrazione completa del trasporto pubblico, del bike sharing, dei treni e dei traghetti, in modo da rendere inutile e dispendioso il possesso e l’uso di un veicolo privato.Grazie all’utilizzo di un’apposita app sviluppata per smartphone e tablet sarà possibileprenotare dei minibus che risulteranno integrati con tutto il resto dei mezzi pubblici: in questo modo sarà possibile creare  una fitta e completa rete di interconnessioni legati alla mobilità, in grado di permettere rapidi ed efficaci spostamenti in qualsiasi direzione desiderata. Secondo gli esperti, entro 10 anni nessuno dei cittadini di Helsinki avrà più bisogno di un’auto privata per qualsiasi spostamento urbano. Per ottenere questo risultato, in realtà basterà semplicemente ottimizzare i trasporti pubblici della città nord europea, considerando che già oggi su 1,3 milioni di residenti nell’area metropolitana di Helsinki, ben800.000 persone dispongono di un abbonamento ai mezzi pubblici, nonostante il costo dell’ abbonamento risulti tra i più elevati in tutta Europa, anche se bisogna tener conto che il titolo di viaggio permette di usufruire di qualsiasi mezzo pubblico – come ad esempio treni, metropolitana e autobus (compreso l’utilizzo dei trasporti via traghetto, studiati per collegare la città con il resto dell’Europa) – senza bisogno di acquistare un altro biglietto» (Fonte: http://www.motori.it/ecoauto/19546/helsinki-dal-2025-sara-una-citta-senza-auto.html ).

Due realtà che stanno per realizzare una rivoluzione culturale e sostenibile di dimensioni gigantesche, figlie di un processo durato a lungo negli anni. Ormai nessuno può più negare il primato del fotovoltaico in Germania (nonostante le condizioni climatiche di partenza più sfavorevoli rispetto all’area mediterranea), la qualità dell’aria raggiunta nel Nord Europa (giusto per prendere un’altra città baltica: Tallinn è da anni la capitale con l’aria più pulita al mondo). 

Ok, ora arriviamo a noi (appuntamento alla prossima “puntata” 😉 )

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SCARICA IL NOSTRO E-BOOK “COS’E’ IL MALPAESE? VOCI DELL’ITALIA CHE (R)ESISTE”

PARLANO DI ME, DI NOI… “COS’E’ IL MALPAESE? VOCI DELL’ITALIA CHE (R)ESISTE”

on 28 agosto 2014 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', GIOVENTU', IL MALPAESE, SOCIETA' Commenti disabilitati su PARLANO DI ME, DI NOI… “COS’E’ IL MALPAESE? VOCI DELL’ITALIA CHE (R)ESISTE”

ARTICOLO SU LAZIONAUTA    ARTICOLO SU CORRIERE DI LATINA   ARTICOLO SU ONIRIKA EDIZIONI ARTICOLO SU LA VOCE

 

DOVE SCARICARE GRATUITAMENTE L’E – BOOK

Dopo neanche 3 mesi dalla pubblicazione, l’e-book “Cos’è il Malpaese? Voci dell’Italia che (r)esiste” ha generato risultati al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Stando ai dati dell’editore (http://www.youcanprint.it ), l’opera è stata scaricata (dato aggiornato al 10 agosto 2014) 135 volte dai vari stores ove è possibile reperirla. Un risultato clamoroso, frutto del lavoro di 4 anni di vita del blog http://www.ilmalpaese.wordpress.com e che, parzialmente, è stato raccolto nell’ e-book. Non solo: è frutto della pubblicità online generata mediante il blog ed il passaparola. Insomma, in pillole: un grande risultato a costo 0. Certo, l’opera è scaricabile gratuitamente. Ciò però non significa che sia più facile “vendere”. “Cos’è Il Malpaese? Voci dell’Italia che (r)esiste” è una goccia in un oceano di opere digitali vendute a costo 0. Di queste, solo una piccola percentuale riesce ad ottenere una discreta visibilità: la nostra, fortunatamente, c’è riuscita.

Dunque, 135 volte grazie a chi ha deciso di scaricare l’e-book, a chi ci ha fatto pubblicità, a chi avrà intenzione di leggere queste 168 pagine in futuro.

Parlando per la mia (piccolissima) parte di contributo:

  • 135 significa che ora la vicenda della GoodYear di Cisterna è conoscibile più facilmente oltre i confini della Provincia di Latina e del Lazio;
  • 135 significa che ora la vicenda “Damasco 2, il caso Fondi” ha una cassa di risonanza che comincia a coinvolgere la penisola, nella speranza che resti un fatto isolato;
  • 135 significa cominciare a dare un calcio all’antipolitica e al razzismo (articoli su euro, Lampedusa e Cecile Kyenge);
  • 135 significa tanto, tantissimo…

 Le industrie sembravano dover portare benessere e ricchezza economica ai territori ove si installavano. Sembravano dover realizzare il sogno di un mondo ove la povertà veniva sconfitta per lasciare il posto ad una società benestante. Queste belle speranze sono diventate illusioni svanite nel giro di mezzo secolo, sostituite da uno scenario spesso raccapricciante e tragico. Basta fare un tour nella Provincia di Latina, importante polo industriale del Centro – Italia campato per anni grazie ai fondi della Cassa del Mezzogiorno, e ora ridotto ad una miriade di capannoni abbandonati e non tutti bonificati, alle tragedie dei lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro, consapevoli che sarà ben difficile trovarne un altro, specie se in età avanzata. Sarebbe «bello» se i guai fossero solo questi. Simbolo dello sviluppo industriale è anche la centrale nucleare di Borgo Sabotino, la prima realizzata in Italia (1963) per poi essere chiusa nel 1987 in seguito al referendum. Ricchezza e autonomia energetica, ma anche danni ambientali e problemi fisici per moltissime persone dei territori limitrofi. Insomma, benessere economico e salute non sembrano andare d’accordo quando questo rapporto è gestito dalle macchine. E spesso la seconda soccombe. Lo sanno benissimo gli operai della GoodYear di Cisterna di Latina, comune dell’omonima provincia.

E’ il 1965, la GoodYear (fabbrica che produce pneumatici) instaura a Cisterna una sua filiale. Parte l’era industriale nella giovane provincia pontina: migliaia di persone trovano occupazione, centinaia e centinaia di famiglie possono ora guardare al futuro con maggiore sicurezza. Nasce il mito di «Mamma Goodyear», colei che si occupa delle prospettive economiche dei suoi figli, i lavoratori. Ma, con il passare degli anni, quell’oro luccicante che le gomme portavano si trasforma in veleno. La fabbrica contiene amianto, le polveri sottili che il lavoro produce non hanno problemi ad inserirsi nelle vie respiratorie degli operai, privi di qualsiasi protezione. Non solo: i controlli ASL vengono pre-annunciati, così la dirigenza ha tutto il tempo per comunicare agli operai la necessità di ridurre i ritmi di lavoro. Perchè gli ispettori devono trovarsi dinanzi ad un edificio pulito e a norma, altrimenti si chiude baracca e battenti. Si arriva così al 2000, il momento in cui la «mamma» decide di abbandonare i suoi «figli» ed andarsene all’est, dove la manodopera ha un costo minore e le leggi sulla sicurezza sono molto più deboli. Ma, molti operai cominciano ad accusare, quasi contemporaneamente, forti problemi di salute. E, sempre quasi contemporaneamente, cominciano ad andarsene. Coincidenze? Forse. Ma un operaio, nonché rappresentante sindacale, all’inizio del nuovo millennio comincia a raccogliere nomi, cognomi e cartelle cliniche dei colleghi che si ammalano. Gli operai morivano, ma le cartelle cliniche non evidenziavano particolari problemi. Ma allora, come si fa a spostare un lavoratore con cartelle cliniche con risultati negativi (sanitariamente parlando) da un settore della fabbrica ad uno più leggero, perchè colpito da problemi fisici? Insomma, tante cose non tornano. Così, si decide di passare per la via giudiziaria. Stoppiamo qui il racconto, vi spiego subito il perchè. Tutto ciò che avete letto fino ad ora altro non è che una (piccolissima) parte del film – documentario «Happy GoodYear», realizzato dalla «SoundCrime» e proiettato in anteprima al Cinema «Oxer» di Latina sabato 3 maggio 2014 e destinato a girare il BelPaese. Si tratta di un progetto importante, in quanto permette – per la prima volta – alla questione di oltrepassare i confini pontini e toccare tutta la penisola. Soprattutto, permetterà alle coscienze di rispolverare tematiche come la sicurezza sul lavoro, lo sviluppo sostenibile etc. Perchè in un paese civile come dovrebbe essere il nostro, il lavoro deve essere un diritto che tuteli l’economia delle persone senza intaccarne la salute. Insomma, firmare un contratto e non una condanna a morte.

IL MIO DISCORSO AL CIRCOLO PD DI CISTERNA: A SOSTEGNO DELLA MOZIONE CIVATI

on 17 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su IL MIO DISCORSO AL CIRCOLO PD DI CISTERNA: A SOSTEGNO DELLA MOZIONE CIVATI

Oggi sono stato al circolo PD di Cisterna ad esporre la mozione Civati. Ecco a voi il mio discorso. Leggendo noterete che parlo soprattutto di “quello che deve essere il PD” e non di quello che “deve essere l’Italia”. perchè, se prima non sistemiamo i problemi interni al partito, non potremo mai risolvere quelli del nostro Paese. Buona lettura:

“Il Partito Democratico è nato con l’obiettivo di diventare «il più grande partito riformista d’Italia». Il PD che invece stiamo conoscendo, è un partito che ogni giorno è attraversato da guerre tra correnti sempre più affamate, è un partito che non sa prendere decisioni forti (anzi, spesso le risposte sono contraddittorie) riguardo tematiche importanti per il destino del nostro Paese. Inoltre, qualcuno si è chiesto come mai, il PD è passato in questi anni da 12 milioni di elettori ai circa 8 – 9 del febbraio 2013? Qualcuno si è chiesto perchè c’è stato un drastico ridimensionamento nel numero dei tesserati? No. Eppure la risposta è molto semplice: il Partito Democratico ha perso il contatto con la realtà sociale di tutti i giorni. Siamo in un periodo di crisi economica. Una crisi che colpisce quegli ambiti che la sinistra ha sempre cercato di tenere vivi: i disoccupati, i giovani etc. A febbraio, abbiamo perso le elezioni più facili della storia. Dunque, il PD, per ripartire, deve tornare a svolgere una funzione storica e propria di ogni partito politico: essere uno strumento di intermediazione tra la società e le istituzioni. Ma ciò non deve avvenire solo quando servono i voti. Ciò deve avvenire tutti i giorni. Paradossalmente, siamo il partito che meno di tutti dovrebbe avere problemi di radicamento con i territori: abbiamo una struttura composta da circoli e federazioni che copre tutto il territorio nazionale. Ma la struttura bisogna farla funzionare, altrimenti è inutile! Nella stragrande maggioranza dei casi, i circoli vengono tenuti aperti solo in periodi elettorali (elezioni politiche, congresso etc.). Ciò porta le persone a scegliere altre strade, in primis il M5S. I circoli devono restare aperti tutti i giorni, bisogna dargli risorse adeguate, fornirgli una connessione internet etc.
Sicuramente questo è stato il ventennio di Silvio Berlusconi. Ma in questi venti anni siamo stati al governo anche noi. Soprattutto, abbiamo parlato alla gente un linguaggio che con la sinistra non c’entrava nulla: la bicamerale, abbiamo fatto passare l’idea che sostenere il Governo Monti fosse da responsabili, mentre era da irresponsabili andare subito al voto, vincere le elezioni e governare l’Italia con una maggioranza coerente. Non ci siamo accorti di un movimento di protesta che cresceva giorno dopo giorno etc. Adesso siamo al governo con Enrico Letta ed il PDL. Si tratta di un governo di larghe intese che più volte ci ha obbligato a votare in maniera fortemente contrapposta a quello che una forza di sinistra, come il PD, ha sempre sostenuto. In pillole: votiamo o rinviamo per salvare il governo. Insomma, siamo davanti ad una scelta: o votiamo Giuseppe Civati, e facciamo quindi ripartire la macchina, oppure, diamo il voto a qualcun’altro. In quest’ultimo caso, non cambierà nulla, e raggiungeremo un punto di morte prima o poi.”