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Posts Tagged ‘Civati’


La goccia che fa traboccare il vaso

on 14 febbraio 2014 in POLITICA Commenti disabilitati su La goccia che fa traboccare il vaso

Giuro, pensavo che peggio dell’anno scorso non si potesse fare. Giusto per rinfrescarci la memoria: elezioni politiche già vinte che vinciamo sul filo di lana ( ma non abbastanza per poter governare), non elezione di Rodotà alla Presidenza della Repubblica (chissà perchè poi), impallinamento (i famosi 101) di Romano Prodi e governo di pacificazione (!!) con Silvio Berlusconi. Intanto: gli OccupyPD facevano la voce grossa incitando al governo del cambiamento, sostenendo Stefano Rodotà e Romano Prodi (insieme, perchè entrambi erano e sono risorse per il Paese), persone che erano tesserate dai tempi del Partito Comunista Italiano bruciavano la tessera del PD dopo la seconda elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica. Insomma, tutto poteva cambiare ma alla fine tutto è rimasto come sempre. In quei giorni ero arrabbiatissimo, vedevo svanire quel percorso di primarie e parlamentarie, di carta d’intenti che avevamo costruito con Sinistra Ecologia e Libertà, con il Partito Socialista Italiano e con Centro Democratico, di fatiche nel volantinare e convincere le persone a votare per il nostro partito. Decisi di non strappare la tessera, perchè quel pezzo di plastica aveva (e ha) più dignità dell’allora classe dirigente (che ritenevo la peggiore che il centrosinistra abbia avuto fin dalle origini), perchè in tutto quel casino le colpe non erano solo del PD, ma anche di un movimento (il M5S) che, anziché partecipare ad un progetto di cambiamento, decideva di umiliare in streaming Pierluigi Bersani e di chiudere a qualsiasi possibilità di accordo (salvo Beppe Grillo dire, 5 minuti prima della votazione su Napolitano, che, se avessimo votato Rodotà si sarebbero aperte praterie per il governo). Soprattutto, a 22 anni non potevo già considerare quei fatti il mio capolinea nel portare avanti battaglie politiche in cui credo. E poi, c’era il Congresso: cedere ora significava darla vinta alla nomenklatura. E allora sotto con Giuseppe Civati, «illustre sconosciuto» che per i più era un bel ragazzo (così si sentiva dire da ragazze che conosco), una persona troppo giovane per la segreteria (in effetti, a 40 anni, con una figlia a carico, sicuramente è un adolescente rivoluzionario, niente di più), una «persona che voterei ma sarebbe inutile perchè tanto vince Renzi» (si, va letto tutto d’un fiato). Poi, si sa come è andata a finire: vittoria di Renzi alla grande. Senza problemi, il risultato delle Primarie lo riconobbi: «L’Italia cambia verso, con un partito bello e democraticoche la pensa come te». Almeno così speravo. D’altronde, le prime scelte di Renzi neanche mi guastavano: il PD dettava l’agenda politica, si sfidava Grillo ed il suo movimento dopo i tentativi di Bersani e Civati nonché etichettature varie da parte dei relativi esponenti, si ad una riforma del Senato (siamo l’unico Paese al mondo che ha due Camere con i medesimi poteri). E poi, la legge elettorale: Grillo diceva di no e Renzi ricorreva a Silvio Berlusconi (dopo 8 anni, potevamo allungare di qualche giorno il tentativo con Grillo, a questo punto) con cui realizzava l’Italicum (no preferenze, sbarramento con la virgola etc.), prossimo (?) ad approvazione. Intanto: #maipiulargheintese, #enricostaisereno etc. Le ultime parole famose; ieri la direzione PD ha deciso di realizzare la staffetta: dimissioni di Enrico Letta e Matteo Renzi nuovo Presidente del Consiglio, con buona pace delle regole democratiche. Personalmente, ritengo quest’ultimo fatto la goccia che fa traboccare il vaso. E ciò lo dico a malincuore, perchè di questo partito sono una piccola stella di quella galassia di coordinatori di circoli di cui il PD ha permeato la nostra penisola. Sono stato eletto il 2 novembre 2013, con l’intenzione di rilanciare la partecipazione politica nella mia comunità, soprattutto tra i giovani. Un obiettivo ambizioso, reso complicato dalle contraddizioni in cui negli ultimi anni siamo caduti. Adesso, quell’obiettivo lo ritengo irraggiungibile per due motivi: 1) le persone neanche ci penseranno ad avvicinarsi ad un partito che ha rinnegato il risultato delle primarie; 2) ho perso fiducia anche io, e temo che continuare a restare nel PD significhi solo cozzare con i miei ideali di sinistra (giuro: mai avrei pensato di dirlo, ma la coerenza con se stessi bisogna tutelarla). Quando le persone ti dicono in faccia che -in queste condizioni – non vogliono più dare una mano, quando ti dicono «mi dispiace per te, ma il PD non lo voterò mai più» e lo senti ripetere tante volte da una moltitudine di uomini e donne, capisci che stiamo andando verso un pozzo senza fondo. Quindi, caro PD, per me parte un periodo di profonda riflessione sul mio ruolo in questa organizzazione politica: devo capire, comprendere se sono ancora un pezzo del puzzle che si incastra perfettamente oppure no. Continuerò a parlare con i membri dei circoli, affinchè le mie riflessioni possano giungere a delle conclusioni. Intanto, per le elezioni europee, il mio voto (sempre a malincuore) non sarà per il PD. Ma, sicuramente non sarà neanche per il M5S, perchè le mie idee cozzano con coloro che pensano che i politici sono tutti uguali e corrotti, che si vantano di non far parlare colleghi deputati di partiti avversi, che ritengono un click da casa la vera democrazia diretta, che pensano che la distruzione dei partiti sia un bene per la democrazia etc. Il mio voto, fin da quando ho acquisito la maggiore età, è sempre stato basato sui contenuti e mai sulla protesta. Voterò Tsipras, perchè voglio continuare a credere in un’Europa dei diritti; il Partito Democratico, per come siamo messi oggi, potrà anche creare il documento programmatico più bello del mondo, ma non saprebbe concretizzarlo. D’altronde, se siamo un partito serio, avremmo dovuto avviare un’indagine interna per scoprire i 101. #giustoperdirneuna. Ecco, ci si chiarisca prima all’interno, e poi si torni a fare politica (sui territori!).

Andrò contro le responsabilità del ruolo che ricopro? Forse, ma permettetemi di dire che: in un partito ove i programmi e gli impegni vengono messi da parte con molta facilità, azioni democratiche come quella che ho intrapreso io sono zucchero.

vorrei che tutto questo fosse solo un incubo …

SIAMO STATI FIN TROPPO BUONI

on 15 dicembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su SIAMO STATI FIN TROPPO BUONI

Dietro alle Primarie del Partito Democratico si celavano, per Beppe Grillo ed il suo movimento, due pericoli: Giuseppe Civati e Matteo Renzi. Il primo non era nuovo a tentativi di mediazione tra i parlamentari del suo partito e quelli del movimento; il secondo, con una capacità mediatica in grado di scontrarsi alla pari con quella dell’ex comico genovese, giovane e soprattutto convinto che i grillini andassero sfidati sul loro campo. D’altronde basta vedere come, più volte, i due «giovani rampanti» del PD siano stati bollati dai pentastellati: l’ «inno» di Giuseppe Civati diventava – secondo il blog di Grillo – «Pippo non lo sa», il deputato diventava la persona del «vorrei ma non posso», colui che «vorrebbe essere come noi, ma non può», secondo un “esimio parlamentare a 5 stelle” era uno avente molte caratteristiche in comune con Borghezio, un incoerente etc.; il secondo diventava l’ «ebetino di Firenze», «Renzi(e)», sempre secondo il medesimo esimio parlamentare a 5 stelle «il buco con la camicia intorno» etc. In poche parole, per il bene del suo movimento, una volta tanto ed in cuor loro, Beppe Grillo ed i suoi tifavano per la nomenklatura, per quella parte del PD che per 20 anni ha guidato il gruppo dirigente. In poche parole: sperava nella vittoria di Gianni Cuperlo. Come era largamente prevedibile, così non è stato; il nuovo segretario del Partito Democratico è Matteo Renzi.E, come promesso, ha deciso di lanciare il guanto di sfida. Il Partito Democratico è disposto a rinunciare ai 42 milioni di euro di rimborsi elettorali (tematica questa da discutere meglio, in quanto c’è il rischio di lasciar cadere la politica nelle mani di qualche lobbies, tra cui una di queste è la Casaleggio Associati), ma contemporaneamente, il Movimento 5 Stelle se la sente di firmare per la conversione del Senato in Camera dei Comuni, rompendo con la peculiarità del sistema istituzionale italiano (l’unico al mondo dove le due Camere hanno poteri e funzioni parificate) e facendo risparmiare allo Stato 1 miliardo di euro? Ovviamente, i destinatari della proposta non ci hanno pensato su due volte a ripetere quelle due lettere che ormai, da tempo immemore, sembrano far comprendere che il «nuovo che avanza» ci fa rendere nostalgico il vecchio: NO! Almeno le motivazioni della risposta fossero nel merito. Giusto per dirne due: il PD deve restituire «quanto scippato», Renzi fa proposte di marketing e da I° Repubblica. Caso curioso, quest’ultimo, per due motivi: 1) Se c’è uno che fa marketing è Casaleggio; 2) la filosofia del “noi diciamo SI se…”, in questa legislatura, è stata utilizzata per primo proprio dai grillini, nel periodo in cui Bersani proponeva loro il famoso accordo di governo sugli “8 punti per il cambiamento” (basta andarsi a guardare qualche video del deputato di Di Battista per accertarsi di ciò).
Arrivando al sodo: Renzi ha messo in seria difficoltà Beppe Grillo:
nel giro di pochi giorni, le stoccate di Riccardo Nuti a Davide Faraone sono state rispedite al mittente dall’interessato. D’altronde, è difficile prendere lezioni da chi si è candidato alle Comunali di Palermo con scritto sulle schede elettorali “Riccardo Nuti detto Grillo”, da chi è entrato in Parlamento prendendo 174 voti online e presentandosi agli elettori con un video di 90 secondo (per dire: è inutile attaccare le primarie del PD quando si hanno certi scheletri dentro l’armadio);
Matteo Renzi ha proposto l’abolizione del Senato, ma su ciò non è stato dato alcun giudizio. Si è preferito dribblare la questione, con generiche (e ormai scontate) considerazioni sugli sprechi della politica.
Inoltre:
dopo l’umiliazione subita da Bersani;
dopo le etichettature ricevute da Civati
scusatemi, ma il «muso duro» di Renzi ci voleva. Da oggi il coltello dalla parte del manico ce l’abbiamo noi.

Siamo stati fin troppo buoni. Adesso la musica cambia.

LA STORIA CONTINUA

on 8 dicembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su LA STORIA CONTINUA

Quando un partito ti porta a votare 2 milioni e mezzo di persone nonostante lo scandalo del tesseramento gonfiato, l’incostituzionalità della legge elettorale, le larghe ( ora un po’ meno) intese, la disaffezione alla politica etc., significa che il cuore pulsante di quel partito continua ad essere sano e robusto. Questo cuore pulsante sono i tesserati, i militanti, tutti coloro che si sono spesi in questo anno per la buona riuscita del Congresso Nazionale. E da domani inizieranno a spendersi per rendere questo partito ancora più grande. La vittoria di Matteo Renzi viene vista da molti come la fine della sinistra. Non sono d’accordo. Vero, buona parte della nomenklatura ha deciso di rinnegare quanto detto durante le primarie di coalizione del 2012, ma Matteo Renzi non potrà rinunciare del tutto a quello che era il suo progetto iniziale: «rottamare» la classe dirigente del Partito Democratico. Alla conclusione delle primarie dell’anno scorso, quando Pierluigi Bersani fu incoronato candidato premier di «Italia Bene Comune», la prima cosa che mi venne in mente fu quella di unire gli slogan dei due candidati che avevano raggiunto il ballottaggio: «Il coraggio dell’Italia. Adesso!». Ecco, ora mi piacerebbe che si cominciasse a dire: «L’Italia cambia verso, con un partito bello e democratico, che la pensa come te». Non si tratta di ammettere la sconfitta di chi, come me, ha sostenuto Giuseppe Civati o, come altri, Gianni Cuperlo; tutt’altro. Il Partito Democratico è, per dirlo con le parole di Gianni Cuperlo, «una comunità di persone» che vede nelle Primarie lo strumento ideale per decidere, insieme alle persone, i candidati ideali alle cariche pubbliche. Certo, non sempre ci riesce; non sempre riusciamo a capire le esigenze delle persone; spesso parliamo di problemi interni al partito, ma non di quelli reali, che il Paese vive tutti i giorni. Però una cosa è certa: chi è dentro il Partito sa benissimo che il risultato delle Primarie va accettato, altrimenti queste non avrebbero motivo di esistere. E si ricadrebbe nell’unica alternativa possibile: il partito basato sulla persona. Ma di questi in Italia ne abbiamo fin troppi.

 

Detto questo,

 

  • auguro buon lavoro al Segretario Matteo Renzi;
  • lancio un affettuoso saluto ai compagni di viaggio di questa avventura.

 

W IL VOTO!

on 6 dicembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su W IL VOTO!

Caro elettore, cara elettrice,

 

siamo giunti alla fase finale del Congresso 2013 del Partito Democratico. L’8 dicembre, come oramai tutti sanno, voteremo ed eleggeremo il nuovo Segretario Nazionale Con questo post lancio l’ultimo accorato appello a partecipare al voto. Si tratta di una forma di partecipazione politica fondamentale e molto più potente dell’astensionismo. Una forma di partecipazione politica che permette di evidenziare gli errori, correggere e migliorare il Partito Democratico, nonché di lanciare nuove e giovani potenzialità. Il giorno 8 dicembre, quando voi, cittadini di Giulianello, vi recherete alla Delegazione Comunale per esprimere il vostro diritto, incontrerete una scena che oserei dire, di questi tempi, “curiosa”: 3 ragazzi di età compresa tra i 21 e i 22 anni (Angelo Cioeta, Jury Canale e Gianmarco Mattoccia), con una forte passione per la politica, staranno tutto il giorno lì a garantire lo svolgimento delle votazioni. A ciò aggiungo che, dal 2 novembre 2013 (giorno in cui sono stato eletto coordinatore del circolo PD di Giulianello), nel direttivo Ci sono 2 ventenni (Jury Canale e Rachele Gasbarra). Non finisce qui: a Cori è stato eletto un coordinatore poco più grande di me (Giuseppe Cardilli) e a Cisterna una ragazza di 25 anni (Elisa Giorgi). Inoltre, nell’Assemblea Provinciale c’è una nutrita rappresentanza di giovani. Ovviamente, all’età anagrafica bisognerà affiancare la freschezza delle idee e le competenze. Ma intanto, un obiettivo è stato raggiunto: si è garantito un «principio» di ricambio generazionale. Questo ricambio però deve diventare una tipicità del PD. Ma il partito non è (solo) un passaggio di testimone tra generazioni. Il Partito Democratico è l’organizzazione politico – istituzionale più grande d’Italia, è il tassello più grande di un mosaico di partiti che garantiscono la sopravvivenza della democrazia. Partito non è sinonimo di «organizzazione a fini personali», bensì è un’associazione di persone che condivide i medesimi principi, che si riconosce sotto un unico simbolo, che partecipa alle elezioni, che presenta una struttura a tre pilastri (elettorato, eletti nelle istituzioni, dirigenti di partito). Inoltre, affinché possa garantire una funzione storica e tipica di ogni partito (strumento di intermediazione tra le esigenze della società e gli enti istituzionali) deve avere una struttura ben radicata sul territorio. Il PD è l’unico che ha una copertura su (quasi) tutto il territorio nazionale (permettendogli di conoscere tutte le realtà, da quelle più piccole a quelle più grandi), è veramente l’unica possibilità di riscatto per il Paese.

 

Allora, cari elettori e care elettrici,

 

votare Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati, non significherà avere sprecato parte del proprio tempo e/o aver buttato 2 euro. Significherà essersi affiancati a tanti tesserati e militanti che, ogni giorno, lavorano e combattono per un partito migliore, punto di partenza per una Italia più giusta.

 

W IL VOTO!

GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

on 21 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

Incolpare Giuseppe Civati di essere stato un incoerente, un vigliacco o altri insulti vari, significa ammettere la propria ignoranza su tale vicenda. Quindi, a onor di verità, entro nella già lunga lista di articoli volti a chiarire la vicenda.
Giuseppe Civati, fin dall’inizio, si è dichiarato contrario alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle («avevo dichiarato anche nei giorni scorsi che non avremmo dovuto votare la mozione del M5s per tutta una serie di motivi, il primo dei quali è che nel testo si affermano cose che non sono accettabili, a cominciare dal richiamo a Ruby »). Essendo però d’accordo nel sostenere che la Cancellieri dovesse dimettersi, e vedendo l’ipocrisia all’interno del Partito Democratico (o la Cancellieri si dimette oppure gli rinnoviamo la fiducia), aveva deciso di presentare all’Assemblea di partito la proposta di una sua mozione di sfiducia. Quest’ultima, oltre ad essere stata respinta dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea, non aveva neanche raggiunto il numero di firmatari minimo per poterla presentare in Parlamento (nel Parlamento Italiano la mozione di sfiducia individuale segue le regole medesime di quella valida nei confronti del Governo: deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti di una Camera; quella di Civati aveva raggiunto solo 15 firmatari). Dunque, come funziona in tutti i partiti seri (a qualcuno dispiacerà, ma dovrà per forza di cose ammettere che il PD almeno le Assemblee per decidere la linea le fa), se la maggioranza decide una cosa, la minoranza si adegua. Non dimentichiamoci poi che la questione è stata abilmente raggirata da Enrico Letta. Il Presidente del Consiglio ha trasformato una sfiducia individuale in un atto volto a decidere le sorti del Governo, nonostante l’art.95 della Costituzione («I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri »). Un ricatto che non si poteva accettare, di qui la decisione di adeguarsi.
Non so, se avesse deciso di sfidare Letta, Giuseppe Civati sarebbe stato espulso. So con certezza però che, chi sperava in un atto di spaccatura inutile, è rimasto per fortuna deluso. Vedete, cari signore e care signore che (s)parlate, tra le fila di Giuseppe Civati non ci sono i 101, non c’è un Fausto Bertinotti o un Massimo D’Alema che ti fanno cadere da un momento all’altro un governo, che fanno gli inciuci con Silvio, che ti fanno passare per irresponsabile la volontà di andare subito al voto, vincere e governare il Paese con una maggioranza coerente; non c’è un Turigliatto che da solo rovescia una maggioranza. C’è gente che lavora in un partito secondo logica di partito. Come è giusto che sia in Parlamento.

IL MIO DISCORSO AL CIRCOLO PD DI CISTERNA: A SOSTEGNO DELLA MOZIONE CIVATI

on 17 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su IL MIO DISCORSO AL CIRCOLO PD DI CISTERNA: A SOSTEGNO DELLA MOZIONE CIVATI

Oggi sono stato al circolo PD di Cisterna ad esporre la mozione Civati. Ecco a voi il mio discorso. Leggendo noterete che parlo soprattutto di “quello che deve essere il PD” e non di quello che “deve essere l’Italia”. perchè, se prima non sistemiamo i problemi interni al partito, non potremo mai risolvere quelli del nostro Paese. Buona lettura:

“Il Partito Democratico è nato con l’obiettivo di diventare «il più grande partito riformista d’Italia». Il PD che invece stiamo conoscendo, è un partito che ogni giorno è attraversato da guerre tra correnti sempre più affamate, è un partito che non sa prendere decisioni forti (anzi, spesso le risposte sono contraddittorie) riguardo tematiche importanti per il destino del nostro Paese. Inoltre, qualcuno si è chiesto come mai, il PD è passato in questi anni da 12 milioni di elettori ai circa 8 – 9 del febbraio 2013? Qualcuno si è chiesto perchè c’è stato un drastico ridimensionamento nel numero dei tesserati? No. Eppure la risposta è molto semplice: il Partito Democratico ha perso il contatto con la realtà sociale di tutti i giorni. Siamo in un periodo di crisi economica. Una crisi che colpisce quegli ambiti che la sinistra ha sempre cercato di tenere vivi: i disoccupati, i giovani etc. A febbraio, abbiamo perso le elezioni più facili della storia. Dunque, il PD, per ripartire, deve tornare a svolgere una funzione storica e propria di ogni partito politico: essere uno strumento di intermediazione tra la società e le istituzioni. Ma ciò non deve avvenire solo quando servono i voti. Ciò deve avvenire tutti i giorni. Paradossalmente, siamo il partito che meno di tutti dovrebbe avere problemi di radicamento con i territori: abbiamo una struttura composta da circoli e federazioni che copre tutto il territorio nazionale. Ma la struttura bisogna farla funzionare, altrimenti è inutile! Nella stragrande maggioranza dei casi, i circoli vengono tenuti aperti solo in periodi elettorali (elezioni politiche, congresso etc.). Ciò porta le persone a scegliere altre strade, in primis il M5S. I circoli devono restare aperti tutti i giorni, bisogna dargli risorse adeguate, fornirgli una connessione internet etc.
Sicuramente questo è stato il ventennio di Silvio Berlusconi. Ma in questi venti anni siamo stati al governo anche noi. Soprattutto, abbiamo parlato alla gente un linguaggio che con la sinistra non c’entrava nulla: la bicamerale, abbiamo fatto passare l’idea che sostenere il Governo Monti fosse da responsabili, mentre era da irresponsabili andare subito al voto, vincere le elezioni e governare l’Italia con una maggioranza coerente. Non ci siamo accorti di un movimento di protesta che cresceva giorno dopo giorno etc. Adesso siamo al governo con Enrico Letta ed il PDL. Si tratta di un governo di larghe intese che più volte ci ha obbligato a votare in maniera fortemente contrapposta a quello che una forza di sinistra, come il PD, ha sempre sostenuto. In pillole: votiamo o rinviamo per salvare il governo. Insomma, siamo davanti ad una scelta: o votiamo Giuseppe Civati, e facciamo quindi ripartire la macchina, oppure, diamo il voto a qualcun’altro. In quest’ultimo caso, non cambierà nulla, e raggiungeremo un punto di morte prima o poi.”

GIUSEPPE CIVATI: LE COSE CAMBIANO CAMBIANDOLE

on 25 ottobre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su GIUSEPPE CIVATI: LE COSE CAMBIANO CAMBIANDOLE

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Una mia proposta

on 8 luglio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Una mia proposta

Lo Statuto del Partito Democratico non lo modifichiamo adesso. Rendiamo oggetto di discussione della campagna elettorale. Lasciamo scegliere alle persone che verranno a votare se vorranno un Segretario – Candidato Premier oppure no.

Non sarebbe la cosa migliore?