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Posts Tagged ‘Diritti’


Polvere del mondo

on 25 gennaio 2017 in ATTUALITA', ITALIA, SOCIETA' Commenti disabilitati su Polvere del mondo

ingranaggiBastano due proiettili ben assestati per rompere il sottile equilibrio della pace mondiale e scatenare una inutile strage tra le nazioni. È sufficiente la paranoia di una persona per colpire ed annullare equilibri logici su argomenti placidi, che difficilmente potrebbero essere soggetti ad interpretazioni diverse. Poi, ci sono i diritti. Questi sono una rete di fili su cui ogni giorno camminiamo: iniziamo il viaggio sul filo del diritto alla vita, poi ci aggrappiamo a quello del lavoro, fino a concludere il tour dopo aver “giocato” su altri “luoghi universali”. Continueremo a godere dei diritti fino a quando riusciremo a tenerci in equilibrio. Ma, a volte le cose diventano troppo semplici, dunque tanto vale complicarle un po’. Quindi, un salto sul filo del diritto alla salute e piccolo colpo di forbice lì dove ci si dovrebbe vaccinare. Così, basta la decisione di non tutelare appieno sé stessi per mettere in pericolo l’equilibrio della salute su cui una comunità sana dovrebbe basarsi (immunità di gregge, questa sconosciuta).  Fili sottili su cui camminiamo, tanto quanto quelli dell’ecosistema. Anche qui, una decisione dell’uomo può sancire il destino di molti: animali, piante, persone e tanto, tanto altro. Un giorno saremo tutti polvere, ma nel frattempo ognuno di noi è un granello di sabbia che può decidere il destino di uno o più ingranaggi di quel complicato e delicato meccanismo chiamato Terra.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/01/25/polvere-del-mondo/

Una semplice quanto fondamentale relazione è uscita dal Parlamento Europeo il giorno 12 marzo 2015. Infatti, con 308 voti a favore, 229 contrari e 48 astenuti si è sancito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono un diritto umano su cui gli Stati devono impegnarsi in tal senso. Forse è la prima volta che si usa l’espressione citata in neretto riguardo tale tema. Fino ad oggi la questione dei matrimoni gay era stata affiancata – a ragione – ad espressioni come diritto all’uguaglianza, pari opportunità, “concessione” (nei casi dispregiativi( etc. Adesso, si è arrivati ad una svolta: tali matrimoni sono un diritto fondamentale dell’essere umano, che va tutelato dinanzi ad ogni minaccia contraria. «Purtroppo» la relazione non ha valore legislativo ma solo di orientamento per i Governi degli Stati membri. Dunque, il percorso è ancora lungo prima di portarlo a termine, in quanto adesso spetta muoversi all’ordinamento interno di quegli Stati che ancora non hanno adeguato la loro legislazione (tra cui l’Italia). Resta però un dato di fatto: crolla tutto quel castello di sabbia volto a respingere le tesi di coloro che vedevano nella famiglia naturale padre – madre – figlio l’unico vero matrimonio. Fortunatamente il mondo non è solo quello cattolico, ma è anche (e soprattutto) quello del diritto privato, che evidenzia che non esiste un modello universale di famiglia riconosciuto. L’importante è essere felici e garantire felicità ai propri figli. Ciò lo puoi fare anche se a sposarsi sono due uomini o due donne. Insomma, quel pezzo di carta votato dal Parlamento Europeo ci impedisce di tornare indietro: è una bellissima notizia.

7 gennaio 2015: Parigi si sveglia con il terrore. Uomini armati entrano nella sede del periodico settimanale satirico «Charlie Hebdo» e trucidano 12 persone: 8 giornalisti, 2 agenti assegnati alla protezione del direttore, 1 ospite invitato alla riunione di redazione ed il portiere dello stabile. Il giorno dopo, una poliziotta viene uccisa. Per tre giorni, 88mila uomini delle forze di sicurezza francesi si ritrovano a setacciare la Francia, a spegnere il prima possibile quel clima di tensione creato da pochi pazzi. La vicenda finirà nel peggiore dei modi: un assassino ucciso dopo aver seminato il terrore in un negozio ebraico a Parigi, gli altri 2 fatti fuori dopo essersi barricati in una tipografia. Si capisce fin da subito che gli attentati sono di stampo terroristico. Le reazioni sono varie: sgomento, sdegno, si scende in piazza con le matite in difesa della libertà e di espressione. Ovviamente, non mancano reazioni dal fronte opposto: l’attentato è di matrice islamica; Islam è uguale a terrorismo. C’è chi propone come arginare questa pericolosa minaccia turca: rivedere Schengen, stop all’immigrazione clandestina etc. Alla fine, scopri che gli autori della strage sono cittadini francesi. Dunque persone che hanno la cittadinanza europea, che vivono «dentro» Schengen. L’intolleranza, il razzismo, la xenofobia sono delle brutte bestie, che spesso si cibano proprio con «il sangue degli innocenti». Fosse finita qui: l’Unione Europea (in un modo o nell’altro) c’entra sempre, ovviamente nella parte del colpevole. Peccato sentir dire questo, perchè l’11 gennaio 2015 l’Europa (e non solo) ha saputo dare una risposta bellissima: 4 milioni di persone sono scese a Place de la République per la libertà di satira e per la difesa dei propri diritti. E forse, proprio lì, sono nati gli Stati Uniti d’Europa.

Sicuramente, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, al momento della stesura del «Manifesto di Ventotene» erano ben consapevoli del progetto che andavano proponendo: realizzare l’unità europea. Detto così, sembra una cosa facile. Invece non lo è affatto: significa unire culture, storie, tradizioni, sistemi giuridici e tanto altro che presentano notevoli differenze tra i Paesi interessati. Da oltre mezzo secolo, l’Unione Europea ci permette di vivere in pace, senza il timore che una crisi economica o la pazzia di qualche governante ci risucchi nel vortice delle bombe e della morte. E’ il periodo di pace più lungo di sempre, cosa impensabile se uno va a leggere i libri di storia: Francia, Austria Spagna e altre nazioni si sono ritrovate per secoli a combattere tra loro per l’egemonia sul continente, ad affermare l’unità del «vecchio mondo» sotto un’unica corona e religione (protestante o cattolica, con la «minaccia musulmana» sempre viva); a scontrarsi in nome di un ideale fascio – nazista (da una parte) e di democrazia e libertà (dall’altra). In pillole: il processo europeo è ancora molto giovane, dunque è normale che continuino ad esserci forti contrasti.

Il problema è che in Italia, l’idea dell’Europa unita è arrivata come un soggetto a cui attribuire tutti i nostri mali: crisi economica? Colpa dell’euro; ci sono stranieri che uccidono? Colpa dell’Europa che accoglie tutti… Insomma, l’Europa in terza persona, come se fosse un organismo di cui l’Italia non è parte integrante.

Razzismo, intolleranza, xenofobia… Tutte parole che, come si dice da sempre, andrebbero sconfitte dicendo la verità, utilizzando la penna e non le armi. Ma, nell’era di internet basta un semplice post pieno di contenuti di odio per renderlo conoscibile a tantissime persone che, nella maggior parte dei casi tendono a non accertarsi della verità, magari verificando e paragonando altri articoli sul medesimo argomento. Così, nasce nel cervello un pensiero distorto, fantoccio: Islam = terrorismo; più immigrati = maggiore delinquenza… Si dirà: basterebbe scrivere online come stanno veramente le cose. Purtroppo non basta: gli articoli che colpiscono la pancia delle persone, per quanto possano essere falsi, tendono ad essere quelli più diffusi, relegando la verità ai margini estremi dell’informazione. Dopo millenni, comprendere che un abbraccio è mille volte meglio di un’arma da fuoco, è ancora molto difficile.

Questo 2014 (25° anno dalla firma della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia) poteva essere ricordato come l’anno di una svolta epocale e dell’affermarsi di una certezza: i giovani ed i giovanissimi non sono solo il futuro ma anche il presente. Una certezza che ci arriva da est, da una delle zone ove i diritti umani sono ancora lontani dall’affermarsi: il Pakistan. Per intenderci, stiamo parlando di Malala Yousafzai, studentessa e attivista pakistana che, alla giovanissima età di 17 anni ha vinto il premio Nobel per la Pace, in seguito al suo impegno (iniziato a 12 anni) per l’affermazione dei diritti civili e del diritto all’istruzione delle donne, bandito dai talebani. Certo che è un «paradosso»: i bambini devono vivere felici, spensierati, i problemi devono restare al di fuori dell’infanzia. Invece, Malala si è ritrovata a vivere la fase di passaggio tra infanzia e adolescenza in una maniera del tutto inaspettata, a confrontarsi con un avversario pericolosissimo ( il fondamentalismo islamico ) rischiando anche di perdere la vita in seguito ad un attentato ordito nei suoi confronti. «Roba da pazzi!», verrebbe da dire. Ma la vita può essere crudele oppure solidale con te; puoi nascere e crescere in un luogo come l’Italia – dove la sottomissione della donna è roba vecchia di oltre mezzo secolo – oppure, di ritrovarti a costruire la tua vita «riconoscendo» la superiorità giuridica (e non solo) dell’uomo (ricordate Ghoncheh Ghavami ?). E quindi, o accetti passivamente il tuo destino, oppure provi a cambiarlo, consapevole che ti giocherai tutto, vita compresa.

Che Malala sia da esempio a tutti noi.

 

Anche perchè, i giovani non vengono tenuti estranei ai problemi dei «grandi»: bambini arruolati nell’ ISIS che compiono crimini contro l’umanità nel nome del fanatismo islamico, fanciulli uccisi dai terroristi mentre si trovano a scuola… Ecco, questa è la parte triste di questo 2014, l’esempio drammatico di una cruda verità: giovani e giovanissimi possono diventare destinatari – come vittime e/o burattini – di disegni figli della follia umana. E’ il “sangue degli innocenti”.

Dunque, non restare inermi è un dovere, una necessità.

 

 

 

Ghoncheh Ghavami© Archivio privato

Ghoncheh Ghavami, 25 anni di nazionalità britannica e iraniana, ha iniziato un nuovo sciopero della fame per protestare contro la sua condanna. Il 2 novembre Ghoncheh Ghavami è stata condannata da un tribunale rivoluzionario per “propaganda contro il sistema”. È una prigioniera di coscienza e deve essere rilasciata immediatamente e senza condizioni.    Ghoncheh Ghavami, 25 anni, di nazionalità britannica e iraniana, è stata arrestata a giugno per aver preso parte a una protesta pacifica contro il divieto imposto alle donne di assistere a eventi sportivi in impianti pubblici insieme a uomini. La protesta aveva avuto luogo, il 20 giugno, fuori dallo stadio Azadi di Teheran, dove era in corso l’incontro della Volleyball World League tra Iran e Italia. Secondo gli attivisti e i giornalisti presenti, la polizia disperse la protesta con forza eccessiva e arrestò numerosi manifestanti, tra cui Ghavami. Dopo essere stata rilasciata, Ghoncheh Ghavami è stata arrestata di nuovo 10 giorno dopo, il 30 giugno, quando si è recata a Vozara, centro di detenzione di Teheran, per riprendere il suo telefono cellulare sequestratole durante il suo primo arresto. Lo stesso giorno, agenti in borghese sono andati con lei nella sua abitazione e hanno confiscato il suo computer portatile e libri e l’hanno successivamente portata alla sezione 2A del carcere di Evin, dove è stata tenuta in isolamento, senza accesso alla sua famiglia o l’avvocato per 41 giorni. Durante questo periodo, è stata interrogata a lungo, sottoposta a pressioni psicologiche e a minacce di morte e di essere trasferita alla prigione di Gharchak, dove scontano la pena in condizioni estremamente dure gli autori di gravi crimini, e dalla quale non sarebbe uscita viva. Successivamente è stata trasferita in una cella comune con un’ altra detenuta. Il 16 settembre le autorità avevano informato la famiglia che non potevano più visitare regolarmente Ghoncheh Ghavami, probabilmente come rappresaglia per le interviste rilasciate ai media stranieri. Hanno potuto rivederla solo il 4 ottobre, dopo una lettera del giudice incaricato del suo caso al Tribunale rivoluzionario, che consentiva una visita della sua famiglia. Il 20 settembre, la famiglia è stata informata che l’Ufficio del procuratore di Teheran aveva assegnato il caso al Tribunale rivoluzionario, trattandosi di “diffusione di propaganda contro il sistema”. Amnesty International ritiene che l’accusa contro Ghoncheh Ghavami non costituisca un reato penale riconosciuto a livello internazionale e che sia in carcere solo per le sue attività pacifiche per porre fine alla discriminazione contro le donne.
Informazioni aggiuntive L’Iran ha imposto alle donne il divieto di assistere a partite di calcio negli stadi dopo l’istituzione della Repubblica islamica dell’Iran nel 1979. Nel 2012, il dipartimento per la sicurezza (Herasat) del ministero dello Sport e delle politiche giovanili ha esteso questo divieto alle partite di pallavolo.   Le autorità iraniane hanno spesso dichiarato che mescolare uomini e donne negli stadi non è un tema d’interesse pubblico e che la presunta discriminazione nei confronti delle donne è in realtà a queste favorevole, in quanto hanno bisogno di “essere protette” dagli atteggiamenti osceni dei tifosi di sesso maschile. L’articolo 9 del Patto internazionale sui diritti politici e civile(Iccpr), di cui l’Iran è parte, prevede che nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. La detenzione è considerata arbitraria quando una persona è privata della libertà per aver esercitato i diritti e le libertà garantiti dall’Iccpr. La detenzione può anche diventare arbitraria a causa della violazione dei diritti del giusto processo del detenuto, tra cui il diritto a un consulente legale prima del processo, a essere portati al più presto dinanzi a un giudice, a contestare la legittimità della detenzione e a avere tempo e mezzi per la preparazione della difesa. Deve essere rispettato il principio di messa in libertà in attesa del processo e le persone detenute illegalmente devono poter chiedere un risarcimento.
FIRMA L’APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL >  http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/224

Poche parole per Malala

on 10 ottobre 2014 in ATTUALITA', GIOVENTU', MONDO Commenti disabilitati su Poche parole per Malala

Ha 17 anni, ne aveva 12 quando cominciò a battersi per il diritto all’istruzione dei bambini affrontando i talebani. Oggi, Malala Yousafzay ha ricevuto il Nobel per la Pace.

A tal proposito, occorre ricordare le parole di Sandro Pertini: «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi: non armate la vostra mano. Armate il vostro animo»

e di Enrico Berlinguer: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia”.

Ecco, Malala Yousafzai è un grandissimo esempio di come, noi giovani, il mondo – se vogliamo – possiamo veramente cambiarlo.

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COS’E’ IL MALPAESE… L’ITALIA SCRIVE.

on 2 giugno 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su COS’E’ IL MALPAESE… L’ITALIA SCRIVE.

foto copertina

Da circa 4 anni collaboro con il blog http://www.ilmalpaese.wordpress.com . Si tratta di uno spazio online ove persone con la passione della scrittura e della politica, provenienti da diverse parti d’Italia e aventi opinioni politiche tra loro diverse, esprimono le loro idee su politica, società, ambiente, lavoro e tanto altro. Nato nel 2010, il blog negli anni 2012 – 2013 ha raggiunto importanti traguardi: 10° su BlogBabel (principale classifica italiana di blog), attualmente 1947° su E-Buzzing (altra classifica di blog) e 190° nella categoria politica del medesimo sito. Non solo: circa 1 milione di visitatori, 3342 followers su Facebook (numero in costante crescita). Sono risultati notevoli, se si considera che l’unico dispendio fatto è stato di energie e tempo, senza toccare denaro. Per festeggiare questi primi traguardi, si è deciso di realizzare un e – book gratuito dal titolo Cos’è IlMalpaese? – Voci dell’Italia che (r)esiste. Si tratta di una raccolta dei migliori articoli scritti da ciascuno dei blogger del sito in questi anni, suddivisi in diverse categorie: economia, donne, diritti, cultura etc. Riguardo il sottoscritto, troverete un contributo al progetto di 7 articoli. Di questi, 5 riguardano razzismo, immigrazione, memoria ed Europa: Francia negrizzata; Ricordando la tragedia di Lampedusa: immaginate se… ; Il giorno del ricordo… vero; Si può uscire dall’euro? Istruzioni per l’uso; Il discorso che ha sconfitto per sempre il razzismo. Altri 2 hanno invece un carattere prettamente più «provinciale», nel senso che riguardano vicissitudini del territorio pontino. In poche parole: la provincia di Latina. Si tratta di: Damasco 2 (il caso Fondi) e Mamma GoodYear, post volti a non far cadere nell’oblio quanto accaduto in questi ultimi anni e sperare che tali vicende non si ripetano nel futuro.

A seguire trovate l’e-book. Nella speranza che il contenuto sia di vostro interesse: buona lettura!