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Posts Tagged ‘Grillo’


Dopo tanto tempo avevo deciso di rivedere una puntata di Servizio Pubblico. Un motivo vero e proprio di questa scelta non ce l’ho: forse perchè mi hanno incuriosito i link della pagina ufficiale, forse perchè le tematiche che si sarebbero trattate spingevano a seguirlo… Resta comunque il fatto che, già prima della fuoriuscita anticipata di Marco Travaglio, la puntata aveva assunto un tono – secondo me – veramente scadente. Le parole di Paolo Villaggio nei confronti degli Angeli del Fango (della serie: troppo facile spalare ora, la colpa del disastro è anche loro) avevano già abbassato il livello della trasmissione. Poi – come già anticipato – è arrivata la sceneggiata del Condirettore de Il Fatto Quotidiano. Cosa è successo? Travaglio ha attaccato l’azione politica a livello locale che ha caratterizzato Genova negli ultimi anni, criticando soprattutto la gestione Burlando. Burlando, presidente della Regione Liguria, risponde chiedendogli cosa avrebbe fatto lui a livello idrogeologico. Risposta: «Mi ha preso per caso per un ingegnere idrogeologico?». E nasce dunque un bel battibecco. Interviene poi uno degli Angeli del Fango, si rivolge a Travaglio e, di nuovo, questi: »«Non devi prendertela con me, ma con chi ha governato la Liguria». Santoro interviene, prova a spiegare al giornalista che nessuno lo sta attaccando. Ma niente, Travaglio si offende, si alza e se ne va. Per approfondire: http://www.corriere.it/spettacoli/14_ottobre_17/lite-diretta-la7-santoro-6b268b66-5582-11e4-af6f-2cb9429035c6.shtml.

Detto questo, al di là del fatto di chi ha ragione e chi no, la puntata di Servizio Pubblico mi ha confermato un pensiero che, fino ad oggi, mi sono sforzato di rifiutare: il Paese si sta sfasciando. Bella scoperta, dirà qualcuno. Sicuramente, lo sfascio economico è sotto gli occhi di tutti, quello sociale anche. Ma ciò che non riusciamo / vogliamo ancora vedere è qualcosa di più grave: l’accentuarsi di una tendenza – tipica nella storia della società italiana – nel trovare il colpevole sempre in un’altra persona, cercando di salvaguardare sé stessi. Nel 2014 abbiamo raggiunto il livello massimo (e forse neanche l’apice, momento in cui teoricamente si sancisce l’inizio della discesa) di tale tendenza, soprattutto grazie a due importanti persone del panorama politico italiano: Beppe Grillo e Matteo Renzi. Il primo ha favorito tali eventi direttamente nella società italiana: il M5S è nato da poco, non potete attaccarlo di responsabilità politiche del passato. Vero, giusto, ovvio, non sarebbe affatto giusto. Chi mai potrebbe affermare il contrario? Ma, nel momento in cui ti criticano il fatto che, al Circo Massimo urli ai quattro venti che i tuoi parlamentari sarebbero andati a spalare quando invece era meglio mantenere il silenzio, mandandoli comunque (o, forse ancora meglio, coinvolgendo solo gli attivisti e lasciare i rappresentanti istituzionali lavorare), e tu fai finta di non capire, allora è tutta un’altra storia. Mi spiego: nessuno attacca il M5S per le responsabilità politiche, bensì la stragrande maggioranza sostiene che ci sono momenti in cui la solidarietà va praticata in silenzio, stop. E allora stai bene a fare copia e incolla di messaggi che rielencano tutti i sindaci di Genova, compresi quasi i governatori dell’epoca della Repubblica Marinara. Però, alla fine si ottiene l’intento: è colpa di chi ha votato PD, di chi ha sostenuto una certa classe politica nell’ultimo mezzo secolo. E’ giusto che ci sia stato un alluvione di tali dimensioni, forse gli elettori ora cambieranno idea. Insomma, cinismo, cinismo, cinismo (basta farsi un giretto sui social networks per accertarsi di ciò). E’ colpa di tutti, però basta che voti M5S e avrai le colpe espiate. Una sorta di protestantesimo grillino. E Renzi? L’attuale presidente del Consiglio e Segretario del Partito Democratico è arrivato di recente, però ha già bruciato le tappe (non solo a livello istituzionale!). Anzi, ha un modo di fare più intelligente. C’è una manovra economica che peserà sulle Regioni? Care Regioni, non vi lamentate. Dovete risparmiare! Si abolisce l’art.18 e i sindacati si oppongono? Cari sindacati, fino ad ora avete detto sempre no! I dati economici sono tutti negativi? Basta con i gufi! Insomma: io ci provo, però altre istituzioni mi rallentano.

O è colpa degli altri, oppure gli altri intendono mettere ostacoli. Ma, fino a che punto potrà reggere questa situazione? Non rischiamo di arrivare (definitivamente) al punto in cui ognuno di noi, pensando per sé, attaccherà l’altro di ostacolarlo o di averlo danneggiato? Capiterà forse un giorno che «l’altro», anziché ignorare le accuse o rispondere pacatamente, deciderà di alzare i toni, di usare le mani o peggio? Pensiamoci: si comincia sempre con 1. Poi si fa 2, 4, 8… insomma, uno sviluppo esponenziale si crea, quando si sottovaluta la situazione.

Ecco, la politica in qualcosa sta riuscendo: nello sfasciare una comunità di popolo.

P.S.: e chi se la prende con gli immigrati? E Silvio Berlusconi? E altri ancora? Ho deciso di non parlarne per un motivo: di articoli in tal senso ce ne sono già tantissimi. 

L’Italia si sa, è un Paese bello e vario, nel bene e nel male. In Italia quando si parla di riforme costituzionali fuoriescono sempre termini come autoritarismo, dittatura e affini come svolta totalitaria etc. Nella (a)normalità (in altri Paesi la “a” non ci sarebbe) raramente si sente parlare di democrazia (anzi, si sostiene che questa non c’è), Stato sociale (quello che siamo sulla “Carta”) e tante altre belle parole. Senza poi contare le contraddizioni insite nel nostro modo di pensare (forse una caratteristica tutta “italiana”).

Insomma, dopo anni di parole e non fatti, da quel di Firenze sbuca un tale Matteo Renzi che, dopo essere stato Presidente della Provincia e Sindaco del capoluogo toscano, perde le primarie per candidarsi a premier ma diventa Segretario del Partito Democratico, riuscendolo a portare al 40,8% alle Europee (il risultato più alto di sempre) e mettendo in ginocchio il suo principale avversario: il M5S. Ovviamente, non bisogna dimenticarci della «sfiducia» a Enrico Letta e la conseguente ascesa a Presidente del Consiglio. Insomma, la democrazia per Renzi è stata (soprattutto) gioie e dolori, con le preferenze in buona parte ci ha costruito la sua carriera politica. Tutto questo per dire che l’attuale maggioranza che sostiene il premier è legittimata a fare le riforme costituzionali e non ? Assolutamente no. Innanzitutto sfatiamo un mito: il 40.8% raggiunto il 25 maggio. Sicuramente il ritorno alle piazze per rispondere alle folle pentastellate sono state un fattore importante, gli 80 euro in più in busta paga ad alcune fasce della popolazione anche. Ma, quel risultato è figlio soprattutto di altri fattori: il #vinciamonoi aggressivo e violento dei grillini, le polemiche interne e le espulsioni in Parlamento del M5S, la leadership di Silvio Berlusconi che si indebolisce con il passare degli anni e la spaccatura con il Nuovo Centrodestra, l’agonia di Scelta Civica e Sinistra, Ecologia e Libertà etc. Insomma, nonostante le diverse posizioni all’interno del PD, questo è l’unico partito solido a livello strutturale, capace di fronteggiare tutti gli ostacoli posti sul suo cammino. E di questo la popolazione ne tiene conto al momento del voto.

Detto questo, torniamo al tema delle riforme costituzionali. In questi giorni si sta parlando dell’approvazione in prima lettura riguardo la riforma del Senato (potete consultare il contenuto qui oppure qui).Alla maggioranza PD – LEGA – FI che ovviamente difende il testo, risponde una minoranza composta da M5S – DISSIDENTI PD E FI – SEL che lanciano serie critiche. Fino a qui (fortunatamente), nulla di strano e tutto legittimo. I problemi iniziano dopo e (soprattutto) al di fuori delle aule parlamentari: giornali, costituzionalisti, altri esperti del settori ma anche persone che non hanno a che vedere tutti i giorni con queste tematiche, parlano di svolta autoritaria (era autoritario il regime di Benito Mussolini) o addirittura totalitaria (è totalitario il regime nordcoreano). A tal proposito, occorre innanzitutto chiarire il significato di tali termini (se avete tempo, date un’occhiata qui: http://elnuevodia.altervista.org/wp-content/uploads/2013/05/Nuovo-corso-di-scienza-politica2.pdf a partire da pag.56). Inoltre, è curioso evidenziare le contraddizioni espresse dai partiti facenti parte del Parlamento e che oggi attaccano fortemente le intenzioni renziane. Su tutti spicca il M5S. Giusto per rinfrescare la memoria:

  • fu dei grillini la proposta del referendum sull’euro (art.75 della Costituzione Italiana: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali »; art.50 Trattato di Lisbona: http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/withdrawal_clause_it.htm). L’euro è frutto del Trattato di Maastricht (1992);

  • fu dei grillini la proposta di abolire il fiscal compact (prodotto del Consiglio Europeo, su cui possono intervenire solo i Capi di Stato e di Governo, come stabilito dal Trattato di Lisbona);

  • fu dei grillini la proposta di di abolire il pareggio di bilancio (possibile farlo tramite legge costituzionale, ma bisognerà poi tenere conto sempre del Consiglio Europeo).

Senza poi dimenticare le gaffes sull’età minima per poter essere Presidente della Repubblica (indimenticabile Roberta Lombardi: http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/roberta-lombardi-radio-radicale-presidente-della-repubblica-eta-minima-video-1531578/ ), la volontà di introdurre il vincolo di mandato (Art.67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). E poi, se proprio vogliamo «rischiare» e parlare di pericoli per la democrazia:

  • non mi pare che sia democratico un sistema che ti permette di candidarti online, prendere una manciata di voti, o meglio di click, da dietro un computer, senza poter avere la certezza di sapere se il voto sia stato libero e segreto (chi mi garantisce che, a fianco del votante, non ci sia stata una persona che “orientava” il voto?). E poi: siamo d’accordo nel dire che ad alcune fasce di età il voto non è accessibile (anziani, disabili etc.) ?. Art.48 Cost.: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. ». Tralasciamo poi che con tutto questo si entra tranquillamente in Parlamento;

  • non mi pare democratico un sistema dove si faccia il tifo per la chiusura dei giornali, delle televisioni e dei partiti, ergendosi contemporaneamente ad unici salvatori della Patria.

Insomma, Grillo e M5S con i termini Costituzione, Democrazia e Trattati non vanno molto d’accordo.

Bellissima (si fa per dire) è la storia di Forza Italia, partito gestito da un condannato in via definitiva per frode fiscale, che si erge a Padre costituente di una Carta secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “ (art.3). Ma qui, piuttosto che la storia personale di Silvio Berlusconi, preme ricordare il tentativo di riforma costituzionale del 2005, capeggiata soprattutto dalla Lega di Umberto Bossi, volta ad instaurare in Italia un falso federalismo ed una vera frammentazione dell’Italia in tanti piccoli Stati quante sono le regioni italiane. Senza poi dimenticare la pazza proposta di inserire referendum popolari sui trattati internazionali: una degenerazione che porterebbe a far dipendere le responsabilità internazionali del nostro Stato dagli umori di persone che, nella stragrande maggioranza non comprendono a fondo la materia. D’altronde, voi affidereste il vostro destino ad un chirurgo che prende consigli da chi non è parte del settore della sanità?

Meglio fermarsi qui e passare poi ad una parte del contenuto della riforma sul Senato. Se si arriverà ad approvazione definitiva, per presentare un disegno di legge popolare serviranno 250mila firme (non più 50mila), per una proposta di referendum 800mila (anziché 500mila). Inoltre, il quorum referendario non terrà più conto del 50%+1 degli aventi diritti al voto bensì di una proporzione riguardante il numero di cittadini che sono andati alle urne alle elezioni politiche. Insomma, in tal senso si presenta una democrazia un po’ più logica e accessibile al cittadino.

Tutto ciò però non basta a convincermi della bontà di questa riforma. Anzi. Logica vuole che le riforme costituzionali le faccia un Parlamento eletto con una legge elettorale legittima (il Porcellum è stato ridimensionato dalla Suprema Corte, seppur si parli di principio di salvaguardia delle istituzioni democratiche), rendere il Senato una Camera non direttamente elettiva rafforza le scelte dei partiti nell’ambito delle loro segreterie, si rischia di passare da un sistema legislativo lento ad uno eccessivamente veloce etc. Insomma, timori di autoritarismi e dittature non ce ne sono, ma per una clamorosa occasione perduta si.

GRILLO RIDIMENSIONATO DA RENZI

on 15 giugno 2014 in POLITICA Commenti disabilitati su GRILLO RIDIMENSIONATO DA RENZI

Alla fine Matteo Renzi l’ha spuntata: M5S ridimensionato e costretto ad aprirsi ufficialmente al dialogo con il Partito Democratico. I pentastellati passano dalla politica bellica alla diplomazia. «Se non puoi batterli, unisciti a loro si dice». Per quanto sia critico nei confronti dell’operato di Matteo Renzi, devo riconoscere una notevole sagacia nella sua persona riguardo le modalità con cui ha «curato» i rapporti con Grillo ed il suo partito. Renzi(e) è riuscito lì dove avevano fallito Bersani (indimenticabile purtroppo lo streaming con Crimi e Lombardi) e Giuseppe Civati (tragica la vicenda dei 101). L’attuale premier aveva ragione: il Partito Democratico non deve essere passivo, ma deve sfidare Grillo. E così è stato. Dopo 6 mesi di dura lotta, i grillini sono costretti ad un armistizio pesante: cambiare radicalmente la strategia politico – comunicativa. E’ l’8 dicembre 2013: Matteo Renzi diventa segretario del Partito Democratico con una maggioranza bulgara. Durante il discorso della vittoria, il segretario lancia il guanto: «Beppe, firma qui!» dichiarava Renzi(e), intenzionato ad abolire il Senato o, perlomeno, a riformarlo e ad azzerarne le spese. Il M5S confermava la politica del NO. Ma il processo si era innescato, lento ed inesorabile aveva cominciato a mietere vittime. Nel tempo i NO alle 3 proposte di legge elettorale avanzate dal PD e la farsa dell’incontro Grillo – Renzi per le consultazioni (sfociato in una caterva di insulti da parte del primo nei confronti del secondo) avevano delineato una prima immagine di ciò che sarebbe stato il risultato definitivo sfociato alle Europee: Grillo intendeva distruggere, Renzi costruire. Intanto, il «toscanaccio» realizzava uno stupendo salto mortale: smentiva quanto promesso alle primarie e accettava di diventare premier con una maggioranza di fatto uguale a quella guidata da Enrico Letta. E’ un rischio: il PD rischia la scissione. Civati affida agli iscritti del PD il destino della sua area politica. Fortunatamente (per Renzi), il rischio rientra. Ancora, poco prima della fiducia: «Grillo, insieme possiamo fare grandi cose». Di nuovo NO. Il Movimento si ritrova isolato (e perde pezzi soprattutto al Senato): maggioranza PD – NcD – SC (o quel che ne resta) e accordo con FI per le riforme. A poco servono dichiarazioni del tipo «Lo vedete? Fanno accordi con il pregiudicato!»: Renzi chiedendo a loro, comunque rispondevano, si sarebbe coperto le spalle. Poco dopo, si entra nel vivo della campagna elettorale. Il modulo pentastellato è aggressivo: #vinciamonoi. Il PD inizialmente attende, poi si vira: piazze&Matteo Renzi. Le europee diventano una sfida «o noi, o loro!» Vs «Tra speranza e distruzione». I sondaggi danno PD avanti, ma l’aria che tira sembra prospettare un duello all’ultimo respiro. Sorpresa: finisce 40 – 20 per Matteo Renzi. Le giustificazioni (goffe) non bastano (brogli elettorali, colpa dei pensionati etc.). E’ Caporetto, occorre dialogare per salvare il salvabile.

FONTE: http://ilmalpaese.wordpress.com/2014/06/15/grillo-ridimensionato-da-renzi/

Sembrava una tornata elettorale destinata a finire con il tentativo di sorpasso sul rettilineo finale da parte del M5S sul Partito Democratico. Invece, abbiamo visto che la realtà è stata ben altra: il PD va oltre il 40% e abbatte il record di consenso (a sinistra) appartenente a Enrico Berlinguer ed al PCI (1976, 34.4%), mentre Grillo&Co. scendono addirittura rispetto alle politiche del 2013. Inutile parlare di Forza Italia, ormai destinata ad un declino lento ed inesorabile. Da evidenziare invece la resurrezione della Lega Nord e il superamento dello sbarramento da parte del progetto Un’altra idea di Europa.

Risultati eclatanti, che avranno ovviamente ripercussioni nell’immediato futuro. Renzi ora ha ben 3 possibilità per poter durare come Presidente del Consiglio: 1) continuare con NcD e Scelta Civica, puntando sul fatto che a nessuno dei due alleati conviene (in termini di consenso) staccare la spina; 2) accordo con SEL e fuoriusciti pentastellati; 3) decidere di concludere l’attuale esperienza di governo e ricandidarsi, per giocarsi così la chance di un governo non di larghe intese (i fattori ci sarebbero tutti: Grillo in difficoltà, Forza Italia idem, PD al suo massimo storico etc.).

Ma questa è un’altra storia.

In questo caso conviene soffermarsi riguardo le motivazioni che hanno portato a far saltare tutti i sondaggi che per tutta la campagna elettorale avevano dato ben altri risultati.

Partiamo da ciò che è scontato: il flop M5S. Grillo ha sbagliato completamente la comunicazione elettorale. Partendo dal programma, molto aggressivo ma privo di difese: il referendum sull’euro incostituzionale ai sensi dell’art.75 della Costituzione Italiana e dell’art.50 del Trattato di Lisbona ( http://elnuevodia.altervista.org/si-puo-uscire-dalleuro-istruzioni-per-luso/ ), l’abolizione del fiscal compact non possibile tramite il Parlamento Europeo (è competenza del Consiglio d’Europa) e del pareggio di bilancio (norma della costituzione italiana figlia di un accordo sempre del Consiglio d’Europa) etc. Come a calcio, se mandi tutti avanti è più facile che l’avversario possa segnare in contropiede, soprattutto se i difensori non sono all’altezza della situazione. Dunque, io – militante del PD – incontro persone intenzionate a votare M5S, gli spiego bene le cose… ed ecco che cambiano idea (almeno nella maggior parte dei casi). Altra nota dolente: una lunghissima sequela di insulti, uno più pesante dell’altro ( “peste rossa”, giusto per citarne uno), che hanno solo oscurato le tematiche inerenti l’Europa, i suoi problemi e le sue opportunità. Tantissimi, fortunatamente, danno al voto una forte importanza: voto se so di cosa si parla. Quindi, mi informo ed evito invettive e anatemi. In poche parole: più insulti, più perdi consenso.Terzo: a differenza del Parlamento nazionale, quello europeo è composto da persone scelte dai cittadini dell’UE. In Italia, in questa tornata c’è stata la possibilità di apporre da 1 a 3 preferenze, con tanto di alternanza di genere obbligatoria. Ora, logicamente, il cittadino è chiamato a votare il partito dove trova candidato un esponente che gli ispira fiducia. Quindi, ci avrà parlato, lo avrà seguito nel suo percorso… Insomma, sa quale nome e cognome scrivere sulla scheda. Domanda: se anziché far girare mezzo mondo ai parlamentari 5 stelle, si fosse fatto spendere qualche parola in più ai candidati? Forse non sarebbe stato meglio? Io direi di si. Possibile che i magri risultati alle amministrative ed alle regionali 2013 non abbiano insegnato nulla? Da questa riflessione, ne consegue che le leggi elettorali prive di voto di preferenza sono il sistema migliore per i pentastellati. Quarto: #vinciamonoi. Si dice che i cavalli si vedono all’arrivo. Soprattutto in politica, l’eccessiva sicurezza non paga mai. Cito un precedente: 2 anni fa, nel mio Comune, la coalizione di centrodestra attuò una campagna elettorale fondata sulla certezza di una vittoria scontata (in un comune storicamente di sinistra!). Finì 63 a 37 per il centrosinistra. Senza poi evidenziare il boomerang della promessa mancata di Grillo: «o vinciamo o me ne vado».. Cinque: in Europa o crei una coalizione trasversale tra tutti (o quasi) i Stati membri, oppure non conti nulla. Candidati solo in Italia, senza alcuna alleanza, i grillini ora si ritroveranno ad essere una dozzina in un Parlamento di 730 membri. Quindi, ci si trova davanti ad un bivio: andare da soli mantenendo la linea tradizionale oppure allearsi con qualcuno? Eventualmente, allearsi con chi (Le Pen, Juncker, Schultz… )? A chiunque venga dato l’appoggio, verrebbe meno uno dei principi cardine del movimento: andare da soli, senza alcun accordo con altri. Inoltre, una volta realizzata l’alleanza, per forza di cose la politica pentastellata dovrà seguirne il relativo orientamento (di sinistra se con Tsipras, di estrema destra con la Le Pen etc.). Sei, un anno al Parlamento da cui fuoriescono pochissime cose: rimborsi restituiti; sequela di no a Bersani, Civati e Renzi; no alla proposta di legge sul voto di scambio politico – mafioso, al decreto sulla Terra dei Fuochi… e tante, troppe agorà. Ai cittadini verrà pure in mente come fanno dei parlamentari della Repubblica Italiana a stare in tantissimi posti d’Italia e in Parlamento. Insomma, incontrare i cittadini si, ma ogni tanto bisogna anche restare nel palazzo (assenteismo al 30% mica è poco!).

Candidarsi alle Europee è stato un atto coraggioso ma, qualunque fosse stato il finale, avrebbe portato solo ad uno svilimento del ruolo M5S in politica. Ora, recuperare la credibilità perduta sarà difficilissimo, soprattutto se si continuerà con la medesima linea di intransigenza. Senza poi contare le scelte che dovrà effettuare a Strasburgo, su cui mi sono soffermato prima. In pillole: avere raggiunto le massime istituzioni nazionali era più che sufficiente.

 

 

E’ necessario riorganizzare la macchina, perchè l’effetto novità è ormai scomparso. 

L’ascesa di Matteo Renzi alla Presidenza del Consiglio la reputai la goccia che fece traboccare il vaso. Ero arrabbiatissimo: dopo neanche due mesi dalle primarie, nasceva l’ennesimo governo PD – (parte del) centrodestra, il mio sostegno alla (eventuale) scissione di Civati era forte. Per chi non avesse il tempo di leggere il link postato qualche rigo prima, comunico che nell’articolo scrissi che alle Europee avrei votato Tsipras, in quanto ritenevo il PD di oggi incapace di mantenere le buone intenzioni di cui da sempre, il partito in cui milito, infarcisce le sue proposte. Invece, il tempo ha un grande potere: cambiare le cose. D’altronde, come è successo che Matteo Renzi abbia deciso di sacrificare quanto da lui dichiarato sulle larghe intese, ecco accadere che il sottoscritto si ritrova a votare di nuovo per il Partito Democratico. Un fulmine sopra la via di Damasco? Una capra che ritorna all’ovile? Pensate quello che volete, sinceramente del giudizio delle persone mi importa assai poco. E solo gli idioti non cambiano idea. Da febbraio a oggi ci sono stati alcuni avvenimenti: la lista L’Altra Europa con Tsipras sembra aver perso quella ventata di novità con cui era apparsa agli occhi delle persone. Sinistra Ecologia & Libertà, partito di Nichi Vendola che dall’Italia sostiene la candidatura del politico greco, sembra essersi allontanata da quello spirito riformista che l’aveva caratterizzata fino ad ora. Per carità, resta inqualificabile il comportamento del PD nel periodo immediatamente successivo alle elezioni politiche nei confronti del suo (ex) alleato. In poche parole: il progetto politico più a sinistra d’Europa sembra stia percorrendo la medesima strada della candidatura Ingroia: partenza stupenda, con ottimi candidati e poi, piano piano, perdita di lucidità dovuta a contrasti interni e – soprattutto – al fatto che, quando i piani politici nascono nel pieno della campagna elettorale (o quasi), la forza propulsiva di cui godono è insufficiente a farli reggere nel lungo periodo. Infatti, Rivoluzione Civile è morta al primo fallimento, pochi giorni dopo le elezioni politiche. Così Tsipras in Italia: partenza bella, sotto le ali dell’entusiasmo e dell’ottimismo nell’abbattere la crisi economica e poi… il nulla. Che strano, eppure SEL è all’opposizione in Parlamento, di argomenti da trattare ne avrebbe tanti. La verità è semplice: nel nostro Parlamento ci sono tante opposizioni. La principale, il M5S, con le sue sceneggiate teatrali (es.: salire sul tetto per difendere la costituzione (!) ) ha monopolizzato la scena, senza peraltro arrivare a chissà quali risultati (anzi, hanno perso 14 senatori e qualche deputato alla Camera). Forza Italia, da quando il suo leader è decaduto da Senatore, è un partito destinato a morte lenta ma inesorabile. E poi eccoci arrivare a SEL: i numeri esigui di cui dispone non gli permettono certo di fare la voce grossa; allo stesso tempo, neanche può sperare in un’eventuale alleanza con gli altri partiti di minoranza. Insomma, è un partito che dispone di grossissime potenzialità e personalità al suo interno, ma si è isolato, rinchiuso in un recinto da cui (piaccia o non piaccia) potrà uscirne solo contribuendo a formare una nuova coalizione con il PD. L’alternativa sarebbe creare l’ennesimo progetto politico di sinistra (parlo del dopo – elezioni europee: qualora non si fosse capito, la lista Tsipras ha bruciato le sue possibilità di successo) o, altrimenti, andare da soli per raggiungere traguardi impossibili.

In questo post mi è capitato di scrivere M5S. Da questo momento, inizia la seconda parte dell’articolo. Anche in questa campagna elettorale Beppe Grillo è il più scatenato: pubblica articoli provocanti, post ove elogia le mirabolanti azioni dei suoi parlamentari, fa spettacoli a pagamento sul tema te la do io l’Europa etc. Fino a qui, niente di nuovo rispetto a quanto ci ha abituato a vedere il Beppe nazionale. Anzi, le novità del M5S derivavano dal signore che risolverà tutti i problemi d’Italia (Alessandro di Battista) e dall’espulsione dei colleghi «parassiti» (parole di Di Maio) dai elativi gruppi parlamentari. Bene, le persone sanno sempre come stupirti ogni volta: pur di racimolare voti Grillo non esita ad attaccare pesantemente il Partito Democratico (notare: mentre l’anno scorso tra un insulto e l’altro qualche tematica il partito la trattava, ora i contenuti stanno a 0) e i suoi membri. Del tutto gratuita è la definizione di «peste rossa» («die rote Pest» dicevano le SS naziste) ai componenti della prima organizzazione politica italiana. A sentire quelle parole, ho pensato a mio padre, persona «rossa» da sempre, infermiere da una vita e contadino nel tempo libero; mi sono venuti in mente quei «germi» di Nilde Iotti, Enrico Berlinguer, Angelo Vassallo, Gerardo d’Ambrosio … ; ho pensato a quei ragazzi e a quelle ragazze che lottano per e con il PD per un mondo di giustizia, legalità, uguaglianza. E, senza vanto, ho pensato anche a me stesso: io, da 5 anni tesserato con il Partito Democratico, fin dall’inizio dell’attività politica vicino a chi lotta tutti i giorni per campare, che si è fatto un mazzo tanto per raggiungere qualche obiettivo, devo sentirmi dare della peste rossa da un comico pregiudicato, che è riuscito nell’impresa di portare in Parlamento persone sconosciute al mondo, che hanno racimolato si è no 80 – 100 voti a testa?

Sicuramente il Movimento 5 Stelle è nuovo nel panorama nazionale. Ma, di grandissime boiate ne hanno dette e fatte i suoi esponenti in questo primo anno di attività (ricordiamone qualcuna: referendum sull’euro, età minima per la Presidenza della Repubblica sconosciuta a Roberta Lombardi, dire NO a qualsiasi proposta, caciara in Parlamento sul decreto IMU – BANKITALIA). Ripeto: il Movimento 5 Stelle è nuovo nella politica italiana. Aggiungo: è la conferma che non sempre il nuovo è migliore del vecchio.

In conclusione: il mio voto sarà per il Partito Democratico, per il PSE e Schultz. Fra i principali candidati, vuoi o non vuoi è il progetto politico europeo più stabile (lo spiegherò in un prossimo post). E sarà un voto (per quanto possa valere il mio) solidale con i tanti compagni e compagne della «peste rossa», che ogni giorno ci mettono la faccia affinchè il partito possa essere veramente «la svolta buona dell’Italia» e dell’Europa.

 

SIAMO STATI FIN TROPPO BUONI

on 15 dicembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su SIAMO STATI FIN TROPPO BUONI

Dietro alle Primarie del Partito Democratico si celavano, per Beppe Grillo ed il suo movimento, due pericoli: Giuseppe Civati e Matteo Renzi. Il primo non era nuovo a tentativi di mediazione tra i parlamentari del suo partito e quelli del movimento; il secondo, con una capacità mediatica in grado di scontrarsi alla pari con quella dell’ex comico genovese, giovane e soprattutto convinto che i grillini andassero sfidati sul loro campo. D’altronde basta vedere come, più volte, i due «giovani rampanti» del PD siano stati bollati dai pentastellati: l’ «inno» di Giuseppe Civati diventava – secondo il blog di Grillo – «Pippo non lo sa», il deputato diventava la persona del «vorrei ma non posso», colui che «vorrebbe essere come noi, ma non può», secondo un “esimio parlamentare a 5 stelle” era uno avente molte caratteristiche in comune con Borghezio, un incoerente etc.; il secondo diventava l’ «ebetino di Firenze», «Renzi(e)», sempre secondo il medesimo esimio parlamentare a 5 stelle «il buco con la camicia intorno» etc. In poche parole, per il bene del suo movimento, una volta tanto ed in cuor loro, Beppe Grillo ed i suoi tifavano per la nomenklatura, per quella parte del PD che per 20 anni ha guidato il gruppo dirigente. In poche parole: sperava nella vittoria di Gianni Cuperlo. Come era largamente prevedibile, così non è stato; il nuovo segretario del Partito Democratico è Matteo Renzi.E, come promesso, ha deciso di lanciare il guanto di sfida. Il Partito Democratico è disposto a rinunciare ai 42 milioni di euro di rimborsi elettorali (tematica questa da discutere meglio, in quanto c’è il rischio di lasciar cadere la politica nelle mani di qualche lobbies, tra cui una di queste è la Casaleggio Associati), ma contemporaneamente, il Movimento 5 Stelle se la sente di firmare per la conversione del Senato in Camera dei Comuni, rompendo con la peculiarità del sistema istituzionale italiano (l’unico al mondo dove le due Camere hanno poteri e funzioni parificate) e facendo risparmiare allo Stato 1 miliardo di euro? Ovviamente, i destinatari della proposta non ci hanno pensato su due volte a ripetere quelle due lettere che ormai, da tempo immemore, sembrano far comprendere che il «nuovo che avanza» ci fa rendere nostalgico il vecchio: NO! Almeno le motivazioni della risposta fossero nel merito. Giusto per dirne due: il PD deve restituire «quanto scippato», Renzi fa proposte di marketing e da I° Repubblica. Caso curioso, quest’ultimo, per due motivi: 1) Se c’è uno che fa marketing è Casaleggio; 2) la filosofia del “noi diciamo SI se…”, in questa legislatura, è stata utilizzata per primo proprio dai grillini, nel periodo in cui Bersani proponeva loro il famoso accordo di governo sugli “8 punti per il cambiamento” (basta andarsi a guardare qualche video del deputato di Di Battista per accertarsi di ciò).
Arrivando al sodo: Renzi ha messo in seria difficoltà Beppe Grillo:
nel giro di pochi giorni, le stoccate di Riccardo Nuti a Davide Faraone sono state rispedite al mittente dall’interessato. D’altronde, è difficile prendere lezioni da chi si è candidato alle Comunali di Palermo con scritto sulle schede elettorali “Riccardo Nuti detto Grillo”, da chi è entrato in Parlamento prendendo 174 voti online e presentandosi agli elettori con un video di 90 secondo (per dire: è inutile attaccare le primarie del PD quando si hanno certi scheletri dentro l’armadio);
Matteo Renzi ha proposto l’abolizione del Senato, ma su ciò non è stato dato alcun giudizio. Si è preferito dribblare la questione, con generiche (e ormai scontate) considerazioni sugli sprechi della politica.
Inoltre:
dopo l’umiliazione subita da Bersani;
dopo le etichettature ricevute da Civati
scusatemi, ma il «muso duro» di Renzi ci voleva. Da oggi il coltello dalla parte del manico ce l’abbiamo noi.

Siamo stati fin troppo buoni. Adesso la musica cambia.