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Posts Tagged ‘Internazionale’



8 APRILE 2015: GIORNATA INTERNAZIONALE DEI ROM E DEI SINTI.

Lo sapete che:

1) Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea (oltre 12 milioni di persone)?

2) non hanno Patria e non hanno mai fatto una guerra per rivendicarne una?

3) in Italia sono oltre 150mila, di cui la metà e più hanno cittadinanza italiana?

4) durante il nazismo, oltre 500mila tra Rom e Sinti furono sterminati?

ROM e SINTI si suddividono in tante sottocategorie: intellettuali, operai, delinquenti, studenti etc. Insomma, come gli ITALIANI: ci sono italiani intellettuali, italiani studenti, italiani delinquenti…

Per questo discriminare è un atteggiamento da idioti, perché in questo Pianeta apparteniamo tutti ad un unico genere: quello umano.

LA CADUTA DEL RAZZISMO… PASSO DOPO PASSO

on 22 novembre 2014 in DIRITTI Commenti disabilitati su LA CADUTA DEL RAZZISMO… PASSO DOPO PASSO

 

4° parte

LEGGI LE PUNTATE PRECEDENTI:

I° PARTE – II° PARTEIII° PARTE

Studiando storia contemporanea (a proposito: consiglio a tutti la lettura del libro Storia contemporanea – Il novecento di G.Sabbatucci e V.Vidotto) è inevitabile che – prima o poi – arrivi a leggere il periodo della Germania nazista. Senza entrare nello specifico (ormai sappiamo tutti cosa ha significato per tutti noi quel tragico pezzo di storia), mi limito a riprendere alcune righe che, paradossalmente, sembrano un po’ rispecchiare l’attualità. Teniamo in considerazione l’utopia nazista: costituire una comunità di popolo pura, composta da persone di razza ariana, considerata superiore a tutte le altre: «dalla comunità di popolo erano esclusi per definizione gli elementi antinazionali, i cittadini di origine straniera o di discendenza non ariana e soprattutto gli ebrei, investiti del ruolo di polo negativo, di capro espiatorio, di obiettivo predeterminato del malcontento popolare. Gli ebrei erano allora in Germania una ristretta minoranza: circa 500mila su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti. Ma […], pur non facendo parte della classe dirigente tradizionale, occupavano le zone medio – alte della scala sociale: erano commercianti, liberi professionisti, intellettuali ed artisti, parecchi avevano posizioni di prestigio nell’industria e nell’alta finanza. Nei confronti di questa minoranza attivamente inserita nella comunità nazionale, la propaganda nazista riuscì a risvegliare quei sentimenti di ostilità che erano largamente diffusi, soprattutto fra le classi popolari, nell’Europa Centro – Orientale». Di lì a poco: le leggi di Norimberga (1935) e la soluzione finale durante il secondo conflitto mondiale. Qualcosa in comune c’è (fortunatamente, si spera, il razzismo di stampo nazista non è più ripetibile) con oggi: gli immigrati in Italia sono una minoranza (basta leggere la 2° parte: Razzisti con le spalle al muro) ma si tende a percepirli quasi una “presenza cinese”, vengono visti come uno dei principali problemi socio – economici etc. Senza ripetere cose già dette in precedenza: stiamo attenti a dar adito a notizie “megafono” e utilizziamo maggiormente il lavoro del concetto: informarsi presso organi competenti e poi farsi un’idea, onde evitare di contribuire a conseguenze clamorose e negative. Detto questo, torniamo a «picconare»:

  • #FERMIAMOMARENOSTRUM

Ci ha già pensato il governo Renzi: dal 1° novembre 2014 Mare Nostrum è sostituita da Triton. Tale hashtag è stato comunque molto utilizzato durante il periodo in cui l’omonima operazione è stata attiva. Quali motivi hanno fatto si che, un’operazione umanitaria come Mare Nostrum spaccasse l’opinione pubblica tra chi era favorevole e chi contrario? Risposte scontate: sono un costo per lo Stato italiano, chi viene salvato è clandestino, illegale, porta malattie etc. etc. Insomma, le solite cose. Anche qui mettiamoci l’anima in pace e cerchiamo di capire. Per smontare tale luogo comune ci serviremo di un articolo che pubblicai il 1° novembre 2014, in occasione della fine dell’operazione (per chi volesse leggerlo integralmente: http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/ ):

  1. Mare Nostrum campa sulle tasche degli italiani > FALSO: «Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc »;
  2. Sono troppi, l’Europa venga a darci una mano > Si, ok. Siamo d’accordo che serve un maggiore intervento dell’UE. Certo, è anche vero che ogni anno godiamo di stanziamenti europei volti a realizzare una politica di accoglienza nei confronti degli immigrati. Inoltre: «Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni) »;
  3. Mare Nostrum aiuta l’illegalità > e derivati: “aiuta gli scafisti”, “salva delinquenti” etc. La verità: « Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti ». Conviene anche evidenziare l’aspetto più brutto – quello dei numeri – (non è bello affiancare espressioni come “vita umana” e “numeri”, almeno secondo me), ma importante per farci un’idea più solida: «558 interventi svolti, 100.250 le persone salvate. Sul fronte giudiziario, 728 sono stati gli scafisti arrestati e 8 le navi-madre sequestrate. Pesano quei 499 morti, i 1.446 presunti dispersi, e i 192 cadaveri da identificare» (fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/10/31/da-mare-nostrum-a-frontex-tutti-i-numeri_d05e9755-fc61-4a10-aab5-294ca930133c.html ). In poche parole, si è evitato che il Mediterraneo diventasse un cimitero di dimensioni abissali. Riguardo i delinquenti salvati: diamogli almeno il tempo di fargli fare un reato; fino a prova contraria, hai la fedina penale pulita. Semplice no?;
  4. Mare Nostrum favorisce le malattie come l’ebola > FALSO: premesso che chi è malato grave difficilmente arriva a destinazione, le persone vengono comunque accolte da personale sanitario e sottoposte a cure.
  5. Per smontare altri luoghi comuni: http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/
  • #NOALLACLANDESTINITA’

La clandestinità è un reato, si dice. Molto spesso la clandestinità è una situazione temporanea: la persona interessata si presenta alla frontiera senza presentare le proprie generalità, ma poi regolarizza in un momento successivo la propria situazione. Si tratta di quelle situazioni in cui le persone fuggono dai loro Paesi di origine per cercare una vita migliore, per evitare persecuzioni etc. Comunque vi allego questo link, onde capirci di più: http://www.vistoturistico.it/zoom_news.asp?id=398 .

  • #GLIIMMIGRATICOSTANO #GLIITALIANINONHANNOLAVORO #GLIDIAMO40EUROALGIORNO

Si vocifera che lo Stato dia 40 euro al giorno agli immigrati. Il numero è (quasi) esatto; la destinazione un po’ meno. Conviene sintetizzare un interessante articolo di INTERNAZIONALE (per leggero integralmente: http://www.internazionale.it/notizie/2014/11/15/quanti-soldi-ricevono-davvero-i-rifugiati ):

  1. «Quaranta euro versati in media alle cooperative, meno di tre euro ai migranti. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma calcolato in base alla valutazione dei costi di gestione dei centri»;
  2. «Questi soldi però, dai 35 ai 40 euro al giorno, non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma vengono dati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. E servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, la pulizia dello stabile e la manutenzione. Una piccola quota copre anche i progetti di inserimento lavorativo.Della somma complessiva, solo 2,5 euro in media – il cosiddetto pocket money – è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche per chiamare i parenti, alle sigarette, alle piccole necessità come comprarsi una bottiglia d’acqua o un caffè)»;
  3. «I soldi per l’accoglienza vengono presi dal fondo ordinario che il ministero dell’interno ha a disposizione per l’immigrazione e l’asilo» (aggiungo: soldi stanziati dal governo italiano ma provenienti dall’Unione Europea: http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione/sottotema009.html ).

Possiamo fermarci qui oggi. Mi scuso per i tanti links e per la lunghezza del post (e con chi, forse, dopo aver letto anche le puntate precedenti, comincia ad averne piene le scatole), ma su tematiche che interessano tutti noi è necessario sprecarvi tempo e pazienza. Oggi comunque abbiamo fatto un bel passo in avanti, il prossimo post sarà l’ultima parte, quella in cui il muro (finalmente) cadrà 😉

 

La Striscia di Gaza è sempre più infuocata e macchiata del sangue delle vittime di questa follia bellica innescata da Israele e Hamas. La comunità internazionale, che dovrebbe essere rappresentata soprattutto dall’ONU, si ritrova impotente più di altre volte, causa sicuramente gli interessi che ruotano attorno allo Stato d’Israele. Lo dimostra il fatto che, fin dall’inizio dell’ostilità, Israele ha realizzato crimini contro l’umanità, molto probabilmente ha violato il divieto di aggressione, ha bombardato consapevole che avrebbe potuto fare un elevatissimo numero di vittime civili, di profughi etc. Insomma, la situazione peggiora di giorno in giorno alimentata dalle timidezze degli organi preposti alla pace e sicurezza internazionali. Però, mettiamo caso che chi di dovere si ritrova unito e forte nel condannare, non solo a parole, le azioni di Israele: quale sarebbe la soluzione definitiva ad una questione che, da oltre mezzo secolo, non si riesce a risolvere? Sicuramente, sancire una divisione del territorio interessato, attribuendone parte ad Israele e parte allo Stato oggi governato da Hamas, è un tentativo già provato e che ha dimostrato i suoi limiti (piano di ripartizione della Palestina del 1947). Si otterrebbe solo l’ennesima (inutile) «tregua temporanea», con Israele disposto a non rispettare, di nuovo, risoluzioni ONU. Allora, forse, conviene dar vita ad una soluzione drastica, che possa risolvere definitivamente la questione. Occorre però partire da un aspetto, per alcuni forse ridicolo, per altri no, ma comunque poco considerato: quello storico – psicologico. Sappiamo ormai tutti che il popolo ebraico è sempre stato oggetto di persecuzioni: dall’antichità, passando per il Medioevo e l’età moderna, fino ad arrivare alla drammatica fase dello sterminio compiuto dai nazisti. Prendendo la storia come eventi isolati, si capisce ben poco di ciò che intendo dire; considerandola invece come una successione di fatti dello stesso tipo (in questo caso ne sono parole chiave: ebrei, persecuzioni) si può ben comprendere che, forse, il popolo «eletto da Dio» ha sviluppato un pensiero secondo cui qualsiasi minaccia nei suoi confronti è da prendere seriamente, rispondendo con la forza per difendersi, piaccia o meno che ci vadano di mezzo (soprattutto) i civili. Dinanzi a tale problema, sperare che entrambe le parti diventino «buoni vicini di casa» è una pazzia. Almeno che l’ONU non intervenga con i caschi blu contro una delle due parti o, perlomeno, con delle sanzioni. Ma, al momento è semplice utopia. Paradossalmente, sarebbe meno utopistico trovare un nuovo punto del pianeta in cui stanziare i palestinesi, permettendo loro di vivere in pace senza il timore di bombe o razzi, lasciando a Israele la possibilità di (ri)occupare i territori e non avere più troppe giustificazioni per attaccare militarmente ad ogni minima offesa. D’altronde, quando tutte le soluzioni “normali” vengono meno, quando una comunità internazionale tende a tutelare più i suoi interessi che quelli dei civili, tanto vale trovare un risultato in grado di accontentare tutti: “magnaccia” e innocenti.

E’ uno degli argomenti simbolo di questa campagna elettorale per le Europee. L’uscita dall’euro è un tema molto caro ai partiti definiti euro – scettici, che vedono nella nostra moneta e, più in generale, nel progetto europeo, l’inizio di tutti i nostri guai economici e sociali. Così, se vai in Italia trovi il Movimento 5 Stelle pronto a indire un referendum sulla «vita» dell’euro nel nostro Paese; se vai in Francia è una delle armi di persuasione principali del Front National etc. Uscendo poi dall’ambito prettamente politico, gli esperti del settore da tempo si scontrano tra loro sui vantaggi e svantaggi di tale eventualità: avremo maggiore potere d’acquisto, la lira sarebbe carta straccia… Insomma, tante e tante opinioni sta producendo la questione. Ma, in tutto ciò, noto che una parte fondamentale del discorso non viene evidenziata. Mi spiego: quali sono le procedure per uscire dalla moneta unica? In base a quali articoli, trattati e altre carte giuridiche è possibile realizzare ciò?

In questi giorni, ho provato a fare un mio personalissimo sondaggio. Sono andato sulle pagine facebook del M5S (il partito euroscettico più forte d’Italia), de «Il Fatto Quotidiano» (dove si concentrano molti commenti contro l’Europa) etc. chiedendo: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Per qualche tempo ho lasciato perdere, aspettando che maturasse un certo numero di risposte e, il risultato è stato alquanto deludente: giudizi generici sulle politiche europee conditi da qualche insulto. Non mi sono dato per vinto, e ho rilanciato: Nessuno mi risponde? Riformulo la domanda: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Di nuovo nulla. Ok, passiamo all’ultimissimo tentativo, quello dove si diventa «cattivi»:  il referendum sull’euro e’ una grandissima cavolata , dimostratemi il contrario. Alzando i toni ogni tanto si ottiene qualche risultato desiderato: se loro dicono che si può fare, allora si può fare; credo che si possa fare il referendum sull’euro… Insomma, risposte ipotetiche, che dimostrano il fatto che, anche chi propaganda l’idea di uscire non ci crede più di tanto (tra i vari commenti inoltre, non ho visto una sola persona che mi abbia elencato un qualche articolo giuridico volto a rafforzare la tesi). Il sondaggio ovviamente non è finito qui: sono andato su diversi siti internet scrivendo su «Google»uscire dall’euro; procedura per l’uscita dall’euro … ma il mio desiderio conoscitivo non è stato appagato. Ultimo tentativo: da «bravo studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali» (permettetemi questa satira tagliente) mi sono messo a rileggere i libri di diritto pubblico e diritto costituzionale comparato, nonché ho cominciato a leggere qualcosa di diritto internazionale (anche perchè ho un esame riguardo tale materia). A tutto ciò, aggiungiamoci storia contemporanea e un’attenta analisi dell’evoluzione delle istituzioni europee tramite i Trattati. Da questo momento in poi, troverete link per approfondire la questione.

Partiamo da qui:

Sia ben chiaro: la sintesi di tale excursus è volto ad evitare una eccessiva lunghezza del post. Ovviamente, chiunque è libero di approfondire (consiglio a tal proposito il seguente sito: http://ec.europa.eu/, sito archiviato ma ancora molto utile).

Tornando al tormentone si può o no uscire dall’euro, dal breve riassunto fatto ne deduciamo che:

  1. l’euro è figlio di un Trattato internazionale, firmato da capi di Stato e di Governo. Nel nostro ordinamento, per diventare legge, un trattato internazionale è soggetto ad una ratifica parlamentare;

  2. leggendo attentamente il testo del Trattato di Lisbona, si noterà che l’articolo 50 introduce una clausola di recesso dai Trattati. Cosa significa? Basta leggere qui: Clausola di recesso. In poche parole, se l’Italia volesse uscire dall’euro, il primo passo spetterebbe a un Matteo Renzi (Presidente del Consiglio) o a un Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica). Non solo, uscire dall’euro significherebbe uscire automaticamente dall’Unione Europea.

Notare: fino ad ora possibilità di uscire per via referendaria, o comunque tramite il Parlamento Europeo, non sono state evidenziate. Perchè? Proviamo a spiegarlo partendo dall’istituzione che andremo a rinnovare:

Parlamento Europeo > si prega di leggere qui: Parlamento Europeo. Noterete che non c’è alcun cenno alla possibilità di poter ridiscutere i Trattati, come propagandato da molti partiti euroscettici. E, purtroppo (per loro), l’euro è figlio di un Trattato. Inoltre, si parla di un rapporto Parlamento – Commissione Europea, mentre il destino della sovranità monetaria di un Paese membro è affidato ad un altro organo: il Consiglio Europeo! ( 1) lo avete letto nella clausola di recesso linkata poco prima; 2) se volete approfondire su tale istituzione: Consiglio Europeo).

Insomma, la strada per il referendum comincia a complicarsi. Soprattutto, si sta facendo largo una sola ipotesi: solo i massimi rappresentanti nazionali di uno Stato membro possono chiedere di recedere dai Trattati. Ma, forse, la questione inerente Italia – Euro SI / NO può ribaltare il tavolo.

Dunque, nella penisola sono soprattutto 2 i partiti che attaccano la valuta attuale: Lega & M5S. Come già detto, il secondo partito è il principale sponsor della via referendaria. Allora: se Lisbona non prevede tale ipotesi, almeno le leggi nazionali permettono di realizzarla? Già da qui la situazione si complica, in quanto l’ordinamento europeo nella scala gerarchica giuridica è al di sopra delle nostre leggi.

Partiamo dalla nostra legge fondamentale: la Costituzione. Specificamente, pubblichiamo qui sotto l’art.75:

E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.

Notare bene: «autorizzazione a ratificare trattati internazionali». In sintesi: mettiamo caso che io, Governo, riesca ad ottenere l’obiettivo di ridiscutere il trattato di Maastricht. Una volta portate a compimento le modifiche, i capi di Stato e di Governo lo firmano per dargli valore ufficiale. Ma, per entrare nel nostro ordinamento, il Parlamento dovrà approvare una legge di ratifica. Se però il partito euroscettico intende mantenere la promessa, dovrà prima passare per un referendum popolare. Piccolo particolare: la Corte Costituzionale lo casserebbe! Ma, in generale: oggi ci sono le condizioni istituzionali per realizzare tale obiettivo? Non mi pare.

Qualcuno però si rifà al referendum consultivo del 1989 per chiedere se approvare o meno un mandato costituente al Parlamento Europeo eletto nel medesimo anno. Ma, in questo caso, è stata necessaria una legge costituzionale ad hoc: quella del 3 aprile 1989, n. 2. Anche qui, diamo un’occhiata alla Costituzione:

art.138 > Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata , se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Insomma, l’iniziativa partirebbe nuovamente dalle istituzioni nazionali e non europee (!). Inoltre, ma non è detto, un’azione del genere potrebbe risultare incostituzionale ai sensi dell’art.11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

In conclusione, chi proclama di uscire dall’euro mediante istituzioni europee o referendum, sta dicendo clamorose bugie volte solo a raccogliere un facile consenso tra le persone. Qualora non sia vero quanto detto dal sottoscritto, chiedo che mi vengano date risposte esaurienti, con tanto di articoli e trattati di riferimento (il mezzo migliore per confermare la veridicità di quanto dichiarato).

Scusate per la lunghezza