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Il femminicidio ai tempi dei social network

on 25 gennaio 2017 in ATTUALITA', ITALIA Commenti disabilitati su Il femminicidio ai tempi dei social network

femminicidioÈ il tour dell’orrido, del disgusto, dell’ennesima conferma che il genere umano è una macchina perfettamente in grado di uccidere in diversi modi i suoi simili. Ciò non va interpretato come il semplice atto di porre fine alla vita della persona, bensì umiliarla fino al punto di renderla una bertuccia della società, una sagoma di carta su cui disegnare, colorare e ritagliare a proprio piacimento. E quando il divertimento è di gruppo, allora la situazione diventa più bella ed interessante. I social network, a tal proposito, si presentano come un terreno ottimale per postare foto di donne, spesso a loro insaputa, da sottoporre a commenti osceni da parte di uomini che sicuramente non hanno una mente completamente sana. L’Espresso, in una sua inchiesta ( Stupro su Facebook: ecco che cosa si dicono gli uomini che umiliano le donne ) ha aperto una breccia sul proliferare di gruppi di fanatici maniaci della carne femminile su Facebook. La lettura diventa quel tour dell’orrido di cui si parlava all’inizio dell’articolo. Partendo da un gruppo a caso, Cagne in calore, nel giro di pochi click ti puoi ritrovare in «luoghi di discussione» del tipo Zoccolette deliziose 2.0,  Porca e vogliosa,  Seghe e sborrate su foto di amiche conoscenti. Si tratta soprattutto di gruppi privati, a cui puoi accedere solo chiedendo l’iscrizione. Saltiamo volentieri questo passaggio, limitandoci a riprendere qualche espressione evidenziata dall’inchiesta de L’Espresso: «labbra da pompinara da riempire»; «E che ne dite di questa che per otto anni me la sono scopata? Se c’è qualcuno interessato, in privato posso dire dove può trovarla». Nonostante l’ articolo 167 del Codice della Privacy, Internet spesso sembra essere terra di nessuno: le leggi della vita reale non sembrano applicarsi nel virtuale. Questa cruda realtà porta ad una triste riflessione: non illudiamoci di sconfiggere il femminicidio con iniziative culturali, marce o altre iniziative tradizionali. Per fortuna o purtroppo, il mondo è cambiato ed è necessario studiare strumenti di lotta validi per quel campo di battaglia che è la frontiera di internet. In attesa (che non sia troppo lunga) di un’applicazione delle leggi concreta e forte anche sul web, è necessaria una rivoluzione culturale nella testa di ciascuno di noi: prendere l’impegno di usare internet per il divertimento sano, per lo studio e il lavoro, per mantenere relazioni e contatti, segnalando o comunque facendo notare alle persone le mele marce su cui ci si imbatte durante la navigazione. Sarebbe un passo in avanti importante, che allora ci permetterebbe di dire, finalmente, che il femminicidio è possibile abbatterlo anche nella versione cyber. Ma, nel frattempo, in attesa di questa «utopia»,  i social network continuano nel loro comportamento ambiguo: bloccare profili di persone il cui nome è Isis (Si chiama Isis: Facebook le blocca il profilo) ed impegno minimo nei confronti dei fanatici della carne femminile. Il femminicidio è anche questo: umiliare la donna ogni giorno, perché donna. Se non ora, quando?

 

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze

RAZZISMO E ACQUA CALDA

on 19 novembre 2014 in DIRITTI Commenti disabilitati su RAZZISMO E ACQUA CALDA

I° PARTE > MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO;

II° PARTE > RAZZISTI CON LE SPALLE AL MURO,

Nella prima e seconda parte ho evidenziato il ruolo di standardizzazione che le TV sono riuscite a realizzare tra le masse, favorendo un pensiero politico frutto non di studio accorto delle tematiche, bensì delle voci degli esponenti che più occupano l’etere. Non ho pensato però ad internet, al ruolo che social, testate giornalistiche online, spazi web produttori di bufale etc. sono riusciti a creare nel tempo. Prima di riprendere la demolizione di quel muro di mattoni e ignoranza sull’immigrazione, è necessario dunque spendere qualche parola anche sul web. Internet ha permesso nel tempo di aprire le porte dell’informazione e della comunicazione alla stragrande maggioranza delle persone del nostro pianeta. Ma ha favorito anche il fenomeno delle bufale, notizie inventate prive di fondamento, che però vengono spacciate per vere e rese virali sul web. Così, capiterà che un attore famoso muoia 5 o 6 volte nella sua vita, che 3 o 4 volte un rom di origine africana uccida un italiano usando come sicario un tunisino di origine cinese etc. Nella maggior parte dei casi, chi legge siti del genere (spesso privi di redazione e di tutti quei requisiti che permettono di riconoscere l’autenticità della testata) non si accerta della veridicità o meno dei fatti, ma la dà per scontata che sia attendibile. Ciò non va affatto bene per diversi motivi: 1) si inganna sé stessi; 2) nel tempo, a furia di leggere tali news, si crea nella nostra mente un pensiero fantoccio, frutto di falsità. Non dimentichiamoci poi di Facebook e Twitter. Concentriamoci solo sul secondo caso, in quanto lo ritengo più eloquente. Dunque, Twtter è per me un social network con molti vantaggi, soprattutto ti garantisce un aggiornamento costante di ciò che accade nel mondo. Ha però un difetto, se lo mescoliamo con la comunicazione politica: i 140 caratteri come limite per scrivere i post. E’ vero che i tempi sono cambiati ma, un conto è sentir parlare un Enrico Berlinguer, un conto è farsi un’idea leggendo due righe del proprio politico preferito. La sintesi estrema non permette di capire i pro ed i contro del pensiero (es.: “lo Stato finanzia gli immigrati, intanto gli alluvionati devono pagare le tasse” > non è un post di 140 caratteri, però nell’immediato non ci permette di pensare: è vero? Non è vero? Quale è la fonte? Etc. > cosa che invece andrebbe fatta). Insomma, internet è una comodità, ma come tutte le cose comode addormenta alcune parti di noi: in questo caso alcune sezioni dell’encefalo, che andrebbero invece tenute sveglie. Bene, torniamo all’opera di demolizione:

#GLIIMMIGRATIDELINQUONO

Mettiamola così: gli immigrati delinquono, dunque tutti gli italiani che risiedono all’estero sono criminali. Oppure diciamo anche: i francesi sono tutti snob, i tedeschi soffrono tutti di complesso d’accerchiamento, gli italiani sono tutti mafiosi. Siamo disposti ad accettare questi luoghi comuni? Io no, poi fate voi. Torniamo alla matematica e serviamoci, ancora una volta, del link di Tiscali (il cui contenuto tiene conto di quanto prodotto dall’UNAR): « Ldenunce contro gli italiani sono passate da 467.345 a 642.992 (con un aumento del 37,6 per cento), mentre quelle contro gli stranieri da 224.515 a 290.902 (con un aumento del 29,6 per cento).Il dato diventa ancora più significativo se lo si incrocia con l’andamento demografico dello stesso periodo 2004-1012. Infatti in questo arco di tempo la popolazione italiana è leggermente diminuita mentre il numero di stranieri presenti nel nostro territorio è passato da due milioni 210mila a quattro milioni 387mila. Il risultato è che a fronte di un aumento pari a circa il 100 per 100 del numero di stranieri, l’incremento delle denunce è stato inferiore al 30 per cento. A tutto questo va aggiunto un dato ulteriore: circa il 17 per cento delle denunce a carico degli stranieri si riferisce a un reato specifico del loro status, un reato, cioè, che gli italiani non posso compiere: la violazione della normativa sul soggiorno. In definitiva, se si effettua il confronto al netto di questa fattispecie, la media delle denunce a carico degli stranieri diminuisce ulteriormente» (fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ). In pillole: buoni e cattivi si trovano in tutti i gruppi della specie umana (la scoperta dell’acqua calda).

#GLIIMMIGRATIPORTANOMALATTIE

Ad esempio, abbiamo scoperto che gli immigrati portano l’ebola. Strano, perchè i casi che si sono registrati in Europa sono dovuti a persone europee che erano tornate dall’Africa dopo aver svolto una missione sanitaria contro il diffondersi del virus. Eppure questa voce qualche risultato lo ha prodotto: un danno di 10 milioni di euro nei confronti del Comune di Lampedusa. Cosa è successo? Semplicemente un genio ha deciso di fare un post su facebook, con il quale scriveva – a caratteri grandi e con immagini pronte a colpire l’emotività delle persone – che nell’isola era arrivata l’ebola. Così, in molti, appena hanno visto tale notizia, hanno deciso di disdire le loro prenotazioni turistiche ( a proposito di quanto scrivevo all’inizio di questo articolo). Per approfondire: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/10/ebola-bufala-su-casi-a-lampedusa-chiederemo-10-milioni-di-risarcimento/1087332/. A noi però piace la suggestiva immagine dell’immigrato sul barcone che, dopo tanta fatica e paura arriva stanco, denutrito e disidratato sulle nostre coste e, in un colpo solo porta: delinquenza e malattie. Stiamo tranquilli: un malato di ebola (o di altre gravi patologie) non può resistere un viaggio intero su un barcone, morirebbe molto prima. Inoltre, chi arriva sulle nostre coste è sottoposto, da personale specializzato, a cure mediche. E’ più facile che il contaggio avvenga tramite aerei di linea. P.S.: ci spaventiamo tanto per l’ebola, ma la fame che colpisce molte zone depresse nel mondo fa molti più morti.

Il muro comincia a perdere i primi veri pezzi. Nel prossimo articolo forse cadrà definitivamente. #Seeyousoon! 😉

ICE BUCKET CHALLENGE: aiutare dall’ Italia

on 24 agosto 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su ICE BUCKET CHALLENGE: aiutare dall’ Italia

LA SLA > La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), conosciuta anche come “Morbo di Lou Gehrig”,” malattia di Charcot” o “malattia dei motoneuroni”, è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria.

Esistono due gruppi di motoneuroni; il primo (primo motoneurone o motoneurone centrale o corticale) si trova nella corteccia cerebrale e trasporta il segnale nervoso attraverso prolungamenti che dal cervello arrivano al midollo spinale. Il secondo (2° motoneurone o motoneurone periferico o spinale) è invece formato da cellule nervose che trasportano il segnale dal midollo spinale ai muscoli.

La SLA è caratterizzata dal fatto che sia il primo che il secondo motoneurone vanno incontro a degenerazione e muoiono. La morte di queste cellule avviene gradualmente nel corso di mesi o anche anni.

I primi segni della malattia compaiono quando la perdita progressiva dei motoneuroni supera la capacità di compenso dei motoneuroni superstiti fino ad arrivare ad una progressiva paralisi, ma con risparmio delle funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali (vescicali ed intestinali).

Ha una caratteristica che la rende particolarmente drammatica : pur bloccando progressivamente tutti i muscoli, non toglie la capacità di pensare e la volontà di rapportarsi agli altri. La mente resta vigile ma prigioniera in un corpo che diventa via via immobile.

Le cause della malattia sono sconosciute .

Incidenza 3 casi ogni 100.000 abitanti

Prevalenza 10 ogni 100.000 abitanti

Attualmente sono ca 5.000 i malati in Italia.

L’incidenza della malattia rispetto al sesso risulta principalmente omogenea. Anche se vi è una lieve preponderanza nel sesso maschile. In Italia si manifestano in media tre nuovi casi di SLA al giorno e si contano circa sei-otto ammalati ogni 100.000 abitanti.

In una diversificazione di concetti possiamo affermare che, mentre l’incidenza, cioè il numero di casi che si presentano in un anno, sono gli stessi, aumenta la prevalenza, cioè il numero di persone che convivono con questa malattia. Questo aumento è sostanzialmente dovuto al miglioramento delle cure palliative, al generale miglioramento delle condizioni di vita della persona malata, al cambiamento etico/culturale nei confronti delle proprie scelte di vita, di quotidianità.

Pur ipotizzando interazione fra predisposizione genetica e fattori ambientali non è associabile il presentarsi della malattia rispetto all’appartenenza ad un’area geografica.

La malattia e l’età:

Prevalentemente colpisce persone adulte in un’età compresa fra i 40 e 70 anni.

Vi sono casi di incidenza giovanile con un’età compresa fra i 17 e i 20, così come in un’età anziana fra i 70 – 80 anni.

Non è significativamente presente un’incidenza in età infantile.

Ipotesi sulle cause della SLA

Le cause della SLA sono ancora sconosciute, comunque è ormai accertato che la SLA non è dovuta ad una singola causa; si tratta invece di una malattia multifattoriale, determinata cioè dal concorso di più circostanze.
Le numerose ricerche in corso mirano a chiarire il ruolo di alcuni fattori.

• Eccesso di glutammato: il glutammato è un aminoacido usato dalle cellule nervose come segnale chimico: quando il suo tasso è elevato ne determina un’iperattività che può risultare nociva. Tutto ciò sembra che giochi un ruolo importante nella SLA. Il Riluzolo, unico farmaco approvato nella terapia della SLA, agisce riducendo l’azione del glutammato.
• Predisposizione genetica
• Carenza di fattori di crescita: si tratta di sostanze, prodotte naturalmente dal nostro organismo, che aiutano la crescita dei nervi e che facilitano i contatti tra i motoneuroni e le cellule muscolari.
• Fattori tossico-ambientali: esistono diversi elementi (alluminio, mercurio o piombo) o alcuni veleni e certi pesticidi agricoli che possono danneggiare le cellule nervose e i motoneuroni.

Diagnosi di SLA
La SLA è una malattia molto difficile da diagnosticare. Oggi non esiste alcun test o procedura per confermare senza alcun dubbio la diagnosi di SLA. E’ solo attraverso un attento esame clinico, ripetuto nel tempo da parte di un neurologo esperto, ed una serie di esami diagnostici per escludere altre patologie che emerge la diagnosi. E’ tuttavia sempre utile, per la conferma della diagnosi, il supporto di un secondo parere specialistico.

La Sla in genere progredisce lentamente e la gravità può variare molto da un paziente all’altro. Anche nelle fasi più avanzate, la malattia colpisce soltanto il sistema motorio e risparmia tutte le altre funzioni neurologiche. Per approfondimenti clicca qui

La Cura
Al momento non esiste una terapia capace di guarire la SLA: l’unico farmaco approvato è il Riluzolo, la cui assunzione può rallentare la progressione della malattia.
Esistono anche altri farmaci per ridurre i sintomi ed ausili per migliorare l’autonomia personale, il movimento e la comunicazione; è possibile intervenire per evitare la denutrizione e per aiutare il paziente a respirare.
Negli ultimi anni le ricerche si sono moltiplicate e la speranza di trovare presto un rimedio definitivo si è fatta più concreta.

Inevitabilmente la SLA comporta dei cambiamenti nello stile di vita di tutti i componenti della famiglia, ma attraverso una adeguata e corretta presa in carico, l’utilizzo di alcuni ausili tecnologici ed una completa ed esaustiva informazione, è possibile mantenere in ognuno una qualità di vita degna di questo nome (Fonte: http://www.aisla.it/)

ICE BUCKET CHALLENGE: buttandosi un secchio d’acqua ghiacciata in testa si possono provare per qualche secondo le sensazioni di intorpidimento ai muscoli che prova costantemente un malato di SLA. Si tratta di una campagna virale volta a sensibilizzare la popolazione e ad effettuare donazioni.

DONARE DALL’ITALIA: vai sul sito http://www.aisla.it/ . Potrai effettuare la donazione online o mediante bonifico bancario e postale.

#ICEBUCKETCHALLENGE

Dopo neanche 3 mesi dalla pubblicazione, l’e-book “Cos’è il Malpaese? Voci dell’Italia che (r)esiste” ha generato risultati al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Stando ai dati dell’editore (http://www.youcanprint.it ), l’opera è stata scaricata (dato aggiornato al 10 agosto 2014) 135 volte dai vari stores ove è possibile reperirla. Un risultato clamoroso, frutto del lavoro di 4 anni di vita del blog http://www.ilmalpaese.wordpress.com e che, parzialmente, è stato raccolto nell’ e-book. Non solo: è frutto della pubblicità online generata mediante il blog ed il passaparola. Insomma, in pillole: un grande risultato a costo 0. Certo, l’opera è scaricabile gratuitamente. Ciò però non significa che sia più facile “vendere”. “Cos’è Il Malpaese? Voci dell’Italia che (r)esiste” è una goccia in un oceano di opere digitali vendute a costo 0. Di queste, solo una piccola percentuale riesce ad ottenere una discreta visibilità: la nostra, fortunatamente, c’è riuscita.

Dunque, 135 volte grazie a chi ha deciso di scaricare l’e-book, a chi ci ha fatto pubblicità, a chi avrà intenzione di leggere queste 168 pagine in futuro.

Parlando per la mia (piccolissima) parte di contributo:

  • 135 significa che ora la vicenda della GoodYear di Cisterna è conoscibile più facilmente oltre i confini della Provincia di Latina e del Lazio;
  • 135 significa che ora la vicenda “Damasco 2, il caso Fondi” ha una cassa di risonanza che comincia a coinvolgere la penisola, nella speranza che resti un fatto isolato;
  • 135 significa cominciare a dare un calcio all’antipolitica e al razzismo (articoli su euro, Lampedusa e Cecile Kyenge);
  • 135 significa tanto, tantissimo…

Il dramma dell’Unità è una tragedia non solo per la sinistra, ma per 90 anni di storia d’Italia. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è un simbolo del nostro passato, delle battaglie combattute in nome di un’Italia libera, eguale, fatta di diritti e solidarietà. L’Unità non ha avuto paura del fascismo, anzi l’ha combattuto affrontando purghe e olio di ricino, uscendo clandestinamente, anche scritto a penna se necessario; è il quotidiano degli operai, di chi lo portava in fabbrica (magari nascondendolo sotto un vestito) per vedere «cosa diceva il partito»; è il giornale delle battaglie sul divorzio, delle denunce riguardo la pericolosità della diga del Vajont…E’ stato il giornale di Enrico Berlinguer, la testata che forse più di tutte ha saputo regalare un Addio! dignitoso al segretario del Partito Comunista Italiano. Insomma, è stato tanta roba. Forse oggi l’Unità sconta una sfida (quasi) impari con la rete e l’antipolitica. Piaccia o non piaccia, la testata una volta organo del PCI, poi di PDS e DS, ha sempre cercato di mantenere un modo di scrivere elegante, riflessivo. Certo, è capitato che ogni tanto cascasse in quei titoli a sensazione che, colpendo l’emotività delle persone (quelle che vedono un titolo forte, credono ciecamente a tutto ciò che c’è scritto senza verificare la veridicità della notizia), oggi vanno tanto di moda. Ma non gli è andata bene: l’Unità oggi era (è?) ormai il giornale «di regime», colpevole di prendere finanziamenti pubblici per vivere. I soldi così sono buttati, dicono; i giornali che vogliono vendere, devono fare i soldi da loro, senza aiuto dallo Stato. Perchè nell’Italia del 2014 – quella dell’antipolitica per intenderci – finanziare il pluralismo è uno sperpero, è roba da Kasta! E poi, perchè buttare soldi quando oggi c’è Internet? L’Italia è il BelPaese, lo Stato che ha saputo proporre personaggi all’avanguardia in tutti i campi ed in tutte le epoche: Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Adriano Olivetti, Dante Alighieri… Ma è anche quel Paese che spesso il cambiamento lo ha accettato in ritardo e male: così rischia di essere anche per Internet. Il web 2.0 ha permesso di espandere sensibilmente le forme e le possibilità di partecipazione politica, di espressione del pensiero etc. come non era mai accaduto prima. Ma l’estrema espansione di queste possibilità ha portato all’idea che un blog, un sito che si spaccia per testata giornalistica ma in realtà è anonima, senza che si citino fonti etc. possano essere più attendibili di un quotidiano cartaceo, registrato presso un tribunale, fatto di firme più o meno autorevoli. Stiamo andando verso un mondo dove anche la raccomandazione è ormai obsoleta: per diventare parlamentare basta prendere voti online e ritrovarti in un posto comodo nella lista elettorale ( non c’è più bisogno di farsi conoscere nel giro di anni, di fare eventualmente “gavetta” in un partito, di prendere schiaffi e rimproveri). Ora, se vuoi scrivere notizie e farle leggere a milioni di persone, basta avere un blog (casomai con un nome accattivante del tipo “loschifo” e non modestie come il mio: “elnuevodia”), avere qualche capacità minima di scrittura e sapere cogliere il tema che interessa alle persone, senza ovviamente dimenticare qualche “etichettatura” per dare un po’ più di sapore pepato al post. Quindi: basta con gli anni di studio di giornalismo, con la necessità di studiare le fonti, di citarle etc. L’Unità è una delle tante vittime cartacee di questa degenerazione, e riprendere nuovamente le forze per tornare in edicola sarà ancora più difficile del passato. Perfino la repressione fascista era meno terribile dinanzi a questo trionfo dell’antipolitica, dell’ignoranza, delle persone che si lasciano trascinare dall’emotività. Un saluto a pugno chiuso, compagna “Unità”.