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BREVE SU POLITICA E PROVINCIA DI LATINA

on 19 maggio 2015 in POLITICA Commenti disabilitati su BREVE SU POLITICA E PROVINCIA DI LATINA

 

Latina

Così, succede che un tal ‪#‎SilvioBerlusconi‬ contatta i consiglieri di maggioranza di ‪#‎ForzaItalia‬ dell’amministrazione comunale di ‪#‎Latina‬, per comunicargli che è necessario “congelare” la situazione, rinviando il voto sulla mozione di sfiducia.

Poi, ti ritorna in mente ‪#‎Damasco2‬, ‪#‎Fazzone‬ che difende quel consiglio comunale che andava sciolto per infiltrazioni criminali, riuscendo addirittura a salvaguardarlo, grazie alla complicità dell’allora governo ‪#‎BerlusconiMaroni‬.

Alla fine, fai 2+2 ed il risultato è eloquente: questa Provincia è un laboratorio, un feudo utile per i giochi di potere, nulla più.

«Una Bretella per le Olimpiadi»

on 13 aprile 2015 in AMBIENTE, ATTUALITA', EUROPA, ITALIA Commenti disabilitati su «Una Bretella per le Olimpiadi»

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

PUNTATE PRECEDENTI:

NAPOLI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/05/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia-napule-mille-culure/  

DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/03/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia/

Il giardino di Ninfa è un monumento naturale della Repubblica Italiana situato nel territorio di Cisterna di Latina. Si tratta di un giardino all’inglese, la cui realizzazione è stata iniziata da Gelasio Caetani 1921 ed attualmente gestito dalla Fondazione Caetani. Si tratta di un incantevole incrocio tra piante provenienti da tutto il mondo (es.: l’acero giapponese ed il pino dell’Himalaya) ed i ruderi medievali di quella che fu la città di Ninfa. La definizione di giardino più romantico del mondo non l’ho inventata io, ma è stata frutto di un articolo del « The New York Times ». Siamo arrivati, ti consiglio di dare fondo a tutte le energie della tua macchina fotografica. Infatti (inserire album fotografico di Ninfa).

Dopo una mattinata tra ruderi, piante e nozioni sul monumento naturale da parte degli esperti del settore, arriva il momento di riprendere la macchina e tornare a casa. Mi dici che il pomeriggio vuoi passarlo a riordinare il materiale che hai raccolto in questo periodo sull’Italia, perchè hai in mente di farci un libro e/o un blog. Inoltre vuoi programmare già la tua prossima tappa: il Sud. L’Italia deve proprio piacerti tanto, insomma.

Eccoci arrivati al giorno della partenza: ti accompagno a Cisterna, da dove prenderai il treno per andare a Latina.

Perchè visitare Latina? Innanzitutto precisiamo: visitare Latina significa (quasi) obbligatoriamente dare un’occhiata anche a Pomezia, Aprilia, Sabaudia… Motivo? Sono tutte città giovanissime, che hanno più o meno una settantina di anni. Sono il più grande esempio di progettazione urbanistica realizzatosi durante l’autoritarismo fascista. Senza sottovalutare le altre città, mi limito a parlarti di Latina. Il 18 dicembre 1932 Benito Mussolini, Duce d’Italia, inaugura quello che sarà il futuro capoluogo dell’Agro Pontino: Littoria. Il progetto viene realizzato con il contributo di coloni provenienti soprattutto dalle aree depresse del Nord Italia. Dopo la liberazione, si pensa di mutare il nome della città in Latinia, ma quelle due lettere finali (-ia) sembrano ancora ricordare il triste passato fascista (d’altronde, gli altri Comuni di nuova fondazione si chiamano: Aprilia, Sabaudia, Pomezia…). Dunque, leviamo la penultima vocale, onde evitare spiacevoli equivoci. Girando la città ti ritrovi dunque immerso in quegli anni (’30 – ’40) che ovviamente, hanno risentito dei cambiamenti giunti fino a noi: Palazzo Emme, il cui nome è un omaggio al Duce (l’iniziale del suo cognome) e oggi è sede di diversi progetti culturali; Piazza del Quadrato, nucleo originario della città; l’edificio dell’Opera Nazionale Combattenti, oggi sede di un Museo della Bonifica… Ma Latina è anche bellezze naturali: basti pensare al Lago di Fogliano, facente parte del Parco Nazionale del Circeo e classificata come Zona umida di importanza internazionale (RAMSAR). Specie mediterranee (leccio, palma nana, alloro) si affiancano a palme, eucaliptus e araucaria. Insomma, è da vedere anche quello. E non dimenticarti il Museo di Piana delle Orme, dove si rivive (quasi) dal vivo l’esperienza della seconda guerra mondiale.

Il 21 novembre 2014, alle ore 02:00 circa, il 28enne cittadino di Cori Pascariu Sebastian ( nazionalità romena ), veniva colpito da 7 colpi di arma da fuoco sparati da Pasquale Bruno, presso il Vicolo Straccia (Cori). Pasquale Bruno ed altri erano stati importunati da Pascariu Sebastian, in evidente stato di alterazione psico – fisica. Il Bruno reagì malmenandolo e, non soddisfatto, il giorno dopo decise di completare l’opera: sette pallottole e vendetta completata. L’autore della sparatoria è stato ora arrestato dai carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e sarà giudicato con rito abbreviato per tentato omicidio. Fosse finita qui: durante le perquisizioni, presso la casa del Bruno, il fratello (18 anni) e la compagna (20 anni), venivano beccati con 118 grammi di cocaina, 409 grammi di sostanza da taglio, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. Accusati di detenzione illecita di stupefacente, ora sono in attesa di giudizio. Per approfondire: http://www.h24notizie.com/2014/12/agguato-a-cori-arrestato-26enne-per-tentato-omicidio/ (link da cui è stato tratto questo sunto).
Insomma, capita che anche un italiano possa «cascare» nella delinquenza. Sicuramente il cittadino romeno non è esente da colpe, ma arrivare ad attentare alla vita di una persona è un atto che non deve essere giustificato in nessun modo. E’ da chiedersi dove sono andate a finire, davanti a questo atto, tutte quelle persone pronte a scendere in piazza (a Roma) per «la sicurezza della città» e contro «la delinquenza rom». Certo, Cori è un paese di circa 10mila abitanti, e nessuno pretende una «presa di posizione» di Matteo Salvini (forse se accadeva il contrario sarebbe addirittura venuto nel nostro Comune). Ma almeno coloro che il territorio lo vivono, che quotidianamente «monitorano» ogni minimo movimento di uno straniero, pronti a condividere sui social networks qualsiasi reato compiuto da chi non è italiano, gli arrivi di massa con i barconi etc., avrebbero potuto dire qualcosa. Evidentemente, ci sono due pesi e due misure. Contenti loro; noi proseguiamo per la nostra strada di uguaglianza e solidarietà.

NON SOLO CALCIO

on 19 giugno 2014 in SPORT Commenti disabilitati su NON SOLO CALCIO

Un pizzico di fortuna in più ed il Latina sarebbe andato in serie A. Alla fine, a salire nella massima serie è il Cesena, che si gusta dunque un gradito ritorno. Nonostante ciò, il campionato nerazzurro non è affatto da buttare. I pontini erano partiti con l’obiettivo della salvezza e, dopo le prime giornate storte, il cambio di allenatore ha impresso una accelerazione che domenica dopo domenica si trasformava in una storica rimonta, fermatasi solo il 18 giugno al goal di Cascione al 94° minuto. Chissà, forse la promozione è solo rimandata. Qualunque siano gli obiettivi futuri del Latina, la stagione 2014 – 2015 si preannuncia storica. Infatti, tra serie A e serie B, il Lazio sarà rappresentato da ben 4 squadre: Lazio e Roma in A, Frosinone e Latina in B. Penso che sia la prima volta che capiti una cosa del genere, ed è giusto che ciascuna formazione si impegni affinchè tale risultato continui a vivere il più a lungo possibile.

Eppure, il calcio non cessa mai di esporre la sua “pecora nera”: (quasi) monopolizzare i gusti sportivi degli italiani, relegando gli altri sport a spazi aperti solo in caso di successo delle relative formazioni. E’ successo con l’Italrugby nel 2012, è successo con il sestetto azzurro di volley negli anni d’oro… Altri, addirittura, trovano lustro solo nel periodo delle Olimpiadi. Pensieri che impediscono di restare stupiti quando poi ti trovi davanti i bilanci del CONI, che garantiscono elevatissimi investimenti al calcio e briciole a tutti gli altri.

Una situazione che, se trasferita dal nazionale al locale, trova un eloquente esempio proprio nella città di Latina. Il capoluogo pontino negli anni ha saputo esprimere importanti realtà giovandosi anche di progetti nati nei territori limitrofi: l’Andreoli Latina, nata a Cori (Icom Cori); Latina C5, titolo rilevato dall’Atletico Roccamassima. La città ha però il merito di mantenere vivi i progetti, anche con importanti soddisfazioni. E poi: la seria A di pallanuoto, il basket da anni tra le maggiori categorie nazionali etc. Il tutto contribuisce a creare un patrimonio che, se sfruttato bene, renderebbe Latina e provincia un importante polo sportivo, con tanto di vantaggi economici, lavorativi etc. Eccoci arrivare al punto dolente. Solo con la conquista della serie B, la città e la provincia sembrano essersi svegliatieda un tepore sportivo che durava da anni. Non si parla d’altro che di pallone, di goal, di stadio da adeguare… Appunto, lo stadio. Il «Francioni» è una struttura risalente all’epoca fascista, non adatta al momento per accogliere partite di livelli elevati quali la serie cadetta presenta. Sarebbe cosa buona e giusta intervenire. Eppure, fino ad oggi, chi aveva ospitato i maggiori successi era stato il «PalaBianchini», il palazzetto dello sport ove l’Andreoli ha conquistato la massima serie di volley, per due volte consecutive ha sfiorato la Challenge Cup, ha combattuto i play – off scudetto, ove il basket da anni cerca di restare tra le prime categorie nazionali… Senza poi dimenticare la massima serie raggiunta dalla pallanuoto, costretta però a cedere il titolo dopo lo storico accesso ai play – off scudetto. Ecco, prima del calcio (sport bellissimo), ben altre attività agonistiche avevano dato (e alcune ancora danno) lustro al Lazio meridionale, ma la cassa di risonanza non è stata così forte come invece oggi accade con l’11 nerazzurro. Quando una squadra locale raggiunge i vertici europei (volley), nazionali (pallanuoto) etc. e le infrastrutture capisci che non sono adeguate, sarebbe obbligo delle istituzioni locali lavorare per il loro adeguamento, renderle degne di ospitare il vertice dello sport. A Latina invece si continua con un palazzetto diviso tra non si sa quante squadre, con una piscina allo scoperto causa (forse) prima della fine della favola della Latina Pallanuoto… Con il calcio però, stiamone certi, sarà tutta un’altra musica: le richieste della società, a differenza di altre verranno accolte, ci sarà il massimo impegno affinchè la palla rotonda possa continuare la sua esaltante storia nelle categorie che contano. Gli altri devono accontentarsi di promesse mancate (quando vengono fatte), di auguri e complimenti (quando ovviamente si vince). Insomma: parole.

 

 

 Le industrie sembravano dover portare benessere e ricchezza economica ai territori ove si installavano. Sembravano dover realizzare il sogno di un mondo ove la povertà veniva sconfitta per lasciare il posto ad una società benestante. Queste belle speranze sono diventate illusioni svanite nel giro di mezzo secolo, sostituite da uno scenario spesso raccapricciante e tragico. Basta fare un tour nella Provincia di Latina, importante polo industriale del Centro – Italia campato per anni grazie ai fondi della Cassa del Mezzogiorno, e ora ridotto ad una miriade di capannoni abbandonati e non tutti bonificati, alle tragedie dei lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro, consapevoli che sarà ben difficile trovarne un altro, specie se in età avanzata. Sarebbe «bello» se i guai fossero solo questi. Simbolo dello sviluppo industriale è anche la centrale nucleare di Borgo Sabotino, la prima realizzata in Italia (1963) per poi essere chiusa nel 1987 in seguito al referendum. Ricchezza e autonomia energetica, ma anche danni ambientali e problemi fisici per moltissime persone dei territori limitrofi. Insomma, benessere economico e salute non sembrano andare d’accordo quando questo rapporto è gestito dalle macchine. E spesso la seconda soccombe. Lo sanno benissimo gli operai della GoodYear di Cisterna di Latina, comune dell’omonima provincia.

E’ il 1965, la GoodYear (fabbrica che produce pneumatici) instaura a Cisterna una sua filiale. Parte l’era industriale nella giovane provincia pontina: migliaia di persone trovano occupazione, centinaia e centinaia di famiglie possono ora guardare al futuro con maggiore sicurezza. Nasce il mito di «Mamma Goodyear», colei che si occupa delle prospettive economiche dei suoi figli, i lavoratori. Ma, con il passare degli anni, quell’oro luccicante che le gomme portavano si trasforma in veleno. La fabbrica contiene amianto, le polveri sottili che il lavoro produce non hanno problemi ad inserirsi nelle vie respiratorie degli operai, privi di qualsiasi protezione. Non solo: i controlli ASL vengono pre-annunciati, così la dirigenza ha tutto il tempo per comunicare agli operai la necessità di ridurre i ritmi di lavoro. Perchè gli ispettori devono trovarsi dinanzi ad un edificio pulito e a norma, altrimenti si chiude baracca e battenti. Si arriva così al 2000, il momento in cui la «mamma» decide di abbandonare i suoi «figli» ed andarsene all’est, dove la manodopera ha un costo minore e le leggi sulla sicurezza sono molto più deboli. Ma, molti operai cominciano ad accusare, quasi contemporaneamente, forti problemi di salute. E, sempre quasi contemporaneamente, cominciano ad andarsene. Coincidenze? Forse. Ma un operaio, nonché rappresentante sindacale, all’inizio del nuovo millennio comincia a raccogliere nomi, cognomi e cartelle cliniche dei colleghi che si ammalano. Gli operai morivano, ma le cartelle cliniche non evidenziavano particolari problemi. Ma allora, come si fa a spostare un lavoratore con cartelle cliniche con risultati negativi (sanitariamente parlando) da un settore della fabbrica ad uno più leggero, perchè colpito da problemi fisici? Insomma, tante cose non tornano. Così, si decide di passare per la via giudiziaria. Stoppiamo qui il racconto, vi spiego subito il perchè. Tutto ciò che avete letto fino ad ora altro non è che una (piccolissima) parte del film – documentario «Happy GoodYear», realizzato dalla «SoundCrime» e proiettato in anteprima al Cinema «Oxer» di Latina sabato 3 maggio 2014 e destinato a girare il BelPaese. Si tratta di un progetto importante, in quanto permette – per la prima volta – alla questione di oltrepassare i confini pontini e toccare tutta la penisola. Soprattutto, permetterà alle coscienze di rispolverare tematiche come la sicurezza sul lavoro, lo sviluppo sostenibile etc. Perchè in un paese civile come dovrebbe essere il nostro, il lavoro deve essere un diritto che tuteli l’economia delle persone senza intaccarne la salute. Insomma, firmare un contratto e non una condanna a morte.