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La città del Papa re: Roma

on 7 novembre 2016 in ATTUALITA', ITALIA, POLITICA Commenti disabilitati su La città del Papa re: Roma

movimento-5-stelle-romaProbabilmente Bergoglio non se ne sarà accorto, oppure lo sa e ci sta lavorando su. Forse ne è consapevole ma non gli importa nulla. Fatto sta che Roma, con la fine della giunta Marino e l’inizio dell’epopea pentastellata, è entrata in una fase conservatrice, volta a renderla una città esteticamente bella, ma povera di contenuti al suo interno. D’altronde, Virginia Raggi non ha mai nascosto, durante la campagna elettorale, la sua intenzione di occuparsi «prima dell’ordinario e poi dello straordinario». Peccato che l’ordinario è (giustamente) roba di tutti i giorni: il taglio dell’erba, la manutenzione delle strade e tanto altro. Lo straordinario invece è tutto quell’insieme di attività che prevedono sforzi maggiori e particolari, che se ben realizzati permetterebbero alla città di fare un salto di qualità. Roma è una delle maggiori capitali internazionali, una città ricca di storia, arte, bellezze naturalistiche e non solo; non merita di essere trattata come una città di seconda fascia. Invece, è quello che sta accadendo. Il rifiuto di confermare la candidatura alle Olimpiadi 2024 è stato un passo indietro gravissimo. Vero che la capitale è sotto una cappa di corruzione di cui Mafia Capitale è, con ogni probabilità, solo una ulteriore conferma di quello che è un male storico di Roma. Ma, se prima del 20 settembre 1870, giorno della presa di Porta Pia e fine del potere temporale dei Papi sulla città eterna, avessimo ascoltato i ragionamenti di coloro contrari all’annessione al Regno d’Italia di Roma perché considerata una «sacca di corruzione», molto probabilmente oggi staremmo a parlare di un’Italia la cui capitale era Firenze, mentre Latina si collocava come la prima città del Lazio, a pochi km dallo Stato Pontificio. L’illegalità va combattuta sfidandola, dimostrando che il territorio sa organizzare grandi progetti nel rispetto della legge, impedendo al malaffare di infiltrarsi. I grillini, invece, hanno optato per una politica del «non fare», sacrificando i benefici a favore della gente «onesta», pur di fare uno sgarro a quei «brutti cattivoni» della famiglia Caltagirone. Lungi da me osannare questi ultimi, ma permettetemi di dire che un Paese che ha paura delle infiltrazioni della illegalità, che teme eventuali monopoli di alcune famiglie di costruttori etc., è destinato a morire, non tanto come entità statale, bensì nel suo orgoglio, nelle sue ambizioni di essere migliore giorno dopo giorno.

Roma, progressivamente, sta tornando ad essere la città del Papa re. La mastodontica processione dedicata ai Santi Pio e Leopoldo, il Giubileo straordinario e quello «ordinario» che si terrà tra qualche anno, sono la triste conferma di quali unici grandi eventi Roma, per un lungo periodo, potrà ospitare. Peccato che trattasi della capitale di uno Stato laico, di una città che dovrebbe competere con Parigi (città coraggiosa, se si pensa che ha organizzato gli Europei di calcio 2016 nella paura di ulteriori attentati e che punta ad organizzare le Olimpiadi 2024, periodo in cui la tensione sarà forse un pochino scemata, ma sicuramente non il livello di guardia), distante pochi chilometri da quella Napoli tanto accusata di essere criminale, ma allo stesso tempo ambiziosa, perché in grado di ospitare l’America’s Cup, la Coppa Davis, di proporsi come sostituta per i Giochi Olimpici.

Il ritorno del Papa Re è un salto indietro nella storia, forse di secoli. Il 3 novembre 2016, il Campidoglio ha effettuato un altro passo a favore della svolta conservatrice. È stata votata una mozione contro la direttiva Bolkestein, un provvedimento dell’Unione Europea che permette ad un qualsiasi cittadino dell’UE di proporre, nel territorio di questa, la propria attività. Ai venditori ambulanti non piace l’art.12, perché li obbliga a partecipare ai bandi per il rinnovo delle licenze insieme alle società di capitali. Così, pur di salvaguardare i piccoli (almeno così ha detto la Raggi), si è deciso di votare una mozione che impegna il Comune a prorogare fino al 2020 l’attuale sistema bancarellario, ad oggi quasi monopolizzato dai Tredicine, che dopo i colpi subiti dalla giunta Marino, oggi sembrano vivere una nuova rinascita.

D’altronde, anche all’epoca dello Stato Pontificio, erano poche famiglie e qualche corporazione a farla da padrone.

Articolo apparso su: http://www.wtnews.it/6868/editoriali/la-citta-del-papa-re-roma

«Una Bretella per le Olimpiadi»

on 13 aprile 2015 in AMBIENTE, ATTUALITA', EUROPA, ITALIA Commenti disabilitati su «Una Bretella per le Olimpiadi»

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: http://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

Passo dopo passo, “correggiamo” il discorso di Salvini

on 5 marzo 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su Passo dopo passo, “correggiamo” il discorso di Salvini

Nella prima puntata (http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/?doing_wp_cron=1425560040.0055489540100097656250 ) abbiamo cominciato ad analizzare il discorso di Matteo Salvini, tenutosi a Piazza del Popolo in Roma il 28 febbraio 2015. 10 scempiaggini le abbiamo demolite una dopo l’altra; il problema è che ce ne sono ancora molte altre da analizzare. Anzi, capita spesso che alcune le si dimentichi, oppure sei costretto ad evitarle per cercare di non allungare eccessivamente il brodo. Capita, ad esempio, che dal palco della Lega Nord formato #maiconsalvini / #casapound escano parole di sdegno riguardo la malasanità in Sicilia e, dunque, si chiedono le dimissioni del governatore Crocetta. Dunque, ti limiti a dimostrare che tristi episodi in ambito ospedaliero capitano anche nel ricco e ben governato (secondo la vox populi) Nord (basta leggere il paragrafo «Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale» del precedente articolo: http://elnuevodia.altervista.org/analizzando-il-discorso-di-salvini-difficile-credere-quanto-ha-dichiarato/?doing_wp_cron=1425560040.0055489540100097656250 ), momenti in cui – guarda caso – il Salvini nazionale «si dimentica» di chiedere le dimissioni della classe dirigente regionale (forse perchè Lombardia e Veneto sono troppo preziose in termini di consenso). Dunque, capita che i lettori ad un certo punto ti scrivono e ti rammentano la clinica degli orrori di Milano (Per approfondire:http://archiviostorico.corriere.it/2000/giugno/10/Sedici_arresti_per_clinica_degli_co_0_0006109865.shtml ), dove si operava il più possibile – anche a costo di asportare organi sani ai pazienti – allo scopo di ingrassare i rimborsi della Regione ed i propri stipendi. Giustissimo ricordare ciò, ma è stato necessario inserirlo nella seconda puntata proprio per non stancare troppo gli occhi dei lettori.

Fatta questa doverosa premessa, torniamo ad analizzare il discorso di Matteo Salvini:

  • prima vengono i nostri disoccupati e poi i ROM: come già detto nella precedente puntata, la stragrande maggioranza dei ROM ha cittadinanza italiana. Dunque, la disoccupazione tocca entrambe le “categorie”;

  • Salvini parla della I° Guerra Mondiale, volta a difendere i confini nazionali; cita il “non passa lo straniero” della canzone del Piave; invita la nostra marina a salvare le vite e poi a riportarle a casa loro. Le citazioni storiche sono sempre un ghirigoro fantastico nei discorsi di piazza. In questo caso ci si è voluti proprio sbizzarrire: la battaglia del Piave del 23 giugno 1918 e il pezzo “non passa lo straniero” della relativa canzone. Obiettivo: dimostrare che una volta respingevamo gli stranieri. E’ una strumentalizzazione fantastica e ridicola. Facciamo una breve azione di revisionismo storico: il 23 giugno 1918 le armate italiane respingono quelle austro – ungariche, infliggendo al nemico notevoli perdite e sancendo, di fatto, la fine delle ambizioni dei due Imperi centrali. Il “non passa lo straniero” si riferisce soprattutto al fatto che, dopo la battaglia di Caporetto del 24 ottobre 1917, il nemico era riuscito a penetrare in territorio italiano occupandone stabilmente una parte. Da notare poi il grande cuore del leader della Lega Nord: la marina deve salvare le vite umane, ma poi deve riportarle da dove sono partite. In pillole: scappo dalla guerra, incontro i marinai italiani, mi salvano e poi – gentilmente, senza chiedere nulla in cambio – mi riportano sul campo di battaglia. Forse un 25 dicembre il Salvini subirà sulla sua pelle il Canto di Natale di Dickens, si spera;

  • alla marina dice: “non vi siete arruolati in marina per fare l’aiuto scafista”: i momenti in cui capisci che l’ignoranza del genere umano non ha limiti. Per l’ennesima volta bisogna ricordare l’operazione Mare Nostrum. Vi do due possibilità per conoscerla meglio: leggere sul seguente link http://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/ oppure accontentarsi di un semplice estratto del relativo post: «Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti ». Mare Nostrum permise l’arresto di oltre 300 scafisti;

  • Salvini difende Stacchio, il benzinaio che ha ucciso dei delinquenti ed ora sotto indagine dalla Procura: a prima vista, lo scandalo sembra quello di una magistratura che indaga su chi ha sparato per legittima difesa. Non è proprio così: l’ordinamento italiano impone l’obbligo dell’azione penale. Dunque, la Procura non poteva fare a meno di avviare un’indagine. Inoltre, se il benzinaio è veramente innocente, non ci vorrà tanto per archiviare la sua posizione;

  • Io non ho nessun problema con la religione islamica, ma prima maturate (parla dei tagliagole), e poi fra qualche decennio ne riparleremo: invece qualche problema lo ha. Salvini fatica a comprendere che i taglia gole utilizzano l’Islam in modo strumentale, iniettandovi dei contenuti falsi. Senza parlarne troppo, mi limito a: 1) consigliare un libro: «Io sono Malala» di Malala Yousafzai, ragazzina musulmana premio nobel per la pace nel 2014 (già questo è strano: una presunta «taglia gole» che riceve un titolo prestigioso per la pace fra i popoli?); a condividere un pezza della Carta del Rojava: «Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale» (Rojava è la regione di Kobane, città simbolo della lotta contro l’ISIS a forte prevalenza musulmana).

Oggi fermiamoci qui, il lato positivo è che abbiamo superato la metà di quanto detto in quell’assurdo discorso. Appuntamento alla terza puntata.

PRIMA PARTE

C’è chi sostiene che non conviene parlare troppo di quello che esprime la Lega Nord, perché la si aiuterebbe soltanto a guadagnare consensi. Io conosco la lezione del M5S: meno se ne parlava e più loro crescevano modalità “sottobosco”, con le soli armi del web e dei «vaffa!» di Beppe Grillo. Lì dove i partiti non sono riusciti con le televisioni, ci è arrivato il movimento pentastellato: ottenere il 25% dei consensi alle massime elezioni nazionali al primo tentativo. Certo, c’è stato l’exploit del Partito Democratico nella tornata elettorale del 2008, ma lì si trattava di un partito sorto dalle ceneri di Margherita e Democratici di Sinistra.

Tornando alla Lega Nord di Matteo Salvini, conviene parlarne, e tanto. Fino a prova contraria, se in certe dichiarazioni si riscontrano madornali errori, è necessario correggerli sia per rispetto di chi certi contenuti li esplica, sia nei confronti della popolazione che recepirà il messaggio. Ovviamente ognuno è libero di continuare a credere o meno, a pensare che non si tratta di “errori” ma di cose esatte, a proprio rischio e pericolo. Insomma, è sempre meglio utilizzare la parola, la scrittura, la penna (in questo caso la tastiera), specie se si tratta di confrontarsi con argomenti abbastanza inquietanti: il razzismo in primis.

Della Lega Nord stile Matteo Salvini ebbi già modo di parlare all’epoca della manifestazione di Milano (http://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/ ). Oggi, come già accennato, conviene spendere due parole per analizzare il discorso che il leader ha tenuto a Piazza del Popolo a Roma, il 25 febbraio 2015.

Partiamo innanzitutto dal modo di comunicare. Non si può dire nulla: efficace, molto più di quello di Grillo e, forse, superiore a quello di Renzi. Precisiamo però: lo stile si avvicina molto di più a quello del comico genovese, ma ciò che lo caratterizza è un linguaggio molto popolare, con i “vaffa” meglio dosati rispetto al leader del M5S. Renzi ancora tiene riguardo un modo di parlare leggermente più elevato. Comunque, Matteo Salvini sa fare presa sulle persone, specie sulla loro pancia. In pillole: sul modo di parlare si basa il 90% della strategia comunicativa del leader della Lega Nord, riuscendo così a far passare per vera la marea di cavolate (siamo sinceri, di quello si tratta) che viene esposta durante il discorso. Andiamo a studiarle una per una:

  • la Lega Nord sta con la polizia ed i carabinieri. Ci mancherebbe altro, l’alternativa sarebbe proteggere i delinquenti. E’ necessario però ricordare che la Lega Nord stava talmente tanto con le forze dell’ordine italiane, che decise di creare la Federazione delle Compagnie della Guardia Nazionale Padana. Erano gli anni del governo provvisorio della Padania (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/guardie-padane ), che sfocerà (proprio in questi mesi) nel rinvio a giudizio – richiesto dalla Procura di Bergamo – per violazione della legge Scelba del 1948: promozione, costituzione, organizzazione e direzione di un’associazione di carattere militare. Ma le indagini della Procura erano cominciate molti anni prima, precisamente a metà dei ’90. All’epoca ci fu un altro fatto, che oggi noi ricordiamo in modo soprattutto divertente: i denti di Roberto Maroni che penetrano il polpaccio di un poliziotto. Risultato: condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in Appello e in Cassazione. Insomma, di amore a prima vista non si può proprio parlare;
  • gli alunni delle nostre scuole devono studiare la questione delle Foibe. Giustissimo, nulla da eccepire. Peccato che tali dichiarazioni si facevano dinanzi ad una platea composta in buona parte anche da Casapound. Sappiamo benissimo come viene interpretata la vicenda delle foibe dalla destra estrema: un «evento» di risposta al giorno della memoria (27 gennaio). La vicenda delle foibe è tornata alla luce solo grazie ad una difficile opera di revisionismo, che ha permesso di riscoprire una importante pagina dell’Italia post – seconda guerra mondiale. Ma è una vicenda che non nasce e muore con l’arrivo dei titini che catturano e uccidono italiani indiscriminatamente, bensì ha il suo punto di partenza nelle persecuzioni operate dal regime mussoliniano durante l’occupazione italiana di alcune zone slave. Anche lì, il revisionismo ha fatto un bel po di luce: campi di concentramento Made in Italy. Una domanda sorge spontanea a Salvini: Casapound se la sentirebbe, vista la sua chiara fama fascista, di darsi una zappa sui piedi di tal genere? Non penso proprio, almeno che non si voglia imporre una verità ufficiale, costruita ad arte per favorire una precisa parte politica. Ciò non sarebbe bello;
  • Bisogna parlare del genocidio degli armeni per mano della Turchia, che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa. Teoricamente, applicando lo stesso ragionamento, non ci dovrebbero entrare neanche Italia e Germania (nell’Unione Europea però, visto che uscire dal continente è un pochino complesso). Oltre allo scontatissimo caso della Shoah e a quello appena citato della Jugoslavia, conviene ricordare un altro «magistrale» sterminio italiano: trovate tutto qui. In poche parole: il genere umano non va giudicato dai confini nazionali, ma al di fuori di essi. D’altronde, i confini non sono altro che decisioni prese dall’uomo;
  • Bisogna rispettare le lingue, le identità etc. della cultura italiana. Qui si apre un argomento grande come una casa. Innanzitutto, partiamo dalla religione, tema con cui la Lega Nord fa molto spesso a botte. La Costituzione e la storia del nostro Paese sanciscono che l’Italia è nata laica (almeno che non si vogliano definire cattoliche le popolazione pre – romane), ergo rispettare la cultura italiana significa tollerare Islam, Buddismo e altre confessioni. Altro tema: le lingue. Secondo la nostra Carta fondamentale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» (Art.6). Infine (ma ci fermiamo qui solo perchè il post non può essere stressantemente lungo) è necessario ricordare il passato recente del sole delle Alpi, quando ci si lamentava dell’eccessiva presenza del dialetto romano nei films e nella cultura in generale, quando si chiedeva di sottotitolare le fiction nei diversi dialetti regionali. Insomma, un’ottima strumentalizzazione della cultura locale. In pillole: ora tutto fa brodo;
  • Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale. Se la si pensasse veramente così, non solo Crocetta dovrebbe dimettersi, ma anche molti altri governatori regionali. Infatti i casi di malasanità si sono registrati un po’ ovunque in Italia. Per «puro caso», mi è capitato sottomano un articolo di Panorama, ove è protagonista di uno scandalo della sanità un ospedale del Nord, quello di Busto Arsizio. Copio e incollo il testo dell’articolo: «7 settembre 2012: Rebecca Balzarini muore a soli 8 anni, all’ospedale di Busto Arsizio. Una morte improvvisa che per settimane ha impegnato anche gli stessi medici nel tentativo di comprenderne la causa. La mamma aveva portato la piccola al pronto soccorso: i sintomi erano quelli dell’influenza, nulla che potesse far presagire un epilogo tragico. Aveva la febbre alta e dopo averla visitata i medici l’avevano rimandata a casa, diagnosticando una faringite» (fonte: http://www.panorama.it/news/cronaca/malasanita-quando-morire-i-bambini/#gallery-0=slide-5 ). Busto Arsizio, Lombardia, 2012. In pillole: siamo nell’epoca del governo regionale di Roberto Formigoni. Evidentemente, in quel periodo Salvini era un pochino distratto e «si dimenticò» di chiedere le dimissioni del Governatore;

  • Si lavora se si ha merito. In linea di principio l’affermazione è giustissima. Nel mondo del lavoro le selezioni serie si basano su un attento studio degli Europass, i curriculum di stampo europeo dove sono registrate le esperienze degli interessati. Teoricamente, più titoli di studio hai, più sei una persona qualificata. Non fosse così, potremmo tranquillamente abolire l’obbligatorietà della scuola e la possibilità di frequentare l’università. C’è un piccolo neo: il merito non può essere predicato da chi è diventato famoso per una laurea comprata in Albania o da chi l’università, dopo un decennio di fuoricorso, non è riuscito a terminarla. No, non ci siamo. Certe lezioni devono partire da una dimostrazione di fatto: mettetemi un leader laureato e con tanti punti di merito, poi ne riparleremo;
  • Citazioni su Oriana Fallaci, Don Milani, Don Sturzo. Senza entrare nello specifico di ciascuno (ripeto: diamo un limite alla lunghezza di questo post), più citazioni fai e meno è un tuo discorso. In pillole: ti soffermi sempre meno sui veri contenuti;
  • L’Italia cresce solo dello 0,1% nel PIL. Matteo Salvini non è contento di questa crescita che, seppur segnando una inversione di tendenza in senso positivo della nostra economia, la considera ancora troppo poco. Siamo d’accordo. C’è però da ricordare ai verdi leghisti che, negli anni del nuovo millennio hanno governato anche loro, con risultati abbastanza disastrosi. Conviene fare un piccolo sunto del trend del nostro PIL (dati Istat): 2007 (Governo Prodi: + 1,7%); 2008 (Governo Prodi e poi Governo Berlusconi – Lega: – 1, 2%); 2009 (Governo Berlusconi – Lega: – 5,5%); 2010 (Governo Berlusconi – Lega: + 1,7%); 2011 (Governo Berlusconi e poi Monti: + 0,5%); 2012 (Governo Monti: – 2,4%). Dati, ovviamente su base annua. Insomma, lezioni di economia non possono darle, specie dopo quel lusinghiero – 5,5 %;
  • La disoccupazione durante il governo Berlusconi – Lega era al 9%, ora è 4 punti sopra. Questa gliela possiamo concedere, ma non dimentichiamo che la maggioranza di centrodestra 2001 – 2006 è stata protagonista di quella Legge Biagi che ha spalancato le porte al precariato. Insomma: #pernondimenticare;

  • In Italia non c’è spazio per i campi ROM; prima i disoccupati e dopo (molto dopo) i ROM. Partiamo da una premessa: la stragrande maggioranza dei ROM hanno la cittadinanza italiana, dunque hanno gli stessi diritti nostri. La questione dei campi, inoltre, si è aggravata grazie ai decreti emergenziali dell’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso, Lega Nord), che ebbero l’effetto di aumentare l’allarme sociale e di realizzare atti in deroga alle leggi. Decreti che ci hanno portato a forti condanne da parte dell’Unione Europea. Insomma, i fautori del disastro ora intendono demolire con le ruspe le case dei cittadini italiani. L’alternativa ci sarebbe: una politica di recupero delle abitazioni abbandonate in favore dei ROM. Si pensi solo ai centri storici, sempre più deserti.

Per ora fermiamoci qui. La questione è ancora lunga, dunque conviene respirare e darci appuntamento alla seconda puntata.

Per un po’ voglio abbandonare le tematiche politiche che, da sempre, hanno caratterizzato per maggioranza in blog. Oggi, iniziamo, come dice il titolo, uno stranissimo e bellissimo viaggio in ItaliaSi tratta di un percorso che ha un obiettivo ben preciso, ma che scoprirete solo alla fine. 

Da Venezia ai Castelli Romani

Girare l’Italia è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. Non esiste posto al mondo come la nostra penisola, capace di farti emozionare e provare la visione di bellezze insuperabili che, passo dopo passo, strada per strada, ti si presentano dinanzi. Neanche a dire che ad un certo punto ti stanchi perchè, nel giro di pochi chilometri, città e paesi ti offrono un quadro culturale, gastronomico e non solo affatto non uguale a quanto hai visto in precedenza. Così, ti capiterà di andare a Venezia, città lagunare per eccellenza e gloriosa capitale di quella Serenissima Repubblica che per secoli è stata la potenza marinara più forte d’Europa, un importantissimo ponte commerciale tra l’Impero Ottomano e l’Europa Continentale. Quando avrai visitato Piazza San Marco, assistito al carnevale locale, fatto un giro in gondola, goduto di una cucina che risente della lunga tradizione marinara della città (il baccalà proveniente dal Baltico, le spezie provenienti dalle rotte asiatiche etc.) e, in generale, approfondito la conoscenza di Venezia, nulla ti vieterà di proseguire o tornare più volte nel BelPaese per conoscerne altri aspetti. Mettiamo caso che decidi di fare un secondo viaggio nella terra dei Santi, dei Poeti e dei Navigatori e, questa volta, ti piacerebbe fare una capatina verso il centro. Hai l’imbarazzo della scelta: Firenze, Roma, Bologna, Perugia etc. Decidi di andare sul «classico»: Firenze e Roma. Ecco che ti ritrovi a viaggiare tra Dante Alighieri e Giulio Cesare, tra la città dei Medici e quella dei Papi… Insomma, rispetto a Venezia cambia tutto: mentre in Veneto degustavi soprattutto piatti marinari, ora non puoi fare a meno di provare una bistecca alla fiorentina con tanto di vino “Chianti”, una coda alla vaccinara accompagnata da un ottimo «vino dei Castelli ». Ecco, i Castelli Romani: se vai a Roma sei «obbligato» a fare un salto a Frascati «ch’è tutto un sorriso ‘na delizia, n’amore, ‘na bellezza da incanta’ », a Marino (« la sagra c’è dell’uva fontane che danno vino quant’abbondanza c’è »). E poi, « Appresso vi è Genzano cor pittoresco Albano », «Là c’è l’Ariccia più giù c’è Castello ch’è davvero un goiello co’ quel lago da incanta’. E de fravole ‘n profumo solo a Nemi poi senti». Ed infine, ecco Velletri, dove « le velletranelle se mettono a canta’, se sente ‘no stornello, risponde un ritornello che coro vie’ a senti’ ». E dopo un po’ di vino dei Castelli ed una buona porchetta d’Ariccia, esci dalla Provincia di Roma ed entri in quella di Latina, dove il mondo degli imperatori e dei Papi lascia il passo al più grande esempio di progettazione ed edificazione fascista realizzatosi nella penisola. Un momento, abbiamo fatto un balzo leggermente troppo grande.

5 mesi fa circa una frana danneggiava seriamente la Tangenziale di Roma nel tratto dell’ Olimpica, impedendone la fruizione a tutti coloro che, sempre o saltuariamente, dovevano utilizzare tale arteria. Un lavoro di ripristino durato troppo, andato a rilento… secondo molti. Parole provenienti soprattutto dall’opposizione di centrodestra, convinta che il recupero della Tangenziale si sarebbe potuto realizzare prima e con costi minori. A tal proposito conviene fare un flashback: durante la giunta di centrodestra targata Gianni Alemanno, la maggioranza di allora si vantò della revoca di un maxiappalto stradale approvato dalla precedente giunta Veltroni (centrosinistra), convinta che tale decisione avrebbe permesso a Roma meno buche e meno allagamenti.

Sappiamo tutti come andò a finire: http://www.unita.it/ambiente/nubifragio-a-roma-bloccate-metro-e-bus-1.343987 . Senza poi dimenticare questo: http://video.repubblica.it/edizione/roma/alemanno-emergenza-neve-a-roma-una-leggenda-metropolitana/116392/114812 (infatti: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/falso-profilo-twitter-alemanno-scatena-lironia-reteemergenza-neve-abbandonate-citta/189049/ ). Oggi il sindaco Marino ha dichiarato che «
è
stato un lavoro duro e intenso per rimettere in sesto un danno idrogeologico che metteva a rischio gli abitanti della collina e gli automobilisti. 500 pali impiantati a terra per sostenere il versante, 300 chiodi di 5 metri, 1100 metri cubi di calcestruzzo, 2 trivelle e 20 operai con turni prolungati, per un totale di 18mila ore di lavoro » (fonte: http://cassia.romatoday.it/tangenziale-olimpica-aperta.html ). Non solo: prima del recupero si è realizzata una fase di studio con esperti idrogeologici, si sono analizzate tutte le abitazioni (casa per casa) della zona etc. allo scopo di valutare la soluzione migliore a livello di sicurezza. In poche parole, la giunta di sottoMarino ha deciso di utilizzare una via che oggi in politica sembra essere abbandonata se non, addirittura ridimensionata: la pacata riflessione. Oggi siamo abituati ai grandi annunci, alle opere lampo… Riflettere è un verbo che fa parte del passato. Ecco, innovare significa anche questo: tornare indietro e recuperare ciò che di importante abbiamo perso.

 

Bravo Sindaco Marino.

 

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NON SOLO CALCIO

on 19 giugno 2014 in SPORT Commenti disabilitati su NON SOLO CALCIO

Un pizzico di fortuna in più ed il Latina sarebbe andato in serie A. Alla fine, a salire nella massima serie è il Cesena, che si gusta dunque un gradito ritorno. Nonostante ciò, il campionato nerazzurro non è affatto da buttare. I pontini erano partiti con l’obiettivo della salvezza e, dopo le prime giornate storte, il cambio di allenatore ha impresso una accelerazione che domenica dopo domenica si trasformava in una storica rimonta, fermatasi solo il 18 giugno al goal di Cascione al 94° minuto. Chissà, forse la promozione è solo rimandata. Qualunque siano gli obiettivi futuri del Latina, la stagione 2014 – 2015 si preannuncia storica. Infatti, tra serie A e serie B, il Lazio sarà rappresentato da ben 4 squadre: Lazio e Roma in A, Frosinone e Latina in B. Penso che sia la prima volta che capiti una cosa del genere, ed è giusto che ciascuna formazione si impegni affinchè tale risultato continui a vivere il più a lungo possibile.

Eppure, il calcio non cessa mai di esporre la sua “pecora nera”: (quasi) monopolizzare i gusti sportivi degli italiani, relegando gli altri sport a spazi aperti solo in caso di successo delle relative formazioni. E’ successo con l’Italrugby nel 2012, è successo con il sestetto azzurro di volley negli anni d’oro… Altri, addirittura, trovano lustro solo nel periodo delle Olimpiadi. Pensieri che impediscono di restare stupiti quando poi ti trovi davanti i bilanci del CONI, che garantiscono elevatissimi investimenti al calcio e briciole a tutti gli altri.

Una situazione che, se trasferita dal nazionale al locale, trova un eloquente esempio proprio nella città di Latina. Il capoluogo pontino negli anni ha saputo esprimere importanti realtà giovandosi anche di progetti nati nei territori limitrofi: l’Andreoli Latina, nata a Cori (Icom Cori); Latina C5, titolo rilevato dall’Atletico Roccamassima. La città ha però il merito di mantenere vivi i progetti, anche con importanti soddisfazioni. E poi: la seria A di pallanuoto, il basket da anni tra le maggiori categorie nazionali etc. Il tutto contribuisce a creare un patrimonio che, se sfruttato bene, renderebbe Latina e provincia un importante polo sportivo, con tanto di vantaggi economici, lavorativi etc. Eccoci arrivare al punto dolente. Solo con la conquista della serie B, la città e la provincia sembrano essersi svegliatieda un tepore sportivo che durava da anni. Non si parla d’altro che di pallone, di goal, di stadio da adeguare… Appunto, lo stadio. Il «Francioni» è una struttura risalente all’epoca fascista, non adatta al momento per accogliere partite di livelli elevati quali la serie cadetta presenta. Sarebbe cosa buona e giusta intervenire. Eppure, fino ad oggi, chi aveva ospitato i maggiori successi era stato il «PalaBianchini», il palazzetto dello sport ove l’Andreoli ha conquistato la massima serie di volley, per due volte consecutive ha sfiorato la Challenge Cup, ha combattuto i play – off scudetto, ove il basket da anni cerca di restare tra le prime categorie nazionali… Senza poi dimenticare la massima serie raggiunta dalla pallanuoto, costretta però a cedere il titolo dopo lo storico accesso ai play – off scudetto. Ecco, prima del calcio (sport bellissimo), ben altre attività agonistiche avevano dato (e alcune ancora danno) lustro al Lazio meridionale, ma la cassa di risonanza non è stata così forte come invece oggi accade con l’11 nerazzurro. Quando una squadra locale raggiunge i vertici europei (volley), nazionali (pallanuoto) etc. e le infrastrutture capisci che non sono adeguate, sarebbe obbligo delle istituzioni locali lavorare per il loro adeguamento, renderle degne di ospitare il vertice dello sport. A Latina invece si continua con un palazzetto diviso tra non si sa quante squadre, con una piscina allo scoperto causa (forse) prima della fine della favola della Latina Pallanuoto… Con il calcio però, stiamone certi, sarà tutta un’altra musica: le richieste della società, a differenza di altre verranno accolte, ci sarà il massimo impegno affinchè la palla rotonda possa continuare la sua esaltante storia nelle categorie che contano. Gli altri devono accontentarsi di promesse mancate (quando vengono fatte), di auguri e complimenti (quando ovviamente si vince). Insomma: parole.

 

 

Che vergogna “La Grande Bellezza”!

on 6 marzo 2014 in ATTUALITA', SOCIETA' Commenti disabilitati su Che vergogna “La Grande Bellezza”!

Fermo restando che il mio Oscar italiano preferito continua a restare Nuovo Cinema Paradiso, non ho paura a dare un giudizio positivo de La Grande Bellezza. Intendiamoci, la mia valutazione è quella di un comune mortale, che di cinema ne sa ben poco (oltre al fatto che il web è già pieno zeppo di critiche esperte). Soprattutto, il tema non è se il film era (ed è) bello o brutto, buono o cattivo. L’argomento in questione consiste nel fatto che, la pellicola di Sorrentino è stata l’ennesima che è riuscita a suscitare giudizi di vergogna, perchè raccontare la realtà è bello solo quando piace a noi. E’ un dato certo che l’Italia sta vivendo un triste periodo di decadenza economica, culturale e sociale. E in molti hanno visto il film in questa ottica, indignandosi. Ma indignarsi di cosa? Di aver dato un’immagine di Roma da un lato stupenda, con il Gianicolo, il teatro Marcello, il Colosseo etc., e dall’altro lato simbolo di una vita in cui la mondanità è un modo per divertirsi, ridere fino a quando non comprendi che è «tutto un trucco», cosi come lo è la vita? Lo diceva già Shakespeare: tutto il mondo è teatro, e gli uomini sono gli attori di questo palcoscenico.

Torniamo all’indignazione: Sorrentino ha portato in America una pessima immagine dell’Italia. Sorge spontanea una domanda: come si fa ad essere orgogliosi dell’Oscar? Premessa: io mi sarei indignato maggiormente se il regista avesse vinto l’Oscar dando un’immagine della penisola ove la politica è notevolmente partecipata, i giovani parlano dell’Italia come la terra adatta per costruire il proprio futuro, i parlamentari hanno un vero senso delle istituzioni… Insomma, un’immagine falsa, contraria a quello che oggi è veramente il Paese della città eterna. Inoltre, siamo o non siamo figli del neorealismo? Il nostro non è il Paese di Vittorio de Sica, Vittorio Gassman..? Raccontare la realtà dell’epoca, di un’Italia uscita non sconfitta ma, peggio, devastata dalla Seconda Guerra Mondiale avrebbe dovuto portare ad una ribellione nazionale. Eppure, La Ciociara, film di Vittorio de Sica e premio Oscar nel 1962 oggi è considerato un capolavoro dell’arte cinematografica, pur raccontando uno spaccato di Italia vittima delle violenze dei Goumier, i soldati marocchini che fecero delle donne ciociare gli oggetti del divertimento sessuale. Dovremmo vergognarcene? Così come dovremmo vergognarci di Gomorra, che descrive un giro di affari illecito e pieno di cadaveri? No, sarebbe troppo comodo chiedere di coprire i nostri aspetti negativi e, contemporaneamente, andare all’estero e continuare a distruggere.

 

Un consiglio: vergogniamoci di ciò che è veramente grave. Non stiamo a criticare il contenuto di un film che, dopo anni, rilancia la qualità del nostro cinema. Andiamo a Pompei, arrabbiamoci con la burocrazia che tiene in ostaggio la cultura, con chi accende la televisione per vedere il Grande Fratello e snobba i barbosissimi programmi di cultura. Incazziamoci con chi dice che in Italia va tutto male e poi non vota, non fa partecipazione politica e, in generale, nulla.

 

La cultura, preserviamola.