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Archive for maggio, 2013


(S)Comunicato Politico n.2: M5S, il sacrificio premia

on 29 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su (S)Comunicato Politico n.2: M5S, il sacrificio premia

Non è facile mandare giù il fallimento di queste elezioni amministrative. Dopo il boom delle politiche, sembrava cosa fatta un successo del M5S in ambito locale. Invece non è stato così. In qualunque parte d’Italia si votava, il risultato migliore del «nuovo che avanza» è stato un mesto terzo posto, alle spalle di PD e PDL, restando così fuori da tutti i ballottaggi. Si dirà: il M5S ha aumentato i voti rispetto alle amministrative del 2008; il risultato non possiamo confrontarlo con quello di febbraio. E’ vero solo in parte: un conto sono le politiche, un altro sono le amministrative. Riguardo l’aumento dei voti rispetto a 5 anni fa, siamo d’accordo. E siamo d’accordo anche sul fatto che i partiti tradizionali hanno ridotto ancor di più il loro bacino elettorale. Ma tutto ciò è un lenitivo. Nessuno dimentica infatti che, fin dalla sua nascita, il M5S ha conosciuto un costante incremento dei voti, in qualsiasi tipo di elezione. Addirittura, è arrivata alla conquista di Parma e di qualche altra città minore. E solo i più ciechi potevano non prevedere un successo alle politiche. 25% : sembravano cambiate veramente le cose; d’ora in avanti la vecchia politica avrebbe fatto i conti con una nuova forza, la seconda (forse la prima) del Paese. E’ stata l’llusione di un attimo. Per garantire un governo è necessario scendere a patti. Bersani ci prova, chiede un “governo di cambiamento”, porge la mano al duo Lomardi – Crimi, fino a farsi addirittura umiliare (ma, come ha detto lui ieri a Ballarò: «L’arroganza umilia chi ce l’ha»). Niente da fare. C’è la carta del Presidente della Repubblica, viene proposto Rodotà fin dalla prima votazione. Che bella notizia! Chi può rifiutare un candidato simile per il Quirinale? E’ l’occasione della svolta, di dar vita ad uno dei governi migliori della storia italiana. Ma lì, il PD preferisce prima Marino, e poi, dopo la disfatta su Prodi, ripiega su Napolitano. Qui sbagliamo noi democratici (almeno secondo me). Curioso: avevamo la possibilità di ingabbiare Grillo, e non l’abbiamo sfruttata (frase maligna questa, si).

A maggior ragione, dopo i tanti errori del PD, ci si attendeva a queste amministrative che il M5S ne uscisse con qualche amministrazione in tasca.

Così non è stato. E dunque: colpa dei giornalisti, colpa dei troppi soldi spesi dai partiti tradizionali, colpa degli elettori «che hanno votato l’inciucio». E soprattutto: il movimento non ha perso, è l’unico ad aver aumentato i voti, ha 200 consiglieri in più. Troppo semplice metterla su questo piano. L’obiettivo era uscire con qualche sindaco a 5 stelle in più, e così non è stato.

Ogni tanto anche ammettere le sconfitte fa bene. E comprenderne i motivi anche. Soprattuto quando si viene sconfitti dai “morti”-

Chi ha votato M5S a febbraio è soprattutto gente che ogni giorno fa sacrifici per garantire alla propria famiglia una vita dignitosa. Queste persone chiedevano di rimettere finalmente in moto la politica in ambito economico, sociale, lavorativo… il prima possibile. Ecco, al primo sacrificio che i vostri elettori chiedevano (collaborare con il PD), voi avete detto di no. Anzi, avete risposto: «chi pensava che noi avremmo collaborato con il PD, ha sbagliato a votarci».

Messaggio ricevuto. Preferiamo restare a casa.

Uguali per Natura

on 17 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Uguali per Natura

di Mattoccia Gianmarco

Gli esseri umani sono nati uguali. La natura ci ha creato tutti uguali.

La società poi, ci ha reso disuguali.

L’uomo che ha preteso di elevarsi ad essere sopra-naturale ha emesso il suo giudizio. Ha preteso di distinguere esseri migliori da esseri peggiori. I buoni dai cattivi. I probi dagli improbi. I degni di vivere dai non degni di vivere.

L’uomo imputato è divenuto giudice.

Ha emanato comandamenti, ha imposto leggi per dividere. La dottrina e i dogmi hanno ucciso la libertà.

L’imposizione dei valori “tradizionali” hanno permesso le disuguaglianze.

L’ignoranza ha accolto a braccia aperte gli episodi più squallidi della storia dell’umanità.

Gli uomini hanno permesso ad altri uomini di giudicare la loro natura. Di incarnare un loro dio. Di profetizzare il “giusto” e condannare l’errore.

Siamo peccatori in eterno per una mela mai mangiata, ma non ci sentiamo peccatori nel permettere le ingiustizie e le discriminazioni.

CLICCA QUI PER LEGGERE IL SEGUITO

FONTE: http://gianmarcomattoccia.tumblr.com/post/50677399004/uguali-per-natura?og=1

Se la faccia è la nostra

on 16 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Se la faccia è la nostra

Mi scrive il Pd nazionale, una mail con oggetto “Mettiamoci la faccia perché la nostra faccia è sinonimo di serietà”. Controllo, e l’ultima mail me l’avevano mandata il 14 marzo. Si intitolava “8 punti per un Governo di cambiamento”. Come passa il tempo, e come cambiano le cose.
Che è un po’ come quando frequenti uno, avvocato, padre di famiglia, interista, lo rivedi dopo un mese e ha aperto un chiosco di gelati sui Navigli, tifa Milan, ha divorziato e convive con una cubista. E mentre te lo racconta non sai bene che faccia fare.
La faccia, appunto. A parte che stiamo ancora aspettando che a metterci la faccia siano i 101 che hanno silurato Prodi. Non per rivangare, ma basta andare a una qualsiasi assemblea locale di partito per rendersi conto che la gente del Pd ancora se lo chiede, e se lo chiederà a lungo.
Quanto all’invito a metterci la faccia, farei presente che i militanti del Pd la faccia ce la mettono da sempre. Ce la mettono quando montano i gazebo nelle piazze e rispondono ai nostri – spesso ex – elettori che sono inviperiti. Mettono la faccia anche quando non sanno cosa rispondere, perché le decisioni sono state prese tutte sulla loro testa. Anche quando devono aspettare i giornali del giorno dopo, per capire perché il Pd ha fatto quello che ha fatto. E poi non lo capiscono comunque.
Perché noi siamo quel tipo di persone che, se ci si chiede di buttarci di faccia, appunto, ci buttiamo davvero e non esitiamo nemmeno per un momento: se pensiamo che sia la cosa giusta da fare, se ci crediamo. Ma se non ci crediamo, non siamo tipi che promettono di buttarsi di faccia e poi si lanciano di culo. Semplicemente, la faccia non ce la mettiamo più, e ce ne stiamo a casa.

Fonte: http://www.popolino.org/2013/05/16/se-la-faccia-e-la-nostra/?fb_action_ids=10200515232757452%2C10200515095714026&fb_action_types=og.likes&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%2210200515232757452%22%3A375248542581083%2C%2210200515095714026%22%3A452153938209765%7D&action_type_map=%7B%2210200515232757452%22%3A%22og.likes%22%2C%2210200515095714026%22%3A%22og.likes%22%7D&action_ref_map=%5B%5D

P.S.: riguardo l’immagine, ovviamente nel mio caso è “Ciao Angelo, […]”

Lo straniero, capro espiatorio

on 14 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Lo straniero, capro espiatorio

Condivido un articolo molto interessante. Riflettiamo.

Suq Genova

L’altro giorno sull’autobus quattro signore sulla sessantina discutevano ad alta voce di quanto sia deprecabile la disoccupazione giovanile e il futuro nero che aspetta le nuove generazioni. Idee consuete intrise di qualche luogo comune e un po’ di pessimismo, ho pensato fin lì. Sarei curioso di sapere per chi hanno votato alle ultime elezioni.

Poi quella che pare la leader del gruppo specifica che se tutti questi stranieri tornassero al loro paese vedi che lavoro ce ne sarebbe per tutti. Le altre annuiscono convinte. E poi loro sono dei privilegiati, si dicono l’un l’altra, a loro li aiuta lo Stato, alle persone “normali” no. Secondo me, continua lei, bisogna partire dai “nostri” in un momento di crisi. E’ esplicita: prima non ero razzista, ora lo sono proprio diventata. Vengono qui e ci prendono tutto, a partire dal lavoro.

Mi sono chiesto per tutto il tempo quante domande avrei potuto farle, così su due piedi: se sapeva che i migranti in Italia sono circa il 7% (e non il 25-30% come spesso ha la percezione chi vive di televisione), se sapeva che la differenza tra quanto lo Stato spende per loro e quanto loro versano in termini economici è positiva (circa 1,7 miliardi di euro all’anno), se sapeva che tanti cosiddetti “stranieri” ormai sono cittadini italiani a tutti gli effetti (il ministro Kyenge ad esempio).

Oppure avrei potuto chiederle davvero chi aveva votato alle ultime elezioni (anche se temo di indovinare), e se sapeva che la rovina dell’Italia sono piuttosto i 500 miliardi all’anno che si perdono in corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata. E quelli non sono reati del pover’uomo che arriva stremato da oltre il mare, sono reati molto, troppo italiani, per anni ignorati (quando non coperti o favoriti) da certa politica dell’egoismo, del profitto e dell’incostituzionalità. Una politica, una mentalità, rivotata da troppe persone, che ha coltivato ignoranza, rovina e immobilismo nella società tutta, e che ora sono i giovani dal “futuro nero” i primi a pagare.

In un momento in cui si torna a parlare di ius soli, episodi quotidiani come questo ci insegnano a tenere alta la guardia, dalla parte dei diritti umani ma anche di una politica capace di mettere le persone in condizione di lavorare nella legalità e nella dignità, senza essere abbandonate a loro stesse. A creare le condizioni, anche prima di tutto culturali e civiche, di una “normalità” che non etichetta le persone per la loro provenienza ma per le loro intenzioni, i loro valori, i loro meriti e la loro ricchezza personale e professionale, si impegnano tante realtà piccole e grandi che con poche risorse e molta passione creano spazi, luoghi, persone “interculturali”.

Il Festival Suq, che dal 13 al 24 giugno andrà in scena al Porto Antico di Genova, è uno di questi tentativi, e da quindici anni valorizza l’economia artigianale e gastronomica, l’arte la musica e lo spettacolo, l’editoria e la cultura di popoli da tutto il mondo, a partire dalle comunità residenti a Genova. Nel passeggiare al Suq scompare la percezione di “straniero” per fare posto al fascino e alla curiosità del valore di ciò che è strano o sconosciuto. Quando le persone vivono l’intercultura nel fare la spesa, comprare ai banchi, mangiare al ristorante o guardare uno spettacolo o un concerto,sperimentano una normalità delle differenze che si ripercuote nella convivenza civica a tutti i livelli. Investire in chi crea queste opportunità oggi significa aprire la strada per una miglioreeconomia, welfare e legislazione domani.

Giacomo D’Alessandro

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/14/straniero-espiatorio/593302/

26 MAGGIO 2013: OPERAZIONE “PISCARI”

on 12 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su 26 MAGGIO 2013: OPERAZIONE “PISCARI”

LEGAMBIENTE SBARCA A GIULIANELLO

CON IL PROGETTO “ADOTTA UN GIARDINO”.

IL GIORNO 26 MAGGIO 2013,

A PARTIRE DALLE ORE 08:30, INIZIA LA PULIZIA DELL’AREA “I PISCARI”.

TUTTI GLI AMANTI DEL VOLONTARIATO AMBIENTALE

SONO OVVIAMENTE INVITATI!!!

Tre lettere al Partito Democratico…

on 7 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Tre lettere al Partito Democratico…

… che vi invito caldamente di leggere:

 

Ovviamente, se ne avete altre, non esitate a postarle.

BUONA LETTURA!

 

 

Voi neanche potete immaginare (7 maggio 2012)

on 6 maggio 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Voi neanche potete immaginare (7 maggio 2012)

Angelo CioetaIl 7 maggio 2012 mi avete dato una gioia immensa permettendomi – con il vostro voto – di diventare Consigliere del Consiglio di Comunità di Giulianello. Voi neanche potete immaginare quanto quell’esito positivo sia stato per me importante. Per il sottoscritto non si trattava solo di una vittoria politica, ma qualcosa di più: cominciavo ad uscire da una situazione personale che per circa 3 mesi (ma che avrei continuato a pagare ancora per molto tempo, soprattutto a livello di studi universitari) mi aveva reso nervoso, insicuro… insomma, irriconoscibile, soprattutto verso coloro che mi conoscono meglio.

Contemporaneamente, accadevano altre questioni figlie di un clima elettorale che aveva raggiunto alti livelli di esasperazione. Sicuramente, mi sarebbe piaciuto festeggiare questa mia prima elezione in maniera diversa, e con tante altre persone che ora sono uscite dalla mia vita.

Ma si sa, che, quando si decide di entrare in una sfida, l’imprevisto è sempre dietro angolo.

Il sorriso non lo avevo perso, ma era diventato un sorriso «forzato», un «ridere a tutti i costi» pur di non occupare la testa con i propri problemi.

Quei 77 voti non sono stati

solo una vittoria politica, ma anche un sostegno morale che mi ha aiutato a riacquisire buona parte di quella fiducia che avevo perso.

Per questo quel 7 maggio 2012 non lo dimenticherò mai.

Per questo, non smetterò mai di ringraziare tutti coloro che hanno voluto credere in me.

Come suo ammiratore, mi rivolgo a lei con un Caro Giuseppe Civati;

come cittadino, mi rivolgo a lei con un Onorevole Deputato della Repubblica Italiana.

Perchè non so quale forma accetti più dell’altra.

 

Quello che le sto per scrivere ormai è una storia che conosciamo tutti. Come tutti i militanti del Partito Democratico, anche io mi sono mosso in campagna elettorale per sostenere il progetto «Italia Bene Comune». Alla gente che mi chiedeva legittimamente «Perchè dovrei dare il mio voto al Partito Democratico?», io avallavo i seguenti motivi:

  • perchè siamo stati il Partito che ha fatto scegliere ai cittadini il candidato premier;
  • perchè siamo stati il Partito che ha fatto scegliere ai cittadini i candidati al Parlamento;
  • perchè siamo l’unico Partito in Italia che presenta una struttura composta da circoli e sezioni, indispensabile per mediare con il territorio;
  • perchè, a differenza del PDL, riconosciamo di aver sostenuto il Governo Monti, con tutti i vantaggi e svantaggi che ha portato all’Italia in primis, ed al partito in termini di consenso poi;
  • perchè era nostra intenzione dare vita ad un governo di cambiamento, lontano dalle sirene berlusconiane.

Bene, siamo così arrivati al giorno delle elezioni. Il 25 febbraio escono risultanti completamente diversi da quelli previsti fino al giorno precedente. Il PD è il primo partito per un pugno di voti, troppo pochi per poter avere un’ampia maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Il M5S fa un boom oltre le ben più rosee aspettative, il PDL tiene ( i sondaggi lo davano per spacciato). Le elezioni più facili della storia (causa crisi economica, la fine dell’ultimo governo Berlusconi tra i fischi ecc.) non riusciamo a vincerle. Inizia il giro di polemiche (alcune delle quali condivido): Bersani troppo sicuro di vincere, una campagna elettorale sottotono (emblematico è il caso di Piazza S.Giovanni a Roma, una roccaforte della sinistra lasciata al M5S) ecc.

Però Bersani aveva continuato ad affermare con forza la necessità di un governo di cambiamento. E così, ho ammirato la sua forza di volontà nel cercare assiduamente un punto di dialogo con il M5S, proponendo di dare vita ad una collaborazione che di fatto metteva il PDL all’angolo e Berlusconi fuori dai giochi. Nonostante i tanti NO, le umiliazioni provenienti dal duo Crimi – Lombardi, il PD stava dimostrando in tutti i modi di voler cambiare le cose. E questo mi rendeva ancora più orgoglioso di averlo votato e sostenuto, mentre, chi aveva appoggiato Grillo cominciava a sentire qualche mal di pancia (d’altronde, ti posso votare per farti dire sempre e solo NO e, contemporaneamente, permetterti di guadagnare qualche migliaia di euro al mese di stipendio?).

Addirittura, il PD si mostrava compatto nel votare Laura Boldrini alla Presidenza della Camera, e Pietro Grasso alla Presidenza del Senato. Mentre, «il nuovo» si spaccava su chi scegliere tra il procuratore nazionale antimafia e Schifani.

Si arriva poi alla vergogna: la votazione per il nuovo Presidente della Repubblica. I giochi sembrano (quasi) fatti, anche perchè la coalizione di centrosinistra ha una forte maggioranza alla Camera. Alla peggio, il nuovo «inquilino» del Quirinale uscirà a partire dalla terza votazione, quando basterà la maggioranza assoluta. Intanto, il M5S lasciava scegliere il suo candidato alla base, tramite consultazioni online. Escono nell’ordine: Milena Gabanelli, Gino Strada e Stefano Rodotà. I primi due rifiutano, il terzo accetta. Il M5S propone alla Presidenza della Repubblica una persona di sinistra e con un curriculum di tutto rispetto (https://elnuevodia.altervista.org/chi-e-stefano-rodota/ ). Insomma, al PD viene proposto il cambiamento su un piatto d’argento. Si è vicini ad una svolta storica: i grillini sono pronti ad andare contro quella non collaborazione a tutti i costi che avevano sventolato fino ad allora. E noi cosa facciamo? Proponiamo un nome che «ricerchi il più largo consenso possibile in Parlamento». In poche parole: Franco Marini, nome apprezzato anche da buona parte del centrodestra. Ma non dal M5S. Ma come? 2 mesi a cercare di trovare un punto d’incontro con il movimento, e ora facciamo il nome di una persona (perbene, per carità) sostenuta anche da Berlusconi? Ma è da pazzi! Significherebbe la morte del PD, dell’alleanza «Italia Bene Comune». Le prime votazioni le seguo con la tensione: spero che non si raggiunga la maggioranza dei due terzi. E così accade alle prime due votazioni. Dopo due tentativi andati a vuoto, si spera che si viri su Rodotà (almeno il sottoscritto così sperava). Manco per sogno. Però, il nome che viene fatto non piace assolutamente al centrodestra, e può stuzzicare i grillini: è’ Romano Prodi. Ma Grillo riafferma l’intenzione di votare sempre e solo Rodotà. Secondo i calcoli, l’ex premier e fondatore dell’Ulivo, non dovrebbe farcela per pochi voti. Ma accade l’imprevisto: 101 franchi tiratori all’interno del nostro Partito non votano Prodi, ridimensionando ulteriormente il risultato e costringendo poco dopo Bersani alle dimissioni. Eppure, la candidatura al Quirinale era stata approvata dal partito all’unanimità, con tanto di applausi. Ad oggi, ancora non è dato sapere chi ha tradito.

Intanto, fin dalla prima votazione si era generato dalla base un forte sostegno a Stefano Rodotà. La stragrande maggioranza dei militanti del PD gridava a gran voce: «Votate Rodotà!». Si occupano i circoli, si firmano appelli su internet. Insomma, basterebbe scrivere quel nome per creare un legame indissolubile tra la base e i piani alti del partito. Inoltre, non si capisce il motivo per cui non si converga su quel nome. Le pressioni dal basso rimarranno inascoltate; alla fine uscirà di nuovo il nome di Giorgio Napolitano, che prende 738 voti su 997 votanti dei 1007 aventi diritto. A Rodotà non bastano i voti di SEL e M5S.

E’ l’inizio del governo di larghe intese.

 

Quanto successo in questo periodo ha sancito quasi sicuramente la rottura con la base democratica. Certamente è finita l’alleanza con Vendola. Caro (e onorevole) Civati, io spesso ho criticato la gestione Bersani all’interno del partito. Ma, pensavo che, alla fine del 2012, il Partito avesse ormai imparato dai suoi errori, e avesse quindi raggiunto la maturità adatta per poter andare a governare. Certo, qualche imperfezione ancora c’era (i sedicenni che non hanno potuto votare alle Primarie, le deroghe concesse ad alcuni esponenti ecc.), ma si sarebbe potuta colmare in futuro. Invece, la pessima gestione della campagna elettorale, la bella idea di provarci prima con il M5S per poi rinnegare il patto con gli elettori e dare vita ad un governo di larghe intese, mi ha fatto riportare alla mente un pensiero che credevo di avere rimosso: mi sono trovato di fronte la peggiore dirigenza politica che la sinistra italiana abbia mai avuto. Anche perchè, a loro ora vorrei chiedere di mettersi nei panni di noi comuni mortali, tesserati che nel tempo libero si spendono nell’attivismo politico. Immagini la mia faccia quando la gente mi fa domande del tipo: «Come avete fatto a non votare Rodotà?»; «Che cosa avete combinato? Ma non dicevate che non avreste fatto mai un governo con il nano?» ecc. Sono domande a cui dovrebbero rispondere (arrossendo di vergogna) quei parlamentari che hanno portato allo sfascio quanto realizzato fino ad ora.

Ora, lei ha dichiarato più volte che si candiderà alla segreteria del Partito Democratico. Sono felice di questa sua decisione. Vedo in lei l’ultima speranza di salvezza per il nostro partito. Nel caso fallisse lei, la sinistra italiana sarà costretta a ripartire da 0, dando vita ad un processo di ricostruzione destinato a durare anni e anni. Caro (e onorevole) Civati, la prego, rifaccia del PD un partito aperto ai giovani, che sappia tener conto di ciò che la base chiede, che permetta finalmente di chiudere la stagione dell’inciucio che ormai i cittadini non sopportano più. Soprattutto, che sappia cogliere al volo le occasioni di cambiamento.

 

Insomma, faccia in modo che il sottoscritto e tanti altri possano tornare a dire con orgoglio «Votate e sostenete PD!».

 

Con rispetto, la saluto e le

auguro un buon lavoro

Cioeta Angelo