Crea sito

Archive for novembre, 2014


Dai «Giovani Democratici» 10 proposte per il Futuro

on 28 novembre 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su Dai «Giovani Democratici» 10 proposte per il Futuro

immagine da webI Giovani Democratici, sponda giovanile del Partito Democratico, hanno lanciato l’iniziativa «10 proposte dai GD».

Si tratta di un progetto presentato mercoledì 5 novembre in una conferenza a Roma presso la Fondazione Basso, alla presenza del capogruppo Roberto Speranza… (clicca il link per continuare a leggere: ( http://weeknewslife.com/2014/11/28/dai-giovani-democratici-10-proposte-per-il-futuro/  )

 

 

(5° ed ultima parte)

LEGGI LE PUNTATE PRECEDENTI:

I° PARTE – II° PARTE – III° PARTEIV°PARTE

Eccoci alla fine di questo lungo percorso durato 5 puntate. Abbiamo cominciato evidenziando contraddizioni storiche nel nostro modo di pensare, per passare poi a smontare – passo dopo passo, parola dopo parola – ogni pensiero e luogo comune sugli immigrati. Non si tratta di schierarsi dalla parte degli uni o degli altri, bensì di dire le cose come stanno, che la radice dei nostri problemi sociali ed economici va ricercata in altri ambiti, ma non in quello dell’immigrazione (intesa come odio razziale a prescindere). Siamo il Paese dove la criminalità organizzata è forte, dove l’evasione fiscale è tra le più alte al mondo, dove la burocrazia comanda ed impedisce il progresso… Insomma, se si avesse un millesimo di quella cattiveria rivolta verso gli immigrati nelle questioni storiche della nostra penisola, il passo in avanti sarebbe notevole. Diceva Indro Montanelli: «Siamo tolleranti e civili, noi italiani, nei confronti di tutti i diversi. Neri, rossi, gialli. Specie quando si trovano lontano, a distanza telescopica da noi ». Rendiamoci conto che in un periodo storico come il nostro, ove la globalizzazione è in continua affermazione, pensare di poter vivere ognuno a casa propria (i cinesi in Cina, gli italiani in Italia etc.) è impossibile, perchè le persone vogliono viaggiare, cambiare stile di vita, lavorare al di fuori del proprio Paese natio, fuggire da massacri e persecuzioni… Cerchiamo di capire che l’integrazione è ricchezza per tutti e non solo per una parte, che se oggi molti vengono a cercare lavoro «a casa nostra» è perchè siamo stati artefici di un processo storico ove il colonialismo, lo sfruttamento, le guerre che (soprattutto) noi Europei abbiamo portato in quei Paesi hanno realizzato conseguenze disumane che, ancora oggi, fanno sentire tragici i loro effetti. Detto questo, andiamo a smontare gli ultimi luoghi comuni.

#CASEPOPOLARIPRIMAAGLIIMMIGRATI

Premesso il fatto che tutti hanno diritto di vivere in un alloggio dignitoso, è necessario dire le cose come stanno. Per smentire questo luogo comune, sintetizzeremo il seguente articolo: “Case popolari agli stranieri a scapito degli italiani, vero o falso?» (articolo integrale qui: http://blog.you-ng.it/2012/11/04/case-popolari-agli-stranieri-a-scapito-degli-italiani-vero-o-falso/ ):

  • «a vedersi assegnare un alloggio, sono più spesso gli italiani rispetto agli stranieri, con il rapporto di 1 a 5 per le famiglie italiane e 1 a 10 fra gli stranieri che ne fanno richiesta. Secondo le graduatorie infatti, le fasce privilegiate sono rappresentate dagli anziani, dagli invalidi e dai nuclei uni personali e monigenitoriali. Tra le maggiori problematiche riguardanti gli immigrati, una delle più importanti è sicuramente quella della mancanza di alloggi adatti alle famiglie numerose straniere che richiedono una casa popolare »;
  • «Ho cercato poi qualche graduatoria nei comuni e vedo che, per lo più,le case sono  assegnate agli italiani  rispetto che non agli stranieri o quanto meno non trovo nessun elenco illimitato di nomi arabi , ma al più riscontro alternanza. Basta cercare le graduatorie delle case popolari  dei singoli comuni semplicemente con google o qualsiasi altro browser ».

Forse qualche luogo comune lo abbiamo dimenticato, ma nel complesso il muro del razzismo lo abbiamo demolito. Se però avete altri «strani pensieri» da segnalare, c’è la bacheca dei commenti (saremo ben felici di rispondere a qualsiasi questione logica e non pregiudizievole ).

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.
MARTIN LUTHER KING

LA CADUTA DEL RAZZISMO… PASSO DOPO PASSO

on 22 novembre 2014 in DIRITTI Commenti disabilitati su LA CADUTA DEL RAZZISMO… PASSO DOPO PASSO

 

4° parte

LEGGI LE PUNTATE PRECEDENTI:

I° PARTE – II° PARTEIII° PARTE

Studiando storia contemporanea (a proposito: consiglio a tutti la lettura del libro Storia contemporanea – Il novecento di G.Sabbatucci e V.Vidotto) è inevitabile che – prima o poi – arrivi a leggere il periodo della Germania nazista. Senza entrare nello specifico (ormai sappiamo tutti cosa ha significato per tutti noi quel tragico pezzo di storia), mi limito a riprendere alcune righe che, paradossalmente, sembrano un po’ rispecchiare l’attualità. Teniamo in considerazione l’utopia nazista: costituire una comunità di popolo pura, composta da persone di razza ariana, considerata superiore a tutte le altre: «dalla comunità di popolo erano esclusi per definizione gli elementi antinazionali, i cittadini di origine straniera o di discendenza non ariana e soprattutto gli ebrei, investiti del ruolo di polo negativo, di capro espiatorio, di obiettivo predeterminato del malcontento popolare. Gli ebrei erano allora in Germania una ristretta minoranza: circa 500mila su una popolazione di oltre 60 milioni di abitanti. Ma […], pur non facendo parte della classe dirigente tradizionale, occupavano le zone medio – alte della scala sociale: erano commercianti, liberi professionisti, intellettuali ed artisti, parecchi avevano posizioni di prestigio nell’industria e nell’alta finanza. Nei confronti di questa minoranza attivamente inserita nella comunità nazionale, la propaganda nazista riuscì a risvegliare quei sentimenti di ostilità che erano largamente diffusi, soprattutto fra le classi popolari, nell’Europa Centro – Orientale». Di lì a poco: le leggi di Norimberga (1935) e la soluzione finale durante il secondo conflitto mondiale. Qualcosa in comune c’è (fortunatamente, si spera, il razzismo di stampo nazista non è più ripetibile) con oggi: gli immigrati in Italia sono una minoranza (basta leggere la 2° parte: Razzisti con le spalle al muro) ma si tende a percepirli quasi una “presenza cinese”, vengono visti come uno dei principali problemi socio – economici etc. Senza ripetere cose già dette in precedenza: stiamo attenti a dar adito a notizie “megafono” e utilizziamo maggiormente il lavoro del concetto: informarsi presso organi competenti e poi farsi un’idea, onde evitare di contribuire a conseguenze clamorose e negative. Detto questo, torniamo a «picconare»:

  • #FERMIAMOMARENOSTRUM

Ci ha già pensato il governo Renzi: dal 1° novembre 2014 Mare Nostrum è sostituita da Triton. Tale hashtag è stato comunque molto utilizzato durante il periodo in cui l’omonima operazione è stata attiva. Quali motivi hanno fatto si che, un’operazione umanitaria come Mare Nostrum spaccasse l’opinione pubblica tra chi era favorevole e chi contrario? Risposte scontate: sono un costo per lo Stato italiano, chi viene salvato è clandestino, illegale, porta malattie etc. etc. Insomma, le solite cose. Anche qui mettiamoci l’anima in pace e cerchiamo di capire. Per smontare tale luogo comune ci serviremo di un articolo che pubblicai il 1° novembre 2014, in occasione della fine dell’operazione (per chi volesse leggerlo integralmente: https://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/ ):

  1. Mare Nostrum campa sulle tasche degli italiani > FALSO: «Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc »;
  2. Sono troppi, l’Europa venga a darci una mano > Si, ok. Siamo d’accordo che serve un maggiore intervento dell’UE. Certo, è anche vero che ogni anno godiamo di stanziamenti europei volti a realizzare una politica di accoglienza nei confronti degli immigrati. Inoltre: «Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni) »;
  3. Mare Nostrum aiuta l’illegalità > e derivati: “aiuta gli scafisti”, “salva delinquenti” etc. La verità: « Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti ». Conviene anche evidenziare l’aspetto più brutto – quello dei numeri – (non è bello affiancare espressioni come “vita umana” e “numeri”, almeno secondo me), ma importante per farci un’idea più solida: «558 interventi svolti, 100.250 le persone salvate. Sul fronte giudiziario, 728 sono stati gli scafisti arrestati e 8 le navi-madre sequestrate. Pesano quei 499 morti, i 1.446 presunti dispersi, e i 192 cadaveri da identificare» (fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/10/31/da-mare-nostrum-a-frontex-tutti-i-numeri_d05e9755-fc61-4a10-aab5-294ca930133c.html ). In poche parole, si è evitato che il Mediterraneo diventasse un cimitero di dimensioni abissali. Riguardo i delinquenti salvati: diamogli almeno il tempo di fargli fare un reato; fino a prova contraria, hai la fedina penale pulita. Semplice no?;
  4. Mare Nostrum favorisce le malattie come l’ebola > FALSO: premesso che chi è malato grave difficilmente arriva a destinazione, le persone vengono comunque accolte da personale sanitario e sottoposte a cure.
  5. Per smontare altri luoghi comuni: https://elnuevodia.altervista.org/addio-mare-nostrum-grazie/
  • #NOALLACLANDESTINITA’

La clandestinità è un reato, si dice. Molto spesso la clandestinità è una situazione temporanea: la persona interessata si presenta alla frontiera senza presentare le proprie generalità, ma poi regolarizza in un momento successivo la propria situazione. Si tratta di quelle situazioni in cui le persone fuggono dai loro Paesi di origine per cercare una vita migliore, per evitare persecuzioni etc. Comunque vi allego questo link, onde capirci di più: http://www.vistoturistico.it/zoom_news.asp?id=398 .

  • #GLIIMMIGRATICOSTANO #GLIITALIANINONHANNOLAVORO #GLIDIAMO40EUROALGIORNO

Si vocifera che lo Stato dia 40 euro al giorno agli immigrati. Il numero è (quasi) esatto; la destinazione un po’ meno. Conviene sintetizzare un interessante articolo di INTERNAZIONALE (per leggero integralmente: http://www.internazionale.it/notizie/2014/11/15/quanti-soldi-ricevono-davvero-i-rifugiati ):

  1. «Quaranta euro versati in media alle cooperative, meno di tre euro ai migranti. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma calcolato in base alla valutazione dei costi di gestione dei centri»;
  2. «Questi soldi però, dai 35 ai 40 euro al giorno, non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma vengono dati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. E servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, la pulizia dello stabile e la manutenzione. Una piccola quota copre anche i progetti di inserimento lavorativo.Della somma complessiva, solo 2,5 euro in media – il cosiddetto pocket money – è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche per chiamare i parenti, alle sigarette, alle piccole necessità come comprarsi una bottiglia d’acqua o un caffè)»;
  3. «I soldi per l’accoglienza vengono presi dal fondo ordinario che il ministero dell’interno ha a disposizione per l’immigrazione e l’asilo» (aggiungo: soldi stanziati dal governo italiano ma provenienti dall’Unione Europea: http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione/sottotema009.html ).

Possiamo fermarci qui oggi. Mi scuso per i tanti links e per la lunghezza del post (e con chi, forse, dopo aver letto anche le puntate precedenti, comincia ad averne piene le scatole), ma su tematiche che interessano tutti noi è necessario sprecarvi tempo e pazienza. Oggi comunque abbiamo fatto un bel passo in avanti, il prossimo post sarà l’ultima parte, quella in cui il muro (finalmente) cadrà 😉

 

RAZZISMO E ACQUA CALDA

on 19 novembre 2014 in DIRITTI Commenti disabilitati su RAZZISMO E ACQUA CALDA

I° PARTE > MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO;

II° PARTE > RAZZISTI CON LE SPALLE AL MURO,

Nella prima e seconda parte ho evidenziato il ruolo di standardizzazione che le TV sono riuscite a realizzare tra le masse, favorendo un pensiero politico frutto non di studio accorto delle tematiche, bensì delle voci degli esponenti che più occupano l’etere. Non ho pensato però ad internet, al ruolo che social, testate giornalistiche online, spazi web produttori di bufale etc. sono riusciti a creare nel tempo. Prima di riprendere la demolizione di quel muro di mattoni e ignoranza sull’immigrazione, è necessario dunque spendere qualche parola anche sul web. Internet ha permesso nel tempo di aprire le porte dell’informazione e della comunicazione alla stragrande maggioranza delle persone del nostro pianeta. Ma ha favorito anche il fenomeno delle bufale, notizie inventate prive di fondamento, che però vengono spacciate per vere e rese virali sul web. Così, capiterà che un attore famoso muoia 5 o 6 volte nella sua vita, che 3 o 4 volte un rom di origine africana uccida un italiano usando come sicario un tunisino di origine cinese etc. Nella maggior parte dei casi, chi legge siti del genere (spesso privi di redazione e di tutti quei requisiti che permettono di riconoscere l’autenticità della testata) non si accerta della veridicità o meno dei fatti, ma la dà per scontata che sia attendibile. Ciò non va affatto bene per diversi motivi: 1) si inganna sé stessi; 2) nel tempo, a furia di leggere tali news, si crea nella nostra mente un pensiero fantoccio, frutto di falsità. Non dimentichiamoci poi di Facebook e Twitter. Concentriamoci solo sul secondo caso, in quanto lo ritengo più eloquente. Dunque, Twtter è per me un social network con molti vantaggi, soprattutto ti garantisce un aggiornamento costante di ciò che accade nel mondo. Ha però un difetto, se lo mescoliamo con la comunicazione politica: i 140 caratteri come limite per scrivere i post. E’ vero che i tempi sono cambiati ma, un conto è sentir parlare un Enrico Berlinguer, un conto è farsi un’idea leggendo due righe del proprio politico preferito. La sintesi estrema non permette di capire i pro ed i contro del pensiero (es.: “lo Stato finanzia gli immigrati, intanto gli alluvionati devono pagare le tasse” > non è un post di 140 caratteri, però nell’immediato non ci permette di pensare: è vero? Non è vero? Quale è la fonte? Etc. > cosa che invece andrebbe fatta). Insomma, internet è una comodità, ma come tutte le cose comode addormenta alcune parti di noi: in questo caso alcune sezioni dell’encefalo, che andrebbero invece tenute sveglie. Bene, torniamo all’opera di demolizione:

#GLIIMMIGRATIDELINQUONO

Mettiamola così: gli immigrati delinquono, dunque tutti gli italiani che risiedono all’estero sono criminali. Oppure diciamo anche: i francesi sono tutti snob, i tedeschi soffrono tutti di complesso d’accerchiamento, gli italiani sono tutti mafiosi. Siamo disposti ad accettare questi luoghi comuni? Io no, poi fate voi. Torniamo alla matematica e serviamoci, ancora una volta, del link di Tiscali (il cui contenuto tiene conto di quanto prodotto dall’UNAR): « Ldenunce contro gli italiani sono passate da 467.345 a 642.992 (con un aumento del 37,6 per cento), mentre quelle contro gli stranieri da 224.515 a 290.902 (con un aumento del 29,6 per cento).Il dato diventa ancora più significativo se lo si incrocia con l’andamento demografico dello stesso periodo 2004-1012. Infatti in questo arco di tempo la popolazione italiana è leggermente diminuita mentre il numero di stranieri presenti nel nostro territorio è passato da due milioni 210mila a quattro milioni 387mila. Il risultato è che a fronte di un aumento pari a circa il 100 per 100 del numero di stranieri, l’incremento delle denunce è stato inferiore al 30 per cento. A tutto questo va aggiunto un dato ulteriore: circa il 17 per cento delle denunce a carico degli stranieri si riferisce a un reato specifico del loro status, un reato, cioè, che gli italiani non posso compiere: la violazione della normativa sul soggiorno. In definitiva, se si effettua il confronto al netto di questa fattispecie, la media delle denunce a carico degli stranieri diminuisce ulteriormente» (fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ). In pillole: buoni e cattivi si trovano in tutti i gruppi della specie umana (la scoperta dell’acqua calda).

#GLIIMMIGRATIPORTANOMALATTIE

Ad esempio, abbiamo scoperto che gli immigrati portano l’ebola. Strano, perchè i casi che si sono registrati in Europa sono dovuti a persone europee che erano tornate dall’Africa dopo aver svolto una missione sanitaria contro il diffondersi del virus. Eppure questa voce qualche risultato lo ha prodotto: un danno di 10 milioni di euro nei confronti del Comune di Lampedusa. Cosa è successo? Semplicemente un genio ha deciso di fare un post su facebook, con il quale scriveva – a caratteri grandi e con immagini pronte a colpire l’emotività delle persone – che nell’isola era arrivata l’ebola. Così, in molti, appena hanno visto tale notizia, hanno deciso di disdire le loro prenotazioni turistiche ( a proposito di quanto scrivevo all’inizio di questo articolo). Per approfondire: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/10/ebola-bufala-su-casi-a-lampedusa-chiederemo-10-milioni-di-risarcimento/1087332/. A noi però piace la suggestiva immagine dell’immigrato sul barcone che, dopo tanta fatica e paura arriva stanco, denutrito e disidratato sulle nostre coste e, in un colpo solo porta: delinquenza e malattie. Stiamo tranquilli: un malato di ebola (o di altre gravi patologie) non può resistere un viaggio intero su un barcone, morirebbe molto prima. Inoltre, chi arriva sulle nostre coste è sottoposto, da personale specializzato, a cure mediche. E’ più facile che il contaggio avvenga tramite aerei di linea. P.S.: ci spaventiamo tanto per l’ebola, ma la fame che colpisce molte zone depresse nel mondo fa molti più morti.

Il muro comincia a perdere i primi veri pezzi. Nel prossimo articolo forse cadrà definitivamente. #Seeyousoon! 😉

(2° parte)

(1° parte: MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO)

Dunque, ci siamo lasciati dopo aver fatto una lunga copertina riguardo incomprensioni italiche che, in diversi modi, ci aiutano a comprendere che noi siamo un popolo che spesso ha cercato solidarietà all’estero (ma è restio a fare l’inverso), che ha nella sua storia e nella sua cultura elementi che dovrebbero favorire il processo di integrazione (invece si tende a dimenticare il nostro passato). Inoltre, abbiamo evidenziato come la politica per molti si è ridotta al mero voto periodico e a quanto passa la televisione, causando una standardizzazione dei propri pensieri. Ecco, conviene partire proprio da tale punto: gli effetti della comunicazione proveniente dai mezzi di informazione di massa. A partire dal 1994, anno della prima vittoria di Silvio Berlusconi, soprattutto la televisione è diventata un formidabile catalizzatore di voti, un mezzo che per vincere va assolutamente utilizzato. Ma, la politica è confronto, approfondimento, è arte del governare, è studio etc. E senza tali requisiti, forse occupare gli scranni delle istituzioni non conviene, se proprio si vuol bene alla collettività. Nell’ambito dell’immigrazione capita spesso che a parlare in tv sono politici che assolutamente nulla conoscono del fenomeno, facendolo passare per quello che non è. Sarebbe dunque più giusto far parlare gli esperti, coloro che, nel silenzio, sono a contatto tutti i giorni con la tematica interessata. Siate sinceri: quanti di voi hanno sentito parlare un rappresentate di un centro per rifugiati, un esponente dell’ UNAR (Unione Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) etc.? Ben pochi. Ecco, se ci si impegnasse di più ad informarsi presso gli organi competenti le cose andrebbero meglio per tutti. Detto questo, andiamo a smontare i tanti, troppi, tristi luoghi comuni sugli immigrati.

  • #FERMIAMOLINVASIONE

Nell’aria si percepisce una presenza di immigrati talmente elevata da poter dar vita ad una occupazione dello Stato italiano, ad una cacciata dei «nativi» da «casa loro». Stiamo tranquilli, stando al rapporto DossierImmigrazione2014 (Fonti: http://www.dossierimmigrazione.it/ / http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html / http://www.unar.it ), attualmente in Italia sono presenti 5 milioni 364 mila persone su un totale di 60 milioni circa di anime presenti nella penisola. Nel giro di un anno si sono registrati circa 178mila nuovi arrivi.

  • #RUBANOILLAVOROAGLIITALIANI

Innanzitutto, diciamo subito una cosa: chi viene in Italia lo fa non per rubare, bensì per cercare lavoro. Un po’ come fanno i nostri connazionali all’estero. C’è anche da dire che, in buona parte dei casi, gli immigrati decidono di aprire attività inerenti i loro costumi, le loro tradizioni, la cultura che si portano dietro etc. Dunque, ecco fiorire ristoranti indiani, egiziani etc. Ci sarebbe poi un lungo discorso sulle persone che sfruttano la manodopera straniera, riducendola anche in schiavitù giusto per fare un esempio: http://www.uil.it/immigrazione/NewsSX.asp?ID_News=3370 ). Passiamo ora ad alcuni numeri: nel 2013 i visti per motivi di lavoro sono stati 25683 per il lavoro subordinato e 1810 per quello autonomo. Mentre ben 76164 sono stati rilasciati per “ricongiungimento familiare”. In sostanza, gli stranieri che ultimamente entrano in modo regolare in Italia hanno già un nucleo familiare radicato nel nostro Paese. L’Italia è una meta sempre meno ambita. Anche perchè gli stranieri sono pagati meno (la loro retribuzione media è di 959 euro contro i 1313 dei lavoratori italiani), perdono con più facilità il lavoro ed hanno difficoltà a trovarlo. Benchè i lavoratori stranieri occupati siano circa due milioni e 400mila (il 10 per cento del totale degli occupati), il loro tasso di disoccupazione ha superato il 17 per cento, contro l’11 per cento degli italiani. (Fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ).

  • #RESPINGIAMOLI

Giustamente, quando c’è un’invasione, questa deve essere respinta. E’ da capire con quali armi e con quale esercito, visto che stiamo parlando di persone normalissime che, nella stragrande maggioranza dei casi, entrano con regolare documentazione e, solo in minima parte hanno la fedina penale sporca. Dunque, respingere persone che rispettano la legge sarebbe abbastanza contraddittorio. C’è però la questione dei barconi provenienti dalle coste africane: questa è la situazione accusata di “invasione”. Ora, se delle carrette scassate, che (purtroppo) spesso finiscono il loro viaggio prima di arrivare a destinazione, sono motivo di pericolo, tanto vale evitare di definirci orgogliosi italiani (vabbè che poi noi soffriamo della sindrome di Adua). Di nuovo, la matematica interviene in nostro aiuto: dal 2008 al 2013 il numero dei migranti respinti dall’Europa si è quasi dimezzato (da 634975 a 327255). E le frontiere dove si è registrata la maggior pressione non sono state quelle marittime (dove si è registrato il 2,2 per cento dei casi), ma quelle terrestri (84,3 per cento) e gli aeroporti (13,5 per cento) (fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ). Altro sostegno ci viene dal diritto: Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti.” (dlgs 286, art. 2, c. 1). Dunque: diritto alla vita e alla salute, del diritto di asilo, del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, alla protezione della maternità, della famiglia e dell’infanzia etc. Ci sarebbero poi articoli della nostra Costituzione, del Trattato di Lisbona e tanto altro, ma fermiamoci qui. Aggiungo solo un’altra cosa: la legge del mare impone alle persone in difficoltà di essere portate in salvo, non di abbandonarle in braccio alla morte.

Riprendiamo fiato, e diamoci appuntamento alla terza parte, che non tarderà a venire 😉

Parte I°

Costruire una società migliore, basata sull’uguaglianza sostanziale (e non solo formale), sulla solidarietà tra le persone (concreta e non solo a parole), deve avere un punto di partenza imprescindibile: l’abbattimento dell’ignoranza di cui molte persone nutrono la loro pancia, facendo lievitare il consenso di politici la cui unica qualità è quella di saper urlare insulti od essere presenti in TV quasi come fosse casa loro. Si dirà che ciò è dovuto alla disperazione, alla fame, alla difficoltà di arrivare alla fine del mese etc. Evitiamo di non abusare di queste giustificazioni: non siamo la prima generazione che affronta questi problemi. Anzi, chi ci ha preceduto ha saputo molto spesso trasformare le sofferenze in benzina per le rivoluzioni, per conquistare diritti fondamentali (la nostra Repubblica è figlia delle macerie che il fascismo, molto gentilmente, ci ha lasciato) etc. Ma in passato c’era un senso di collettività molto più forte, la partecipazione politica non si riduceva al mero voto periodico per eleggere rappresentanti nelle istituzioni. Ora invece si tende a restare alla finestra, aspettare che passi sotto il primo problema e spendere quante più parole possibili per risolverlo (nella nostra testa però, non nella realtà). E poi, altra cruda realtà: la televisione, principale mezzo di comunicazione di massa, ha trasformato la società in un gruppo di persone il cui aspetto individuale è nettamente prevalente rispetto invece a quello di comunità. Peccato, perchè la TV inizialmente si era caratterizzata per un carattere educativo (il maestro Manzi, per chi ne può parlare, è un esempio eccezionale di ciò). Inoltre, ha standardizzato notevolmente le opinioni: basta che un politico furbo decida di monopolizzare l’etere ed ecco fatto che, nel giro di pochissimo tempo, ciò che dice diventa Vangelo. Poi, nessuno si preoccuperà di capire se tale Vangelo racconta verità o bugie (e quei pochi che lo fanno vengono subito emarginati). Così, ed eccoci arrivare al succo del post, gli immigrati diventano gli artefici dei nostri problemi socio – economici. Diventano una nuova Kasta che si ciba di soldi dei contribuenti pubblici senza far nulla (le famose storie dei 30, 40, 50… euro al giorno in hotel a 5 stelle etc.). Ok, se 25 anni fa i tedeschi si preoccuparono di abbattere il Muro di Berlino, a noi oggi spetta distruggerne uno più pericoloso: quello composto da mattoni di ignoranza e razzismo. A queste ultime due parole bisogna però aggiungerne un’altra: l’incoerenza del nostro popolo. Dunque, leggendo qualsiasi libro di storia si potrà comprendere che l’Italia è un Paese unito ed indipendente dal dominio straniero dal 17 marzo 1861, quindi da 153 anni. I valori risorgimentali della cacciata dello straniero, dell’indipendenza e, soprattutto dell’autodeterminazione dei popoli, in poco tempo sono evaporati, sostituiti da quelli prodotti dalla politica del colonialismo. Insomma, noi che più di tutti abbiamo sofferto l’occupazione straniera, decidiamo ad un certo punto di andare a colonizzare i Paesi africani, considerati inferiori rispetto all’Europa industriale e civile. In poche parole: non venite a casa nostra, però noi veniamo da voi anche senza permesso. Coerenza portami via. Certo, potrei anche ricordare esempi di superiorità italica clamorosi come Adua ma, lasciamo perdere, onde evitare di urtare le sensibilità patriottiche di qualcuno.

Prima ho utilizzato il termine Vangelo. Ovviamente, quando si dice tale parola, subito viene in mente la religione cattolica. Facendo una rapida ricerca, si comprenderà che l’Italia è un Paese con una netta prevalenza della religione cattolica (come potrebbe essere altrimenti, in quanto la Chiesa da sempre, nella nostra penisola, ha esercitato un’influenza notevolissima?). Il mio è un cattolicesimo molto flebile, ma da quel poco che ricordo, esistono comandamenti che dicono di amare il prossimo tuo come te stesso, parabole come quella del Buon Samaritano (di cui spesso si tende ad impersonare la parte del menfreghista e non di chi aiuta). Bene, sarebbe quindi utile raddrizzare le nostre contraddizioni storiche. Ora che ci penso, aggiungo un’altra notizia interessante. Nel lontano ‘500 in Francia si diffuse l’espressione machiavellico: era colui che si rendeva colpevole di diffondere nel Paese transalpino pratiche fino ad allora sconosciute, come la congiura, la truffa etc. Termine che ebbe origine in Niccolò Machiavelli e che fece degli italiani i principali bersagli di colpevolezza (d’altronde, in Francia, durante il ‘500 la Corte ebbe tra le sue fila alcuni nostri connazionali).

Abbiamo fatto una lunga premessa, un lungo lavoro di preparazione per realizzare l’abbattimento del muro. Adesso, immergendoci nella nostra attualità, provvederemo alle operazioni di distruzione dell’impianto, tappa dopo tappa, mattone dopo mattone.

DALLA BRETELLA CISTERNA – VALMONTONE AD HELSINKI (PASSANDO PER AMBURGO)

on 15 novembre 2014 in AMBIENTE, ATTUALITA' Commenti disabilitati su DALLA BRETELLA CISTERNA – VALMONTONE AD HELSINKI (PASSANDO PER AMBURGO)

Seconda parte: ritorno in Italia e dissesto idrogeologico

(Puntata precedente > un salto ad Helsinki ed uno ad Amburgo )

Dunque, nella prima puntata abbiamo parlato di due città del Nord Europa (Helsinki ed Amburgo) che si stanno apprestando a realizzare una clamorosa rivoluzione: l’indipendenza dalle macchine. Dopo questo piccolo tour, facciamo ritorno a casa, rientriamo nel BelPaese. Ci torniamo con la consapevolezza che in qualche parte del mondo ci sono veramente dei pazzoidi che hanno accettato la sfida ambientale e climatica, non solo per salvaguardare il pianeta bensì per dar vita ad un modello di sviluppo più sostenibile, salubre e con maggiori risorse a livello economico. E’ roba degli ultimi venti anni, non di secoli fa. Ma abbiamo sviluppato anche la certezza che in Italia di strada ne dobbiamo ancora fare; anzi, forse abbiamo fatto dei passi indietro. Girando la penisola si scoprono realtà niente affatto idilliache: terreni agricoli trasformati forzatamente in aree industriali, località non bonificate dalle aziende che le hanno abbandonate, industrie inquinanti etc. Per carità, anche qui da noi ci sono modelli di sviluppo sostenibile, ma si tratta ancora di piccole realtà. Soprattutto, di questi tempi, è necessario evidenziare il problema del dissesto idrogeologico del Paese. A partire dal secondo dopoguerra, il boom economico ha favorito un processo di speculazione edilizia che, nella stragrande maggioranza dei casi guardava soltanto agli introiti e non all’ambiente (d’altronde, una coscienza ambientalista in Italia ha cominciato a maturare solo con le tragedie del Vajont, dell’alluvione di Firenze etc.; insomma, quando si sono verificati i primi veri disastri). Un modo di fare di cui oggi ne paghiamo tristemente le conseguenze. Si dia un’occhiata a queste due fotografie:

 

Una panoramica tragica, che dovrebbe impegnare le istituzioni ad una svolta clamorosa: bloccare per anni (o perlomeno rallentare notevolmente) la realizzazione di opere pubbliche e spendere le energie per il recupero idrogeologico del territorio italiano, onde evitare il ripetersi di fenomeni sempre più frequenti (es.: alluvione di Genova). Domanda: bloccare le opere pubbliche significa danneggiare lo sviluppo del Paese? Assolutamente no, perchè ci sono altre strade che si possono percorrere. Ne parleremo alla terza puntata 😉

Inizia un lungo articolo dedicato all’ambiente, alle opere pubbliche, all’aria che respiriamo etc. Per tale ragione, comprendendo la difficoltà nel poter leggere, in un colpo solo, una sequenza infinita di dati, città, leggi etc., il post sarà presentato in più sottoarticoli, che verrano pubblicati nei prossimi giorni… Ergo, #restatesintonizzati. E buona lettura!

PRIMA PARTE: un salto a Helsinki e uno ad Amburgo

Partiamo da lontano, da molto lontano: l’Unione Europea. Allora, in questa terra così lontana nell’anno 2014 (si tenga ben presente il calendario gregoriano) i Paesi membri hanno raggiunto un accordo importante: entro il 2030 bisognerà tagliare del 40% le emissioni di gas serra. Per carità, nulla di definitivo, si tratta di un accordo preliminare in vista del vertice di Parigi del 2015 (momento in cui si scopriranno definitivamente le carte), ma è comunque un discreto punto di partenza. Ci sono poi alcune «clausole» volute da alcuni Stati che potrebbero ridimensionare l’accordo (es.: o anche le grandi potenze mondiali si impegnano con programmi concreti o non si farà nulla) però, cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno: un nuovo tentativo di realizzare una sfida ambientale e climatica si sta mettendo in atto. Poniamoci una domanda: come si fanno a ridurre i gas serra? Diamo la risposta più semplice possibile: non abbattendo alberi, anzi piantandone di nuovi (per la ovvia legge della fotosintesi clorofilliana); utilizzando macchine ecologiche (e, se proprio non abbiamo soldi in tasca per permettercene una, ricorriamo ai mezzi pubblici). Ci sono poi le energie pulite come il fotovoltaico, l’eolico etc. Insomma, risposte che sappiamo fin dalle elementari.

L’Unione Europea ha raggiunto quest’anno tale accordo. Ma, focalizzando la nostra attenzione scopriamo che alcune realtà del vecchio continente hanno già intrapreso da tempo una politica di sostenibilità raggiungendo un livello avanzato, tanto da potersi considerare modelli da seguire. In particolare, due città si sono imposte un obiettivo ambizioso, roba che in Italia oggi è pura e lontana utopia: diventare indipendenti dalle macchine. Spieghiamolo bene e, facciamo un salto a Helsinki ed Amburgo.

Amburgo

«Amburgo, in Germania, sta lavorando a un piano per eliminare la necessità di muoversi in automobile nel giro di soli 20 anni. L’obiettivo dell’amministrazione tedesca è rendere la città un luogo migliore in cui vivere: più sostenibile dal punto di vista ambientale e più “sana” per gli abitanti. E’ in fase di realizzazione un piano chiamato Grünes Netz (Rete Verde): si intende realizzare nuovi percorsi esclusivamente dedicati alle biciclette e ai pedoni collegati con quelli già esistenti e in grado di unire in modo sicuro le aree verdi presenti in città. I parchi, i giardini, i campi sportivi e tutti gli spazi di interesse pubblico saranno raggiungibili a piedi o in bicicletta da pendolari e turisti attraverso una rete che coprirà circa il 40 per cento delle attrazioni di Amburgo. Gli abitanti della seconda città più grande di Germania una volta erano completamente dipendente dalle automobili. Un cambiamento era dunque necessario per far fronte al riscaldamento globale che ha visto la temperatura in città aumentare di 9 gradi centigradi in 60 anni e il livello dei mari innalzarsi di 20 centimetri.Una città senz’auto permetterà di ridurre molto le emissioni di CO2 mentre la presenza di più alberi e spazi verdi servirà a mitigare gli effetti negativi di possibili inondazioni o eventi climatici estremi » (fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/amburgo-senza-auto ). Per approfondire: http://www.hamburg.de/gruenes-netz.

Helsinki

«La capitale finlandese punterà ad eliminare le auto private entro dieci anni, grazie all’utilizzo di trasporti pubblici integrati e gestiti da un app. Entro il 2025, la città di Helsinki – capitale della Finlandia – potrebbe dire addio al trafficogenerato da automobili private, grazie ad un nuovo e rivoluzionario progetto battezzatoKutsuplus. Il sistema prevede una integrazione completa del trasporto pubblico, del bike sharing, dei treni e dei traghetti, in modo da rendere inutile e dispendioso il possesso e l’uso di un veicolo privato.Grazie all’utilizzo di un’apposita app sviluppata per smartphone e tablet sarà possibileprenotare dei minibus che risulteranno integrati con tutto il resto dei mezzi pubblici: in questo modo sarà possibile creare  una fitta e completa rete di interconnessioni legati alla mobilità, in grado di permettere rapidi ed efficaci spostamenti in qualsiasi direzione desiderata. Secondo gli esperti, entro 10 anni nessuno dei cittadini di Helsinki avrà più bisogno di un’auto privata per qualsiasi spostamento urbano. Per ottenere questo risultato, in realtà basterà semplicemente ottimizzare i trasporti pubblici della città nord europea, considerando che già oggi su 1,3 milioni di residenti nell’area metropolitana di Helsinki, ben800.000 persone dispongono di un abbonamento ai mezzi pubblici, nonostante il costo dell’ abbonamento risulti tra i più elevati in tutta Europa, anche se bisogna tener conto che il titolo di viaggio permette di usufruire di qualsiasi mezzo pubblico – come ad esempio treni, metropolitana e autobus (compreso l’utilizzo dei trasporti via traghetto, studiati per collegare la città con il resto dell’Europa) – senza bisogno di acquistare un altro biglietto» (Fonte: http://www.motori.it/ecoauto/19546/helsinki-dal-2025-sara-una-citta-senza-auto.html ).

Due realtà che stanno per realizzare una rivoluzione culturale e sostenibile di dimensioni gigantesche, figlie di un processo durato a lungo negli anni. Ormai nessuno può più negare il primato del fotovoltaico in Germania (nonostante le condizioni climatiche di partenza più sfavorevoli rispetto all’area mediterranea), la qualità dell’aria raggiunta nel Nord Europa (giusto per prendere un’altra città baltica: Tallinn è da anni la capitale con l’aria più pulita al mondo). 

Ok, ora arriviamo a noi (appuntamento alla prossima “puntata” 😉 )

INSIEME PER GHONCHEH GRAVAMI: FIRMA L’APPELLO!

SCARICA IL NOSTRO E-BOOK “COS’E’ IL MALPAESE? VOCI DELL’ITALIA CHE (R)ESISTE”

 

 

Ghoncheh Ghavami© Archivio privato

Ghoncheh Ghavami, 25 anni di nazionalità britannica e iraniana, ha iniziato un nuovo sciopero della fame per protestare contro la sua condanna. Il 2 novembre Ghoncheh Ghavami è stata condannata da un tribunale rivoluzionario per “propaganda contro il sistema”. È una prigioniera di coscienza e deve essere rilasciata immediatamente e senza condizioni.    Ghoncheh Ghavami, 25 anni, di nazionalità britannica e iraniana, è stata arrestata a giugno per aver preso parte a una protesta pacifica contro il divieto imposto alle donne di assistere a eventi sportivi in impianti pubblici insieme a uomini. La protesta aveva avuto luogo, il 20 giugno, fuori dallo stadio Azadi di Teheran, dove era in corso l’incontro della Volleyball World League tra Iran e Italia. Secondo gli attivisti e i giornalisti presenti, la polizia disperse la protesta con forza eccessiva e arrestò numerosi manifestanti, tra cui Ghavami. Dopo essere stata rilasciata, Ghoncheh Ghavami è stata arrestata di nuovo 10 giorno dopo, il 30 giugno, quando si è recata a Vozara, centro di detenzione di Teheran, per riprendere il suo telefono cellulare sequestratole durante il suo primo arresto. Lo stesso giorno, agenti in borghese sono andati con lei nella sua abitazione e hanno confiscato il suo computer portatile e libri e l’hanno successivamente portata alla sezione 2A del carcere di Evin, dove è stata tenuta in isolamento, senza accesso alla sua famiglia o l’avvocato per 41 giorni. Durante questo periodo, è stata interrogata a lungo, sottoposta a pressioni psicologiche e a minacce di morte e di essere trasferita alla prigione di Gharchak, dove scontano la pena in condizioni estremamente dure gli autori di gravi crimini, e dalla quale non sarebbe uscita viva. Successivamente è stata trasferita in una cella comune con un’ altra detenuta. Il 16 settembre le autorità avevano informato la famiglia che non potevano più visitare regolarmente Ghoncheh Ghavami, probabilmente come rappresaglia per le interviste rilasciate ai media stranieri. Hanno potuto rivederla solo il 4 ottobre, dopo una lettera del giudice incaricato del suo caso al Tribunale rivoluzionario, che consentiva una visita della sua famiglia. Il 20 settembre, la famiglia è stata informata che l’Ufficio del procuratore di Teheran aveva assegnato il caso al Tribunale rivoluzionario, trattandosi di “diffusione di propaganda contro il sistema”. Amnesty International ritiene che l’accusa contro Ghoncheh Ghavami non costituisca un reato penale riconosciuto a livello internazionale e che sia in carcere solo per le sue attività pacifiche per porre fine alla discriminazione contro le donne.
Informazioni aggiuntive L’Iran ha imposto alle donne il divieto di assistere a partite di calcio negli stadi dopo l’istituzione della Repubblica islamica dell’Iran nel 1979. Nel 2012, il dipartimento per la sicurezza (Herasat) del ministero dello Sport e delle politiche giovanili ha esteso questo divieto alle partite di pallavolo.   Le autorità iraniane hanno spesso dichiarato che mescolare uomini e donne negli stadi non è un tema d’interesse pubblico e che la presunta discriminazione nei confronti delle donne è in realtà a queste favorevole, in quanto hanno bisogno di “essere protette” dagli atteggiamenti osceni dei tifosi di sesso maschile. L’articolo 9 del Patto internazionale sui diritti politici e civile(Iccpr), di cui l’Iran è parte, prevede che nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. La detenzione è considerata arbitraria quando una persona è privata della libertà per aver esercitato i diritti e le libertà garantiti dall’Iccpr. La detenzione può anche diventare arbitraria a causa della violazione dei diritti del giusto processo del detenuto, tra cui il diritto a un consulente legale prima del processo, a essere portati al più presto dinanzi a un giudice, a contestare la legittimità della detenzione e a avere tempo e mezzi per la preparazione della difesa. Deve essere rispettato il principio di messa in libertà in attesa del processo e le persone detenute illegalmente devono poter chiedere un risarcimento.
FIRMA L’APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL >  http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/224

Innanzitutto un «Grazie!». Un «Grazie» grande come il Mare Mediterraneo ai membri della Marina Militare Italiana, alle organizzazioni di volontariato ed a tutti coloro che in questo anno hanno contribuito alla realizzazione dell’operazione umanitaria Mare Nostrum. Vanno ringraziati per l’impegno che ci hanno dedicato, per il tempo della loro vita che hanno sacrificato, per aver dato un’immagine dell’Italia solidale, accogliente, pronta a sacrificarsi per salvaguardare quanto di più prezioso abbiamo: la vita umana. Questo era innanzitutto Mare Nostrum. Uomini, donne, bambini di ogni età, dopo miglia e miglia percorse lungo quel lembo d’acqua tra il continente europeo e le coste africane, dopo aver rischiato la vita per giorni su un barcone, senza possibilità di mangiare, bere, costretti a fare a meno delle più scontate regole igieniche, si ritrovavano dinanzi a motovedette, aerei, navi… pronti a soccorrerli ed a portarli in salvo. Prima la vita, poi tutto il resto; dai respingimenti di Maroni all’umanità. Era stato fatto un bellissimo passo in avanti. Ma Mare Nostrum non era solo questo. L’operazione intendeva « assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti »(Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ). Perchè, per chi ancora non lo sapesse: dietro ai barconi vi lucrano dei banditi. Un viaggio per una o più persone costa migliaia e migliaia di euro. Si tratta spesso dell’unica possibilità per poter fuggire dalle persecuzioni, per poter salvare i propri familiari e garantire loro una vita migliore. In pillole: o paghi salato o muori.

Umanità, giustizia, speranza… era tante belle parole questo progetto. Nel tempo, poteva addirittura diventare il punto di accensione di una nuova ( e più efficace) primavera araba. Lo sanno anche i governanti africani che la fuoriuscita di propri cittadini, a lungo andare, può far sorgere negli emigrati la pazza idea di realizzare un moto rivoluzionario. L’incontro con la democrazia, con uno stile di vita superiore economicamente a quello che fino ad ora avevi visto, con Paesi ove non è contemplata la pena di morte bensì lo status di «rifugiato politico» e tanto altro avrebbero fatto scattare, prima o poi, qualche sommovimento. E chissà…

Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo, piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc. Ma, prima aspettiamo che compiano la fattispecie illegale (colpevoli di essere malati, un reato che intaccherebbe con il diritto alla salute sancito dal nostro ordinamento giuridico) e poi giudichiamo (siamo pur sempre innocenti fino al terzo grado di giudizio, oppure no?).

Ora Mare Nostrum chiude, sostituita dall’operazione Triton. L’Europa scende in campo finalmente, dopo tante e tante pressioni esercitate dal nostro Paese che non poteva accollarsi da solo l’intero peso del flusso migratorio dall’Africa all’Italia. Francia, Spagna, Portogallo, Finlandia, Lettonia, Islanda, Malta, Olanda, Austria, Belgio, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia contribuiranno alla realizzazione di questo nuovo progetto. Finalmente un progetto comune europeo in grado di confrontarsi con il fenomeno migratorio. Peccato che Triton sia un pochino diversa da Mare Nostrum. Ci sono piccole ma significative differenze:

Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. Ne fanno parte Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato e altri Corpi dello Stato. Inoltre, i controlli sanitari sono svolti dai medici dell’ISMAF (Istituto di Santa Marittima Aeronautica delle Frontiere), dal personale del Corpo Militare e dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dal CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) e dalla fondazione RAVA. Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni). Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ;

Triton: missione europea gestita da Frontex. Mentre Mare Nostrum si spingeva fino al limite con le acque territoriali libiche per salvare i migranti in difficoltà, Triton arriva fino a 30 miglia dalla coste italiane. L’obiettivo è garantire una «cogestione rinforzata delle frontiere esterne». Dunque, si insisterà più sulla sorveglianza dei confini piuttosto che sulle operazioni di salvataggio. Le operazioni di salvataggio proseguiranno (il diritto internazionale lo impone) ma i tempi di intervento si allungheranno e non è chiaro se – naufragi a parte – le navi di Triton agiranno direttamente o non si limiteranno solo a segnalare la presenza di barconi. Oltre all’Italia partecipano i Paesi citati in precedenza. Riguardo il nostro Paese, una nave anfibia, con a bordo anche un ospedale e tre pattugliatori rimarranno a Lampedusa. Stando poi al Commissario agli Affari Interni dell’UE Cecilia Malmstrom: «Triton non incide in alcun modo sulla responsabilità dell’Italia di controllare la propria parte delle frontiere esterne dell’UE, nonché i suoi obblighi in materia di ricerca e salvataggio delle persone bisognose di soccorso». Fonte: http://ilmanifesto.info/renzi-rottama-mare-nostrum/ .

In conclusione:

  1. L’Italia ha ottenuto una maggiore partecipazione dell’Unione Europea. Un numero notevole di Paesi parteciperà – dal 1° novembre – al controllo delle frontiere tra Italia e Africa, ma il raggio d’azione sarà ridotto (come detto in precedenza) e diversi gli obiettivi dell’operazione: da umanitaria diventa di rafforzamento del controllo alle frontiere;
  2. affinchè l’intervento europeo ottenesse maggiori effetti, logica voleva che Mare Nostrum continuasse. Invece no, l’Italia ha ridimensionato il suo impegno, nonostante l’arrivo degli “alleati”. Ci siamo fatti male da soli.

 

SCARICA IL NOSTRO E- BOOK: E’ GRATUITO!