L’eccezione POSSIBILE

L’ambizione si ritrova spesso a fare i conti con l’eccezione. Nel contesto politico italiano, la prima là si può attribuire alla sinistra che, ormai da decenni, punta ad unirsi sotto stessi simbolo e nome. La seconda, invece, è propria di chi si assurge a portatore supremo di quel bagaglio sociale, politico e culturale che in passato ha visto in rassegna i nomi di Pietro IngraoEnrico Berlinguer e tanti altri protagonisti di quello che era il Partito Comunista più forte d’Europa. L’eccezione, dunque, si sfila dall’ambizione dell’unità e si mette al lavoro per creare un’unità alternativa (e già diventano due), in cui si considerano tutti gli attori interessati, eccetto coloro da cui ci si è sfilati in precedenza (e anche le eccezioni diventano due). La sinistra italiana è questo: un continuo mescolare e rimescolare le carte, un aderire ad un progetto per uscirne quanto prima, se non addirittura sabotarlo. Così, negli anni, ci ritroviamo sempre a fare (e a dire) le stesse cose: è il momento di una forza di sinistra, facciamo le assemblee, partecipiamo alla prima importante campagna elettorale che ci capita sottomano…. e poi perdiamo miseramente, ci critichiamo pesantemente tra compagni, ci sfaldiamo e guardiamo in cagnesco fino al primo taralluccio e vino in cui ricominciamo questo ciclo senza fine, come se fosse la stessa canzone riascoltata in eterno. Nel frattempo, le destre avanzano (anzi, governano), il PD è ai minimi storici, mentre Liberi e Uguali si avvia verso percentuali da estinzione. In seno a quest’ultima compagine, al momento mera lista elettorale nata dalla confluenza di SIMDP e POSSIBILE, c’è la consapevolezza di questo rischio, che non sarebbe solo la fine di LEU, ma il De Profundis della sinistra italiana, che molto probabilmente non avrà altre occasioni per riprendersi. Per evitare ciò, ci si è resi conto della necessità che LeU diventi partito, con strutture nazionali e territoriali, capaci di avere rapporti stretti con le persone nella vita di tutti i giorni e in grado di poter esprimere le istanze del Paese con una sola voce, anziché con tre differenti ma che dicono le stesse cose. Eppure, il progetto rischia di trovarsi già ad un bivio, in quanto non poche sono le voci discordanti: rappresentare, se non l’unità della sinistra, almeno il ruolo di forza principale di quell’area, oppure sancire l’ennesimo fallimento politico della cosa rossa. Stiano attenti i soggetti coinvolti a come giocheranno le loro carte. Non sembra, ma l’intenzione di dare al Paese un partito di sinistra forte e in tempi brevi è tra i temi più importanti per una serie di ragioni “scontate”: fungere da tramite tra cittadino e istituzioni, formare e radicare sul territorio una idea di società basata sull’applicazione dei principi fondamentali della Costituzione, offrire un’alternativa forte e unitaria alle destre. Il film condito da scissioni e divisioni lo abbiamo visto fin troppe volte in passato, con altri attori, ma che sarebbe utile evitare in questo caso. Per una volta, si sia ambiziosi, ma senza eccezioni.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: Futuro Prossimo

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