Padri costituenti a 5 stelle

Costantino Mortati (DC) sosteneva che, per cambiare la Costituzione non bastava un Parlamento, chiamato solo per la legislazione ordinaria. D’altronde, come dargli torto? La Costituzione Italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, è il frutto del lavoro di una Assemblea Costituente, eletta il giorno stesso in cui il popolo sceglieva tra Repubblica e Monarchia: 2 giugno 1946. E che uomini (e donne) c’erano dietro quella Carta: Alcide De Gasperi, Leonilde Iotti etc. Oggi, al di là della discussione sulla modifica del «lucchetto» della Carta, l’art.138, le modifiche costituzionali sono affidate non ad un’assemblea costituente, ma ad un Parlamento. Forse seguire il consiglio di Mortati è (quasi) impossibile. Ma questo Parlamento quanta legittimità ha? Iniziamo con il dire quello che già tutti sanno: la legge elettorale attuale non permette di esprimere una preferenza. Il che fa si che le persone scelgono il partito ma non le persone, designate invece dalle segreterie nazionali. In più, ogni partito rappresentato a Palazzo Montecitorio e a Palazzo Madama ha molte, troppe caratteristiche che non legittimano o aiutano: il Popolo della Libertà (o Forza Italia?) continua a riconoscere il suo maggiore esponente in colui condannato in via definitiva per frode fiscale, sotto processo per il caso Ruby e per la compravendita di parlamentari che ha favorito la caduta del secondo Governo Prodi, propone alla Commissione Antimafia un esponente politico che si è opposto allo scioglimento del Comune di Fondi… Sapendo che solo per il PDL ci vorrebbero pagine e pagine, passiamo subito agli altri partiti: il Partito Democratico deve assolutamente trovare un modo per amalgamare le decine di correnti interne che ostacolano il suo operato, è il principale alleato del suo principale (e storico) nemico (costringendolo a prendere scelte contrario al suo indirizzo politico); Scelta Civica ad oggi si sa solo che è un fantomatico «terzo polo», ma ancora non si comprende quale sia il suo programma per il Paese; Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto il coraggio di scendere in piazza in difesa della Carta, ma in Parlamento non ha assolutamente i numeri per poter influire; della Lega mi limito a dire che non si può affidare ad un partito xenofobo e fautrice di Roberto Calderoli, autore della legge elettorale che lui stesso ha rinominato «Porcellum». E poi ci sono loro, il «nuovo» della politica italiana: i grillini. Anzi, il Movimento 5 Stelle. Non mi stancherò di ripeterlo: le elezioni politiche del febbraio 2012 sono state una grandissima occasione mancata: l’aver sputato su una maggioranza PD – M5S, su un governo di breve durata (il tempo di fare la legge elettorale, la legge sul conflitto di interessi e qualcos’altro), la non elezione di Rodotà e l’impallinamento di Prodi alla Presidenza della Repubblica e tanto altro sono tutte occasioni che rimpiangeremo per sempre. Ma è inutile piangere sul latte versato, bisogna guardare avanti. Il Movimento, per voce soprattutto del suo maggiore esponente, Beppe Grillo (Può la modifica della Carta dipendere da chi non è stato eletto? O meglio, può una persona sola, cittadino come altri 60 milioni di italiani, prendersi la briga di essere sopra a questi e dettare l’indirizzo politico?) ha dichiarato che gli unici legittimati a cambiare la Legge fondamentale del ’48 sono loro. In base a cosa dicono questo? Perchè loro sono onesti, non hanno collusioni con il sistema politico attuale? Per carità, caratteristiche che rendono onore ai deputati e senatori grillini, ma ciò non basta. Servono anche due parole che fanno rima: competenza e coerenza. E sinceramente io non mi sentirei sicuro nell’affidare un compito del genere ad una laureata in giurisprudenza che viene a sapere da una giornalista di Repubblica che l’età minima per la Presidenza della Repubblica è fissata in Costituzione (Art. 84.

«Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età»), a chi difende il principio secondo cui «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (Art.3) e poi non sa ribellarsi a un Beppe Grillo qualunque che difende il reato di clandestinità, a chi intende partire dall’abolizione del vincolo di mandato (Art. 67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»), obbligando deputati e senatori a restare all’interno del partito, anche nel caso in cui la linea attuata sia contraria a quanto promesso ai cittadini elettori; a chi condivide il fatto che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività» (Art.53) e poi ritiene l’IMU una tassa ingiusta.

E se anche il nuovo appena arrivato è già vecchio, allora la Costituzione è meglio lasciarla così come è.

 

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