Il pericoloso “vuoto” degli spazi culturali

Uno spazio di cultura: il punto lettura "Gianluca Canale"A lungo il punto lettura Gianluca Canale di Giulianello è stato un luogo molto frequentato dal sottoscritto, soprattutto per motivi di studio e associazionismo. Poi, è arrivata la laurea e sono subentrati altri impegni, che mi hanno portato a frequentare sempre meno il posto. Con l’inizio dei corsi di laurea magistrale, ogni tanto mi capita di tornare lì per studiare. Devo ammettere che, rispetto al passato, mi sono trovato davanti un ambiente più vuoto e riflessivo, ideale per lo studio ma adatto anche a snocciolare qualche interessante riflessione. Mi ero abituato a mattinate, pomeriggi ed eventi in compagnia, con un bel viavai di persone che andavano e venivano, che si fermavano per studiare o usare la sala informatica, che passavano pochi minuti, giusto il tempo di chiedere in prestito qualche libro da leggere. Negli ultimi tempi, invece, la calma piatta sembra farla da padrone, almeno per quello che ho potuto notare. Probabilmente si tratta di un periodo momentaneo, di una fase temporanea destinata a concludersi quanto prima. È però giusto approfittarne per fare una riflessione di più ampio respiro, che riguarda tante parti d’Italia. I luoghi della cultura, come i punti – lettura, le biblioteche e i musei, sono servizi culturali fondamentali nella vita di una comunità. Quando questi attirano costantemente persone, allora significa che sono vivi, che funzionano, che riescono a realizzare l’obiettivo a cui sono chiamati: far innamorare uomini e donne alla lettura, all’arte, alla bellezza, a tutto ciò che di positivo sa esprimere la cultura. Sono luoghi di aggregazione e presidi contro l’illegalità e l’ignoranza, il degrado sociale e molto altro. Viceversa, quando viene meno il flusso di persone, perché non motivate ad andare in quel luogo o, ancora più semplicemente, non ne conoscono l’esistenza, il museo e la biblioteca diventano lande desolate, destinate a sparire se non si pone subito rimedio. In tal caso, la comunità si impoverisce, perde vivacità, il degrado sociale e culturale prendono il largo. Si rischia la parabola del Nuovo Cinema Paradiso, il film premio Oscar di Giuseppe Tornatore. Inizialmente, e a lungo, principale luogo di aggregazione per gli abitanti del posto, capace di proiettare film importanti e di saper affrontare a lungo il progresso (la pellicola ignifuga, per esempio), termina la sua gloriosa storia nel peggiore dei modi: abbandonato da tutti causa soprattutto l’avvento delle videocassette, verrà abbattuto per far posto ad un centro commerciale. La cultura deve colmare il più possibile i vuoti che ci sono in una comunità. E’ un lavoro arduo, intenso e importante, che lo si può realizzare in diversi modi: coinvolgimento costante delle scuole, organizzazione di seminari, presentazione di libri, dibattiti. La cultura è uno dei motivi per cui si dà alla comunità il senso di essere tale: non disperdiamola.

Precedente Gentile Sindaco Damiano Coletta... Successivo Il sottile confine tra bufala e verità