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Posts Tagged ‘Berlusconi’


(2° parte)

(1° parte: MANIFESTO DELL’ANTIRAZZISMO)

Dunque, ci siamo lasciati dopo aver fatto una lunga copertina riguardo incomprensioni italiche che, in diversi modi, ci aiutano a comprendere che noi siamo un popolo che spesso ha cercato solidarietà all’estero (ma è restio a fare l’inverso), che ha nella sua storia e nella sua cultura elementi che dovrebbero favorire il processo di integrazione (invece si tende a dimenticare il nostro passato). Inoltre, abbiamo evidenziato come la politica per molti si è ridotta al mero voto periodico e a quanto passa la televisione, causando una standardizzazione dei propri pensieri. Ecco, conviene partire proprio da tale punto: gli effetti della comunicazione proveniente dai mezzi di informazione di massa. A partire dal 1994, anno della prima vittoria di Silvio Berlusconi, soprattutto la televisione è diventata un formidabile catalizzatore di voti, un mezzo che per vincere va assolutamente utilizzato. Ma, la politica è confronto, approfondimento, è arte del governare, è studio etc. E senza tali requisiti, forse occupare gli scranni delle istituzioni non conviene, se proprio si vuol bene alla collettività. Nell’ambito dell’immigrazione capita spesso che a parlare in tv sono politici che assolutamente nulla conoscono del fenomeno, facendolo passare per quello che non è. Sarebbe dunque più giusto far parlare gli esperti, coloro che, nel silenzio, sono a contatto tutti i giorni con la tematica interessata. Siate sinceri: quanti di voi hanno sentito parlare un rappresentate di un centro per rifugiati, un esponente dell’ UNAR (Unione Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) etc.? Ben pochi. Ecco, se ci si impegnasse di più ad informarsi presso gli organi competenti le cose andrebbero meglio per tutti. Detto questo, andiamo a smontare i tanti, troppi, tristi luoghi comuni sugli immigrati.

  • #FERMIAMOLINVASIONE

Nell’aria si percepisce una presenza di immigrati talmente elevata da poter dar vita ad una occupazione dello Stato italiano, ad una cacciata dei «nativi» da «casa loro». Stiamo tranquilli, stando al rapporto DossierImmigrazione2014 (Fonti: http://www.dossierimmigrazione.it/ / http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html / http://www.unar.it ), attualmente in Italia sono presenti 5 milioni 364 mila persone su un totale di 60 milioni circa di anime presenti nella penisola. Nel giro di un anno si sono registrati circa 178mila nuovi arrivi.

  • #RUBANOILLAVOROAGLIITALIANI

Innanzitutto, diciamo subito una cosa: chi viene in Italia lo fa non per rubare, bensì per cercare lavoro. Un po’ come fanno i nostri connazionali all’estero. C’è anche da dire che, in buona parte dei casi, gli immigrati decidono di aprire attività inerenti i loro costumi, le loro tradizioni, la cultura che si portano dietro etc. Dunque, ecco fiorire ristoranti indiani, egiziani etc. Ci sarebbe poi un lungo discorso sulle persone che sfruttano la manodopera straniera, riducendola anche in schiavitù giusto per fare un esempio: http://www.uil.it/immigrazione/NewsSX.asp?ID_News=3370 ). Passiamo ora ad alcuni numeri: nel 2013 i visti per motivi di lavoro sono stati 25683 per il lavoro subordinato e 1810 per quello autonomo. Mentre ben 76164 sono stati rilasciati per “ricongiungimento familiare”. In sostanza, gli stranieri che ultimamente entrano in modo regolare in Italia hanno già un nucleo familiare radicato nel nostro Paese. L’Italia è una meta sempre meno ambita. Anche perchè gli stranieri sono pagati meno (la loro retribuzione media è di 959 euro contro i 1313 dei lavoratori italiani), perdono con più facilità il lavoro ed hanno difficoltà a trovarlo. Benchè i lavoratori stranieri occupati siano circa due milioni e 400mila (il 10 per cento del totale degli occupati), il loro tasso di disoccupazione ha superato il 17 per cento, contro l’11 per cento degli italiani. (Fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ).

  • #RESPINGIAMOLI

Giustamente, quando c’è un’invasione, questa deve essere respinta. E’ da capire con quali armi e con quale esercito, visto che stiamo parlando di persone normalissime che, nella stragrande maggioranza dei casi, entrano con regolare documentazione e, solo in minima parte hanno la fedina penale sporca. Dunque, respingere persone che rispettano la legge sarebbe abbastanza contraddittorio. C’è però la questione dei barconi provenienti dalle coste africane: questa è la situazione accusata di “invasione”. Ora, se delle carrette scassate, che (purtroppo) spesso finiscono il loro viaggio prima di arrivare a destinazione, sono motivo di pericolo, tanto vale evitare di definirci orgogliosi italiani (vabbè che poi noi soffriamo della sindrome di Adua). Di nuovo, la matematica interviene in nostro aiuto: dal 2008 al 2013 il numero dei migranti respinti dall’Europa si è quasi dimezzato (da 634975 a 327255). E le frontiere dove si è registrata la maggior pressione non sono state quelle marittime (dove si è registrato il 2,2 per cento dei casi), ma quelle terrestri (84,3 per cento) e gli aeroporti (13,5 per cento) (fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/10/30/immigrati-meno-reati-di-italiani.html ). Altro sostegno ci viene dal diritto: Allo straniero comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti.” (dlgs 286, art. 2, c. 1). Dunque: diritto alla vita e alla salute, del diritto di asilo, del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, alla protezione della maternità, della famiglia e dell’infanzia etc. Ci sarebbero poi articoli della nostra Costituzione, del Trattato di Lisbona e tanto altro, ma fermiamoci qui. Aggiungo solo un’altra cosa: la legge del mare impone alle persone in difficoltà di essere portate in salvo, non di abbandonarle in braccio alla morte.

Riprendiamo fiato, e diamoci appuntamento alla terza parte, che non tarderà a venire 😉

In principio vi era Tangentopoli, la drammatica fine della I° Repubblica e la speranza di crearne una seconda più pulita e onesta, con un sistema istituzionale più funzionante ed incisivo nella vita di tutti i cittadini italiani. Poi ci fu l’avvento di Silvio Berlusconi sulla scena politica, e le speranze di cambiamento andarono a farsi fottere, sostituite da leggi ad personam, americanizzazione della politica, etichettature ad avversari politici e magistrati etc. Erano anche gli anni del centrosinistra, dell’Ulivo, dell’Unione, delle spaccature interne e dei governi che cadevano dopo poco tempo. E poi, il grande momento, l’occasione storica per eccellenza: le elezioni del febbraio 2013, che sembravano trasformare il governo Monti in una fase di transizione dalla seconda alla Terza Repubblica. Esito: crollo dei partiti tradizionali e boom del M5S, 101, Bersani che fallisce nella mediazione con Grillo e Governo Letta. Di nuovo: fine delle speranze di cambiamento. Fino ad arrivare ad oggi: Matteo Renzi attuale Presidente del Consiglio e 40% del PD alle Europee. Di treni ne abbiamo persi tanti, ma la cosa più grave è che abbiamo perduto qualcosa di più, un nostro modo di essere e di fare politica, di dialogare e non insultare, di vedere nell’avversario politico (appunto) un avversario e non un nemico, di vedere nella politica un campo ove si parla, si scambiano idee etc. e non un campo di guerra. In passato, dei delinquenti implicati in Mani Pulite non avrebbero mai avuto una seconda occasione per far danni 20 anni dopo, in occasione di Expo2015. Eppure sarebbe il male minore, perchè sarebbero sempre le stesse persone: non ci sarebbero, cioè, altri soggetti ex novo. In passato, un Giorgio Almirante avrebbe potuto salutare il suo «nemico storico» Enrico Berlinguer nel suo ultimo viaggio; oggi, un grave problema di salute è l’unica occasione (quasi) per vedere un gesto di umanità da parte di un avversario nei confronti di un altro. Soprattutto, era più facile vedere politici competenti, sicuramente attaccati ai loro interessi in molti casi, ma in grado di saper misurare le parole ed il proprio pensiero. Oggi invece assistiamo ad una seria degenerazione di tutto ciò: i giudici “antropologicamente diversi”, gli italiani “coglioni” che votano a sinistra, il “tricolore” con cui ci si pulisce il c**o etc. sono ormai espressioni superate, figlie di un passato che ci stiamo lasciando alle spalle. Oggi si preferisce proporre il dialogo con i terroristi, magari elevandoli a soggetti del diritto internazionale (Alessandro Di Battista), tanto “sti cavoli” che decapitano persone, seppelliscono vivi uomini, donne e bambini… Oggi c’è il coraggio di supporre “una coincidenza” tra la decapitazione di un giornalista americano e i raid americani (Davide Bono), senza il minimo rispetto per l’orrore provato dalla famiglia… La cosa peggiore è che tutto ciò è frutto di chi, 1 anno fa, si era presentato come il nuovo, la Rivoluzione… Si fosse trattato di estrema destra, di Lega Nord, uno neanche si stupiva più… In Italia abbiamo pagato l’onestà ad un prezzo troppo caro: abbiamo ucciso l’etica in cambio di incompetenza. 

L’Italia si sa, è un Paese bello e vario, nel bene e nel male. In Italia quando si parla di riforme costituzionali fuoriescono sempre termini come autoritarismo, dittatura e affini come svolta totalitaria etc. Nella (a)normalità (in altri Paesi la “a” non ci sarebbe) raramente si sente parlare di democrazia (anzi, si sostiene che questa non c’è), Stato sociale (quello che siamo sulla “Carta”) e tante altre belle parole. Senza poi contare le contraddizioni insite nel nostro modo di pensare (forse una caratteristica tutta “italiana”).

Insomma, dopo anni di parole e non fatti, da quel di Firenze sbuca un tale Matteo Renzi che, dopo essere stato Presidente della Provincia e Sindaco del capoluogo toscano, perde le primarie per candidarsi a premier ma diventa Segretario del Partito Democratico, riuscendolo a portare al 40,8% alle Europee (il risultato più alto di sempre) e mettendo in ginocchio il suo principale avversario: il M5S. Ovviamente, non bisogna dimenticarci della «sfiducia» a Enrico Letta e la conseguente ascesa a Presidente del Consiglio. Insomma, la democrazia per Renzi è stata (soprattutto) gioie e dolori, con le preferenze in buona parte ci ha costruito la sua carriera politica. Tutto questo per dire che l’attuale maggioranza che sostiene il premier è legittimata a fare le riforme costituzionali e non ? Assolutamente no. Innanzitutto sfatiamo un mito: il 40.8% raggiunto il 25 maggio. Sicuramente il ritorno alle piazze per rispondere alle folle pentastellate sono state un fattore importante, gli 80 euro in più in busta paga ad alcune fasce della popolazione anche. Ma, quel risultato è figlio soprattutto di altri fattori: il #vinciamonoi aggressivo e violento dei grillini, le polemiche interne e le espulsioni in Parlamento del M5S, la leadership di Silvio Berlusconi che si indebolisce con il passare degli anni e la spaccatura con il Nuovo Centrodestra, l’agonia di Scelta Civica e Sinistra, Ecologia e Libertà etc. Insomma, nonostante le diverse posizioni all’interno del PD, questo è l’unico partito solido a livello strutturale, capace di fronteggiare tutti gli ostacoli posti sul suo cammino. E di questo la popolazione ne tiene conto al momento del voto.

Detto questo, torniamo al tema delle riforme costituzionali. In questi giorni si sta parlando dell’approvazione in prima lettura riguardo la riforma del Senato (potete consultare il contenuto qui oppure qui).Alla maggioranza PD – LEGA – FI che ovviamente difende il testo, risponde una minoranza composta da M5S – DISSIDENTI PD E FI – SEL che lanciano serie critiche. Fino a qui (fortunatamente), nulla di strano e tutto legittimo. I problemi iniziano dopo e (soprattutto) al di fuori delle aule parlamentari: giornali, costituzionalisti, altri esperti del settori ma anche persone che non hanno a che vedere tutti i giorni con queste tematiche, parlano di svolta autoritaria (era autoritario il regime di Benito Mussolini) o addirittura totalitaria (è totalitario il regime nordcoreano). A tal proposito, occorre innanzitutto chiarire il significato di tali termini (se avete tempo, date un’occhiata qui: https://elnuevodia.altervista.org/wp-content/uploads/2013/05/Nuovo-corso-di-scienza-politica2.pdf a partire da pag.56). Inoltre, è curioso evidenziare le contraddizioni espresse dai partiti facenti parte del Parlamento e che oggi attaccano fortemente le intenzioni renziane. Su tutti spicca il M5S. Giusto per rinfrescare la memoria:

  • fu dei grillini la proposta del referendum sull’euro (art.75 della Costituzione Italiana: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali »; art.50 Trattato di Lisbona: http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/withdrawal_clause_it.htm). L’euro è frutto del Trattato di Maastricht (1992);

  • fu dei grillini la proposta di abolire il fiscal compact (prodotto del Consiglio Europeo, su cui possono intervenire solo i Capi di Stato e di Governo, come stabilito dal Trattato di Lisbona);

  • fu dei grillini la proposta di di abolire il pareggio di bilancio (possibile farlo tramite legge costituzionale, ma bisognerà poi tenere conto sempre del Consiglio Europeo).

Senza poi dimenticare le gaffes sull’età minima per poter essere Presidente della Repubblica (indimenticabile Roberta Lombardi: http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/roberta-lombardi-radio-radicale-presidente-della-repubblica-eta-minima-video-1531578/ ), la volontà di introdurre il vincolo di mandato (Art.67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). E poi, se proprio vogliamo «rischiare» e parlare di pericoli per la democrazia:

  • non mi pare che sia democratico un sistema che ti permette di candidarti online, prendere una manciata di voti, o meglio di click, da dietro un computer, senza poter avere la certezza di sapere se il voto sia stato libero e segreto (chi mi garantisce che, a fianco del votante, non ci sia stata una persona che “orientava” il voto?). E poi: siamo d’accordo nel dire che ad alcune fasce di età il voto non è accessibile (anziani, disabili etc.) ?. Art.48 Cost.: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. ». Tralasciamo poi che con tutto questo si entra tranquillamente in Parlamento;

  • non mi pare democratico un sistema dove si faccia il tifo per la chiusura dei giornali, delle televisioni e dei partiti, ergendosi contemporaneamente ad unici salvatori della Patria.

Insomma, Grillo e M5S con i termini Costituzione, Democrazia e Trattati non vanno molto d’accordo.

Bellissima (si fa per dire) è la storia di Forza Italia, partito gestito da un condannato in via definitiva per frode fiscale, che si erge a Padre costituente di una Carta secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “ (art.3). Ma qui, piuttosto che la storia personale di Silvio Berlusconi, preme ricordare il tentativo di riforma costituzionale del 2005, capeggiata soprattutto dalla Lega di Umberto Bossi, volta ad instaurare in Italia un falso federalismo ed una vera frammentazione dell’Italia in tanti piccoli Stati quante sono le regioni italiane. Senza poi dimenticare la pazza proposta di inserire referendum popolari sui trattati internazionali: una degenerazione che porterebbe a far dipendere le responsabilità internazionali del nostro Stato dagli umori di persone che, nella stragrande maggioranza non comprendono a fondo la materia. D’altronde, voi affidereste il vostro destino ad un chirurgo che prende consigli da chi non è parte del settore della sanità?

Meglio fermarsi qui e passare poi ad una parte del contenuto della riforma sul Senato. Se si arriverà ad approvazione definitiva, per presentare un disegno di legge popolare serviranno 250mila firme (non più 50mila), per una proposta di referendum 800mila (anziché 500mila). Inoltre, il quorum referendario non terrà più conto del 50%+1 degli aventi diritti al voto bensì di una proporzione riguardante il numero di cittadini che sono andati alle urne alle elezioni politiche. Insomma, in tal senso si presenta una democrazia un po’ più logica e accessibile al cittadino.

Tutto ciò però non basta a convincermi della bontà di questa riforma. Anzi. Logica vuole che le riforme costituzionali le faccia un Parlamento eletto con una legge elettorale legittima (il Porcellum è stato ridimensionato dalla Suprema Corte, seppur si parli di principio di salvaguardia delle istituzioni democratiche), rendere il Senato una Camera non direttamente elettiva rafforza le scelte dei partiti nell’ambito delle loro segreterie, si rischia di passare da un sistema legislativo lento ad uno eccessivamente veloce etc. Insomma, timori di autoritarismi e dittature non ce ne sono, ma per una clamorosa occasione perduta si.

DI BATTISTA, BERLINGUER E GANDHI AL TEMPO DEL BERLUSCONISMO

on 31 gennaio 2014 in POLITICA, SOCIETA' Commenti disabilitati su DI BATTISTA, BERLINGUER E GANDHI AL TEMPO DEL BERLUSCONISMO

Il 26 gennaio 1994 accadeva una “rivoluzione della comunicazione politica”: Silvio Berlusconi annunciava tramite video televisivo la sua discesa in campo perchè non voleva vivere in un Paese caratterizzato «da un passato fallimentare come quello della sinistra». In pillole: intendeva tutelare i suoi interessi personali. Eppure, il suo modo di comunicare era una innovazione che forse non si vedeva dai tempi dei «discorsi al caminetto» di Franklin Delano Roosvelt. Pochi mesi dopo, sapendo interpretare con grande capacità la legge elettorale (il Mattarellum) e facendo leva sulle promesse facili, diventava Presidente del Consiglio. Non sarebbe finita lì: il linguaggio aggressivo e populista (cito questo termine a fatica, perchè ormai viene utilizzato solo nel senso negativo) sarebbe stata una caratteristica che lo avrebbe tenuto in piedi per un ventennio: «coglioni» gli italiani che votavano a sinistra, «pulire» la sedia di Travaglio, i fucili carichi della Lega etc. Quei tempi, con la sua estromissione dalla vita politica, sembravano essere finiti. Invece no, qualcuno ha deciso di prendere il suo posto: l’americanizzazione della politica ormai ha preso il sopravvento. Anzi, ora si è evoluta: non più solo TV, ma anche WEB. Sommando il tutto al fatto che all’italiano piace il politico che sa comunicare, ecco a voi un nuovo esponente politico “che sa parlare bene”.  Paradossalmente, pochi giorni dopo che Forza Italia celebrava il suo ventennio di attività, si è verificata una scenetta tra Speranza (PD) e Di Battista (M5S). Ho visto quel video, ed è stato il peggio del peggio: Speranza entra in sala stampa per lasciare delle dichiarazioni, Di Battista si intromette e comincia a guardare in faccia il deputato del PD rilasciandogli le solite «frasi di circostanza» (“voi avete fatto accordi con il pregiudicato” etc.). I toni ovviamente si alzano, sia dall’una che dall’altra parte, Speranza li etichetta come fascisti. Dopo un po’ decide di rilasciare dichiarazioni da un’altra parte. Intanto, una telecamera sta riprendendo tutto come fuori – onda, ma Di Battista lo sa e già lo sapeva: mentre Speranza lascia la sala il grillino si rivolge alla telecamera e comincia a dire frasi del tipo: «a noi potete guardarci negli occhi, a loro no». Infine, lancia un monito al “malcapitato” Speranza: «gli italiani hanno fame e voi gli avete tolto il pane!». Quegli occhi (spiritati) e quelle urla mi hanno messo più paura di tutto il ventennio berlusconiano. Il deputato Di Battista dimostrava definitivamente il pensiero che il sottoscritto ormai ha da tempo: la regola dei due mandati scotta. Quindi, bisogna assolutissimamente alzare il tiro per evitare che il prossimo, oltre ad essere l’ultimo, sia l’ennesimo all’opposizione. Nel giro di 24 ore, alcuni (presunti) miti utilizzati dal M5S crollavano: la Costituzione innanzitutto, colpita da una mitragliatrice che faceva fuori

  • l’art.21: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Perchè, caro Di Battista, anche se Speranza doveva dire delle bugie, era lecito lasciarlo parlare: lo avresti potuto smentire tranquillamente un minuto dopo, scrivendo nel blog, parlando ai giornali o come ti pare);
  • l’art. 54 («I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore», non vorrà mica dire che il suo sia stato un comportamento che ha rispettato questo dettame?).

Altro mito: la battaglia «non violenta» di Gandhi. Il Mahatma predicava si la liberazione dell’India senza spargimenti di sangue, ma cosa direbbe davanti a così tanta e gratuita violenza verbale? Perchè non esiste solo quella fisica.

Infine, ho letto il suo post, dove cita Enrico Berlinguer. Non fu il compianto segretario del Partito Comunista Italiano a dire «“la corruzione è una nemica della Repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti”», bensì Sandro Pertini. Al di là di questo (su berlinguer comunque dovrebbe fare un ripassino, ogni tanto è consigliabile), lei ha mai visto Berlinguer rivolgersi con quella prepotenza ai suoi avversari politici? Berlinguer al massimo non stringeva la mano ad Almirante, ma non arrivava a tanto. Inoltre, le consiglio il libro di PierPaolo Farina: Casa per Casa, Strada per Strada. Troverà delle citazioni di Enrico che sicuramente non le piaceranno: «Certo si può immaginare un mondo nel quale la politica si riduca solo al voto e ai sondaggi; ma questo sarebbe inaccettabile perchè significherebbe stravolgere l’essenza della vita democratica»; «non si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l’unica forma di espressione democratica diventa quella di spingere un bottone»; «noi combattiamo l’illusione di credere nell’autosufficienza politica di un governo che fosse espressione soltanto del finalmente raggiunto 51% dei voti alle sinistre. La stabilità, le possibilità operative e la stessa compattezza di un simile governo sarebbero tutte da verificare quando esso ponesse mano effettivamente a trasformazioni profonde delle strutture economiche e sociali del Paese, avendo però contro di sé, ostilmente schierato, il restante 49% dell’elettorato e del Parlamento». Pensa un po’ lei, caro Di Battista: si ritrova in un movimento che fa dei sondaggi la sua essenza fondamentale, dove chiede ai (pochissimi) cittadini di esprimere opinioni o contribuire a fare le leggi. Soprattutto vorrebbe governare con un voto in più per cambiare le cose.

 

Voi dite spesso agli italiani di avere pazienza. Intanto ci avete messo un attimo ad entrare in Parlamento per la porta di servizio.

 

#daltrondesiamoinItalia

 

(In)coerenza e ipocrisia

on 16 gennaio 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su (In)coerenza e ipocrisia

incoerenza

Che Matteo Renzi vada a parlare di legge elettorale con un condannato in via definitiva per frode fiscale è un’azione che assolutamente non condivido. Ma questo pensiero è legittimo nella mente di chi ha da sempre avversato Silvio Berlusconi e ha sempre cercato di fare della legalità un principio basilare della democrazia. Quando esponenti non solo del Partito Democratico , ma di buona parte della sinistra italiana dell’ultimo ventennio gettano critiche alle intenzioni dell’attuale segretario di dialogare con uno dei principali artefici del disfacimento culturale, morale, politico etc. del nostro Paese, sinceramente mi viene l’orticaria. Perchè non si può far cadere 2 volte Romano Prodi, impallinarlo alla Presidenza della Repubblica, fare una Bicamerale, fare per due volte una maggioranza con un individuo del genere, e poi indignarsi se a fare cose simili sono gli altri. Un minimo di coerenza quindi. Detto questo, non condivido neanche le proteste di un Movimento che ormai da tempo immemore si erge a baluardo dell’intransigenza. Ma come si fa ad attaccare Matteo Renzi e la sua volontà di parlare con un politico discutibilissimo, dopo aver trattato Pierluigi Bersani come se fosse un pupazzo senza vita a cui gli puoi dire di tutto (tanto non può rispondere)? Come si fa a criticare quando, a 3 proposte di legge elettorale rispondete sempre e solo NO, perchè così vuole Casaleggio? Per favore, non venite a darci lezioni di alcun genere, perchè non ne avete affatto i requisiti.

P.S.: un avviso a quei parlamentari NON del PD che si appellano ai “cittadini onesti che votano Partito Democratico”, affinchè facciano cambiare decisioni indigeste ad altri. Evitate di strumentalizzare chi in questi anni ha deciso, con il proprio voto libero e segreto, di dare fiducia al Partito. Evitate di essere ipocriti fino a questo punto: non si può fare appello a loro quando poi si insultano coloro che hanno deciso di pagare 2 euro per andare a votare alle Primarie. Evitate di dire di essere oltre l’ideologia, di rappresentare la Nazione e altre parole del genere. Perchè, prima di utilizzare termini del genere, bisogna saperne il significato.

 

SILVIO BERLUSCONI: E’ CADUTA LA TESTA, NON IL REGIME.

on 27 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su SILVIO BERLUSCONI: E’ CADUTA LA TESTA, NON IL REGIME.

Se pensate che con la decadenza di Silvio Berlusconi è finito un regime, si sbaglia di grosso. Probabilmente, quello di Berlusconi non è stato un regime nel vero senso della parola. Ma sicuramente, è stato qualcosa che si avvicina moltissimo a quel termine. In scienza politica, una delle cose fondamentali che ti insegnano è che qualsiasi regime, una volta terminato, sarà comunque destinato ad influenzare la nascita di quello successivo. E’ successo con la transizione dalla monarchia alla dittatura (lo Statuto Albertino, carta fondamentale del Regno d’Italia, resterà in vigore anche durante il ventennio dei fasci); è successo con il ritorno (breve) alla monarchia, dopo l’8 settembre 1943(l’ordine Dino Grandi è di chiara matrice fascista), e poi, con il passaggio alla Repubblica (es.: il Codice Civile risale al 1942). Con Berlusconi, è successa una cosa simile: è stato fatto fuori (politicamente parlando s’intende) l’uomo, ma non ciò che ha lasciato. E Silvio di «regali» ne ha fatti tanti al popolo italiano: condoni edilizi e fiscali, leggi ad personam, conflitto d’interessi, mignotte, figuracce a livello internazionale etc. Allora, è inutile stare a discutere la fine politica (premesso il fatto che, in qualsiasi altro Paese civile, la decadenza di un senatore mai si sarebbe pensato di trasformarla in un momento storico) di una persona, se poi si lascia intatto tutto il sistema di potere che ha creato. Da oggi, l’Italia ha un Parlamento (leggermente) più onesto. Ma, come sono stati smantellati i simboli fascisti, come è stato scardinato quell’ordinamento dittatoriale che per un ventennio ha fatto prevalere nel nostro Paese il pensiero unico, si cominci ora ad attuare una politica volta a garantire la tutela e la salvagurdia dell’ambiente, a velocizzare la giustizia ed a rendere la sua applicazione uguale per tutti («senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »), a scardinare il dominio televisivo di pochissime emittenti… E poi, torniamo ad una scuola pubblica dignitosa, ridiamo ai cittadini la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento etc. Insomma, torniamo a parlare di politica, una volta per tutte.

 

Insomma: in Parlamento Berlusconi non c’è più. E’ però rimasto il berlusconismo, ancora più pericoloso.

Il teorema “Boccia – Casini”

on 26 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Il teorema “Boccia – Casini”

Segnatevi questo appuntamento sulla vostra agenda: mercoledì 27 novembre, ore 19:00. Perchè? Perchè da quel momento si effettuerà la fase finale della decadenza di Silvio Berlusconi da Senatore della Repubblica Italiana. Ci è voluto un po’ (troppo), ma finalmente siamo arrivati all’ultimo round di una delle vicende più vergognose della storia repubblicana. Eppure, il timore che tutto possa naufragare all’ultima azione, ben oltre il 90° minuto, non è scomparso. A «riaccendere» le speranze (almeno) di un rinvio, sono due esponenti di primo piano della politica italiana: Enrico Boccia (PD), ripetutamente sconfitto da Nichi Vendola per le elezioni regionali in Puglia, e Pierferdinando Casini, membro di un partito (UDC) ormai in deterioramento. Cosa hanno fatto questi due personaggi? Nulla di strano: il primo ha dichiarato che «in un Paese normale si sarebbe aspettata la delibera della Corte sull’interpretazione della legge Severino» (legge che già ha fatto saltare molte teste politiche, soprattutto a livello locale), il secondo ha deciso di presentare una pregiudiziale volta a rinviare il voto a dopo la sentenza della Cassazione sul ricalcolo dell’interdizione dai pubblici uffici. Vediamo di non cascare davanti a certe dichiarazioni (e azioni): in un Paese normale, un condannato per frode fiscale, oltre a finire in carcere, non dovrebbe sedere più in alcuna istituzione già dal primo minuto dopo la sentenza. Inoltre, aspettare la decisione della Cassazione è inutile. La Cassazione, in precedenza, non aveva stabilito l’illegittimità dell’interdizione, bensi aveva stabilito l’erroneità nel calcolarne gli anni assegnati. Inoltre, l’ultimo grado di giudizio esprime solo pareri riguardo la correttezza delle procedure processuali utilizzate nel primo grado e in Appello. E questo è già stato sancito.

 

E riguardo una eventuale «revisione» del processo? Il fatto che questi testimoni americani siano stati svelati nel medesimo periodo della decadenza, fa capire che, molto probabilmente, si tratta dell’ennesimo disperato tentativo di chi non intende rassegnarsi alla realtà dei fatti.

 

L’ “ora legale” della politica

on 10 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su L’ “ora legale” della politica

Silvio Berlusconi riesuma Forza Italia, Francesco Storace fa rinascere Alleanza Nazionale. Adesso Giuseppe Fioroni minaccia di far tornare la Margherita. Sembra che la politica italiana in quest’ultimo decennio abbia conosciuto una lunga «ora solare»: le lancette sono state spostate in avanti grazie alla fondazione del Popolo delle Libertà e del Partito Democratico. Il sistema partitico italiano sembrava andare verso una semplificazione: nelle istituzioni ci sarebbero stati 2 grandi partiti (al massimo qualche piccola minoranza «innocua»), uno alla maggioranza e l’altro all’opposizione. Senza poi dimenticare che, finalmente, si poteva cominciare a parlare di alternanza al governo: una maggioranza coerente nel suo interno, dopo un mandato, sarebbe stata chiamata a farsi riconfermare oppure a farsi sostituire da un’altra maggioranza, con idee ovviamente diverse, ma sempre con una sua coerenza. In pillole: un sistema politico più attuale, snello ed efficiente, senza trasformismi, bicamerali o larghe intese. Invece così non è stato: la caduta del secondo Governo Prodi, la fine anticipata dell’ultimo governo Berlusconi, il governo di responsabilità nazionale presieduto da Mario Monti e sostenuto dalla maggioranza dei «poli opposti» (PD – PDL – UDC) e ora il Governo di Enrico Letta, sostenuto dai medesimi partiti facenti parte della maggioranza guidata dal professore della Bocconi ne sono la eloquente dimostrazione. E, anziché guardare avanti, si preferisce tornare indietro. Ecco dunque che le lancette dell’orologio vengono messe indietro di un’ora (o di un decennio se parliamo in termini di anni): Silvio Berlusconi comprende che, per restare capo indiscusso, è meglio tornare ad un organo non collegiale, basato sulla guida di una sola persona; Francesco Storace sogna di unificare una presunta destra sotto il simbolo dell’era finiana. E Fioroni? Ancora si sa poco delle sue intenzioni. O meglio, sappiamo che la sua reazione è dovuta all’intenzione di Epifani di entrare nel Partito Socialista Europeo, una «provocazione» per l’area cattolica del partito.

 

Non c’è altro da dire.