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Posts Tagged ‘Costituzione’


L’Italia si sa, è un Paese bello e vario, nel bene e nel male. In Italia quando si parla di riforme costituzionali fuoriescono sempre termini come autoritarismo, dittatura e affini come svolta totalitaria etc. Nella (a)normalità (in altri Paesi la “a” non ci sarebbe) raramente si sente parlare di democrazia (anzi, si sostiene che questa non c’è), Stato sociale (quello che siamo sulla “Carta”) e tante altre belle parole. Senza poi contare le contraddizioni insite nel nostro modo di pensare (forse una caratteristica tutta “italiana”).

Insomma, dopo anni di parole e non fatti, da quel di Firenze sbuca un tale Matteo Renzi che, dopo essere stato Presidente della Provincia e Sindaco del capoluogo toscano, perde le primarie per candidarsi a premier ma diventa Segretario del Partito Democratico, riuscendolo a portare al 40,8% alle Europee (il risultato più alto di sempre) e mettendo in ginocchio il suo principale avversario: il M5S. Ovviamente, non bisogna dimenticarci della «sfiducia» a Enrico Letta e la conseguente ascesa a Presidente del Consiglio. Insomma, la democrazia per Renzi è stata (soprattutto) gioie e dolori, con le preferenze in buona parte ci ha costruito la sua carriera politica. Tutto questo per dire che l’attuale maggioranza che sostiene il premier è legittimata a fare le riforme costituzionali e non ? Assolutamente no. Innanzitutto sfatiamo un mito: il 40.8% raggiunto il 25 maggio. Sicuramente il ritorno alle piazze per rispondere alle folle pentastellate sono state un fattore importante, gli 80 euro in più in busta paga ad alcune fasce della popolazione anche. Ma, quel risultato è figlio soprattutto di altri fattori: il #vinciamonoi aggressivo e violento dei grillini, le polemiche interne e le espulsioni in Parlamento del M5S, la leadership di Silvio Berlusconi che si indebolisce con il passare degli anni e la spaccatura con il Nuovo Centrodestra, l’agonia di Scelta Civica e Sinistra, Ecologia e Libertà etc. Insomma, nonostante le diverse posizioni all’interno del PD, questo è l’unico partito solido a livello strutturale, capace di fronteggiare tutti gli ostacoli posti sul suo cammino. E di questo la popolazione ne tiene conto al momento del voto.

Detto questo, torniamo al tema delle riforme costituzionali. In questi giorni si sta parlando dell’approvazione in prima lettura riguardo la riforma del Senato (potete consultare il contenuto qui oppure qui).Alla maggioranza PD – LEGA – FI che ovviamente difende il testo, risponde una minoranza composta da M5S – DISSIDENTI PD E FI – SEL che lanciano serie critiche. Fino a qui (fortunatamente), nulla di strano e tutto legittimo. I problemi iniziano dopo e (soprattutto) al di fuori delle aule parlamentari: giornali, costituzionalisti, altri esperti del settori ma anche persone che non hanno a che vedere tutti i giorni con queste tematiche, parlano di svolta autoritaria (era autoritario il regime di Benito Mussolini) o addirittura totalitaria (è totalitario il regime nordcoreano). A tal proposito, occorre innanzitutto chiarire il significato di tali termini (se avete tempo, date un’occhiata qui: https://elnuevodia.altervista.org/wp-content/uploads/2013/05/Nuovo-corso-di-scienza-politica2.pdf a partire da pag.56). Inoltre, è curioso evidenziare le contraddizioni espresse dai partiti facenti parte del Parlamento e che oggi attaccano fortemente le intenzioni renziane. Su tutti spicca il M5S. Giusto per rinfrescare la memoria:

  • fu dei grillini la proposta del referendum sull’euro (art.75 della Costituzione Italiana: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali »; art.50 Trattato di Lisbona: http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/withdrawal_clause_it.htm). L’euro è frutto del Trattato di Maastricht (1992);

  • fu dei grillini la proposta di abolire il fiscal compact (prodotto del Consiglio Europeo, su cui possono intervenire solo i Capi di Stato e di Governo, come stabilito dal Trattato di Lisbona);

  • fu dei grillini la proposta di di abolire il pareggio di bilancio (possibile farlo tramite legge costituzionale, ma bisognerà poi tenere conto sempre del Consiglio Europeo).

Senza poi dimenticare le gaffes sull’età minima per poter essere Presidente della Repubblica (indimenticabile Roberta Lombardi: http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/roberta-lombardi-radio-radicale-presidente-della-repubblica-eta-minima-video-1531578/ ), la volontà di introdurre il vincolo di mandato (Art.67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). E poi, se proprio vogliamo «rischiare» e parlare di pericoli per la democrazia:

  • non mi pare che sia democratico un sistema che ti permette di candidarti online, prendere una manciata di voti, o meglio di click, da dietro un computer, senza poter avere la certezza di sapere se il voto sia stato libero e segreto (chi mi garantisce che, a fianco del votante, non ci sia stata una persona che “orientava” il voto?). E poi: siamo d’accordo nel dire che ad alcune fasce di età il voto non è accessibile (anziani, disabili etc.) ?. Art.48 Cost.: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. ». Tralasciamo poi che con tutto questo si entra tranquillamente in Parlamento;

  • non mi pare democratico un sistema dove si faccia il tifo per la chiusura dei giornali, delle televisioni e dei partiti, ergendosi contemporaneamente ad unici salvatori della Patria.

Insomma, Grillo e M5S con i termini Costituzione, Democrazia e Trattati non vanno molto d’accordo.

Bellissima (si fa per dire) è la storia di Forza Italia, partito gestito da un condannato in via definitiva per frode fiscale, che si erge a Padre costituente di una Carta secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “ (art.3). Ma qui, piuttosto che la storia personale di Silvio Berlusconi, preme ricordare il tentativo di riforma costituzionale del 2005, capeggiata soprattutto dalla Lega di Umberto Bossi, volta ad instaurare in Italia un falso federalismo ed una vera frammentazione dell’Italia in tanti piccoli Stati quante sono le regioni italiane. Senza poi dimenticare la pazza proposta di inserire referendum popolari sui trattati internazionali: una degenerazione che porterebbe a far dipendere le responsabilità internazionali del nostro Stato dagli umori di persone che, nella stragrande maggioranza non comprendono a fondo la materia. D’altronde, voi affidereste il vostro destino ad un chirurgo che prende consigli da chi non è parte del settore della sanità?

Meglio fermarsi qui e passare poi ad una parte del contenuto della riforma sul Senato. Se si arriverà ad approvazione definitiva, per presentare un disegno di legge popolare serviranno 250mila firme (non più 50mila), per una proposta di referendum 800mila (anziché 500mila). Inoltre, il quorum referendario non terrà più conto del 50%+1 degli aventi diritti al voto bensì di una proporzione riguardante il numero di cittadini che sono andati alle urne alle elezioni politiche. Insomma, in tal senso si presenta una democrazia un po’ più logica e accessibile al cittadino.

Tutto ciò però non basta a convincermi della bontà di questa riforma. Anzi. Logica vuole che le riforme costituzionali le faccia un Parlamento eletto con una legge elettorale legittima (il Porcellum è stato ridimensionato dalla Suprema Corte, seppur si parli di principio di salvaguardia delle istituzioni democratiche), rendere il Senato una Camera non direttamente elettiva rafforza le scelte dei partiti nell’ambito delle loro segreterie, si rischia di passare da un sistema legislativo lento ad uno eccessivamente veloce etc. Insomma, timori di autoritarismi e dittature non ce ne sono, ma per una clamorosa occasione perduta si.

E’ uno degli argomenti simbolo di questa campagna elettorale per le Europee. L’uscita dall’euro è un tema molto caro ai partiti definiti euro – scettici, che vedono nella nostra moneta e, più in generale, nel progetto europeo, l’inizio di tutti i nostri guai economici e sociali. Così, se vai in Italia trovi il Movimento 5 Stelle pronto a indire un referendum sulla «vita» dell’euro nel nostro Paese; se vai in Francia è una delle armi di persuasione principali del Front National etc. Uscendo poi dall’ambito prettamente politico, gli esperti del settore da tempo si scontrano tra loro sui vantaggi e svantaggi di tale eventualità: avremo maggiore potere d’acquisto, la lira sarebbe carta straccia… Insomma, tante e tante opinioni sta producendo la questione. Ma, in tutto ciò, noto che una parte fondamentale del discorso non viene evidenziata. Mi spiego: quali sono le procedure per uscire dalla moneta unica? In base a quali articoli, trattati e altre carte giuridiche è possibile realizzare ciò?

In questi giorni, ho provato a fare un mio personalissimo sondaggio. Sono andato sulle pagine facebook del M5S (il partito euroscettico più forte d’Italia), de «Il Fatto Quotidiano» (dove si concentrano molti commenti contro l’Europa) etc. chiedendo: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Per qualche tempo ho lasciato perdere, aspettando che maturasse un certo numero di risposte e, il risultato è stato alquanto deludente: giudizi generici sulle politiche europee conditi da qualche insulto. Non mi sono dato per vinto, e ho rilanciato: Nessuno mi risponde? Riformulo la domanda: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Di nuovo nulla. Ok, passiamo all’ultimissimo tentativo, quello dove si diventa «cattivi»:  il referendum sull’euro e’ una grandissima cavolata , dimostratemi il contrario. Alzando i toni ogni tanto si ottiene qualche risultato desiderato: se loro dicono che si può fare, allora si può fare; credo che si possa fare il referendum sull’euro… Insomma, risposte ipotetiche, che dimostrano il fatto che, anche chi propaganda l’idea di uscire non ci crede più di tanto (tra i vari commenti inoltre, non ho visto una sola persona che mi abbia elencato un qualche articolo giuridico volto a rafforzare la tesi). Il sondaggio ovviamente non è finito qui: sono andato su diversi siti internet scrivendo su «Google»uscire dall’euro; procedura per l’uscita dall’euro … ma il mio desiderio conoscitivo non è stato appagato. Ultimo tentativo: da «bravo studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali» (permettetemi questa satira tagliente) mi sono messo a rileggere i libri di diritto pubblico e diritto costituzionale comparato, nonché ho cominciato a leggere qualcosa di diritto internazionale (anche perchè ho un esame riguardo tale materia). A tutto ciò, aggiungiamoci storia contemporanea e un’attenta analisi dell’evoluzione delle istituzioni europee tramite i Trattati. Da questo momento in poi, troverete link per approfondire la questione.

Partiamo da qui:

Sia ben chiaro: la sintesi di tale excursus è volto ad evitare una eccessiva lunghezza del post. Ovviamente, chiunque è libero di approfondire (consiglio a tal proposito il seguente sito: http://ec.europa.eu/, sito archiviato ma ancora molto utile).

Tornando al tormentone si può o no uscire dall’euro, dal breve riassunto fatto ne deduciamo che:

  1. l’euro è figlio di un Trattato internazionale, firmato da capi di Stato e di Governo. Nel nostro ordinamento, per diventare legge, un trattato internazionale è soggetto ad una ratifica parlamentare;

  2. leggendo attentamente il testo del Trattato di Lisbona, si noterà che l’articolo 50 introduce una clausola di recesso dai Trattati. Cosa significa? Basta leggere qui: Clausola di recesso. In poche parole, se l’Italia volesse uscire dall’euro, il primo passo spetterebbe a un Matteo Renzi (Presidente del Consiglio) o a un Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica). Non solo, uscire dall’euro significherebbe uscire automaticamente dall’Unione Europea.

Notare: fino ad ora possibilità di uscire per via referendaria, o comunque tramite il Parlamento Europeo, non sono state evidenziate. Perchè? Proviamo a spiegarlo partendo dall’istituzione che andremo a rinnovare:

Parlamento Europeo > si prega di leggere qui: Parlamento Europeo. Noterete che non c’è alcun cenno alla possibilità di poter ridiscutere i Trattati, come propagandato da molti partiti euroscettici. E, purtroppo (per loro), l’euro è figlio di un Trattato. Inoltre, si parla di un rapporto Parlamento – Commissione Europea, mentre il destino della sovranità monetaria di un Paese membro è affidato ad un altro organo: il Consiglio Europeo! ( 1) lo avete letto nella clausola di recesso linkata poco prima; 2) se volete approfondire su tale istituzione: Consiglio Europeo).

Insomma, la strada per il referendum comincia a complicarsi. Soprattutto, si sta facendo largo una sola ipotesi: solo i massimi rappresentanti nazionali di uno Stato membro possono chiedere di recedere dai Trattati. Ma, forse, la questione inerente Italia – Euro SI / NO può ribaltare il tavolo.

Dunque, nella penisola sono soprattutto 2 i partiti che attaccano la valuta attuale: Lega & M5S. Come già detto, il secondo partito è il principale sponsor della via referendaria. Allora: se Lisbona non prevede tale ipotesi, almeno le leggi nazionali permettono di realizzarla? Già da qui la situazione si complica, in quanto l’ordinamento europeo nella scala gerarchica giuridica è al di sopra delle nostre leggi.

Partiamo dalla nostra legge fondamentale: la Costituzione. Specificamente, pubblichiamo qui sotto l’art.75:

E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.

Notare bene: «autorizzazione a ratificare trattati internazionali». In sintesi: mettiamo caso che io, Governo, riesca ad ottenere l’obiettivo di ridiscutere il trattato di Maastricht. Una volta portate a compimento le modifiche, i capi di Stato e di Governo lo firmano per dargli valore ufficiale. Ma, per entrare nel nostro ordinamento, il Parlamento dovrà approvare una legge di ratifica. Se però il partito euroscettico intende mantenere la promessa, dovrà prima passare per un referendum popolare. Piccolo particolare: la Corte Costituzionale lo casserebbe! Ma, in generale: oggi ci sono le condizioni istituzionali per realizzare tale obiettivo? Non mi pare.

Qualcuno però si rifà al referendum consultivo del 1989 per chiedere se approvare o meno un mandato costituente al Parlamento Europeo eletto nel medesimo anno. Ma, in questo caso, è stata necessaria una legge costituzionale ad hoc: quella del 3 aprile 1989, n. 2. Anche qui, diamo un’occhiata alla Costituzione:

art.138 > Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata , se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Insomma, l’iniziativa partirebbe nuovamente dalle istituzioni nazionali e non europee (!). Inoltre, ma non è detto, un’azione del genere potrebbe risultare incostituzionale ai sensi dell’art.11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

In conclusione, chi proclama di uscire dall’euro mediante istituzioni europee o referendum, sta dicendo clamorose bugie volte solo a raccogliere un facile consenso tra le persone. Qualora non sia vero quanto detto dal sottoscritto, chiedo che mi vengano date risposte esaurienti, con tanto di articoli e trattati di riferimento (il mezzo migliore per confermare la veridicità di quanto dichiarato).

Scusate per la lunghezza

Francia negrizzata

on 27 gennaio 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su Francia negrizzata

Il titolo ricopia quello pubblicato sulla prima pagina di un giornale italiano negli anni ’30, periodo in cui cominciarono ad essere emanati i provvedimenti per la difesa della razza italiana. In questa prima pagina, vi era una foto con una madre e il figlio entrambi di carnagione scura. Una didascalia, più o meno «descriveva» i caratteri dei due soggetti fotografati. E’ servita la Carta del 1° Gennaio 1948 per sancire con due articoli (21:«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»;3:«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.») l’evitare il ripetersi, nel nostro Paese, di obbrobri simili.

Spesso, quando si tratta della soluzione finale hitleriana, si parla solo di ebrei sterminati. Dimentichiamo spesso, che non furono soltanto gli ebrei ad essere condannati alle camere a gas, bensì antifascisti, portatori di handicap (a tal proposito, segnalo questo articolo interessantissimo:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/26/giornata-della-memoria-i-disabili-e-la-shoah-ai-giorni-nostri/856364/ ), Rom, Sinti etc. Motivazione? Erano diventati un peso per la società, erano una sottorazza («Un mondo imbastardito e «negrizzato» sarebbero perduti per sempre i concetti dell’umanamente bello e del sublime, nonché ogni nozione d’un avvenire idealizzato del genere umano» /«La concezione nazionale, razzista, riconosce il valore dell’umanità nei suoi primordiali elementi di razza. In conformità coi suoi pricipii, essa ravvisa nello Stato soltanto un mezzo per raggiungere un fine, il fine della conservazione dell’esistenza razzista degli uomini. Con ciò, non erede affatto ad un’eguaglianza delle razze, ma riconosce che sono diverse e quindi hanno un valore maggiore o minore; e da questo riconoscimento si sente obbligata ad esigere, in conformità con l’eterna Volontà che domina l’Universo, la vittoria del migliore e del più forte, la subordinazione del peggiore e del più debole» > Adolf Hitler nel Mein KampfLa mia battaglia). Il Giorno della Memoria è volto a ricordare le atrocità compiute. Ma, ultimamente mi chiedo: che senso ha, ricordare cosa subirono ebrei, Rom, Sinti, portatori di handicap etc. negli anni degli autoritarismi, quando oggi, nell’epoca in cui viviamo, assistiamo ad un razzismo più sottile? Nella millenaria storia della civiltà umana, abbiamo assistito a persecuzioni atroci (l’Europa del ’500 è un esempio «lodevole» di cui ci si ammazzava causa le diversità religiose: musulmani, ebrei, protestanti ugonotti francesi etc. erano tutte minacce all’idea diImpero universale che all’epoca impazzava in Europa; solo una fede doveva prevalere: quella cristiano – cattolica). Oggi, vedendo le tragedie di Lampedusa, quei poveracci provenienti da Paesi diversi sottoposti a veri e propri lavori forzati e sottopagati da gente che se ne approfitta, i disabili che spesso – nonostante i loro problemi – sanno affrontare la vita con molta più gioia rispetto a chi è (fortunatamente) esente da questi problemi… mi viene da pensare:

  • è razzista la persona che sostiene l’idea in cui gli immigrati devono andarsene dal nostro Paese, perchè rubano il lavoro, delinquono… Come se mafia, camorra, n’dranghetaSacra Corona Unita, le stragi degli anni di piombo etc. fossero opera di persone provenienti dal Nord Africa o da chissà dove; come se gli italiani fossero tutte persone disposte ad accettare il primo lavoro che si ritrovano sottomano (soprattutto: pagano tutti il biglietto dei mezzi pubblici quando li utilizzano, le attività commerciali fanno sempre lo scontrino… insomma: come se italiano fosse sinonimo dionestà);

  • è razzista quella persona che ti viene a chiedere: «e i disabili come fanno? Ci avete pensato a questo» solo per rinforzare la ragione nella propria tesi. Sicuramente, a tutti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di incontrare persone lamentarsi delle isole pedonali perchè imporrebbero cambi nella propria vita quotidiana (cambi salutari dopotutto: anziché utilizzare la macchina, dovresti adoperare i mezzi pubblici oppure andare in bici o a piedi; insomma: quello che si faceva fino a mezzo secolo fa, quando i problemi ambientali erano quasi assenti) e cercano di «ristabilire la situazione» facendo leva sui disabili. Salvo poi dimenticarsene per il resto della propria vita;

  • quanti esempi potrei fare ancora. Comunque, la risposta a questi problemi è una: la solidarietà tra esseri umani. Parola che versa da tempo nell’oblio.

Oggi il razzismo è taciturno, sottile e subdolo. E’ molto più pericoloso di quello passato. Oggi, tanta persone che ricordano gli stermini, sono le medesime che da domani ricominceranno a prendersela con il«diverso» dei problemi attuali. Per dire: il colpevole è sempre un altro.

P.S.: ovviamente il titolo è un tentativo di provocazione. Chi ha letto l’articolo, sicuramente lo ha capito. Ma quanta gente si ferma al titolo?

Fonte: http://ilmalpaese.wordpress.com/2014/01/27/francia-negrizzata/

GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

on 21 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

Incolpare Giuseppe Civati di essere stato un incoerente, un vigliacco o altri insulti vari, significa ammettere la propria ignoranza su tale vicenda. Quindi, a onor di verità, entro nella già lunga lista di articoli volti a chiarire la vicenda.
Giuseppe Civati, fin dall’inizio, si è dichiarato contrario alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle («avevo dichiarato anche nei giorni scorsi che non avremmo dovuto votare la mozione del M5s per tutta una serie di motivi, il primo dei quali è che nel testo si affermano cose che non sono accettabili, a cominciare dal richiamo a Ruby »). Essendo però d’accordo nel sostenere che la Cancellieri dovesse dimettersi, e vedendo l’ipocrisia all’interno del Partito Democratico (o la Cancellieri si dimette oppure gli rinnoviamo la fiducia), aveva deciso di presentare all’Assemblea di partito la proposta di una sua mozione di sfiducia. Quest’ultima, oltre ad essere stata respinta dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea, non aveva neanche raggiunto il numero di firmatari minimo per poterla presentare in Parlamento (nel Parlamento Italiano la mozione di sfiducia individuale segue le regole medesime di quella valida nei confronti del Governo: deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti di una Camera; quella di Civati aveva raggiunto solo 15 firmatari). Dunque, come funziona in tutti i partiti seri (a qualcuno dispiacerà, ma dovrà per forza di cose ammettere che il PD almeno le Assemblee per decidere la linea le fa), se la maggioranza decide una cosa, la minoranza si adegua. Non dimentichiamoci poi che la questione è stata abilmente raggirata da Enrico Letta. Il Presidente del Consiglio ha trasformato una sfiducia individuale in un atto volto a decidere le sorti del Governo, nonostante l’art.95 della Costituzione («I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri »). Un ricatto che non si poteva accettare, di qui la decisione di adeguarsi.
Non so, se avesse deciso di sfidare Letta, Giuseppe Civati sarebbe stato espulso. So con certezza però che, chi sperava in un atto di spaccatura inutile, è rimasto per fortuna deluso. Vedete, cari signore e care signore che (s)parlate, tra le fila di Giuseppe Civati non ci sono i 101, non c’è un Fausto Bertinotti o un Massimo D’Alema che ti fanno cadere da un momento all’altro un governo, che fanno gli inciuci con Silvio, che ti fanno passare per irresponsabile la volontà di andare subito al voto, vincere e governare il Paese con una maggioranza coerente; non c’è un Turigliatto che da solo rovescia una maggioranza. C’è gente che lavora in un partito secondo logica di partito. Come è giusto che sia in Parlamento.

Padri costituenti a 5 stelle

on 3 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Padri costituenti a 5 stelle

Costantino Mortati (DC) sosteneva che, per cambiare la Costituzione non bastava un Parlamento, chiamato solo per la legislazione ordinaria. D’altronde, come dargli torto? La Costituzione Italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, è il frutto del lavoro di una Assemblea Costituente, eletta il giorno stesso in cui il popolo sceglieva tra Repubblica e Monarchia: 2 giugno 1946. E che uomini (e donne) c’erano dietro quella Carta: Alcide De Gasperi, Leonilde Iotti etc. Oggi, al di là della discussione sulla modifica del «lucchetto» della Carta, l’art.138, le modifiche costituzionali sono affidate non ad un’assemblea costituente, ma ad un Parlamento. Forse seguire il consiglio di Mortati è (quasi) impossibile. Ma questo Parlamento quanta legittimità ha? Iniziamo con il dire quello che già tutti sanno: la legge elettorale attuale non permette di esprimere una preferenza. Il che fa si che le persone scelgono il partito ma non le persone, designate invece dalle segreterie nazionali. In più, ogni partito rappresentato a Palazzo Montecitorio e a Palazzo Madama ha molte, troppe caratteristiche che non legittimano o aiutano: il Popolo della Libertà (o Forza Italia?) continua a riconoscere il suo maggiore esponente in colui condannato in via definitiva per frode fiscale, sotto processo per il caso Ruby e per la compravendita di parlamentari che ha favorito la caduta del secondo Governo Prodi, propone alla Commissione Antimafia un esponente politico che si è opposto allo scioglimento del Comune di Fondi… Sapendo che solo per il PDL ci vorrebbero pagine e pagine, passiamo subito agli altri partiti: il Partito Democratico deve assolutamente trovare un modo per amalgamare le decine di correnti interne che ostacolano il suo operato, è il principale alleato del suo principale (e storico) nemico (costringendolo a prendere scelte contrario al suo indirizzo politico); Scelta Civica ad oggi si sa solo che è un fantomatico «terzo polo», ma ancora non si comprende quale sia il suo programma per il Paese; Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto il coraggio di scendere in piazza in difesa della Carta, ma in Parlamento non ha assolutamente i numeri per poter influire; della Lega mi limito a dire che non si può affidare ad un partito xenofobo e fautrice di Roberto Calderoli, autore della legge elettorale che lui stesso ha rinominato «Porcellum». E poi ci sono loro, il «nuovo» della politica italiana: i grillini. Anzi, il Movimento 5 Stelle. Non mi stancherò di ripeterlo: le elezioni politiche del febbraio 2012 sono state una grandissima occasione mancata: l’aver sputato su una maggioranza PD – M5S, su un governo di breve durata (il tempo di fare la legge elettorale, la legge sul conflitto di interessi e qualcos’altro), la non elezione di Rodotà e l’impallinamento di Prodi alla Presidenza della Repubblica e tanto altro sono tutte occasioni che rimpiangeremo per sempre. Ma è inutile piangere sul latte versato, bisogna guardare avanti. Il Movimento, per voce soprattutto del suo maggiore esponente, Beppe Grillo (Può la modifica della Carta dipendere da chi non è stato eletto? O meglio, può una persona sola, cittadino come altri 60 milioni di italiani, prendersi la briga di essere sopra a questi e dettare l’indirizzo politico?) ha dichiarato che gli unici legittimati a cambiare la Legge fondamentale del ’48 sono loro. In base a cosa dicono questo? Perchè loro sono onesti, non hanno collusioni con il sistema politico attuale? Per carità, caratteristiche che rendono onore ai deputati e senatori grillini, ma ciò non basta. Servono anche due parole che fanno rima: competenza e coerenza. E sinceramente io non mi sentirei sicuro nell’affidare un compito del genere ad una laureata in giurisprudenza che viene a sapere da una giornalista di Repubblica che l’età minima per la Presidenza della Repubblica è fissata in Costituzione (Art. 84.

«Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età»), a chi difende il principio secondo cui «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (Art.3) e poi non sa ribellarsi a un Beppe Grillo qualunque che difende il reato di clandestinità, a chi intende partire dall’abolizione del vincolo di mandato (Art. 67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»), obbligando deputati e senatori a restare all’interno del partito, anche nel caso in cui la linea attuata sia contraria a quanto promesso ai cittadini elettori; a chi condivide il fatto che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività» (Art.53) e poi ritiene l’IMU una tassa ingiusta.

E se anche il nuovo appena arrivato è già vecchio, allora la Costituzione è meglio lasciarla così come è.