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Le larghe intese come corresponsabili dei nuovi fascismi

on 25 settembre 2017 in EUROPA Commenti disabilitati su Le larghe intese come corresponsabili dei nuovi fascismi

Ci eravamo illusi. La vittoria di Macron e i risultati al di sotto delle aspettative del Front National in Francia, i passi in avanti un po’ azzoppati di Willers in Olanda e il crollo di consenso dello UKIP in Gran Bretagna, sembravano eventi in grado di poter dire che l’Unione Europea era entrata nella fase della riscossa. Le elezioni politiche in Germania, in tale contesto, potevano passare (ironia della sorte) per la presa di Berlino e la capitolazione dei populismi. Invece, non è stato affatto così. Ad uscirne con le ossa rotte sono stati i principali partiti del Paese: la CDU di Angela Merkel (vincitrice ma con un consenso ridottosi del 10%) e l’SPD di Schulz, la cui formazione politica ha raggiunto il minimo storico. Dal dopoguerra ad oggi, mai un partito di estrema destra era riuscito ad entrare nel Bundestag, il Parlamento tedesco. Questa volta, ce l’ha fatta l’AFD di Alice Weidel, ottenendo un risultato in doppia cifra e probabilmente molto al di sopra delle aspettative: 12,6% e 94 seggi, triplicando quanto ottenuto nella campagna elettorale precedente. I populismi, dunque, rialzano la testa, proprio nella terra dove si confrontavano due candidati europeisti conosciuti e rispettati, che sembravano capaci di ridimensionare il fenomeno di estrema destra. Come detto all’inizio, si è trattato di una triste illusione: la realtà, sotto i nostri occhi, si è presentata in forma molto diversa. Senza necessità di fare un’analisi politica approfondita, è sufficiente evidenziare i probabili motivi che hanno portato a questo stravolgimento politico nel panorama tedesco. Innanzitutto, è emblematico l’intervento di Schulz dopo le prime proiezioni. Il candidato alla cancelleria, infatti, ha annunciato la fine delle larghe intese con la CDU e il ritorno all’opposizione da parte dell’SPD. L’annuncio è stato accolto dai sostenitori con applausi e urla di giubilo, chiaro messaggio a coloro che in questi anni hanno spinto per governare con i conservatori. In più, le questioni economiche e sociali che i tempi di oggi ci pongono, non sembrano trovare risposte nella politica tradizionale, ma nel frattempo individuano un megafono per ampliare la loro voce nella estrema destra. Sembra un paradosso, ma ormai è una costante: i socialisti europei non riescono più ad essere portavoce dei disagi delle persone (vedasi l’umiliazione del PS francese e il pessimo risultato di Schulz). Nel frattempo (forse unica nota positiva), Melenchon fa l’exploit in Francia, mentre la LINKE e i Verdi crescono timidamente in Germania. Non c’è poi da dimenticare la rimonta di Corbyn in Gran Bretagna. Nella sfera della sinistra, insomma, sembra realizzarsi un processo volto a trovare nuovi attori protagonisti della lotta contro il populismo. Nel frattempo, questi lotta a testa alta. Una cosa è comunque certa: le larghe intese, nate per contrastare il populismo, si stanno rivelando le maggiori artefici della crescita esponenziale dell’estremismo. Oggi lo abbiamo verificato in Germania, ma in passato l’Italia ha già dimostrato questa situazione, con la crescita del M5S prima e il decollo delle forze sovraniste poi (in primis, la Lega Nord). Da quando i partiti hanno smesso di fare politica e si sono dati alla responsabilità, con compromessi di governo al ribasso con forze politiche opposte, a trarne giovamento sono state quelle formazioni che hanno sempre rifiutato accordi del genere, portando avanti i loro programmi e le loro idee. L’auspicio, dunque, è quello di tornare il prima possibile ad una dialettica politica caratterizzata da blocchi contrapposti e coerenti nei loro piani, dove la destra fa la destra e la sinistra fa la sinistra. In Germania, l’SPD sembra averlo capito, mentre Angela Merkel ancora no, viste le sue intenzioni di perseverare nelle larghe intese. In Italia, come nostro solito, siamo ancora più indietro: il PD ormai preferisce Alfano alla sinistra, mentre questa continua nella sua eterna frammentazione. Dall’altra parte, invece, un progetto di centrodestra moderata è riposto nelle mani del solito Silvio Berlusconi, ben lontano però da quello del 1994 e dei primi anni Duemila. In tutto ciò, comunque, il senso di responsabilità è diventato corresponsabile dell’emergere dei nuovi fascismi.

Populismi: ore contate?

on 22 marzo 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', MONDO, POLITICA Commenti disabilitati su Populismi: ore contate?

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze

È una previsione, dunque un’analisi di quello che accadrà che potrebbe essere soggetta ad una clamorosa smentita. Eppure, diversi segnali paiono indicare che l’avanzata dei populismi nel mondo sembra destinata a concludere la sua trionfale ascesa. L’unico modo per andare contro tale percezione, è una doppia vittoria del Front National in Francia e dell’AFD in Germania alle elezioni politiche. Altrimenti, la vittoria di Trump negli USA e la Brexit resteranno eventi clamorosi, importanti e storici, che porteranno sicuramente ad un radicale cambiamento degli equilibri internazionali, ma paradossalmente non tale da sancire la vittoria definitiva dei nazionalismi, la cui Berlino – rifacendosi al 2 maggio 1945 – consisterebbe nella dissoluzione dell’Unione Europea. Marine Le Pen è stata chiara negli ultimi anni: la Francia, in caso di sua vittoria, uscirà dall’UE. Discorso simile per l’AfD di Frauke Petry, che punta alla fine dell’euro e ad una riforma dell’UE in chiave anti-immigrazione. Si tratta di forze politiche che si sono foraggiate della crisi economica e del fallimento delle politiche adottate dalle forze moderate in questi ultimi anni (vedasi l’indice di gradimento del presidente francese Francois Hollande, il più basso dal dopoguerra ad oggi). Eppure, se la statistica non sbaglia, il consenso acquisito non è sufficiente per poter realizzare le proprie politiche. C’è poco da dire: se non ottieni la maggioranza per governare, non potrai realizzare una politica anti-europea. Al momento, infatti, in Francia la Le Pen è impegnata in un testa a testa con Emmanuel Macron al primo turno, ma al ballottaggio non sembra avere alcuna possibilità con nessuno dei candidati. In Germania, il consenso alla Merkel sembra in calo, ma la SPD si è rilanciata con la candidatura dell’europeista convinto Schultz. Brexit e Trump, seppur accolti con toni trionfali dai populisti, ora potrebbero diventare una clessidra pericolosa per gli stessi, quasi un boomerang. Tali eventi, infatti, mescolati alla consapevolezza che l’UE non potrebbe reggere all’uscita della Francia e della Germania, obbligano a prendere una maggioranza di governo nei Paesi interessati il prima possibile. Con il passare del tempo, infatti, le politiche utopistiche di Trump si scontreranno con la realtà (vedasi il ban per gli immigrati, bocciato dalla Suprema Corte); la Gran Bretagna vivrà un periodo di riorganizzazione delle sue politiche estera ed interna (accordi bilaterali, eventuale referendum scozzese, questione irlandese etc.), che sarà soprattutto lacrime e sangue per la popolazione. Inoltre, le forze europee stanno progressivamente rialzando la testa. La fine delle larghe intese nel Parlamento Europeo, ha tolto una ragione per sostenere i populismi. La SPD tedesca, inoltre, insegna che candidare una persona competente e stimata come Schultz, è la strada migliore per rilanciare le proprie idee, anche in un periodo in cui l’europeismo non convince in tanti. A tutto ciò, va aggiunto quello che sta succedendo in altri Stati: in Polonia Diritto e Giustizia, partito di estrema destra al Governo, ha perso molto del suo consenso, tanto da non permettergli una nuova vittoria alle future politiche; in Olanda, il Partito per la Libertà di Wilders è tra i primissimi, ma non ha il consenso necessario per governare, causa anche un sistema elettorale fortemente proporzionale. Insomma, parlando in termini storici, possiamo metterla così: se Brexit e Trump sono state la vittoria delle Ardenne e l’aggiramento della linea Maginot, le elezioni politiche del 2017 potrebbero risolversi in una operazione Leone Marino, preludio di lungo termine a Stalingrado, alla Normandia del D-Day e alla presa di Berlino che, a differenza di quanto accennato all’inizio, si tradurrebbe nella sconfitta dei populismi e in un rialzare definitivo della testa da parte delle forze europee. La clessidra del tempo, insomma, sembra ora essere l’arma più pericolosa per gli estremismi.

 

Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia: “Napule mille culure”

on 5 gennaio 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia: “Napule mille culure”

DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANIhttps://elnuevodia.altervista.org/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-italia/

Doveva essere una delle ultime parti della rubrica Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia, ma la morte di un grande artista della musica italiana e napoletana, Pino Daniele, mi ha fatto pensare che, forse, era meglio pubblicare subito questo post su Napoli. Un modo per ricordarlo, vivendo con l’immaginazione, la città di Napoli.


Cosa puoi dire di Napoli? Tante, troppe cose… Tralasciamo i luoghi comuni (città della camorra, della immondizia etc.) perchè, se dovessimo fare analisi del sangue e del DNA a ciascuna città del mondo, ne scopriremmo un bel po’ di scheletri nell’armadio. Quando arrivi a Napoli, ti ritrovi in una città che per secoli si è fregiata del rango di
capitale del Regno delle Due Sicilie, che ha conosciuto le dominazioni francese e spagnola. Ma, Napoli è anche democrazia: è stata la prima città in Italia a dotarsi del suffragio universale maschile ( moti del 1820 – 21), un’esperienza che la futura storia unitaria cancellerà, favorendo l’ingrato pensiero di un meridione che poco contribuì all’esperienza risorgimentale. Falso, come il revisionismo nel tempo ha dimostrato. Giusto per farsi un’idea, consiglio di leggere il libro «Una rivoluzione per la costituzione agli albori del risorgimento meridionale (1820-21) » di Maria Sofia Corciulo. Al di là di questo, la prima cartolina che ti si presenta della città è la seguente: vista del lungomare e, sullo sfondo, il Vesuvio. Il lungomare è ritenuto (secondo me a ragione) tra i più belli al mondo. L’aria che si respira è fantastica: senso di libertà, perchè non è permesso il transito ai veicoli motorizzati; ottimismo, perchè vedi tante facce allegre… Insomma, altro che città della camorra o della ‘monnezza. Napoli è divertente come il principe della risata Antonio de Curtis, in arte Totò; è bella come Sophia Loren (« I’m not Italian, I’m Neapolitan! It’s another thing!» / « Non sono italiana, sono napoletana! È un’altra cosa! » ), è sognatrice come lo era il Napoli di Maradona. E poi, mangi che è una meraviglia: sfogliatella a colazione e pizza margherita a pranzo o a cena. Napule  t’o raccontano Napule. Ad esempio, ti raccontano che nell’estate del 1889, il re Umberto I e la regina Margherita soggiornarono nella reggia di Capodimonte. La regina non aveva mai assaggiato la rinomata pizza napoletana. Così, chiamò il più famoso pizzaiolo dell’epoca: don Raffaele. Questi preparò tre diversi tipi di pizza: una con formaggio, sugna e basilico; una con aglio, olio e pomodoro; una con pomodoro, mozzarella e basilico. Quest’ultima piacque così tanto alla regina che il pizzaiolo la nominò Margherita in suo onore: non era stata inventata, semplicemente da ora in poi si sarebbe chiamata così. Quante cose si possono celare dietro un semplice piatto. Insomma, Napule è mille culure, come cantava Pino Daniele.

Bene, anche la tappa napoletana, dopo qualche giorno di vacanza, è terminata. Lungomare: fatto; Piazza del Plebiscito: fatto; Chiesa di S.Chiara: fatto; Vesuvio: fatto… Spero che non sia mancato nulla.

Il tour in Italia volge al termine. Ma tornerai, perchè non puoi non vedere Milano, Palermo e tante, tante altre bellezze del nostro territorio [continua]

Innanzitutto un «Grazie!». Un «Grazie» grande come il Mare Mediterraneo ai membri della Marina Militare Italiana, alle organizzazioni di volontariato ed a tutti coloro che in questo anno hanno contribuito alla realizzazione dell’operazione umanitaria Mare Nostrum. Vanno ringraziati per l’impegno che ci hanno dedicato, per il tempo della loro vita che hanno sacrificato, per aver dato un’immagine dell’Italia solidale, accogliente, pronta a sacrificarsi per salvaguardare quanto di più prezioso abbiamo: la vita umana. Questo era innanzitutto Mare Nostrum. Uomini, donne, bambini di ogni età, dopo miglia e miglia percorse lungo quel lembo d’acqua tra il continente europeo e le coste africane, dopo aver rischiato la vita per giorni su un barcone, senza possibilità di mangiare, bere, costretti a fare a meno delle più scontate regole igieniche, si ritrovavano dinanzi a motovedette, aerei, navi… pronti a soccorrerli ed a portarli in salvo. Prima la vita, poi tutto il resto; dai respingimenti di Maroni all’umanità. Era stato fatto un bellissimo passo in avanti. Ma Mare Nostrum non era solo questo. L’operazione intendeva « assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti »(Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ). Perchè, per chi ancora non lo sapesse: dietro ai barconi vi lucrano dei banditi. Un viaggio per una o più persone costa migliaia e migliaia di euro. Si tratta spesso dell’unica possibilità per poter fuggire dalle persecuzioni, per poter salvare i propri familiari e garantire loro una vita migliore. In pillole: o paghi salato o muori.

Umanità, giustizia, speranza… era tante belle parole questo progetto. Nel tempo, poteva addirittura diventare il punto di accensione di una nuova ( e più efficace) primavera araba. Lo sanno anche i governanti africani che la fuoriuscita di propri cittadini, a lungo andare, può far sorgere negli emigrati la pazza idea di realizzare un moto rivoluzionario. L’incontro con la democrazia, con uno stile di vita superiore economicamente a quello che fino ad ora avevi visto, con Paesi ove non è contemplata la pena di morte bensì lo status di «rifugiato politico» e tanto altro avrebbero fatto scattare, prima o poi, qualche sommovimento. E chissà…

Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo, piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc. Ma, prima aspettiamo che compiano la fattispecie illegale (colpevoli di essere malati, un reato che intaccherebbe con il diritto alla salute sancito dal nostro ordinamento giuridico) e poi giudichiamo (siamo pur sempre innocenti fino al terzo grado di giudizio, oppure no?).

Ora Mare Nostrum chiude, sostituita dall’operazione Triton. L’Europa scende in campo finalmente, dopo tante e tante pressioni esercitate dal nostro Paese che non poteva accollarsi da solo l’intero peso del flusso migratorio dall’Africa all’Italia. Francia, Spagna, Portogallo, Finlandia, Lettonia, Islanda, Malta, Olanda, Austria, Belgio, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia contribuiranno alla realizzazione di questo nuovo progetto. Finalmente un progetto comune europeo in grado di confrontarsi con il fenomeno migratorio. Peccato che Triton sia un pochino diversa da Mare Nostrum. Ci sono piccole ma significative differenze:

Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. Ne fanno parte Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato e altri Corpi dello Stato. Inoltre, i controlli sanitari sono svolti dai medici dell’ISMAF (Istituto di Santa Marittima Aeronautica delle Frontiere), dal personale del Corpo Militare e dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dal CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) e dalla fondazione RAVA. Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni). Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ;

Triton: missione europea gestita da Frontex. Mentre Mare Nostrum si spingeva fino al limite con le acque territoriali libiche per salvare i migranti in difficoltà, Triton arriva fino a 30 miglia dalla coste italiane. L’obiettivo è garantire una «cogestione rinforzata delle frontiere esterne». Dunque, si insisterà più sulla sorveglianza dei confini piuttosto che sulle operazioni di salvataggio. Le operazioni di salvataggio proseguiranno (il diritto internazionale lo impone) ma i tempi di intervento si allungheranno e non è chiaro se – naufragi a parte – le navi di Triton agiranno direttamente o non si limiteranno solo a segnalare la presenza di barconi. Oltre all’Italia partecipano i Paesi citati in precedenza. Riguardo il nostro Paese, una nave anfibia, con a bordo anche un ospedale e tre pattugliatori rimarranno a Lampedusa. Stando poi al Commissario agli Affari Interni dell’UE Cecilia Malmstrom: «Triton non incide in alcun modo sulla responsabilità dell’Italia di controllare la propria parte delle frontiere esterne dell’UE, nonché i suoi obblighi in materia di ricerca e salvataggio delle persone bisognose di soccorso». Fonte: http://ilmanifesto.info/renzi-rottama-mare-nostrum/ .

In conclusione:

  1. L’Italia ha ottenuto una maggiore partecipazione dell’Unione Europea. Un numero notevole di Paesi parteciperà – dal 1° novembre – al controllo delle frontiere tra Italia e Africa, ma il raggio d’azione sarà ridotto (come detto in precedenza) e diversi gli obiettivi dell’operazione: da umanitaria diventa di rafforzamento del controllo alle frontiere;
  2. affinchè l’intervento europeo ottenesse maggiori effetti, logica voleva che Mare Nostrum continuasse. Invece no, l’Italia ha ridimensionato il suo impegno, nonostante l’arrivo degli “alleati”. Ci siamo fatti male da soli.

 

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Francia negrizzata

on 27 gennaio 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su Francia negrizzata

Il titolo ricopia quello pubblicato sulla prima pagina di un giornale italiano negli anni ’30, periodo in cui cominciarono ad essere emanati i provvedimenti per la difesa della razza italiana. In questa prima pagina, vi era una foto con una madre e il figlio entrambi di carnagione scura. Una didascalia, più o meno «descriveva» i caratteri dei due soggetti fotografati. E’ servita la Carta del 1° Gennaio 1948 per sancire con due articoli (21:«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»;3:«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.») l’evitare il ripetersi, nel nostro Paese, di obbrobri simili.

Spesso, quando si tratta della soluzione finale hitleriana, si parla solo di ebrei sterminati. Dimentichiamo spesso, che non furono soltanto gli ebrei ad essere condannati alle camere a gas, bensì antifascisti, portatori di handicap (a tal proposito, segnalo questo articolo interessantissimo:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/26/giornata-della-memoria-i-disabili-e-la-shoah-ai-giorni-nostri/856364/ ), Rom, Sinti etc. Motivazione? Erano diventati un peso per la società, erano una sottorazza («Un mondo imbastardito e «negrizzato» sarebbero perduti per sempre i concetti dell’umanamente bello e del sublime, nonché ogni nozione d’un avvenire idealizzato del genere umano» /«La concezione nazionale, razzista, riconosce il valore dell’umanità nei suoi primordiali elementi di razza. In conformità coi suoi pricipii, essa ravvisa nello Stato soltanto un mezzo per raggiungere un fine, il fine della conservazione dell’esistenza razzista degli uomini. Con ciò, non erede affatto ad un’eguaglianza delle razze, ma riconosce che sono diverse e quindi hanno un valore maggiore o minore; e da questo riconoscimento si sente obbligata ad esigere, in conformità con l’eterna Volontà che domina l’Universo, la vittoria del migliore e del più forte, la subordinazione del peggiore e del più debole» > Adolf Hitler nel Mein KampfLa mia battaglia). Il Giorno della Memoria è volto a ricordare le atrocità compiute. Ma, ultimamente mi chiedo: che senso ha, ricordare cosa subirono ebrei, Rom, Sinti, portatori di handicap etc. negli anni degli autoritarismi, quando oggi, nell’epoca in cui viviamo, assistiamo ad un razzismo più sottile? Nella millenaria storia della civiltà umana, abbiamo assistito a persecuzioni atroci (l’Europa del ’500 è un esempio «lodevole» di cui ci si ammazzava causa le diversità religiose: musulmani, ebrei, protestanti ugonotti francesi etc. erano tutte minacce all’idea diImpero universale che all’epoca impazzava in Europa; solo una fede doveva prevalere: quella cristiano – cattolica). Oggi, vedendo le tragedie di Lampedusa, quei poveracci provenienti da Paesi diversi sottoposti a veri e propri lavori forzati e sottopagati da gente che se ne approfitta, i disabili che spesso – nonostante i loro problemi – sanno affrontare la vita con molta più gioia rispetto a chi è (fortunatamente) esente da questi problemi… mi viene da pensare:

  • è razzista la persona che sostiene l’idea in cui gli immigrati devono andarsene dal nostro Paese, perchè rubano il lavoro, delinquono… Come se mafia, camorra, n’dranghetaSacra Corona Unita, le stragi degli anni di piombo etc. fossero opera di persone provenienti dal Nord Africa o da chissà dove; come se gli italiani fossero tutte persone disposte ad accettare il primo lavoro che si ritrovano sottomano (soprattutto: pagano tutti il biglietto dei mezzi pubblici quando li utilizzano, le attività commerciali fanno sempre lo scontrino… insomma: come se italiano fosse sinonimo dionestà);

  • è razzista quella persona che ti viene a chiedere: «e i disabili come fanno? Ci avete pensato a questo» solo per rinforzare la ragione nella propria tesi. Sicuramente, a tutti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di incontrare persone lamentarsi delle isole pedonali perchè imporrebbero cambi nella propria vita quotidiana (cambi salutari dopotutto: anziché utilizzare la macchina, dovresti adoperare i mezzi pubblici oppure andare in bici o a piedi; insomma: quello che si faceva fino a mezzo secolo fa, quando i problemi ambientali erano quasi assenti) e cercano di «ristabilire la situazione» facendo leva sui disabili. Salvo poi dimenticarsene per il resto della propria vita;

  • quanti esempi potrei fare ancora. Comunque, la risposta a questi problemi è una: la solidarietà tra esseri umani. Parola che versa da tempo nell’oblio.

Oggi il razzismo è taciturno, sottile e subdolo. E’ molto più pericoloso di quello passato. Oggi, tanta persone che ricordano gli stermini, sono le medesime che da domani ricominceranno a prendersela con il«diverso» dei problemi attuali. Per dire: il colpevole è sempre un altro.

P.S.: ovviamente il titolo è un tentativo di provocazione. Chi ha letto l’articolo, sicuramente lo ha capito. Ma quanta gente si ferma al titolo?

Fonte: http://ilmalpaese.wordpress.com/2014/01/27/francia-negrizzata/

Bulgaria e Romania entrano nell’area Schengen

on 4 gennaio 2014 in Senza categoria Commenti disabilitati su Bulgaria e Romania entrano nell’area Schengen

 

Dal 1° gennaio 2014 Bulgaria e Romania entrano a far parte definitivamente della Convenzione di Schengen, trattato firmato il 14 giugno 1985 nell’omonima città lussemburghese a cui inizialmente aderirono solo Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e, successivamente ed in maniera progressiva, gli altri Paesi dell’Unione Europea (l’ Italia aderì il 27 novembre 1990). Tale convenzione si pone i seguenti obiettivi: abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne allo spazio Schengen ( viene introdotta la libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari) e rafforzamento delle frontiere esterne alla Convenzione;collaborazione delle forze di polizia e possibilità di uscire dai propri confini in determinati casi (es.: inseguimento di membri della criminalità organizzata); coordinamento degli Stati nella lotta alla criminalità organizzata di stampo internazionale; nascita del SIS (Sistema di Informazione Schengen), volto ad integrare le banche dati delle forze di polizia. Cosa cambia per Bulgaria e Romania? Innanzitutto, bisogna dire che i due Paesi fanno parte dell’Unione Europea già dal 2007. Ma, come per ogni nuovo membro, le condizioni previste dalla Convenzione di Schengen non entrano contemporaneamente in tutti i Paesi membri dell’UE, ma devono essere trattate Stato per Stato. In pillole: mentre per l’Italia le condizioni erano state trattate nel 2012, a partire dal 1° gennaio 2014 queste decadono anche nei rapporti con Germania, Austria, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Malta e Olanda. Per spiegare ancora meglio la questione, ricorriamo ad un esempio: mentre fino al 31 dicembre 2013, i cittadini romeni che intendevano trasferirsi in Germania dovevano presentare un contratto di lavoro, a partire dal 1° gennaio 2014 potranno cercarlo direttamente sul posto. Si tratta di un evento storico, che secondo due studi tedeschi (fatti per la Germania, ma che possono valere anche per l’Italia), la definitiva apertura delle frontiere ai due Paesi porterà l’innesto di figure professionali altamente qualificate, come medici e ingegneri (per maggiori informazioni: http://www.iza.org/de/webcontent/index_html / http://doku.iab.de/aktuell/2013/aktueller_bericht_1305.pdf ). Insomma, la locomotiva europea da oggi potrà godere di maggiore carburante per ripartire. A ratificare Schengen mancano due Stati: Cipro e Croazia: il primo è membro dell’UE dal 1° maggio 2004, il secondo Paese è membro dal 1° luglio 2003. Ma entrambi ancora non hanno dato concretezza agli accordi. Cipro dovrà prima fare i conti con la crisi finanziaria, la Croazia probabilmente entrerà nel 2015.