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Posts Tagged ‘Italia’


AlmaLaurea, presentato il rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati

on 16 maggio 2017 in Senza categoria Commenti disabilitati su AlmaLaurea, presentato il rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati

È stato presentato oggi, 16 maggio 2017, il XIX° Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati, in occasione del Convegno “Università e Skill nella seconda fase della globalizzazione”. Il rapporto è stato presentato all’Università di Parma ed è il frutto di un’indagine che ha coinvolto 71 università sulle 74 aderenti al Consorzio AlmaLaurea. Oltre 270mila laureati sono stati coinvolti nello studio: 156mila triennali o di primo livello, 79mila riguardanti i percorsi magistrali biennali e 34mila riguardanti il ciclo unico.

Il 47% dei laureati ha conseguito il titolo nella medesima provincia ove ha concluso gli studi di scuola media secondaria… Per proseguire la lettura, cliccare qui: http://it.blastingnews.com/politica/2017/05/almalaurea-presentato-il-rapporto-sulla-condizione-occupazionale-dei-laureati-001703241.html

Tumori: l’Italia registra progressi importanti nella guarigione

on 13 maggio 2017 in Senza categoria Commenti disabilitati su Tumori: l’Italia registra progressi importanti nella guarigione

In un mondo caratterizzato da una cruda lotta tra vaccinisti e non, e dalla diffidenza verso le cure per la propria salute, la lettura di dati che indicano progressi importanti in malattie spesso difficili da combattere è uno squarcio di luce in un mondo dove le tenebre dell’ignoranza stanno avendo un momento di gloria… Per continuare a leggere l’articolo, cliccare qui: http://it.blastingnews.com/salute/2017/05/tumori-litalia-registra-progressi-importanti-nella-guarigione-001691111.html

Da Firenze, passando per Padova: la nascita di un’Italrugby più forte

on 29 novembre 2016 in ATTUALITA', ITALIA, SPORT Commenti disabilitati su Da Firenze, passando per Padova: la nascita di un’Italrugby più forte

italia-sudafricaC’è tanta roba nel 20–18 che l’Italia del rugby ha inflitto al Sudafrica nella sfida di Firenze del 19 novembre 2016. Innanzitutto, c’è la storia, che finalmente si tinge di azzurro dopo tanto continente nero. Diciamoci la verità: quanto è lontano quel 101–0 che gli Springboksci inflissero nel 1999? Tanto, perché di acqua sotto i ponti ne è passata: l’Italia è cresciuta, ha saputo ritagliarsi nel Sei Nazioni soddisfazioni importanti, seppur ancora racchiuse nelle sconfitte onorevoli, nelle vittorie volte solo ad evitare il Wooden Spoon (cucchiaio di legno, titolo che si assegna alla squadra che arriva ultima) o il Whitewash (imbiancata, si assegna a chi perde tutte le partite della competizione) e in annate come il 2013. Siamo cresciuti e oggi riusciamo a sconfiggere una squadra che sicuramente è in crisi profonda (per i sudafricani si trattava della settima sconfitta consecutiva), ma che in passato ci avrebbe comunque inflitto pesanti danni. È la prima vittoria contro una squadra dell’emisfero Sud; soprattutto, è forse l’inizio di una nuova fase, caratterizzata da un salto qualitativo nel gioco e da un livello superiore riguardo le ambizioni della nazionale azzurra.

Certo, non possiamo far finta di non notare che, sette giorni dopo, una squadra più alla portata degli Springboks ci ha inflitto una sconfitta in zona Cesarini. Tonga era molto più abbordabile, già in passato era stata sconfitta dai nostri. Stavolta non è andata così, ma la sconfitta non è passata in secondo piano. Secondo molti, dopo Firenze ci siamo illusi ed esaltati troppo, quando invece avremmo dovuto limitarci a fare complimenti e a riconoscere che c’è ancora molta strada da fare. Forse è così, ma personalmente preferisco vedere la partita contro Tonga come una sconfitta di assestamento: se la squadra c’è, può vincere anche contro i mostri sacri; viceversa, se non mantiene lucidità, le prende anche da chi solitamente viene suonato. Insomma, da Firenze siamo usciti con una nuova consapevolezza, mentre Padova (luogo della partita con Tonga) ci ha ricordato che bisogna restare lucidi.

L’Italrugby può e deve essere quella della meta di Tommaso Allan, realizzata subito dopo il primo sorpasso di Tonga e simbolo di una rinnovata qualità.

Articolo pubblicato su: http://www.wtnews.it/6918/editoriali/firenze-passando-padova-la-nascita-unitalrugby-piu-forte

24 maggio 1915: entriamo in guerra

on 24 maggio 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su 24 maggio 1915: entriamo in guerra

24 maggio 1915: entriamo in guerra

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra: una decisione sofferta, a lungo dibattuta tra neutralisti (contrari all’intervento) e interventisti (favorevoli alla partecipazione al conflitto). La decisione sarà assunta dal governo Salandra, certo di una rapida fine del conflitto (la famosa «guerra lampo»). Ovviamente, non sarà così: la guerra breve diventerà un conflitto lungo 4 anni (1914 – 1918). I nostri nemici saranno coloro che, fino a pochi giorni prima, erano nostri alleati: gli Imperi Centrali.

A 100 anni dall’inteverto dell’Italia, ecco qui una piccola rassegna di pensieri provenienti dai contemporanei dell’epoca:

  • “Vi sono truppe allo scoperto, sotto il tiro del cannone nemico, con 15° sotto zero, e si vuole che avanzino. Muoiono gelati a centinaia e ciò è ignorato dal paese. Gli ufficiali più arditi hanno crisi di pianto di fronte alla vanità degli sforzi, davanti all’impossibile. Sull’Isonzo si muore a torrenti umani e nulla finora si è raggiunto.” (lettera di un generale dissidente a Giolitti);

  • ” Siamo balzati fuori tutti insieme: siamo a 1.000m dalle prime trincee tedesche. Il rumore dalla fucileria e del bombardamento è infernale. Un proiettile scoppia a 2m da me: una scheggia mi ammacca l’elmetto, ma non sono ferito. Altri 15m e un altro proiettile mi cade ai piedi. Abbiamo conquistato la prima linea: un centinaio di tedeschi, con le mani alzate, corrono verso di noi. Non riesco a impedirmi di sparargli addosso. Molti miei compagni sono morti, non abbiamo più ufficiali. Anche le trincee adesso sono piene di tedeschi che sono morti.” (lettera proveniente dal fronte occidentale);

  • “Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei” (B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916)

  • Sono ritornato dalla più dura prova che abbia mai sopportato: quattro giorni e quattro notti, 96 ore, le ultime due immerso nel fango ghiacciato, sotto un terribile bombardamento, senza altro riparo che la strettezza della trincea, che sembrava persino troppo ampia. I tedeschi non attaccavano, naturalmente, sarebbe stato troppo stupido. Era molto più conveniente effettuare una bella esercitazione a fuoco su di noi; risultato: sono arrivato là con 175 uomini, sono ritornato con 34, parecchi quasi impazziti” (lettera dal fronte occidentale).

Corrado Govoni:

arrivare a vedere

la carne tedesca cadere

afflosciati testa in giù

porci insaccati

nel budellame dei cappotti blu

Giuseppe Ungaretti

Di queste case
non e’ rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non e’ rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E’ il mio cuore
il paese piu’ straziato

BREVE SU BARDO E ANTITERRORISMO IN ITALIA… E SUI PAROLAI

on 20 maggio 2015 in ATTUALITA' Commenti disabilitati su BREVE SU BARDO E ANTITERRORISMO IN ITALIA… E SUI PAROLAI

polizia_antiterrorismo

Arrestato un uomo accusato di aver contribuito all’attentato presso il Museo del Bardo a Tunisi. E’ stato catturato nel milanese dagli organi competenti italiani.

Ora, al di la’ delle puttanate sparate da Brunetta (secondo cui Renzi noj deve twittare su tali eventi > detto da un membro di un partito che si assunse il merito della cattura di Provenzano) e Nuti (che mi conferma la tesi secondo cui i grillini al massimo, sanno arrestare il sistema operativo Windows e nulla piu’), permettetemi di dire una cosa di cui dobbiamo andare orgogliosi:

IN ITALIA ABBIAMO IL MIGLIOR SISTEMA INVESTIGATIVO ED ANTITERRORISMO AL MONDO.

«Una Bretella per le Olimpiadi»

on 13 aprile 2015 in AMBIENTE, ATTUALITA', EUROPA, ITALIA Commenti disabilitati su «Una Bretella per le Olimpiadi»

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: https://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

Non importa se sei nero e bianco, ispanico, asiatico o nativo-americano,

giovane o vecchio, ricco o povero, abile o disabile,

omosessuale o eterosessuale, negli Stati Uniti ce la puoi fare,

se solo hai voglia di provarci”

(Barack Obama)

CONSULTA:

 

  • 15 novembre 1938: Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana > decreto con effetto retroattivo, vieta agli ebrei di essere impiegati nelle scuole ove siano presenti alunni italiani. Gli ebrei non possono far parte di Istituti d’Arte, Accademie etc. E’ consentita l’iscrizione alle scuole di alunni di razza ebraica solo se professano «la religione cattolica nelle scuole elementari e medie dipendenti dalle Autorità ecclesiastiche ». Il decreto vieta l’adozione di libri di testo di matrice ebraica. Inoltre: «Per i fanciulli di razza ebraica sono istituite, a spese dello Stato, speciali sezioni di scuola elementare nelle località in cui il numero di essi non sia inferiore a dieci. Le comunità israelitiche possono aprire, con l’autorizzazione del Ministro per l’educazione nazionale, scuole elementari con effetti legali per fanciulli di razza ebraica, e mantenere quelle all’uopo esistenti. Per gli scrutini e per gli esami nelle dette scuole il Regio provveditore agli studi nomina un commissario. Nelle scuole elementari di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica; i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole frequentate da alunni italiani, eccettuato l’insegnamento della religione cattolica; i libri di testo saranno quelli di Stato, con opportuni adattamenti, approvati dal Ministro per l’educazione nazionale, dovendo la spesa per tali adattamenti gravare sulle comunità israelitiche » (Art.5); «Scuole d’istruzione media per alunni di razza ebraica potranno essere istituiti dalle comunità israelitiche o da persone di razza ebraica. Dovranno all’uopo osservarsi le disposizioni relative all’istituzione di scuole private. Alle scuole stesse potrà essere concesso il beneficio del valore legale degli studi e degli esami à sensi dell’art.15 del R. decreto-legge 3 giugno 1938-XVI n.928, quando abbiano ottenuto di far parte in qualità di associate dell’Ente nazionale per l’insegnamento medio: in tal caso i programmi di studio saranno quelli stessi stabiliti per le scuole corrispondenti frequentate da alunni italiani, eccettuati gli insegnamenti della religione e della cultura militare. Nelle scuole d’istruzione media di cui al presente articolo il personale potrà essere di razza ebraica e potranno essere adottati libri di testo di autori di razza ebraica» (Art.6); «Per l’insegnamento nelle scuole elementari e medie per alunni di razza ebraica saranno preferiti gli insegnanti dispensati dal servizio a cui dal Ministro per l’interno siano state riconosciute le benemerenze individuali o famigliari previste dalle disposizioni generali per la difesa della razza italiana. Ai fini del presente articolo sono equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole pubbliche e private e il personale di vigilanza nelle scuole elementari» (Art.9);
  • 17 novembre 1938: Regio Decreto per la difesa della razza italiana > il cittadino italiano di razza ariana non può contrarre matrimonio con persona di altra razza; chi intende contrarre matrimonio con persona straniera dovrà attendere il via libera da parte del Ministero degli Interni. Art.8: « Agli effetti di legge: a) È di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; b) È considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; c) È considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; d) È considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1°Ottobre 1938-XVI, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica ». Art.10: «I cittadini italiani di razza ebraica non possono: a) prestare servizio militare in pace e in guerra; b) esercitare l’ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell’Art. 1 del Regio decreto-legge 18 Novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi comunque, l’ufficio di amministrazione o di sindaco; d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila; e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l’imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell’applicazione dell’imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al Regio decreto-legge 5 Ottobre 1936-XIV, n. 1743. Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le Finanze, di concerto coi Ministri per l’Interno, per la Grazia e Giustizia, per le Corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l’attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e) ».Il Decreto non termina qui: «Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali » (Art.11); è fatto divieto agli ebrei di avere cittadini italiani di razza ariana alle proprie dipendenze; gli ebrei non possono essere dipendenti di enti pubblici e del PNF; «Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1° Gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate» (Art.23 etc.).

Fine Parte 3

14 luglio 1938 – 29 giugno 1939: Vergogniamoci! (parte 2)

on 6 aprile 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su 14 luglio 1938 – 29 giugno 1939: Vergogniamoci! (parte 2)

“Io amo la notte perché di notte tutti

i colori sono uguali e io sono uguale agli altri…”

 

Bob Marley

 

Parte 2

Leggi la puntata precedente:

https://elnuevodia.altervista.org/14-luglio-1938-29-giugno-1939-vergogniamoci/

  • 5 settembre 1938: regio decreto per la difesa della razza nella scuola > decreto con effetti retroattivi, vieta agli ebrei di accedere agli studi scolastici ed universitari, impone il non esercizio (o l’abbandono, qualora già avviate) delle professioni inerenti l’ambito dell’istruzione (docente, preside, direttore etc.). Tale «pulizia» riguarda anche Accademie, Istituti culturali e scientifici etc. Stando all’art.6 del decreto, è «considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professa religione diversa da quella ebraica»;
  • 7 settembre 1938: regio decreto sugli ebrei stranieri > si vieta agli ebrei stranieri di avere fissa dimora nei territori del Regno e dell’Impero; la cittadinanza italiana di tali persone, ottenuta dal 1° gennaio 1919, si intende revocata. Non solo: «Gli stranieri ebrei che, alla data di pubblicazione del presente decreto-legge, si trovano nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell’Egeo e che vi hanno iniziato il loro soggiorno posteriormente al 1° gennaio 1919, devono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei Possedimenti dell’Egeo, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno espulsi dal Regno a norma dell’Articolo 150 del testo unico delle leggi di P.S., previa l’applicazione delle pene stabilite dalla legge» (art.4);

6 ottobre 1938: dichiarazione sulla razza votata dal Gran Consiglio del Fascismo > si dichiara che la « razza italiana » potrebbe essere minacciata da «incroci e imbastardimenti». Da questo momento: 1) sono vietati i matrimoni di italiani e italiane con persone di razza camita, semita e non ariani in generale; 2) è vietato per i dipendenti dello Stato e di enti pubblici, di contrarre matrimonio « con donne straniere di qualsiasi razza»; 3) italiani e italiane che intendono contrarre matrimonio con straniere/i, dovranno ottenere il preventivo assenso del Ministero dell’Interno; 4) «dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero». La dichiarazione, inoltre, evidenzia che ebrei ed ebraismo sono elementi che hanno contribuito nel tempo a sostenere l’antifascismo. In Spagna, l’ebraismo è «colpevole» di essere dalla parte dei bolscevichi russi. Si realizza un appunto riguardo l’espulsione degli ebrei stranieri: «Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d’ingresso nel Regno degli ebrei stranieri non poteva più essere ritardata e che l’espulsione degli indesiderabili, secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie, è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:a) abbiano un’età superiore agli anni 65; b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI ». Si specifica chi è di razza ebraica: colui che nasce da genitori entrambi ebrei; chi  nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera; la persona che, pur essendo nata da matrimonio misto, professa la religione ebraica; «non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI». Ma, non tutti gli ebrei sono uguali. Infatti, se appartenevano a: famiglie di caduti/volontari/combattenti delle guerre «libica, mondiale, etiopica, spagnola»; famiglie dei Caduti/mutilati/invalidi/feriti per la causa fascista; a «famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 1919, 1920, 1921, 1922 e nel secondo semestre del 1924 e famiglie di legionari fiumani»; a «famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione», nessuna discriminazione sarebbe stata applicata. Viceversa, sarebbero scattate numerose limitazioni: divieto di iscrizione al Partito Nazionale Fascista; essere possessore o dirigente di grandi aziende; prestare servizio militare etc. Infine, «Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno»

 

Fine parte 2

«Abbiamo imparato a volare come gli uccelli,

a nuotare come i pesci,

ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli»

(Martin Luther King)


Parte 1

La Costituzione repubblicana ovviamente ancora non c’era. Però, una Carta che reggeva il nostro ordinamento esisteva: lo Statuto Albertino, emanato nel 1848 per il Regno di Sardegna e poi esteso a tutta la penisola nel 1861 ad unificazione avvenuta. L’art.1 citava: «La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati
conformemente alle leggi ». Era l’inizio di un percorso che, negli anni, avrebbe portato ad una progressiva laicizzazione dello Stato: introduzione del matrimonio civile (1865), laicizzazione dell’istituto del giuramento (1876), deconfessionalizzazione degli istituti di beneficenza (1890), legge Coppino (1877: eliminazione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole secondarie e non obbligatorio alle elementari). Addirittura, fin dalla Legge Sineo del 1848, si stabiliva che «la differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici ed alla ammissibilità alle cariche civili e militari». L’Italia era nata da poco, ma sul piano dei diritti civili aveva fatto notevoli passi in avanti. D’altronde siamo nell”800, il secolo delle rivoluzioni, dell’emergere dell’ideologia socialista, del pensiero liberale, della necessità di garantire una legislazione in grado di salvaguardare la giovane unità italiana.

Fino al fascismo non avremo particolari problemi di stampo razziale nel nostro Paese. Certo, ci sarà il nazionalismo che esalterà la politica coloniale nel nostro Paese (richiamando Adua, Dogali etc.), ma rispetto a quello che succedeva in altre parti del mondo la situazione era nettamente migliore: si pensi solo ai pogrom nell’Europa dell’Est.

L’Italia, nella sua storia unitaria non aveva mai avuto particolari problemi tra minoranze (soprattutto) religiose: l’unica questione da risolvere, importantissima, era quella dei rapporti tra il Regno e l’ex Stato Pontificio di Pio IX.

Quello che mancava allo Statuto Albertino – permettendo una degenerazione in senso fascista della vita politica italiana – era la presenza di una Corte Costituzionale o di un sistema rigido in grado di garantire alla Carta di sprigionare senza problemi i suoi effetti. Così, dopo la presa (legale) del potere da parte di Mussolini, nel giro di poco tempo si avviava un processo di (re) confessionalizzazione, accompagnato da assurde leggi sulla razza: i Patti Lateranensi del 1929, il Manifesto della Razza (1938) e le leggi a tutela della razza (1938 – 39).

Nel 1929 si conclude un lungo contenzioso storico tra il Regno d’Italia e la Santa Sede: si riconosce lo Stato del Vaticano, si introduce l’esame di Stato obbligatorio, il Papa di fatto ottiene onori e privilegi pari a quelli di qualsiasi altro sovrano, l’associazionismo cattolico godrà di una posizione favorevole nel Regno, torna obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica etc. Ma i Patti Lateranensi sono poca roba rispetto a quello che accadrà alla fine degli anni ’30:

  • 14 luglio 1938: manifesto sulla purezza della razza Italiana. Detto in (molte) pillole:
  1. le razze umane esistono; 2) esistono razze grandi e razze piccole; 3) è certo che ci sia una razza che abbia il dominio assoluto sulle altre; 4) la popolazione italiana e la sua civiltà hanno un carattere nettamente ariano, riuscendo a cancellare quasi del tutto i geni delle popolazioni pre – italiche; 5) «È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio» (art.5 del Manifesto); 6) «Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana » (art.6 del Manifesto); 7) è giunto il momento che gli italiani si proclamino razzisti; 8) è pericoloso sostenere l’origine africana di alcune popolazioni europee; 9) «Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani » (Art.9 del Manifesto); 10) è necessario salvaguardare i caratteri fisici e psicologici degli Italiani;
  • 25 luglio 1938: comunicato della segreteria del PNF sulla razza italiana. Si dichiara che, fin dalla sua nascita, il governo fascista ha perseguito una politica «di miglioramento quantitativo e qualitativo della razza», oltre che di lotta a quelle ritenute inferiori. Inoltre, si legge nel comunicato: «Con la creazione dell’Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze, deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi «razziste» in tale senso sono già state elaborate e applicate con fascistica energia nei territori dell’Impero. Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una razza diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno, in ogni Nazione, costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’antifascismo». Il comunicato si conclude annunciando che, nell’immediato futuro, sarebbero state emanate diverse leggi razziste.

FINE PARTE 1

Non tutti gli italiani celebrano allo stesso modo il 25 aprile, data in cui l’Italia viene liberata dal nazifascismo. Per molti è il momento di celebrare la Resistenza, la ritrovata libertà, la fine di un incubo; per altri è un giorno di lutto, il momento in cui il nostro Paese «legittimo» (quello di Salò, dell’Italia ancora alleata con la Germania) viene sconfitto da Alleati e «traditori». In quest’ultimo caso, al 25 aprile si accompagna il 28, giorno della fucilazione di Benito Mussolini. In pillole: prima celebro il «lutto nazionale», poi ricordo il più grande statista di tutti i tempi, il Duce. Casomai lo si farà scrivendo quelle frasi di circostanza, del tipo « Muoiono gli uomini, ma non gli ideali». Ognuno ricorda quello che vuole, è legittimato a farlo. E’ necessario però evidenziare che, qualora la guerra fosse stata vinta da nazisti e fascisti, oggi qualsiasi cosa della nostra vita sarebbe stata diversa. Prendiamo ad esempio il dibattito politico: la crisi economica sarebbe stata risolta da un Duce o da un Fuhrer che avrebbero proposto investimenti sui campi di concentramento, allo scopo di rafforzare l’eliminazione di quelle razze inferiori dannose per l’economia dei popoli ariani. Pensate che bello: comprando un giornale (per esempio, un interessante «Il Popolo d’Italia») avresti potuto leggere un dibattito tra due rappresentanti del governo che la pensavano diversamente sul medesimo argomento. Altro che costruzione di centrali a biogas, di valorizzazione del fotovoltaico etc. Qui il quesito sarebbe stato: meglio eliminare prima tutti gli omosessuali o gli ultimi ebrei presenti sulla faccia della Terra?

Traditori o no, celebrare Benito Mussolini significa uccidere più volte tutti coloro che, senza colpe, sono stati condannati alle camere a gas, sfruttati come manodopera gratuita fino allo stremo delle forze. Allearsi e vincere con la Germania nazista significava creare una Europa unita fondata sul razzismo e l’eliminazione di propri simili causa puri motivi di fanatismo.

Un altro esempio: quanto sarebbe stato bello scambiare 4 chiacchiere al bar tra amici – sorseggiando una birra Peroni (ovviamente solo birre italiane o tedesche, al massimo giapponesi) – e parlare di quanti neonati disabili sono stati uccisi con iniezioni letali, perché imperfetti ed incompatibili con la razza ariana? E pensate che spettacolo indossare parrucche fatte con capelli di donne destinate ai forni, oppure indossare occhiali, vestiti etc. di esseri umani «inferiori».

Questo sarebbe stato il nostro mondo, in caso di vittoria nazifascista. Forse avremmo avuto tutti un lavoro, ma a prezzo di un annullamento della dignità umana; saremmo tutti nazifascisti, legittimati a picchiare un non ariano.

Traditori o no, meno male che è andata così: fortuna che oggi discutiamo con la Troika e non con Hitler; evviva la democrazia, abbasso la dittatura; oggi Ventotene non è un’isola di confino, ma turistica. Sinceramente, il mondo di oggi è infinitamente migliore di quello che immaginano i fans del Duce.