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Posts Tagged ‘Repubblica’


Sembra un po’ presto per pensarci, d’altronde mancano 4 mesi e poco più. Però, di tempo ne abbiamo avuto tanto e di materiale ne abbiamo abbastanza per poter (forse) rispondere alle seguenti domanda: come ci stiamo arrivando al 70° anniversario della liberazione dal nazifascismo? A quel 25 aprile 2015, ci giungeremo forti, con una memoria collettiva che non intende dimenticare i valori sorti con la Resistenza, con la Liberazione, con la nascita della Repubblica e della Carta fondamentale, oppure deboli, con spettri pronti a riavvianghiarci tra le loro spire, dopo aver pensato che fossero scomparsi del tutto? Cosa ne è stato del sacrificio di tanti partigiani che hanno rischiato e/o perduto la vita pur di restituire il Paese alla democrazia, delle tante donne che – non solo come «staffette» – hanno contribuito alla causa della liberazione, del lavoro dei partiti che ci hanno donato la Costituzione Repubblicana? Spero di sbagliarmi, ma penso che la risposta sia abbastanza dolorosa: di tutto quel periodo ci è rimasto solo l’aspetto storico. Mi spiego: è ormai sapere comune il fatto che il 25 aprile l’Italia viene liberata dal nazifascismo, mediante le insurrezioni partigiane e la risalita da Sud delle truppe alleate, che il 2 giugno 1946 un referendum sancisce la nascita della Repubblica e la fine della Monarchia, che il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione. Ciò che sta venendo meno di quel momento tragico e, allo stesso tempo, foriero di fatti positivi, è l’aspetto dei valori, degli ideali che ne sono fuoriusciti. Valori e ideali che, almeno su carta, sono cementati nei principi fondamentali della nostra Costituzione. Basta farsi un giro tra le persone per capire che stiamo vivendo un clima di dispersione, di arrendevolezza, di sconforto…

Iniziamo, per l’ennesima volta, da un triste luogo comune: l’avversione verso gli stranieri. Durante il regime fascista, una delle conseguenze dell’avvicinamento dell’Italia alla Germania di Hitler (sancito poi con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939) fu la pubblicazione di leggi razziali e di un “manifesto della razza” (1938) firmato da 10 scienziati italiani. In pillole: si sanciva l’esistenza di una pura razza italiana, che non doveva mescolarsi con quelle inferiori, in primis con gli ebrei. Poco tempo prima c’erano state nel Terzo Reich le famigerate «Leggi di Norimberga» e poi, durante la guerra, il più grave attentato alla dignità umana: la «Soluzione finale». Una vittoria delle truppe dell’Asse (Italia – Giappone – Germania) avrebbe dato vita ad un nuovo ordine mondiale, basato sulla diseguaglianza e sulla possibilità di legittimare definitivamente lo sterminio di popoli ritenuti inferiori: gli ebrei in primis, ma anche le popolazioni dell’Europa orientale che, nei piani di Hitler, doveva diventare il granaio dell’Impero tedesco, con gli abitanti destinati alla semischiavitù. Di ciò (e di tanto altro) cosa ci resta? Pochissimo: i partiti fascisti provano a rialzare la testa, lo straniero diventa il capro espiatorio dei nostri problemi.

Fosse solo questo il problema: nel tempo abbiamo imparato anche ad abusare dei diritti conquistati. Giusto per fare qualche esempio: durante il periodo fascista la partecipazione politica era consentita solo se ti tesseravi nell’unico partito riconosciuto: il Partito Nazionale Fascista. L’alternativa: restare in Italia e darti alla lotta clandestina (rischiando l’esilio o qualche anno di carcere duro, se non la pena di morte), oppure emigrare all’estero. E per partecipazione politica si intendono tanti diritti: il voto, la libertà di pensiero, la libertà di associazione etc. Cosa dice poi l’art.1 della nostra Costituzione? «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» : il lavoro diventa base del nostro ordinamento, e lo Stato fa di tutto per garantirlo, è un patto tra i cittadini e le istituzioni. Pensate in quale bel mondo viviamo: fino a 70 anni fa potevano votare solo gli uomini, le donne erano solo «angeli del focolare» destinati ad occuparsi della famiglia e delle faccende casalinghe. Per carità, ciò lo era anche prima della marcia su Roma, ma con la Liberazione tutto è cambiato. Oggi invece, a votare non si va più, si preferisce l’astensione. I motivi di questa scelta sono ben condivisibili: la sfiducia nella politica, la crisi economica etc. Ma ricordiamoci ogni tanto, che senza le pallottole ed il sangue versato dai componenti della Resistenza, senza il coraggio di uomini, donne, giovani e meno giovani, oggi (forse) staremmo ancora con la tessera fascista in tasca, a votare SI o NO alle elezioni per un listone, senza possibilità di scegliere alternative nettamente opposte. Le donne oggi continuerebbero a non aver accesso a talune attività lavorative (es.: la magistratura)… Quindi, donne che vi prestate al neofascismo, come fate ad accettare un sistema di valori che vi vedrebbe subalterne? E voi uomini, come fate a condannare questa Repubblica che vi permette di parlare e pensare, al contrario di ciò che spettava ad una voce dissidente durante il regime autoritario? Si dirà che il partito fascista è fuorilegge: stiamo attenti, perchè il fascismo si esplica tranquillamente anche in partiti che hanno rappresentanti nelle istituzioni. Tornando al lavoro: prima era obbligatoria la tessera, oggi no; prima non potevi scioperare e/o protestare in altri modi, oggi si.

Di tutto ciò cosa è rimasto? Ben poco: forse i diritti vengono visti come una cosa definitivamente acquisita, ma ciò non può permettere a tutti noi il lusso di utilizzarli solo quando fa comodo. Quando si deve votare, facciamolo, qualunque sia la situazione del Paese; quando non si deve votare, partecipiamo, aderiamo ad un partito (o fondiamolo), entriamo in un’associazione (o creiamola)… insomma, non restiamo con le mani in mano, perchè il Paese è di tutti, ed ognuno di noi, in diversa misura, è responsabile di ciò che accade nella penisola. Il lavoro non si trova? Cerchiamolo, arrangiamoci, consapevoli che ciò lo facciamo non solo per noi stessi, ma per la collettività, per le future generazioni… Ovviamente, è impossibile ipotizzare un ritorno al periodo mussoliniano, anche perchè il fascismo non è esente da evoluzioni. Ma le basi restano sempre quelle, e se ieri si attaccava lo straniero per non inquinare la razza italiana, oggi lo prendi di mira perchè «colpevole» di rovinare la nostra brava gente italica. Detto ciò, sfruttiamo questi 4 mesi per recuperare i valori antifascisti e costituzionali, e festeggiare degnamente il 70° dalla Liberazione.

Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d’allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell’aurora

Italo Calvino

“nessuna conquista è per sempre,

c’è sempre qualcuno interessato a toglierla per cui resistere è,
non solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti!”

Maria Cervi

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IL M5S E L’ALLUVIONE ETICO

on 14 ottobre 2014 in ATTUALITA', ETICA, SOCIETA' Commenti disabilitati su IL M5S E L’ALLUVIONE ETICO

«Noi andiamo a spalare, voi che fate?»; «i nostri parlamentari sono a Genova, invece Renzi?». Lo scrissi già qualche mese fa (https://elnuevodia.altervista.org/m5s-unetica/?doing_wp_cron=1413289183.9174230098724365234375 ): con il Movimento 5 Stelle l’etica è morta più di quanto ci fosse riuscito un Silvio Berlusconi negli anni del suo apice politico. Perchè? Perchè dal Movimento grillino, per il solo fatto di essere una novità assoluta nel panorama politico nazionale, ci si aspettavano comportamenti diversi, modi di fare “consoni” al ruolo istituzionale che molti di loro tra sindaci, consiglieri, parlamentari etc. si apprestavano ad occupare in questi ultimissimi anni. Invece no, figli del «vaffanculo!» erano e figli del «vaffanculo!» sono rimasti. Puoi anche disconoscere tuo padre o tua madre, ma comunque parte dei loro geni sarai destinato ad averli a vita.

 

E Mirandola era diventata già un avvisaglia:

lombardi

In questi giorni in cui Genova di tutto avrebbe bisogno tranne che di «appropriazioni indebite», Beppe Grillo, dall’alto del palco del Circo Massimo di Roma, non ha altro da dire (o meglio, da urlare) che i parlamentari del M5S andranno a spalare la città dai detriti. Bene, bellissima cosa, un gesto nobile. O meglio, un gesto che poteva essere nobile e che, comunicato in questo modo, è diventato più povero della persona più disgraziata di questo mondo. Paradosso (forse): a Genova non serve disordine, bensì ordine. Nel senso: i partiti che hanno rappresentanti in Parlamento pensassero a sbloccare fondi e lavori di recupero idrogeologico del territorio; le persone (militanti di partito, membri di sindacati, persone spinte dall’altruismo e via dicendo) pensassero a dare un contributo minimo per riportare la città ad una condizione di dignità, ad una situazione degna di quella che in passato fu una gloriosa Repubblica marinara. Perchè Genova, e più in generale la solidarietà, sono patrimonio dell’essere umano, non di un simbolo partitico.

In pillole: contribuire, ma in silenzio, al massimo con riserbo. Come gli «Angeli del fango» insegnano.

 

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L’Italia si sa, è un Paese bello e vario, nel bene e nel male. In Italia quando si parla di riforme costituzionali fuoriescono sempre termini come autoritarismo, dittatura e affini come svolta totalitaria etc. Nella (a)normalità (in altri Paesi la “a” non ci sarebbe) raramente si sente parlare di democrazia (anzi, si sostiene che questa non c’è), Stato sociale (quello che siamo sulla “Carta”) e tante altre belle parole. Senza poi contare le contraddizioni insite nel nostro modo di pensare (forse una caratteristica tutta “italiana”).

Insomma, dopo anni di parole e non fatti, da quel di Firenze sbuca un tale Matteo Renzi che, dopo essere stato Presidente della Provincia e Sindaco del capoluogo toscano, perde le primarie per candidarsi a premier ma diventa Segretario del Partito Democratico, riuscendolo a portare al 40,8% alle Europee (il risultato più alto di sempre) e mettendo in ginocchio il suo principale avversario: il M5S. Ovviamente, non bisogna dimenticarci della «sfiducia» a Enrico Letta e la conseguente ascesa a Presidente del Consiglio. Insomma, la democrazia per Renzi è stata (soprattutto) gioie e dolori, con le preferenze in buona parte ci ha costruito la sua carriera politica. Tutto questo per dire che l’attuale maggioranza che sostiene il premier è legittimata a fare le riforme costituzionali e non ? Assolutamente no. Innanzitutto sfatiamo un mito: il 40.8% raggiunto il 25 maggio. Sicuramente il ritorno alle piazze per rispondere alle folle pentastellate sono state un fattore importante, gli 80 euro in più in busta paga ad alcune fasce della popolazione anche. Ma, quel risultato è figlio soprattutto di altri fattori: il #vinciamonoi aggressivo e violento dei grillini, le polemiche interne e le espulsioni in Parlamento del M5S, la leadership di Silvio Berlusconi che si indebolisce con il passare degli anni e la spaccatura con il Nuovo Centrodestra, l’agonia di Scelta Civica e Sinistra, Ecologia e Libertà etc. Insomma, nonostante le diverse posizioni all’interno del PD, questo è l’unico partito solido a livello strutturale, capace di fronteggiare tutti gli ostacoli posti sul suo cammino. E di questo la popolazione ne tiene conto al momento del voto.

Detto questo, torniamo al tema delle riforme costituzionali. In questi giorni si sta parlando dell’approvazione in prima lettura riguardo la riforma del Senato (potete consultare il contenuto qui oppure qui).Alla maggioranza PD – LEGA – FI che ovviamente difende il testo, risponde una minoranza composta da M5S – DISSIDENTI PD E FI – SEL che lanciano serie critiche. Fino a qui (fortunatamente), nulla di strano e tutto legittimo. I problemi iniziano dopo e (soprattutto) al di fuori delle aule parlamentari: giornali, costituzionalisti, altri esperti del settori ma anche persone che non hanno a che vedere tutti i giorni con queste tematiche, parlano di svolta autoritaria (era autoritario il regime di Benito Mussolini) o addirittura totalitaria (è totalitario il regime nordcoreano). A tal proposito, occorre innanzitutto chiarire il significato di tali termini (se avete tempo, date un’occhiata qui: https://elnuevodia.altervista.org/wp-content/uploads/2013/05/Nuovo-corso-di-scienza-politica2.pdf a partire da pag.56). Inoltre, è curioso evidenziare le contraddizioni espresse dai partiti facenti parte del Parlamento e che oggi attaccano fortemente le intenzioni renziane. Su tutti spicca il M5S. Giusto per rinfrescare la memoria:

  • fu dei grillini la proposta del referendum sull’euro (art.75 della Costituzione Italiana: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali »; art.50 Trattato di Lisbona: http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/withdrawal_clause_it.htm). L’euro è frutto del Trattato di Maastricht (1992);

  • fu dei grillini la proposta di abolire il fiscal compact (prodotto del Consiglio Europeo, su cui possono intervenire solo i Capi di Stato e di Governo, come stabilito dal Trattato di Lisbona);

  • fu dei grillini la proposta di di abolire il pareggio di bilancio (possibile farlo tramite legge costituzionale, ma bisognerà poi tenere conto sempre del Consiglio Europeo).

Senza poi dimenticare le gaffes sull’età minima per poter essere Presidente della Repubblica (indimenticabile Roberta Lombardi: http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/roberta-lombardi-radio-radicale-presidente-della-repubblica-eta-minima-video-1531578/ ), la volontà di introdurre il vincolo di mandato (Art.67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). E poi, se proprio vogliamo «rischiare» e parlare di pericoli per la democrazia:

  • non mi pare che sia democratico un sistema che ti permette di candidarti online, prendere una manciata di voti, o meglio di click, da dietro un computer, senza poter avere la certezza di sapere se il voto sia stato libero e segreto (chi mi garantisce che, a fianco del votante, non ci sia stata una persona che “orientava” il voto?). E poi: siamo d’accordo nel dire che ad alcune fasce di età il voto non è accessibile (anziani, disabili etc.) ?. Art.48 Cost.: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. ». Tralasciamo poi che con tutto questo si entra tranquillamente in Parlamento;

  • non mi pare democratico un sistema dove si faccia il tifo per la chiusura dei giornali, delle televisioni e dei partiti, ergendosi contemporaneamente ad unici salvatori della Patria.

Insomma, Grillo e M5S con i termini Costituzione, Democrazia e Trattati non vanno molto d’accordo.

Bellissima (si fa per dire) è la storia di Forza Italia, partito gestito da un condannato in via definitiva per frode fiscale, che si erge a Padre costituente di una Carta secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “ (art.3). Ma qui, piuttosto che la storia personale di Silvio Berlusconi, preme ricordare il tentativo di riforma costituzionale del 2005, capeggiata soprattutto dalla Lega di Umberto Bossi, volta ad instaurare in Italia un falso federalismo ed una vera frammentazione dell’Italia in tanti piccoli Stati quante sono le regioni italiane. Senza poi dimenticare la pazza proposta di inserire referendum popolari sui trattati internazionali: una degenerazione che porterebbe a far dipendere le responsabilità internazionali del nostro Stato dagli umori di persone che, nella stragrande maggioranza non comprendono a fondo la materia. D’altronde, voi affidereste il vostro destino ad un chirurgo che prende consigli da chi non è parte del settore della sanità?

Meglio fermarsi qui e passare poi ad una parte del contenuto della riforma sul Senato. Se si arriverà ad approvazione definitiva, per presentare un disegno di legge popolare serviranno 250mila firme (non più 50mila), per una proposta di referendum 800mila (anziché 500mila). Inoltre, il quorum referendario non terrà più conto del 50%+1 degli aventi diritti al voto bensì di una proporzione riguardante il numero di cittadini che sono andati alle urne alle elezioni politiche. Insomma, in tal senso si presenta una democrazia un po’ più logica e accessibile al cittadino.

Tutto ciò però non basta a convincermi della bontà di questa riforma. Anzi. Logica vuole che le riforme costituzionali le faccia un Parlamento eletto con una legge elettorale legittima (il Porcellum è stato ridimensionato dalla Suprema Corte, seppur si parli di principio di salvaguardia delle istituzioni democratiche), rendere il Senato una Camera non direttamente elettiva rafforza le scelte dei partiti nell’ambito delle loro segreterie, si rischia di passare da un sistema legislativo lento ad uno eccessivamente veloce etc. Insomma, timori di autoritarismi e dittature non ce ne sono, ma per una clamorosa occasione perduta si.

Il boia

on 29 gennaio 2014 in ATTUALITA', ETICA Commenti disabilitati su Il boia

Il boia era colui che aveva il compito (inumano) di tagliare la testa ad un condannato. Era un mero esecutore di ordini. Adesso, secondo il parlamentare della Repubblica Giorgio Sorial, il Capo dello Stato è un boia. L’ho detto più volte: pensavo fossero finiti i tempi in cui con il tricolore «ci si puliva il sedere», in cui gli italiani che votavano Romano Prodi erano « coglioni » che sostenevano «la concimazione dei terreni bollendo bambini». E fermiamoci qui, altrimenti la lista sarebbe troppo lunga. Nel febbraio 2013 il Movimento 5 Stelle si era presentato come il nuovo (giustamente, era alla sua prima avventura alle elezioni politiche), otteneva un 25% di consensi che avrebbero potuto cambiare le sorti del BelPaese. Invece, non è cambiato nulla: opposizione e intransigenza, non sporcarsi neanche il mignolo con il sistema partitico, imponiamo le larghe intese… e poi, quando si tornerà a votare, sicuramente prenderemo un voto in più degli altri. Insomma, la crisi e i problemi degli italiani possono continuare a crogiolarsi per un bel po’, possono aspettare. Eppure, riflettendoci bene, se boia è veramente «sinonimo» di tagliare, allora l’Italia è un Paese boia. Nella nostra penisola è consuetudine occupare posizioni di rilievo o raggiungere comunque traguardi ambiziosi tagliando, scegliendo scorciatoie: raccomandazioni anziché selezioni per merito, mazzette etc. E non dimentichiamoci delle istituzioni: fino al febbraio 2013 per entrare in Parlamento dovevi essere nominato. Da quel momento si sono aggiunte altre due possibilità: primarie per i Parlamentari, come ha fatto il Partito Democratico (ma, ovviamente, chi va a votare pagando due euro è un «poveraccio» colluso con il sistema, a cui fa comodo mantenere lo status quo) oppure primarie online, di cui il M5S è il pioniere. Queste ultime soprattutto, sono molto semplici: chiedi di diventare iscritto certificato, fai domanda di candidatura, prendi una manciata di voti e, grazie al megafono Grillo ti ritroverai comodo comodo in Parlamento. Cittadino Sorial, non pensa anche lei che questo metodo, da lei sfruttato, sia un modo come tanti per giungere alle camere del potere utilizzando scorciatoie? Non si sente boia anche lei?

 

 

 

SILVIO BERLUSCONI: E’ CADUTA LA TESTA, NON IL REGIME.

on 27 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su SILVIO BERLUSCONI: E’ CADUTA LA TESTA, NON IL REGIME.

Se pensate che con la decadenza di Silvio Berlusconi è finito un regime, si sbaglia di grosso. Probabilmente, quello di Berlusconi non è stato un regime nel vero senso della parola. Ma sicuramente, è stato qualcosa che si avvicina moltissimo a quel termine. In scienza politica, una delle cose fondamentali che ti insegnano è che qualsiasi regime, una volta terminato, sarà comunque destinato ad influenzare la nascita di quello successivo. E’ successo con la transizione dalla monarchia alla dittatura (lo Statuto Albertino, carta fondamentale del Regno d’Italia, resterà in vigore anche durante il ventennio dei fasci); è successo con il ritorno (breve) alla monarchia, dopo l’8 settembre 1943(l’ordine Dino Grandi è di chiara matrice fascista), e poi, con il passaggio alla Repubblica (es.: il Codice Civile risale al 1942). Con Berlusconi, è successa una cosa simile: è stato fatto fuori (politicamente parlando s’intende) l’uomo, ma non ciò che ha lasciato. E Silvio di «regali» ne ha fatti tanti al popolo italiano: condoni edilizi e fiscali, leggi ad personam, conflitto d’interessi, mignotte, figuracce a livello internazionale etc. Allora, è inutile stare a discutere la fine politica (premesso il fatto che, in qualsiasi altro Paese civile, la decadenza di un senatore mai si sarebbe pensato di trasformarla in un momento storico) di una persona, se poi si lascia intatto tutto il sistema di potere che ha creato. Da oggi, l’Italia ha un Parlamento (leggermente) più onesto. Ma, come sono stati smantellati i simboli fascisti, come è stato scardinato quell’ordinamento dittatoriale che per un ventennio ha fatto prevalere nel nostro Paese il pensiero unico, si cominci ora ad attuare una politica volta a garantire la tutela e la salvagurdia dell’ambiente, a velocizzare la giustizia ed a rendere la sua applicazione uguale per tutti («senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali »), a scardinare il dominio televisivo di pochissime emittenti… E poi, torniamo ad una scuola pubblica dignitosa, ridiamo ai cittadini la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento etc. Insomma, torniamo a parlare di politica, una volta per tutte.

 

Insomma: in Parlamento Berlusconi non c’è più. E’ però rimasto il berlusconismo, ancora più pericoloso.

Padri costituenti a 5 stelle

on 3 novembre 2013 in Senza categoria Commenti disabilitati su Padri costituenti a 5 stelle

Costantino Mortati (DC) sosteneva che, per cambiare la Costituzione non bastava un Parlamento, chiamato solo per la legislazione ordinaria. D’altronde, come dargli torto? La Costituzione Italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, è il frutto del lavoro di una Assemblea Costituente, eletta il giorno stesso in cui il popolo sceglieva tra Repubblica e Monarchia: 2 giugno 1946. E che uomini (e donne) c’erano dietro quella Carta: Alcide De Gasperi, Leonilde Iotti etc. Oggi, al di là della discussione sulla modifica del «lucchetto» della Carta, l’art.138, le modifiche costituzionali sono affidate non ad un’assemblea costituente, ma ad un Parlamento. Forse seguire il consiglio di Mortati è (quasi) impossibile. Ma questo Parlamento quanta legittimità ha? Iniziamo con il dire quello che già tutti sanno: la legge elettorale attuale non permette di esprimere una preferenza. Il che fa si che le persone scelgono il partito ma non le persone, designate invece dalle segreterie nazionali. In più, ogni partito rappresentato a Palazzo Montecitorio e a Palazzo Madama ha molte, troppe caratteristiche che non legittimano o aiutano: il Popolo della Libertà (o Forza Italia?) continua a riconoscere il suo maggiore esponente in colui condannato in via definitiva per frode fiscale, sotto processo per il caso Ruby e per la compravendita di parlamentari che ha favorito la caduta del secondo Governo Prodi, propone alla Commissione Antimafia un esponente politico che si è opposto allo scioglimento del Comune di Fondi… Sapendo che solo per il PDL ci vorrebbero pagine e pagine, passiamo subito agli altri partiti: il Partito Democratico deve assolutamente trovare un modo per amalgamare le decine di correnti interne che ostacolano il suo operato, è il principale alleato del suo principale (e storico) nemico (costringendolo a prendere scelte contrario al suo indirizzo politico); Scelta Civica ad oggi si sa solo che è un fantomatico «terzo polo», ma ancora non si comprende quale sia il suo programma per il Paese; Sinistra Ecologia e Libertà ha avuto il coraggio di scendere in piazza in difesa della Carta, ma in Parlamento non ha assolutamente i numeri per poter influire; della Lega mi limito a dire che non si può affidare ad un partito xenofobo e fautrice di Roberto Calderoli, autore della legge elettorale che lui stesso ha rinominato «Porcellum». E poi ci sono loro, il «nuovo» della politica italiana: i grillini. Anzi, il Movimento 5 Stelle. Non mi stancherò di ripeterlo: le elezioni politiche del febbraio 2012 sono state una grandissima occasione mancata: l’aver sputato su una maggioranza PD – M5S, su un governo di breve durata (il tempo di fare la legge elettorale, la legge sul conflitto di interessi e qualcos’altro), la non elezione di Rodotà e l’impallinamento di Prodi alla Presidenza della Repubblica e tanto altro sono tutte occasioni che rimpiangeremo per sempre. Ma è inutile piangere sul latte versato, bisogna guardare avanti. Il Movimento, per voce soprattutto del suo maggiore esponente, Beppe Grillo (Può la modifica della Carta dipendere da chi non è stato eletto? O meglio, può una persona sola, cittadino come altri 60 milioni di italiani, prendersi la briga di essere sopra a questi e dettare l’indirizzo politico?) ha dichiarato che gli unici legittimati a cambiare la Legge fondamentale del ’48 sono loro. In base a cosa dicono questo? Perchè loro sono onesti, non hanno collusioni con il sistema politico attuale? Per carità, caratteristiche che rendono onore ai deputati e senatori grillini, ma ciò non basta. Servono anche due parole che fanno rima: competenza e coerenza. E sinceramente io non mi sentirei sicuro nell’affidare un compito del genere ad una laureata in giurisprudenza che viene a sapere da una giornalista di Repubblica che l’età minima per la Presidenza della Repubblica è fissata in Costituzione (Art. 84.

«Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età»), a chi difende il principio secondo cui «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (Art.3) e poi non sa ribellarsi a un Beppe Grillo qualunque che difende il reato di clandestinità, a chi intende partire dall’abolizione del vincolo di mandato (Art. 67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»), obbligando deputati e senatori a restare all’interno del partito, anche nel caso in cui la linea attuata sia contraria a quanto promesso ai cittadini elettori; a chi condivide il fatto che «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività» (Art.53) e poi ritiene l’IMU una tassa ingiusta.

E se anche il nuovo appena arrivato è già vecchio, allora la Costituzione è meglio lasciarla così come è.