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Posts Tagged ‘Europa’


Tumori: l’Italia registra progressi importanti nella guarigione

on 13 maggio 2017 in Senza categoria Commenti disabilitati su Tumori: l’Italia registra progressi importanti nella guarigione

In un mondo caratterizzato da una cruda lotta tra vaccinisti e non, e dalla diffidenza verso le cure per la propria salute, la lettura di dati che indicano progressi importanti in malattie spesso difficili da combattere è uno squarcio di luce in un mondo dove le tenebre dell’ignoranza stanno avendo un momento di gloria… Per continuare a leggere l’articolo, cliccare qui: http://it.blastingnews.com/salute/2017/05/tumori-litalia-registra-progressi-importanti-nella-guarigione-001691111.html

DA LASSÙ, ALTIERO VI RINGRAZIA

on 10 aprile 2017 in DIRITTI, EUROPA, MONDO Commenti disabilitati su DA LASSÙ, ALTIERO VI RINGRAZIA

Mi chiamo Altiero. Insieme a Eugenio, Ernesto e Ursula, tra il mare e la sabbia, tra le bombe e la sofferenza del confino a Ventotene, ho avuto l’onore e il piacere di posare la prima pietra della costruzione europea. Ho avuto modo, fino a quando la vita me lo ha concesso, di assistere alla crescita di una creatura stupenda, dove le persone viaggiano di Stato in Stato senza particolari problemi alle frontiere, dove i rappresentanti di Governo risolvono le controversie seduti ad un tavolo, senza ricorrere alla guerra. Voi non potete immaginare cosa significa, per me, uomo del 1907, vedere francesi e tedeschi abbracciarsi, dopo che per secoli si sono affrontati sui campi di battaglia, spargendo sangue umano in nome di una futile Ragion di Stato. Così come è commovente vedere il Brennero aperto, la circolazione nella stessa via di persone provenienti da Spagna, Portogallo, Croazia, Estonia, Ungheria e tutti gli altri Paesi uniti sotto la bandiera dalle stelle gialle e con sfondo azzurro. Quanto eravate belli il 7 gennaio 2015 a Place de La République, a manifestare in difesa delle vostre libertà, a protestare contro il terrore di chi vorrebbe tornare alla guerra tra popoli e religioni, contro chi vorrebbe distruggere l’idea che siamo tutti cittadini del mondo e non di un solo Stato. A nome di mia moglie, Ursula Hirschmann, dei miei amici Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, di tutti coloro che hanno messo a disposizione la propria vita per realizzare questo sogno, vi ringrazio. Grazie a voi, la casa comune europea compirà, nel 2017, 60 anni fatti di pace, speranze e sogni. Affinché non ci siano più degli Adolf, dei Benito e dei Tito pronti a sacrificare vite umane in nome di pazzi e fanatici ideali; affinché non si ripetano dolorose ferite come Srebrenica; affinché i sogni spezzati di Valeria Solesin, Lorenza di Leo e Giulio Regeni non diventino la vittoria della paura, bensì voglia rabbiosa di un mondo la cui unica nazione dovrà chiamarsi Terra.

Altiero.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/04/05/da-lassu-altiero-vi-ringrazia/

Populismi: ore contate?

on 22 marzo 2017 in ANGELO CIOETA, ATTUALITA', MONDO, POLITICA Commenti disabilitati su Populismi: ore contate?

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.wtnews.it/frequenze

È una previsione, dunque un’analisi di quello che accadrà che potrebbe essere soggetta ad una clamorosa smentita. Eppure, diversi segnali paiono indicare che l’avanzata dei populismi nel mondo sembra destinata a concludere la sua trionfale ascesa. L’unico modo per andare contro tale percezione, è una doppia vittoria del Front National in Francia e dell’AFD in Germania alle elezioni politiche. Altrimenti, la vittoria di Trump negli USA e la Brexit resteranno eventi clamorosi, importanti e storici, che porteranno sicuramente ad un radicale cambiamento degli equilibri internazionali, ma paradossalmente non tale da sancire la vittoria definitiva dei nazionalismi, la cui Berlino – rifacendosi al 2 maggio 1945 – consisterebbe nella dissoluzione dell’Unione Europea. Marine Le Pen è stata chiara negli ultimi anni: la Francia, in caso di sua vittoria, uscirà dall’UE. Discorso simile per l’AfD di Frauke Petry, che punta alla fine dell’euro e ad una riforma dell’UE in chiave anti-immigrazione. Si tratta di forze politiche che si sono foraggiate della crisi economica e del fallimento delle politiche adottate dalle forze moderate in questi ultimi anni (vedasi l’indice di gradimento del presidente francese Francois Hollande, il più basso dal dopoguerra ad oggi). Eppure, se la statistica non sbaglia, il consenso acquisito non è sufficiente per poter realizzare le proprie politiche. C’è poco da dire: se non ottieni la maggioranza per governare, non potrai realizzare una politica anti-europea. Al momento, infatti, in Francia la Le Pen è impegnata in un testa a testa con Emmanuel Macron al primo turno, ma al ballottaggio non sembra avere alcuna possibilità con nessuno dei candidati. In Germania, il consenso alla Merkel sembra in calo, ma la SPD si è rilanciata con la candidatura dell’europeista convinto Schultz. Brexit e Trump, seppur accolti con toni trionfali dai populisti, ora potrebbero diventare una clessidra pericolosa per gli stessi, quasi un boomerang. Tali eventi, infatti, mescolati alla consapevolezza che l’UE non potrebbe reggere all’uscita della Francia e della Germania, obbligano a prendere una maggioranza di governo nei Paesi interessati il prima possibile. Con il passare del tempo, infatti, le politiche utopistiche di Trump si scontreranno con la realtà (vedasi il ban per gli immigrati, bocciato dalla Suprema Corte); la Gran Bretagna vivrà un periodo di riorganizzazione delle sue politiche estera ed interna (accordi bilaterali, eventuale referendum scozzese, questione irlandese etc.), che sarà soprattutto lacrime e sangue per la popolazione. Inoltre, le forze europee stanno progressivamente rialzando la testa. La fine delle larghe intese nel Parlamento Europeo, ha tolto una ragione per sostenere i populismi. La SPD tedesca, inoltre, insegna che candidare una persona competente e stimata come Schultz, è la strada migliore per rilanciare le proprie idee, anche in un periodo in cui l’europeismo non convince in tanti. A tutto ciò, va aggiunto quello che sta succedendo in altri Stati: in Polonia Diritto e Giustizia, partito di estrema destra al Governo, ha perso molto del suo consenso, tanto da non permettergli una nuova vittoria alle future politiche; in Olanda, il Partito per la Libertà di Wilders è tra i primissimi, ma non ha il consenso necessario per governare, causa anche un sistema elettorale fortemente proporzionale. Insomma, parlando in termini storici, possiamo metterla così: se Brexit e Trump sono state la vittoria delle Ardenne e l’aggiramento della linea Maginot, le elezioni politiche del 2017 potrebbero risolversi in una operazione Leone Marino, preludio di lungo termine a Stalingrado, alla Normandia del D-Day e alla presa di Berlino che, a differenza di quanto accennato all’inizio, si tradurrebbe nella sconfitta dei populismi e in un rialzare definitivo della testa da parte delle forze europee. La clessidra del tempo, insomma, sembra ora essere l’arma più pericolosa per gli estremismi.

 

COMMISSIONE EUROPEA E IMMIGRATI: UN BREVE SULLE QUOTE

on 13 maggio 2015 in DIRITTI Commenti disabilitati su COMMISSIONE EUROPEA E IMMIGRATI: UN BREVE SULLE QUOTE

mare nostrumLa Commissione Europea ha approvato il progetto per la redistribuzione degli immigrati, mediante un sistema di quote. L’Europa accoglierà 20mila persone (il 9,94% spetteranno all’Italia) mentre, riguardo il collocamento degli immigrati già arrivati in Europa, al nostro Paese spetterà l’11,84%.
Un grande passo in avanti, purtroppo rovinato da una forte spaccatura riguardo tale tematica: Gran Bretagna, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno risposto con un deciso NO. Sinceramente, non mi preoccupo di ciò: il processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa è lungo, va realizzato mattone dopo mattone. Non si può pretendere che Paesi che, per secoli si sono fatti la guerra tra loro, nel giro di meno di un secolo accettino facilmente determinate politiche (ovviamente, non mi riferisco solo a UK, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma a tutta l’area dell’UE). Oggi è stato messo un mattone importante, andiamo avanti su questa strada, le future generazioni ce ne saranno grate.

«Una Bretella per le Olimpiadi»

on 13 aprile 2015 in AMBIENTE, ATTUALITA', EUROPA, ITALIA Commenti disabilitati su «Una Bretella per le Olimpiadi»

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: https://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

Non tutti gli italiani celebrano allo stesso modo il 25 aprile, data in cui l’Italia viene liberata dal nazifascismo. Per molti è il momento di celebrare la Resistenza, la ritrovata libertà, la fine di un incubo; per altri è un giorno di lutto, il momento in cui il nostro Paese «legittimo» (quello di Salò, dell’Italia ancora alleata con la Germania) viene sconfitto da Alleati e «traditori». In quest’ultimo caso, al 25 aprile si accompagna il 28, giorno della fucilazione di Benito Mussolini. In pillole: prima celebro il «lutto nazionale», poi ricordo il più grande statista di tutti i tempi, il Duce. Casomai lo si farà scrivendo quelle frasi di circostanza, del tipo « Muoiono gli uomini, ma non gli ideali». Ognuno ricorda quello che vuole, è legittimato a farlo. E’ necessario però evidenziare che, qualora la guerra fosse stata vinta da nazisti e fascisti, oggi qualsiasi cosa della nostra vita sarebbe stata diversa. Prendiamo ad esempio il dibattito politico: la crisi economica sarebbe stata risolta da un Duce o da un Fuhrer che avrebbero proposto investimenti sui campi di concentramento, allo scopo di rafforzare l’eliminazione di quelle razze inferiori dannose per l’economia dei popoli ariani. Pensate che bello: comprando un giornale (per esempio, un interessante «Il Popolo d’Italia») avresti potuto leggere un dibattito tra due rappresentanti del governo che la pensavano diversamente sul medesimo argomento. Altro che costruzione di centrali a biogas, di valorizzazione del fotovoltaico etc. Qui il quesito sarebbe stato: meglio eliminare prima tutti gli omosessuali o gli ultimi ebrei presenti sulla faccia della Terra?

Traditori o no, celebrare Benito Mussolini significa uccidere più volte tutti coloro che, senza colpe, sono stati condannati alle camere a gas, sfruttati come manodopera gratuita fino allo stremo delle forze. Allearsi e vincere con la Germania nazista significava creare una Europa unita fondata sul razzismo e l’eliminazione di propri simili causa puri motivi di fanatismo.

Un altro esempio: quanto sarebbe stato bello scambiare 4 chiacchiere al bar tra amici – sorseggiando una birra Peroni (ovviamente solo birre italiane o tedesche, al massimo giapponesi) – e parlare di quanti neonati disabili sono stati uccisi con iniezioni letali, perché imperfetti ed incompatibili con la razza ariana? E pensate che spettacolo indossare parrucche fatte con capelli di donne destinate ai forni, oppure indossare occhiali, vestiti etc. di esseri umani «inferiori».

Questo sarebbe stato il nostro mondo, in caso di vittoria nazifascista. Forse avremmo avuto tutti un lavoro, ma a prezzo di un annullamento della dignità umana; saremmo tutti nazifascisti, legittimati a picchiare un non ariano.

Traditori o no, meno male che è andata così: fortuna che oggi discutiamo con la Troika e non con Hitler; evviva la democrazia, abbasso la dittatura; oggi Ventotene non è un’isola di confino, ma turistica. Sinceramente, il mondo di oggi è infinitamente migliore di quello che immaginano i fans del Duce.

Una semplice quanto fondamentale relazione è uscita dal Parlamento Europeo il giorno 12 marzo 2015. Infatti, con 308 voti a favore, 229 contrari e 48 astenuti si è sancito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono un diritto umano su cui gli Stati devono impegnarsi in tal senso. Forse è la prima volta che si usa l’espressione citata in neretto riguardo tale tema. Fino ad oggi la questione dei matrimoni gay era stata affiancata – a ragione – ad espressioni come diritto all’uguaglianza, pari opportunità, “concessione” (nei casi dispregiativi( etc. Adesso, si è arrivati ad una svolta: tali matrimoni sono un diritto fondamentale dell’essere umano, che va tutelato dinanzi ad ogni minaccia contraria. «Purtroppo» la relazione non ha valore legislativo ma solo di orientamento per i Governi degli Stati membri. Dunque, il percorso è ancora lungo prima di portarlo a termine, in quanto adesso spetta muoversi all’ordinamento interno di quegli Stati che ancora non hanno adeguato la loro legislazione (tra cui l’Italia). Resta però un dato di fatto: crolla tutto quel castello di sabbia volto a respingere le tesi di coloro che vedevano nella famiglia naturale padre – madre – figlio l’unico vero matrimonio. Fortunatamente il mondo non è solo quello cattolico, ma è anche (e soprattutto) quello del diritto privato, che evidenzia che non esiste un modello universale di famiglia riconosciuto. L’importante è essere felici e garantire felicità ai propri figli. Ciò lo puoi fare anche se a sposarsi sono due uomini o due donne. Insomma, quel pezzo di carta votato dal Parlamento Europeo ci impedisce di tornare indietro: è una bellissima notizia.

PRIMA PARTE

C’è chi sostiene che non conviene parlare troppo di quello che esprime la Lega Nord, perché la si aiuterebbe soltanto a guadagnare consensi. Io conosco la lezione del M5S: meno se ne parlava e più loro crescevano modalità “sottobosco”, con le soli armi del web e dei «vaffa!» di Beppe Grillo. Lì dove i partiti non sono riusciti con le televisioni, ci è arrivato il movimento pentastellato: ottenere il 25% dei consensi alle massime elezioni nazionali al primo tentativo. Certo, c’è stato l’exploit del Partito Democratico nella tornata elettorale del 2008, ma lì si trattava di un partito sorto dalle ceneri di Margherita e Democratici di Sinistra.

Tornando alla Lega Nord di Matteo Salvini, conviene parlarne, e tanto. Fino a prova contraria, se in certe dichiarazioni si riscontrano madornali errori, è necessario correggerli sia per rispetto di chi certi contenuti li esplica, sia nei confronti della popolazione che recepirà il messaggio. Ovviamente ognuno è libero di continuare a credere o meno, a pensare che non si tratta di “errori” ma di cose esatte, a proprio rischio e pericolo. Insomma, è sempre meglio utilizzare la parola, la scrittura, la penna (in questo caso la tastiera), specie se si tratta di confrontarsi con argomenti abbastanza inquietanti: il razzismo in primis.

Della Lega Nord stile Matteo Salvini ebbi già modo di parlare all’epoca della manifestazione di Milano (https://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/ ). Oggi, come già accennato, conviene spendere due parole per analizzare il discorso che il leader ha tenuto a Piazza del Popolo a Roma, il 25 febbraio 2015.

Partiamo innanzitutto dal modo di comunicare. Non si può dire nulla: efficace, molto più di quello di Grillo e, forse, superiore a quello di Renzi. Precisiamo però: lo stile si avvicina molto di più a quello del comico genovese, ma ciò che lo caratterizza è un linguaggio molto popolare, con i “vaffa” meglio dosati rispetto al leader del M5S. Renzi ancora tiene riguardo un modo di parlare leggermente più elevato. Comunque, Matteo Salvini sa fare presa sulle persone, specie sulla loro pancia. In pillole: sul modo di parlare si basa il 90% della strategia comunicativa del leader della Lega Nord, riuscendo così a far passare per vera la marea di cavolate (siamo sinceri, di quello si tratta) che viene esposta durante il discorso. Andiamo a studiarle una per una:

  • la Lega Nord sta con la polizia ed i carabinieri. Ci mancherebbe altro, l’alternativa sarebbe proteggere i delinquenti. E’ necessario però ricordare che la Lega Nord stava talmente tanto con le forze dell’ordine italiane, che decise di creare la Federazione delle Compagnie della Guardia Nazionale Padana. Erano gli anni del governo provvisorio della Padania (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/guardie-padane ), che sfocerà (proprio in questi mesi) nel rinvio a giudizio – richiesto dalla Procura di Bergamo – per violazione della legge Scelba del 1948: promozione, costituzione, organizzazione e direzione di un’associazione di carattere militare. Ma le indagini della Procura erano cominciate molti anni prima, precisamente a metà dei ’90. All’epoca ci fu un altro fatto, che oggi noi ricordiamo in modo soprattutto divertente: i denti di Roberto Maroni che penetrano il polpaccio di un poliziotto. Risultato: condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in Appello e in Cassazione. Insomma, di amore a prima vista non si può proprio parlare;
  • gli alunni delle nostre scuole devono studiare la questione delle Foibe. Giustissimo, nulla da eccepire. Peccato che tali dichiarazioni si facevano dinanzi ad una platea composta in buona parte anche da Casapound. Sappiamo benissimo come viene interpretata la vicenda delle foibe dalla destra estrema: un «evento» di risposta al giorno della memoria (27 gennaio). La vicenda delle foibe è tornata alla luce solo grazie ad una difficile opera di revisionismo, che ha permesso di riscoprire una importante pagina dell’Italia post – seconda guerra mondiale. Ma è una vicenda che non nasce e muore con l’arrivo dei titini che catturano e uccidono italiani indiscriminatamente, bensì ha il suo punto di partenza nelle persecuzioni operate dal regime mussoliniano durante l’occupazione italiana di alcune zone slave. Anche lì, il revisionismo ha fatto un bel po di luce: campi di concentramento Made in Italy. Una domanda sorge spontanea a Salvini: Casapound se la sentirebbe, vista la sua chiara fama fascista, di darsi una zappa sui piedi di tal genere? Non penso proprio, almeno che non si voglia imporre una verità ufficiale, costruita ad arte per favorire una precisa parte politica. Ciò non sarebbe bello;
  • Bisogna parlare del genocidio degli armeni per mano della Turchia, che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa. Teoricamente, applicando lo stesso ragionamento, non ci dovrebbero entrare neanche Italia e Germania (nell’Unione Europea però, visto che uscire dal continente è un pochino complesso). Oltre allo scontatissimo caso della Shoah e a quello appena citato della Jugoslavia, conviene ricordare un altro «magistrale» sterminio italiano: trovate tutto qui. In poche parole: il genere umano non va giudicato dai confini nazionali, ma al di fuori di essi. D’altronde, i confini non sono altro che decisioni prese dall’uomo;
  • Bisogna rispettare le lingue, le identità etc. della cultura italiana. Qui si apre un argomento grande come una casa. Innanzitutto, partiamo dalla religione, tema con cui la Lega Nord fa molto spesso a botte. La Costituzione e la storia del nostro Paese sanciscono che l’Italia è nata laica (almeno che non si vogliano definire cattoliche le popolazione pre – romane), ergo rispettare la cultura italiana significa tollerare Islam, Buddismo e altre confessioni. Altro tema: le lingue. Secondo la nostra Carta fondamentale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» (Art.6). Infine (ma ci fermiamo qui solo perchè il post non può essere stressantemente lungo) è necessario ricordare il passato recente del sole delle Alpi, quando ci si lamentava dell’eccessiva presenza del dialetto romano nei films e nella cultura in generale, quando si chiedeva di sottotitolare le fiction nei diversi dialetti regionali. Insomma, un’ottima strumentalizzazione della cultura locale. In pillole: ora tutto fa brodo;
  • Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale. Se la si pensasse veramente così, non solo Crocetta dovrebbe dimettersi, ma anche molti altri governatori regionali. Infatti i casi di malasanità si sono registrati un po’ ovunque in Italia. Per «puro caso», mi è capitato sottomano un articolo di Panorama, ove è protagonista di uno scandalo della sanità un ospedale del Nord, quello di Busto Arsizio. Copio e incollo il testo dell’articolo: «7 settembre 2012: Rebecca Balzarini muore a soli 8 anni, all’ospedale di Busto Arsizio. Una morte improvvisa che per settimane ha impegnato anche gli stessi medici nel tentativo di comprenderne la causa. La mamma aveva portato la piccola al pronto soccorso: i sintomi erano quelli dell’influenza, nulla che potesse far presagire un epilogo tragico. Aveva la febbre alta e dopo averla visitata i medici l’avevano rimandata a casa, diagnosticando una faringite» (fonte: http://www.panorama.it/news/cronaca/malasanita-quando-morire-i-bambini/#gallery-0=slide-5 ). Busto Arsizio, Lombardia, 2012. In pillole: siamo nell’epoca del governo regionale di Roberto Formigoni. Evidentemente, in quel periodo Salvini era un pochino distratto e «si dimenticò» di chiedere le dimissioni del Governatore;

  • Si lavora se si ha merito. In linea di principio l’affermazione è giustissima. Nel mondo del lavoro le selezioni serie si basano su un attento studio degli Europass, i curriculum di stampo europeo dove sono registrate le esperienze degli interessati. Teoricamente, più titoli di studio hai, più sei una persona qualificata. Non fosse così, potremmo tranquillamente abolire l’obbligatorietà della scuola e la possibilità di frequentare l’università. C’è un piccolo neo: il merito non può essere predicato da chi è diventato famoso per una laurea comprata in Albania o da chi l’università, dopo un decennio di fuoricorso, non è riuscito a terminarla. No, non ci siamo. Certe lezioni devono partire da una dimostrazione di fatto: mettetemi un leader laureato e con tanti punti di merito, poi ne riparleremo;
  • Citazioni su Oriana Fallaci, Don Milani, Don Sturzo. Senza entrare nello specifico di ciascuno (ripeto: diamo un limite alla lunghezza di questo post), più citazioni fai e meno è un tuo discorso. In pillole: ti soffermi sempre meno sui veri contenuti;
  • L’Italia cresce solo dello 0,1% nel PIL. Matteo Salvini non è contento di questa crescita che, seppur segnando una inversione di tendenza in senso positivo della nostra economia, la considera ancora troppo poco. Siamo d’accordo. C’è però da ricordare ai verdi leghisti che, negli anni del nuovo millennio hanno governato anche loro, con risultati abbastanza disastrosi. Conviene fare un piccolo sunto del trend del nostro PIL (dati Istat): 2007 (Governo Prodi: + 1,7%); 2008 (Governo Prodi e poi Governo Berlusconi – Lega: – 1, 2%); 2009 (Governo Berlusconi – Lega: – 5,5%); 2010 (Governo Berlusconi – Lega: + 1,7%); 2011 (Governo Berlusconi e poi Monti: + 0,5%); 2012 (Governo Monti: – 2,4%). Dati, ovviamente su base annua. Insomma, lezioni di economia non possono darle, specie dopo quel lusinghiero – 5,5 %;
  • La disoccupazione durante il governo Berlusconi – Lega era al 9%, ora è 4 punti sopra. Questa gliela possiamo concedere, ma non dimentichiamo che la maggioranza di centrodestra 2001 – 2006 è stata protagonista di quella Legge Biagi che ha spalancato le porte al precariato. Insomma: #pernondimenticare;

  • In Italia non c’è spazio per i campi ROM; prima i disoccupati e dopo (molto dopo) i ROM. Partiamo da una premessa: la stragrande maggioranza dei ROM hanno la cittadinanza italiana, dunque hanno gli stessi diritti nostri. La questione dei campi, inoltre, si è aggravata grazie ai decreti emergenziali dell’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso, Lega Nord), che ebbero l’effetto di aumentare l’allarme sociale e di realizzare atti in deroga alle leggi. Decreti che ci hanno portato a forti condanne da parte dell’Unione Europea. Insomma, i fautori del disastro ora intendono demolire con le ruspe le case dei cittadini italiani. L’alternativa ci sarebbe: una politica di recupero delle abitazioni abbandonate in favore dei ROM. Si pensi solo ai centri storici, sempre più deserti.

Per ora fermiamoci qui. La questione è ancora lunga, dunque conviene respirare e darci appuntamento alla seconda puntata.

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7 gennaio 2015: Parigi si sveglia con il terrore. Uomini armati entrano nella sede del periodico settimanale satirico «Charlie Hebdo» e trucidano 12 persone: 8 giornalisti, 2 agenti assegnati alla protezione del direttore, 1 ospite invitato alla riunione di redazione ed il portiere dello stabile. Il giorno dopo, una poliziotta viene uccisa. Per tre giorni, 88mila uomini delle forze di sicurezza francesi si ritrovano a setacciare la Francia, a spegnere il prima possibile quel clima di tensione creato da pochi pazzi. La vicenda finirà nel peggiore dei modi: un assassino ucciso dopo aver seminato il terrore in un negozio ebraico a Parigi, gli altri 2 fatti fuori dopo essersi barricati in una tipografia. Si capisce fin da subito che gli attentati sono di stampo terroristico. Le reazioni sono varie: sgomento, sdegno, si scende in piazza con le matite in difesa della libertà e di espressione. Ovviamente, non mancano reazioni dal fronte opposto: l’attentato è di matrice islamica; Islam è uguale a terrorismo. C’è chi propone come arginare questa pericolosa minaccia turca: rivedere Schengen, stop all’immigrazione clandestina etc. Alla fine, scopri che gli autori della strage sono cittadini francesi. Dunque persone che hanno la cittadinanza europea, che vivono «dentro» Schengen. L’intolleranza, il razzismo, la xenofobia sono delle brutte bestie, che spesso si cibano proprio con «il sangue degli innocenti». Fosse finita qui: l’Unione Europea (in un modo o nell’altro) c’entra sempre, ovviamente nella parte del colpevole. Peccato sentir dire questo, perchè l’11 gennaio 2015 l’Europa (e non solo) ha saputo dare una risposta bellissima: 4 milioni di persone sono scese a Place de la République per la libertà di satira e per la difesa dei propri diritti. E forse, proprio lì, sono nati gli Stati Uniti d’Europa.

Sicuramente, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, al momento della stesura del «Manifesto di Ventotene» erano ben consapevoli del progetto che andavano proponendo: realizzare l’unità europea. Detto così, sembra una cosa facile. Invece non lo è affatto: significa unire culture, storie, tradizioni, sistemi giuridici e tanto altro che presentano notevoli differenze tra i Paesi interessati. Da oltre mezzo secolo, l’Unione Europea ci permette di vivere in pace, senza il timore che una crisi economica o la pazzia di qualche governante ci risucchi nel vortice delle bombe e della morte. E’ il periodo di pace più lungo di sempre, cosa impensabile se uno va a leggere i libri di storia: Francia, Austria Spagna e altre nazioni si sono ritrovate per secoli a combattere tra loro per l’egemonia sul continente, ad affermare l’unità del «vecchio mondo» sotto un’unica corona e religione (protestante o cattolica, con la «minaccia musulmana» sempre viva); a scontrarsi in nome di un ideale fascio – nazista (da una parte) e di democrazia e libertà (dall’altra). In pillole: il processo europeo è ancora molto giovane, dunque è normale che continuino ad esserci forti contrasti.

Il problema è che in Italia, l’idea dell’Europa unita è arrivata come un soggetto a cui attribuire tutti i nostri mali: crisi economica? Colpa dell’euro; ci sono stranieri che uccidono? Colpa dell’Europa che accoglie tutti… Insomma, l’Europa in terza persona, come se fosse un organismo di cui l’Italia non è parte integrante.

Razzismo, intolleranza, xenofobia… Tutte parole che, come si dice da sempre, andrebbero sconfitte dicendo la verità, utilizzando la penna e non le armi. Ma, nell’era di internet basta un semplice post pieno di contenuti di odio per renderlo conoscibile a tantissime persone che, nella maggior parte dei casi tendono a non accertarsi della verità, magari verificando e paragonando altri articoli sul medesimo argomento. Così, nasce nel cervello un pensiero distorto, fantoccio: Islam = terrorismo; più immigrati = maggiore delinquenza… Si dirà: basterebbe scrivere online come stanno veramente le cose. Purtroppo non basta: gli articoli che colpiscono la pancia delle persone, per quanto possano essere falsi, tendono ad essere quelli più diffusi, relegando la verità ai margini estremi dell’informazione. Dopo millenni, comprendere che un abbraccio è mille volte meglio di un’arma da fuoco, è ancora molto difficile.