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Archive for the ‘EUROPA’ Category


Le larghe intese come corresponsabili dei nuovi fascismi

on 25 settembre 2017 in EUROPA Commenti disabilitati su Le larghe intese come corresponsabili dei nuovi fascismi

Ci eravamo illusi. La vittoria di Macron e i risultati al di sotto delle aspettative del Front National in Francia, i passi in avanti un po’ azzoppati di Willers in Olanda e il crollo di consenso dello UKIP in Gran Bretagna, sembravano eventi in grado di poter dire che l’Unione Europea era entrata nella fase della riscossa. Le elezioni politiche in Germania, in tale contesto, potevano passare (ironia della sorte) per la presa di Berlino e la capitolazione dei populismi. Invece, non è stato affatto così. Ad uscirne con le ossa rotte sono stati i principali partiti del Paese: la CDU di Angela Merkel (vincitrice ma con un consenso ridottosi del 10%) e l’SPD di Schulz, la cui formazione politica ha raggiunto il minimo storico. Dal dopoguerra ad oggi, mai un partito di estrema destra era riuscito ad entrare nel Bundestag, il Parlamento tedesco. Questa volta, ce l’ha fatta l’AFD di Alice Weidel, ottenendo un risultato in doppia cifra e probabilmente molto al di sopra delle aspettative: 12,6% e 94 seggi, triplicando quanto ottenuto nella campagna elettorale precedente. I populismi, dunque, rialzano la testa, proprio nella terra dove si confrontavano due candidati europeisti conosciuti e rispettati, che sembravano capaci di ridimensionare il fenomeno di estrema destra. Come detto all’inizio, si è trattato di una triste illusione: la realtà, sotto i nostri occhi, si è presentata in forma molto diversa. Senza necessità di fare un’analisi politica approfondita, è sufficiente evidenziare i probabili motivi che hanno portato a questo stravolgimento politico nel panorama tedesco. Innanzitutto, è emblematico l’intervento di Schulz dopo le prime proiezioni. Il candidato alla cancelleria, infatti, ha annunciato la fine delle larghe intese con la CDU e il ritorno all’opposizione da parte dell’SPD. L’annuncio è stato accolto dai sostenitori con applausi e urla di giubilo, chiaro messaggio a coloro che in questi anni hanno spinto per governare con i conservatori. In più, le questioni economiche e sociali che i tempi di oggi ci pongono, non sembrano trovare risposte nella politica tradizionale, ma nel frattempo individuano un megafono per ampliare la loro voce nella estrema destra. Sembra un paradosso, ma ormai è una costante: i socialisti europei non riescono più ad essere portavoce dei disagi delle persone (vedasi l’umiliazione del PS francese e il pessimo risultato di Schulz). Nel frattempo (forse unica nota positiva), Melenchon fa l’exploit in Francia, mentre la LINKE e i Verdi crescono timidamente in Germania. Non c’è poi da dimenticare la rimonta di Corbyn in Gran Bretagna. Nella sfera della sinistra, insomma, sembra realizzarsi un processo volto a trovare nuovi attori protagonisti della lotta contro il populismo. Nel frattempo, questi lotta a testa alta. Una cosa è comunque certa: le larghe intese, nate per contrastare il populismo, si stanno rivelando le maggiori artefici della crescita esponenziale dell’estremismo. Oggi lo abbiamo verificato in Germania, ma in passato l’Italia ha già dimostrato questa situazione, con la crescita del M5S prima e il decollo delle forze sovraniste poi (in primis, la Lega Nord). Da quando i partiti hanno smesso di fare politica e si sono dati alla responsabilità, con compromessi di governo al ribasso con forze politiche opposte, a trarne giovamento sono state quelle formazioni che hanno sempre rifiutato accordi del genere, portando avanti i loro programmi e le loro idee. L’auspicio, dunque, è quello di tornare il prima possibile ad una dialettica politica caratterizzata da blocchi contrapposti e coerenti nei loro piani, dove la destra fa la destra e la sinistra fa la sinistra. In Germania, l’SPD sembra averlo capito, mentre Angela Merkel ancora no, viste le sue intenzioni di perseverare nelle larghe intese. In Italia, come nostro solito, siamo ancora più indietro: il PD ormai preferisce Alfano alla sinistra, mentre questa continua nella sua eterna frammentazione. Dall’altra parte, invece, un progetto di centrodestra moderata è riposto nelle mani del solito Silvio Berlusconi, ben lontano però da quello del 1994 e dei primi anni Duemila. In tutto ciò, comunque, il senso di responsabilità è diventato corresponsabile dell’emergere dei nuovi fascismi.

DA LASSÙ, ALTIERO VI RINGRAZIA

on 10 aprile 2017 in DIRITTI, EUROPA, MONDO Commenti disabilitati su DA LASSÙ, ALTIERO VI RINGRAZIA

Mi chiamo Altiero. Insieme a Eugenio, Ernesto e Ursula, tra il mare e la sabbia, tra le bombe e la sofferenza del confino a Ventotene, ho avuto l’onore e il piacere di posare la prima pietra della costruzione europea. Ho avuto modo, fino a quando la vita me lo ha concesso, di assistere alla crescita di una creatura stupenda, dove le persone viaggiano di Stato in Stato senza particolari problemi alle frontiere, dove i rappresentanti di Governo risolvono le controversie seduti ad un tavolo, senza ricorrere alla guerra. Voi non potete immaginare cosa significa, per me, uomo del 1907, vedere francesi e tedeschi abbracciarsi, dopo che per secoli si sono affrontati sui campi di battaglia, spargendo sangue umano in nome di una futile Ragion di Stato. Così come è commovente vedere il Brennero aperto, la circolazione nella stessa via di persone provenienti da Spagna, Portogallo, Croazia, Estonia, Ungheria e tutti gli altri Paesi uniti sotto la bandiera dalle stelle gialle e con sfondo azzurro. Quanto eravate belli il 7 gennaio 2015 a Place de La République, a manifestare in difesa delle vostre libertà, a protestare contro il terrore di chi vorrebbe tornare alla guerra tra popoli e religioni, contro chi vorrebbe distruggere l’idea che siamo tutti cittadini del mondo e non di un solo Stato. A nome di mia moglie, Ursula Hirschmann, dei miei amici Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, di tutti coloro che hanno messo a disposizione la propria vita per realizzare questo sogno, vi ringrazio. Grazie a voi, la casa comune europea compirà, nel 2017, 60 anni fatti di pace, speranze e sogni. Affinché non ci siano più degli Adolf, dei Benito e dei Tito pronti a sacrificare vite umane in nome di pazzi e fanatici ideali; affinché non si ripetano dolorose ferite come Srebrenica; affinché i sogni spezzati di Valeria Solesin, Lorenza di Leo e Giulio Regeni non diventino la vittoria della paura, bensì voglia rabbiosa di un mondo la cui unica nazione dovrà chiamarsi Terra.

Altiero.

Articolo del sottoscritto pubblicato qui: http://www.asslastazione.it/2017/04/05/da-lassu-altiero-vi-ringrazia/

«Una Bretella per le Olimpiadi»

on 13 aprile 2015 in AMBIENTE, ATTUALITA', EUROPA, ITALIA Commenti disabilitati su «Una Bretella per le Olimpiadi»

Con il documento di economia e finanza (DEF), Delrio si è inventato un #cambiaverso tutto suo: accetta sulle Grandi Opere, stop alla tattica dell’emergenza per concludere in tempo utile le infrastrutture, valorizzazione dei progetti volti a promuovere una vera sostenibilità nel pieno rispetto delle regole europee. Leggere il DEF 2015 significa comprendere che, almeno in buona parte, si va contro lo Sblocca Italia, documento ove le Grandi Opere facevano la parte del leone.

In un colpo solo l’autostrada Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone – opere ritenute fino ad oggi strategiche per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina e che hanno caratterizzato il dibattito politico non di una, ma di diverse generazioni di politici e non – vengono declassate, sottratte dalla categoria della priorità. Ferrovie, metropolitane e (anche) strade, ma molte di meno: questa è la «svolta Delrio». Almeno così sembra: secondo alcuni esponenti politici il DEF non ha cambiato nulla riguardo la Roma – Latina e la Cisterna – Valmontone, in quanto progetti già finanziati e con i lavori in procinto di partire. C’è però da comprendere alcune cose: lo Stato non ha finanziato l’intero progetto , ma lo copre solo per una parte (contribuisce per il 40%, mentre il restante spetta al privato). Al momento infatti, la copertura economica è garantita solo per il lotto Roma – Latina, mentre la parte Cisterna – Valmontone (secondo lotto) e il tratto Spinaceto – Fiumicino – Civitavecchia ancora non vedono un euro. In pillole: un progetto abnorme, con infrastrutture tra loro collegate e diviso in 3 lotti che, solo progressivamente verranno completamente finanziati. Il tutto per collegare il Lazio Meridionale con l’autostrada del Sole e favorire un decente collegamento per i trasporti industriali. Calcolando che i costi, come è sempre successo nella nostra penisola, saliranno nel tempo e, tenendo conto delle metamorfosi del sistema produttivo nazionale e globale, quanto tempo ci vorrà per reperire tutti i fondi necessari (se mai si troveranno)?

Al momento comunque, Delrio non sembra di questo avviso: accetta sulla Roma – Latina (ritenuta fondamentale per garantire la sicurezza della SS 148 Pontina) e sulla Cisterna – Valmontone. Certo, è da notare che qualche politico di caratura nazionale ha dichiarato di aver ricevuto “rassicurazioni” sul non declassamento da parte dello stesso Ministro alle Infrastrutture, ma fino a prova contraria, una conversazione privata è nulla di fronte ad un documento pubblico quale è il DEF. In tal senso, è comunque interessante evidenziare le dichiarazioni del deputato PD Ranucci: «La notizia del definanziamento della Cisterna-Valmontone, tratta fondamentale della Roma Latina, per la quale il Cipe ha già versato 600 milioni di euro è figlia di un malinteso e credo sia da escludere il suo inserimento nel pacchetto delle infrastrutture meno strategiche. Il Ministro Delrio, che questa mattina ha dichiarato sull’importanza di mettere mano alle emergenze ed ai lavori utili nel nostro Paese, ha già dato rassicurazioni in merito. Stiamo parlando dell’unica vera infrastruttura del Lazio, un’opera da 2 miliardi e settecento milioni di euro che ha già visto il Cipe intervenire nel project financing con 600 milioni. Un’opera importante anche in vista delle Olimpiadi, anello fondamentale tra Napoli, Roma e Civitavecchia […]» (Fonte: http://www.latinaquotidiano.it/corridoio-roma-latina-ranucci-e-moscardelli-tranquillizzano-lopera-non-puo-essere-definanziata/ ). Ora, riflettiamo un attimo: le opere servono per lo sviluppo industriale della Provincia di Latina, per garantire maggiore sicurezza etc. Ci può stare, non sono d’accordo ma – questa volta – “passo” per qualche minuto. Però, per favore, evitiamo di dire boiate: Roma si è candidata per le Olimpiadi 2024, ma ciò non significa che le sono già state assegnate, perché la decisione finale ci sarà solo nel 2017.

Con scuole che crollano, una penisola che frana ogni giorno, scandali che si scoperchiano ormai quasi quotidianamente… elaborare certi pensieri è un pugno allo stomaco verso i cittadini italiani. Ma è anche esempio di un’arretratezza culturale che da anni ormai colpisce il nostro Paese: in altre parti d’Europa stanno lavorando per rendersi indipendenti il più possibile dalla gomma (vedere qui: https://elnuevodia.altervista.org/dalla-bretella-cisterna-valmontone-ad-helsinki-passando-per-amburgo/ ) mentre qui, nonostante i noti problemi dell’eccessiva dipendenza energetica da altri Paesi, continuiamo a fare finta di nulla e sponsorizziamo un modello di sviluppo stile anni ’60. Continuiamo a non comprendere che i tempi sono cambiati, che il sistema industriale ha subito una metamorfosi, che ci sono sfide non nazionali ma globali da affrontare (mai sentito parlare di OverShootDay?). Di questo passo, il mondo che si lascerà alle future generazioni sarà decisamente peggio di quello attuale.

Partiamo da qualche buona notizia. Innanzitutto è doveroso evidenziare quanto uscito dal New York Times: il 2014 è l’anno in cui l’economia globale è cresciuta, ma le emissioni di Co2 hanno invertito la rotta. Giusto per dare qualche numero: nel 2012 abbiamo immesso nell’atmosfera 34,5 miliardi di tonnellate di Co2, nel 2013 ben 35 miliardi (record), nel 2014 sono state «appena» 32,3. Altra notizia importante, anche se ormai risaputa: da qualche anno la vendita delle biciclette ha superato quella delle automobili. Infine, c’è un crescente ritorno all’agricoltura a discapito del lavoro in fabbrica. In poche parole: c’è un ritorno al sostenibile. Si tratta di un processo soprattutto benefico per la nostra salute, per quella del pianeta e l’economia (non solo monetaria) delle persone. A proposito di quest’ultima, è necessario monitorare quell’evento chiamato «Earth OverShoot Day». Si tratta del giorno in cui la Terra esaurisce le risorse disponibili per l’anno ed entra «in riserva»: da quel momento ciò che consumiamo non sono altro che beni messi a disposizione dal pianeta per l’anno successivo. L’anno scorso l’ «Earth OverShoot Day» è caduto il 19 agosto, nel 2013 il 20 dello stesso mese, nel 2012 il 22 (sempre nel periodo sextilis ). In pillole: l’umanità esaurisce le scorte annuali sempre prima. Dunque è necessaria una inversione di tendenza, se proprio ci teniamo a lasciare alle future generazioni un mondo più sostenibile.

Comunque, all’inizio abbiamo evidenziato segnali incoraggianti (fortunatamente non sono gli unici) da non trascurare e da utilizzare come punto di partenza per ulteriori sviluppi. Ora, al di là dell’eterna discussione scientifica sul fatto che i cambiamenti climatici sono dovuti o no alla Co2, un dato di fatto è inopinabile: meno inquiniamo e più ne beneficiamo a livello economico, sanitario, di risorse umane e materiali. Già questo sarebbe un bel regalo per il futuro, ma i disastri di decenni e decenni procurati dal menefreghismo umano non possono essere ridimensionati solo con qualche timido segnale di ripresa. Serve molto di più, un azzardo, una «grande opera». Spesso l’espressione equivale a cemento e distruzione di aree verdi, eppure potrebbe avere un’accezione molto più simpatica. Non solo, la si potrebbe affiancare a progetti realizzabili in tempi molto più brevi rispetto ad un’autostrada o ad un grande evento. Arriviamo al sodo: un grande passo in avanti potrebbe essere l’istituzione di un abbonamento nazionale – da parte di Trenitalia«bici+treno». Non si tratta di chiedere alle Ferrovie dello Stato di permettere di portare la bicicletta in treno. Questo infatti è già permesso, anche se la disciplina è regolata regione per regione. L’obiettivo è proprio modificare quest’ultimo punto: abbonamento nazionale «bici + treno» uguale per tutto il territorio nazionale. Al momento infatti, giusto per prendere qualche regione come esempio: in Puglia il servizio è gratuito, nel Lazio si paga 3,50 euro al giorno (dunque si può facilmente arrivare a 1000 euro l’anno circa!), in Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna si paga un abbonamento di 60 euro all’anno. Si tratta di una situazione molto frammentata, a cui bisogna aggiungere che molto spesso mancano le attrezzature adeguate per poter «accogliere» le biciclette nei vagoni. Eppure non sono pochi i cicloturisti, i lavoratori e le persone in generale che, durante la loro giornata, realizzano le loro azioni abbinando entrambi i mezzi di trasporto. Unire l’Italia sotto questo punto di vista sarebbe un vantaggio per coloro che già sono abituati a muoversi in tale maniera, ed un incentivo per chi invece ha il timore di farlo (oltre a contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi globali di cui abbiamo parlato in precedenza). A gennaio, sul link http://change.org/bici+treno la giovane manager bolognese Sara Poluzzi ha aperto le danze per «unire l’Italia con biciclette e treni». Nel giro di pochissimo tempo si è andati ben oltre la petizione: la Regione Emilia Romagna è stata la prima a recepire le richieste ed ha deciso di reinserire l’abbonamento annuale «bici+treno» (revocato nel 2014) al costo di 60 euro, valido ovviamente solo per il territorio della Regione. Nel frattempo «fibrillazioni» ci sono in Piemonte, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove referenti locali stanno provando a smuovere le istituzioni regionali su tale tema. Riguardo le altre Regioni, state pur certi che è solo questione di tempo. Il dibattito ormai si è aperto, un movimento di opinione sempre crescente si va ormai formando (basta notare la crescita costante, nel giro di soli 3 mesi, del gruppo facebook «Bici+Treno» (https://www.facebook.com/groups/bicitreno/ ). Trasformare l’iniziativa in concretezza significa fare un passo deciso verso la sostenibilità, termine che spesso spaventa piuttosto che far sognare un mondo migliore.

FIRMA LA PETIZIONE: https://www.change.org/p/trenitalia-spa-abbonamento-bici-treno-nazionale
GRUPPO FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/bicitreno

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Innanzitutto un «Grazie!». Un «Grazie» grande come il Mare Mediterraneo ai membri della Marina Militare Italiana, alle organizzazioni di volontariato ed a tutti coloro che in questo anno hanno contribuito alla realizzazione dell’operazione umanitaria Mare Nostrum. Vanno ringraziati per l’impegno che ci hanno dedicato, per il tempo della loro vita che hanno sacrificato, per aver dato un’immagine dell’Italia solidale, accogliente, pronta a sacrificarsi per salvaguardare quanto di più prezioso abbiamo: la vita umana. Questo era innanzitutto Mare Nostrum. Uomini, donne, bambini di ogni età, dopo miglia e miglia percorse lungo quel lembo d’acqua tra il continente europeo e le coste africane, dopo aver rischiato la vita per giorni su un barcone, senza possibilità di mangiare, bere, costretti a fare a meno delle più scontate regole igieniche, si ritrovavano dinanzi a motovedette, aerei, navi… pronti a soccorrerli ed a portarli in salvo. Prima la vita, poi tutto il resto; dai respingimenti di Maroni all’umanità. Era stato fatto un bellissimo passo in avanti. Ma Mare Nostrum non era solo questo. L’operazione intendeva « assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti »(Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ). Perchè, per chi ancora non lo sapesse: dietro ai barconi vi lucrano dei banditi. Un viaggio per una o più persone costa migliaia e migliaia di euro. Si tratta spesso dell’unica possibilità per poter fuggire dalle persecuzioni, per poter salvare i propri familiari e garantire loro una vita migliore. In pillole: o paghi salato o muori.

Umanità, giustizia, speranza… era tante belle parole questo progetto. Nel tempo, poteva addirittura diventare il punto di accensione di una nuova ( e più efficace) primavera araba. Lo sanno anche i governanti africani che la fuoriuscita di propri cittadini, a lungo andare, può far sorgere negli emigrati la pazza idea di realizzare un moto rivoluzionario. L’incontro con la democrazia, con uno stile di vita superiore economicamente a quello che fino ad ora avevi visto, con Paesi ove non è contemplata la pena di morte bensì lo status di «rifugiato politico» e tanto altro avrebbero fatto scattare, prima o poi, qualche sommovimento. E chissà…

Persone prima che numeri. Una delle critiche principali rivolte a Mare Nostrum è stato il costo dell’operazione: 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni di euro, presi dal bilancio della Marina Militare, senza toccare le tasche degli italiani (cavallo di battaglia di razzisti e nazionalisti facilmente smontato). Spesa eccessiva? Si poteva aggiungere qualche euro in più? Io preferisco chiuderla così: la vita umana non ha prezzo, è più preziosa di qualsiasi altra cosa. Oggi, se migliaia e migliaia di persone si ritrovano sul nostro suolo, piuttosto che in fondo al mare, ciò lo si deve allo Stato italiano, alle organizzazioni umanitarie, a chi ha dedicato il suo impegno allo Stretto di Sicilia. Poi, possono anche cominciare i discorsi sugli immigrati «portatori di malattie gravi», «esempi di delinquenza» etc. Ma, prima aspettiamo che compiano la fattispecie illegale (colpevoli di essere malati, un reato che intaccherebbe con il diritto alla salute sancito dal nostro ordinamento giuridico) e poi giudichiamo (siamo pur sempre innocenti fino al terzo grado di giudizio, oppure no?).

Ora Mare Nostrum chiude, sostituita dall’operazione Triton. L’Europa scende in campo finalmente, dopo tante e tante pressioni esercitate dal nostro Paese che non poteva accollarsi da solo l’intero peso del flusso migratorio dall’Africa all’Italia. Francia, Spagna, Portogallo, Finlandia, Lettonia, Islanda, Malta, Olanda, Austria, Belgio, Polonia, Romania, Svezia e Slovenia contribuiranno alla realizzazione di questo nuovo progetto. Finalmente un progetto comune europeo in grado di confrontarsi con il fenomeno migratorio. Peccato che Triton sia un pochino diversa da Mare Nostrum. Ci sono piccole ma significative differenze:

Mare Nostrum: progetto nato il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, dovuto all’eccezionale afflusso di migranti. Ha una duplice missione: garantire la salvaguardia della vita in mare, assicurare alla giustizia tutti coloro i quali lucrano sul traffico illegale di migranti. Ne fanno parte Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato e altri Corpi dello Stato. Inoltre, i controlli sanitari sono svolti dai medici dell’ISMAF (Istituto di Santa Marittima Aeronautica delle Frontiere), dal personale del Corpo Militare e dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dal CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta) e dalla fondazione RAVA. Mare Nostrum opera in sinergia con FRONTEX (istituzione dell’Unione Europea il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della UE e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) ed EUROSUR (nuovo sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri sotto egida dell’Unione Europea che prevede, principalmente, l’impiego di droni). Fonte: http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx ;

Triton: missione europea gestita da Frontex. Mentre Mare Nostrum si spingeva fino al limite con le acque territoriali libiche per salvare i migranti in difficoltà, Triton arriva fino a 30 miglia dalla coste italiane. L’obiettivo è garantire una «cogestione rinforzata delle frontiere esterne». Dunque, si insisterà più sulla sorveglianza dei confini piuttosto che sulle operazioni di salvataggio. Le operazioni di salvataggio proseguiranno (il diritto internazionale lo impone) ma i tempi di intervento si allungheranno e non è chiaro se – naufragi a parte – le navi di Triton agiranno direttamente o non si limiteranno solo a segnalare la presenza di barconi. Oltre all’Italia partecipano i Paesi citati in precedenza. Riguardo il nostro Paese, una nave anfibia, con a bordo anche un ospedale e tre pattugliatori rimarranno a Lampedusa. Stando poi al Commissario agli Affari Interni dell’UE Cecilia Malmstrom: «Triton non incide in alcun modo sulla responsabilità dell’Italia di controllare la propria parte delle frontiere esterne dell’UE, nonché i suoi obblighi in materia di ricerca e salvataggio delle persone bisognose di soccorso». Fonte: http://ilmanifesto.info/renzi-rottama-mare-nostrum/ .

In conclusione:

  1. L’Italia ha ottenuto una maggiore partecipazione dell’Unione Europea. Un numero notevole di Paesi parteciperà – dal 1° novembre – al controllo delle frontiere tra Italia e Africa, ma il raggio d’azione sarà ridotto (come detto in precedenza) e diversi gli obiettivi dell’operazione: da umanitaria diventa di rafforzamento del controllo alle frontiere;
  2. affinchè l’intervento europeo ottenesse maggiori effetti, logica voleva che Mare Nostrum continuasse. Invece no, l’Italia ha ridimensionato il suo impegno, nonostante l’arrivo degli “alleati”. Ci siamo fatti male da soli.

 

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Un appello da condividere

Gentile Presidente del Consiglio,

all’inizio di ottobre Lei ha pubblicamente dichiarato: “Mare Nostrum andrà avanti finché l’Europa non sarà in condizioni di intervenire più e meglio di come abbiamo fatto noi fino ad oggi”.

Di fronte alle ripetute affermazioni, da parte del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, che le operazioni italiane di ricerca e soccorso in mare termineranno presto e consapevoli che l’Unione Europea ha annunciato l’inizio, da sabato 1° novembre, della cosiddetta Operazione Triton, costatiamo che quelle “condizioni” non ci sono.  

Le nostre organizzazioni sono seriamente preoccupate per l’impatto umanitario di questa decisione, perché Triton non avrà il mandato di svolgere attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, ma di pattugliare i confini marittimi e costituirà una risposta soltanto parziale al problema. 

I tragici naufragi che dall’inizio dell’anno hanno già causato più di 3.000 morti dimostrano la necessità di operazioni di ricerca e soccorso continuative, mentre i disordini in Libia e le altre crisi nell’area inaspriscono il bisogno che queste operazioni vengano estese a tutto il Mediterraneo. Poiché oggi non ci sono alternative sicure per cercare protezione internazionale in Europa, la via del mare è l’unica opzione per migliaia di persone, vittime di violenza e torture, persone disabili, donne e bambini. Operazioni di ricerca e soccorso limitate alle acque sotto la giurisdizione italiana metteranno a rischio migliaia di vite, se le aree di mare aperto non saranno pattugliate attivamente.

Nei suoi interventi, Lei ha affermato che Mare Nostrum è stata una risposta a un’emergenza umanitaria e non sarebbe servita a nulla se non fosse proseguita. Ma le dichiarazioni ufficiali del governo italiano vanno esattamente nella direzione opposta, mettendo a rischio le vite di molti profughi. Il rischio di rivedere tragedie come quelle vissute il 3 ottobre 2013 in Lampedusa è molto alto.

Vogliamo immaginare che a determinare l’assenza di un’iniziativa urgente per garantire la continuità delle ricerche e del soccorso in mare non sia la previsione – su base metereologica – di un minor numero di partenze lungo le rotte del Mediterraneo. Non sarà l’arrivo della cattiva stagione a porre fine ai conflitti senza quartiere in Libia, all’instabilità nella regione Saheliana, alla guerra in Siria e alle violenze in Iraq. Non sarà l’inverno a far venir meno il bisogno disperato di fuggire dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione.

Abbiamo apprezzato i continui richiami dell’Italia all’Unione Europea affinché faccia la sua parte. Le nostre organizzazioni da tempo chiedono agli Stati membri e alla Commissione di assumere una responsabilità comune e avviare una seria, efficace e concertata azione di ricerca e soccorso nel mar Mediterraneo e nel mar Egeo.

Siamo consapevoli che operazioni come Mare Nostrum non possano essere soluzioni permanenti per i migranti e i rifugiati che si dirigono verso la frontiera marittima europea in cerca di assistenza e protezione. Alla continuazione del soccorso in acque internazionali va infatti affiancata l’istituzione di canali di ingresso legali e sicuri che consentano alle persone in fuga dalle aree di conflitto di potere giungere in Europa dove chiedere protezione, evitando pericolosi viaggi in mare a rischio della vita.

Ma perché le operazioni di ricerca e soccorso in mare non vengano ridimensionate, perché non ci siano altre migliaia di uomini, donne e bambini fuggite da guerre per annegare in mare, resta poco tempo.

Condividendo le Sue parole, “finché l’Europa non sarà in condizioni di intervenire più e meglio”, Le chiediamo un intervento personale affinché Mare Nostrum non finisca qui.Il governo italiano detiene anche la presidenza del Consiglio europeo e non può ignorare la propria responsabilità umanitaria di salvare vite in mare.

Antonio Marchesi, Amnesty International Italia Presidente – Lorenzo Trucco, ASGI Presidente – Loris De Filippi, Medici Senza Frontiere Italia Presidente

E’ uno degli argomenti simbolo di questa campagna elettorale per le Europee. L’uscita dall’euro è un tema molto caro ai partiti definiti euro – scettici, che vedono nella nostra moneta e, più in generale, nel progetto europeo, l’inizio di tutti i nostri guai economici e sociali. Così, se vai in Italia trovi il Movimento 5 Stelle pronto a indire un referendum sulla «vita» dell’euro nel nostro Paese; se vai in Francia è una delle armi di persuasione principali del Front National etc. Uscendo poi dall’ambito prettamente politico, gli esperti del settore da tempo si scontrano tra loro sui vantaggi e svantaggi di tale eventualità: avremo maggiore potere d’acquisto, la lira sarebbe carta straccia… Insomma, tante e tante opinioni sta producendo la questione. Ma, in tutto ciò, noto che una parte fondamentale del discorso non viene evidenziata. Mi spiego: quali sono le procedure per uscire dalla moneta unica? In base a quali articoli, trattati e altre carte giuridiche è possibile realizzare ciò?

In questi giorni, ho provato a fare un mio personalissimo sondaggio. Sono andato sulle pagine facebook del M5S (il partito euroscettico più forte d’Italia), de «Il Fatto Quotidiano» (dove si concentrano molti commenti contro l’Europa) etc. chiedendo: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Per qualche tempo ho lasciato perdere, aspettando che maturasse un certo numero di risposte e, il risultato è stato alquanto deludente: giudizi generici sulle politiche europee conditi da qualche insulto. Non mi sono dato per vinto, e ho rilanciato: Nessuno mi risponde? Riformulo la domanda: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Di nuovo nulla. Ok, passiamo all’ultimissimo tentativo, quello dove si diventa «cattivi»:  il referendum sull’euro e’ una grandissima cavolata , dimostratemi il contrario. Alzando i toni ogni tanto si ottiene qualche risultato desiderato: se loro dicono che si può fare, allora si può fare; credo che si possa fare il referendum sull’euro… Insomma, risposte ipotetiche, che dimostrano il fatto che, anche chi propaganda l’idea di uscire non ci crede più di tanto (tra i vari commenti inoltre, non ho visto una sola persona che mi abbia elencato un qualche articolo giuridico volto a rafforzare la tesi). Il sondaggio ovviamente non è finito qui: sono andato su diversi siti internet scrivendo su «Google»uscire dall’euro; procedura per l’uscita dall’euro … ma il mio desiderio conoscitivo non è stato appagato. Ultimo tentativo: da «bravo studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali» (permettetemi questa satira tagliente) mi sono messo a rileggere i libri di diritto pubblico e diritto costituzionale comparato, nonché ho cominciato a leggere qualcosa di diritto internazionale (anche perchè ho un esame riguardo tale materia). A tutto ciò, aggiungiamoci storia contemporanea e un’attenta analisi dell’evoluzione delle istituzioni europee tramite i Trattati. Da questo momento in poi, troverete link per approfondire la questione.

Partiamo da qui:

Sia ben chiaro: la sintesi di tale excursus è volto ad evitare una eccessiva lunghezza del post. Ovviamente, chiunque è libero di approfondire (consiglio a tal proposito il seguente sito: http://ec.europa.eu/, sito archiviato ma ancora molto utile).

Tornando al tormentone si può o no uscire dall’euro, dal breve riassunto fatto ne deduciamo che:

  1. l’euro è figlio di un Trattato internazionale, firmato da capi di Stato e di Governo. Nel nostro ordinamento, per diventare legge, un trattato internazionale è soggetto ad una ratifica parlamentare;

  2. leggendo attentamente il testo del Trattato di Lisbona, si noterà che l’articolo 50 introduce una clausola di recesso dai Trattati. Cosa significa? Basta leggere qui: Clausola di recesso. In poche parole, se l’Italia volesse uscire dall’euro, il primo passo spetterebbe a un Matteo Renzi (Presidente del Consiglio) o a un Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica). Non solo, uscire dall’euro significherebbe uscire automaticamente dall’Unione Europea.

Notare: fino ad ora possibilità di uscire per via referendaria, o comunque tramite il Parlamento Europeo, non sono state evidenziate. Perchè? Proviamo a spiegarlo partendo dall’istituzione che andremo a rinnovare:

Parlamento Europeo > si prega di leggere qui: Parlamento Europeo. Noterete che non c’è alcun cenno alla possibilità di poter ridiscutere i Trattati, come propagandato da molti partiti euroscettici. E, purtroppo (per loro), l’euro è figlio di un Trattato. Inoltre, si parla di un rapporto Parlamento – Commissione Europea, mentre il destino della sovranità monetaria di un Paese membro è affidato ad un altro organo: il Consiglio Europeo! ( 1) lo avete letto nella clausola di recesso linkata poco prima; 2) se volete approfondire su tale istituzione: Consiglio Europeo).

Insomma, la strada per il referendum comincia a complicarsi. Soprattutto, si sta facendo largo una sola ipotesi: solo i massimi rappresentanti nazionali di uno Stato membro possono chiedere di recedere dai Trattati. Ma, forse, la questione inerente Italia – Euro SI / NO può ribaltare il tavolo.

Dunque, nella penisola sono soprattutto 2 i partiti che attaccano la valuta attuale: Lega & M5S. Come già detto, il secondo partito è il principale sponsor della via referendaria. Allora: se Lisbona non prevede tale ipotesi, almeno le leggi nazionali permettono di realizzarla? Già da qui la situazione si complica, in quanto l’ordinamento europeo nella scala gerarchica giuridica è al di sopra delle nostre leggi.

Partiamo dalla nostra legge fondamentale: la Costituzione. Specificamente, pubblichiamo qui sotto l’art.75:

E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.

Notare bene: «autorizzazione a ratificare trattati internazionali». In sintesi: mettiamo caso che io, Governo, riesca ad ottenere l’obiettivo di ridiscutere il trattato di Maastricht. Una volta portate a compimento le modifiche, i capi di Stato e di Governo lo firmano per dargli valore ufficiale. Ma, per entrare nel nostro ordinamento, il Parlamento dovrà approvare una legge di ratifica. Se però il partito euroscettico intende mantenere la promessa, dovrà prima passare per un referendum popolare. Piccolo particolare: la Corte Costituzionale lo casserebbe! Ma, in generale: oggi ci sono le condizioni istituzionali per realizzare tale obiettivo? Non mi pare.

Qualcuno però si rifà al referendum consultivo del 1989 per chiedere se approvare o meno un mandato costituente al Parlamento Europeo eletto nel medesimo anno. Ma, in questo caso, è stata necessaria una legge costituzionale ad hoc: quella del 3 aprile 1989, n. 2. Anche qui, diamo un’occhiata alla Costituzione:

art.138 > Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata , se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Insomma, l’iniziativa partirebbe nuovamente dalle istituzioni nazionali e non europee (!). Inoltre, ma non è detto, un’azione del genere potrebbe risultare incostituzionale ai sensi dell’art.11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

In conclusione, chi proclama di uscire dall’euro mediante istituzioni europee o referendum, sta dicendo clamorose bugie volte solo a raccogliere un facile consenso tra le persone. Qualora non sia vero quanto detto dal sottoscritto, chiedo che mi vengano date risposte esaurienti, con tanto di articoli e trattati di riferimento (il mezzo migliore per confermare la veridicità di quanto dichiarato).

Scusate per la lunghezza

L’ascesa di Matteo Renzi alla Presidenza del Consiglio la reputai la goccia che fece traboccare il vaso. Ero arrabbiatissimo: dopo neanche due mesi dalle primarie, nasceva l’ennesimo governo PD – (parte del) centrodestra, il mio sostegno alla (eventuale) scissione di Civati era forte. Per chi non avesse il tempo di leggere il link postato qualche rigo prima, comunico che nell’articolo scrissi che alle Europee avrei votato Tsipras, in quanto ritenevo il PD di oggi incapace di mantenere le buone intenzioni di cui da sempre, il partito in cui milito, infarcisce le sue proposte. Invece, il tempo ha un grande potere: cambiare le cose. D’altronde, come è successo che Matteo Renzi abbia deciso di sacrificare quanto da lui dichiarato sulle larghe intese, ecco accadere che il sottoscritto si ritrova a votare di nuovo per il Partito Democratico. Un fulmine sopra la via di Damasco? Una capra che ritorna all’ovile? Pensate quello che volete, sinceramente del giudizio delle persone mi importa assai poco. E solo gli idioti non cambiano idea. Da febbraio a oggi ci sono stati alcuni avvenimenti: la lista L’Altra Europa con Tsipras sembra aver perso quella ventata di novità con cui era apparsa agli occhi delle persone. Sinistra Ecologia & Libertà, partito di Nichi Vendola che dall’Italia sostiene la candidatura del politico greco, sembra essersi allontanata da quello spirito riformista che l’aveva caratterizzata fino ad ora. Per carità, resta inqualificabile il comportamento del PD nel periodo immediatamente successivo alle elezioni politiche nei confronti del suo (ex) alleato. In poche parole: il progetto politico più a sinistra d’Europa sembra stia percorrendo la medesima strada della candidatura Ingroia: partenza stupenda, con ottimi candidati e poi, piano piano, perdita di lucidità dovuta a contrasti interni e – soprattutto – al fatto che, quando i piani politici nascono nel pieno della campagna elettorale (o quasi), la forza propulsiva di cui godono è insufficiente a farli reggere nel lungo periodo. Infatti, Rivoluzione Civile è morta al primo fallimento, pochi giorni dopo le elezioni politiche. Così Tsipras in Italia: partenza bella, sotto le ali dell’entusiasmo e dell’ottimismo nell’abbattere la crisi economica e poi… il nulla. Che strano, eppure SEL è all’opposizione in Parlamento, di argomenti da trattare ne avrebbe tanti. La verità è semplice: nel nostro Parlamento ci sono tante opposizioni. La principale, il M5S, con le sue sceneggiate teatrali (es.: salire sul tetto per difendere la costituzione (!) ) ha monopolizzato la scena, senza peraltro arrivare a chissà quali risultati (anzi, hanno perso 14 senatori e qualche deputato alla Camera). Forza Italia, da quando il suo leader è decaduto da Senatore, è un partito destinato a morte lenta ma inesorabile. E poi eccoci arrivare a SEL: i numeri esigui di cui dispone non gli permettono certo di fare la voce grossa; allo stesso tempo, neanche può sperare in un’eventuale alleanza con gli altri partiti di minoranza. Insomma, è un partito che dispone di grossissime potenzialità e personalità al suo interno, ma si è isolato, rinchiuso in un recinto da cui (piaccia o non piaccia) potrà uscirne solo contribuendo a formare una nuova coalizione con il PD. L’alternativa sarebbe creare l’ennesimo progetto politico di sinistra (parlo del dopo – elezioni europee: qualora non si fosse capito, la lista Tsipras ha bruciato le sue possibilità di successo) o, altrimenti, andare da soli per raggiungere traguardi impossibili.

In questo post mi è capitato di scrivere M5S. Da questo momento, inizia la seconda parte dell’articolo. Anche in questa campagna elettorale Beppe Grillo è il più scatenato: pubblica articoli provocanti, post ove elogia le mirabolanti azioni dei suoi parlamentari, fa spettacoli a pagamento sul tema te la do io l’Europa etc. Fino a qui, niente di nuovo rispetto a quanto ci ha abituato a vedere il Beppe nazionale. Anzi, le novità del M5S derivavano dal signore che risolverà tutti i problemi d’Italia (Alessandro di Battista) e dall’espulsione dei colleghi «parassiti» (parole di Di Maio) dai elativi gruppi parlamentari. Bene, le persone sanno sempre come stupirti ogni volta: pur di racimolare voti Grillo non esita ad attaccare pesantemente il Partito Democratico (notare: mentre l’anno scorso tra un insulto e l’altro qualche tematica il partito la trattava, ora i contenuti stanno a 0) e i suoi membri. Del tutto gratuita è la definizione di «peste rossa» («die rote Pest» dicevano le SS naziste) ai componenti della prima organizzazione politica italiana. A sentire quelle parole, ho pensato a mio padre, persona «rossa» da sempre, infermiere da una vita e contadino nel tempo libero; mi sono venuti in mente quei «germi» di Nilde Iotti, Enrico Berlinguer, Angelo Vassallo, Gerardo d’Ambrosio … ; ho pensato a quei ragazzi e a quelle ragazze che lottano per e con il PD per un mondo di giustizia, legalità, uguaglianza. E, senza vanto, ho pensato anche a me stesso: io, da 5 anni tesserato con il Partito Democratico, fin dall’inizio dell’attività politica vicino a chi lotta tutti i giorni per campare, che si è fatto un mazzo tanto per raggiungere qualche obiettivo, devo sentirmi dare della peste rossa da un comico pregiudicato, che è riuscito nell’impresa di portare in Parlamento persone sconosciute al mondo, che hanno racimolato si è no 80 – 100 voti a testa?

Sicuramente il Movimento 5 Stelle è nuovo nel panorama nazionale. Ma, di grandissime boiate ne hanno dette e fatte i suoi esponenti in questo primo anno di attività (ricordiamone qualcuna: referendum sull’euro, età minima per la Presidenza della Repubblica sconosciuta a Roberta Lombardi, dire NO a qualsiasi proposta, caciara in Parlamento sul decreto IMU – BANKITALIA). Ripeto: il Movimento 5 Stelle è nuovo nella politica italiana. Aggiungo: è la conferma che non sempre il nuovo è migliore del vecchio.

In conclusione: il mio voto sarà per il Partito Democratico, per il PSE e Schultz. Fra i principali candidati, vuoi o non vuoi è il progetto politico europeo più stabile (lo spiegherò in un prossimo post). E sarà un voto (per quanto possa valere il mio) solidale con i tanti compagni e compagne della «peste rossa», che ogni giorno ci mettono la faccia affinchè il partito possa essere veramente «la svolta buona dell’Italia» e dell’Europa.