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Archive for dicembre, 2016


Un pericoloso gioco d’azzardo

on 27 dicembre 2016 in ATTUALITA', ITALIA, POLITICA Commenti disabilitati su Un pericoloso gioco d’azzardo

referendumL’ennesimo azzardo di Matteo Renzi lo ha portato alla sconfitta il 4 dicembre. Il contesto politico in cui viviamo richiedeva, invece, molto tatto. Nel momento in cui i populismi crescono pericolosamente un po’ ovunque (vedasi Front National e Donald Trump), personalizzare il referendum costituzionale è stato un azzardo che potrebbe portare l’Italia nel novero dei Paesi governati dai partiti anti – sistema, a cominciare dal M5S. Il risultato del 4 dicembre ha regalato forti emozioni per i soggetti interessati. Il PD, contro tutti, ha saputo vincere solo in Emilia Romagna e Toscana. È forse la conferma definitiva di un partito che ha deciso di investire tutto su Matteo Renzi, sacrificando le risorse territoriali. Emozioni che permettono alla Lega Nord di consolidare il suo ruolo di prima forza politica di destra e al M5S di cominciare a bussare alle porte di Palazzo Chigi, anche a costo di accettare l’Italicum. Siamo entrati in un nuovo scenario: la nascita del Governo Gentiloni, figlio dei 1000 giorni e del rifiuto tattico, da parte delle altre forze politiche, di partecipare ad una convergenza più ampia. La scelta di Paolo Gentiloni ha il giusto mix di esperienza e responsabilità. Il premier non ha nascosto che forse il mandato non arriverà a scadenza naturale, ma ha messo il Parlamento davanti al fatto compiuto. L’agenda degli impegni è fitta: nuova legge elettorale, Mezzogiorno, appuntamenti internazionali e molto altro. Il Governo non sarà una eventuale e tranquilla transizione verso nuove elezioni politiche. Lavorerà tanto, consapevole che dovrà farlo bene e incidendo positivamente sui cittadini italiani, che non si potrà più forzare la mano come nell’era Renzi, tutt’altro che finita. La posta in gioco è molto alta: un governo in mano alle forze della rabbia.

Articolo apparso qui (pag.4): http://www.wtnews.it/frequenze

(PD) Politico Dizionario

on 20 dicembre 2016 in ATTUALITA', ITALIA, POLITICA Commenti disabilitati su (PD) Politico Dizionario

Articolo pubblicato sul seguente link: http://www.wtnews.it/6985/editoriali/pd-politico-dizionario

Bandiere-Pd-685x320La sconfitta al referendum del 4 dicembre è stata tutt’altro che innocua. Sicuramente, ha fatto saltare i nervi all’interno del Partito Democratico, già dilaniato da lotte interne che ora sono emerse, forse, in tutta la loro aggressività. Ne è testimonianza l’intervento di Roberto Giachetti nell’Assemblea Nazionale del PD del 18 dicembre 2016, nel quale ha espresso i suoi rilievi riguardo l’adesione ad un clima più unitario all’interno di quella che è oggi la principale forza governativa e partitica del Paese. Parole coraggiose, politicamente aggressive e sincere, che non hanno nascosto l’invito alla minoranza interna a riflettere se restare o meno nel partito e che non hanno esitato ad etichettare Roberto Speranza una faccia come il culo. Con una sola frase, l’intero intervento di Giachetti ha subìto una caduta di stile. Aggravante: si trattava di un intervento fatto in pubblico, all’interno di un organo del Partito Democratico e in diretta streaming, dunque accessibile alla stragrande maggioranza delle persone. Ma il problema, non sono le parole di Roberto Giachetti, bensì il livello di degrado che la discussione politica interna al Partito Democratico sta vivendo da almeno un anno. Andando a ritroso nel tempo, ripercorrendo il 2016, possiamo individuare con facilità espressioni che non sono affatto esempi modello di un linguaggio politico «alto». Poco bella è stata, ad esempio, la frase «lo stile è come il coraggio di Don Abbondio», detta da Matteo Renzi in occasione della Direzione PD del 7 dicembre 2016. Particolarmente imbarazzante è stata, per il sottoscritto, la diatriba su Facebook che si è sviluppata tra il Sindaco del mio Comune (Tommaso Conti) – esponente del Partito Democratico – e un personaggio politico molto noto in Provincia di Latina (Giorgio De Marchis), anche lui in quota PD: un «cafone» di qua, uno «stronzo» di là, un «vaffanculo», altre belle espressioni* ed ecco che sui social ci si dimentica del ruolo istituzionale e della notorietà che si ha, mostrando il lato peggiore della persona. Ci sarebbero altri esempi da elencare, come il «Fassina chi?» di Matteo Renzi, ma qui non conta fare un riepilogo di tutte le oscenità dette dal Partito Democratico e non solo. Il discorso è che bisognerebbe, innanzitutto, cominciare a capire cosa sta succedendo, casomai rispondendo subito alla domanda dove stiamo andando? O meglio, cosa sta diventando il Partito Democratico? Personalmente, non sono più parte di quella storia, avendo lasciato il partito con relative cariche nell’estate del 2015, ma per alcuni fili continuo ancora a sentirmi legato. Fili fragili, che rappresentano il periodo in cui militavo districandomi tra Congressi, Elezioni, dibattiti e gazebo. Ricordo momenti di tensione anche elevati, ma c’era comunque lo sforzo, da parte di tutti, a non sfociare nel volgare e nella mancanza di rispetto verso l’interlocutore. Oggi, di quell’aspetto educativo, sembra restare molto poco: la comunità non è più tale, ma è un luogo (ancor più di prima) composto da persone che tra loro si odiano e fanno a gara per scalare in maniera vorace il partito. È una guerra continua, dunque ogni mezzo è lecito. Peccato, perché il Partito Democratico, fino ad oggi, si era posto come la principale forza politica in grado di contrastare il «Vaffanculo!» del Movimento 5 Stelle e le bassezze di Lega Nord ed altri partiti, proponendo uno stile più armonico, ricco di difetti ma più attento a criticare i problemi che ad etichettare una persona. Dispiace, perché acquisire un linguaggio che non è affatto quello distintivo della propria storia, significa mettere in imbarazzo i militanti, le vere persone coraggiose che spendono buona parte del proprio tempo per divulgare programmi, valori e idee del partito. Delude, perché la discussione politica dovrebbe essere un esempio, un modo per appassionare a questo mondo nuove leve. La strada intrapresa non è affatto positiva: se a questo percorso vi aderisce la principale forza del Paese, allora il livello di guardia diventa massimo. Sarebbe utile, per rimediare, considerare queste parole: «Io credo che la politica stia vivendo uno dei momenti più bassi anche dal punto di vista del linguaggio oltre che dei comportamenti, e che questo non aiuti il Paese. Ormai la rissa è d’obbligo». Guarda caso, parole dette da Roberto Giachetti.