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PRIMA PARTE

C’è chi sostiene che non conviene parlare troppo di quello che esprime la Lega Nord, perché la si aiuterebbe soltanto a guadagnare consensi. Io conosco la lezione del M5S: meno se ne parlava e più loro crescevano modalità “sottobosco”, con le soli armi del web e dei «vaffa!» di Beppe Grillo. Lì dove i partiti non sono riusciti con le televisioni, ci è arrivato il movimento pentastellato: ottenere il 25% dei consensi alle massime elezioni nazionali al primo tentativo. Certo, c’è stato l’exploit del Partito Democratico nella tornata elettorale del 2008, ma lì si trattava di un partito sorto dalle ceneri di Margherita e Democratici di Sinistra.

Tornando alla Lega Nord di Matteo Salvini, conviene parlarne, e tanto. Fino a prova contraria, se in certe dichiarazioni si riscontrano madornali errori, è necessario correggerli sia per rispetto di chi certi contenuti li esplica, sia nei confronti della popolazione che recepirà il messaggio. Ovviamente ognuno è libero di continuare a credere o meno, a pensare che non si tratta di “errori” ma di cose esatte, a proprio rischio e pericolo. Insomma, è sempre meglio utilizzare la parola, la scrittura, la penna (in questo caso la tastiera), specie se si tratta di confrontarsi con argomenti abbastanza inquietanti: il razzismo in primis.

Della Lega Nord stile Matteo Salvini ebbi già modo di parlare all’epoca della manifestazione di Milano (http://elnuevodia.altervista.org/strana-evoluzione-lega-nord/ ). Oggi, come già accennato, conviene spendere due parole per analizzare il discorso che il leader ha tenuto a Piazza del Popolo a Roma, il 25 febbraio 2015.

Partiamo innanzitutto dal modo di comunicare. Non si può dire nulla: efficace, molto più di quello di Grillo e, forse, superiore a quello di Renzi. Precisiamo però: lo stile si avvicina molto di più a quello del comico genovese, ma ciò che lo caratterizza è un linguaggio molto popolare, con i “vaffa” meglio dosati rispetto al leader del M5S. Renzi ancora tiene riguardo un modo di parlare leggermente più elevato. Comunque, Matteo Salvini sa fare presa sulle persone, specie sulla loro pancia. In pillole: sul modo di parlare si basa il 90% della strategia comunicativa del leader della Lega Nord, riuscendo così a far passare per vera la marea di cavolate (siamo sinceri, di quello si tratta) che viene esposta durante il discorso. Andiamo a studiarle una per una:

  • la Lega Nord sta con la polizia ed i carabinieri. Ci mancherebbe altro, l’alternativa sarebbe proteggere i delinquenti. E’ necessario però ricordare che la Lega Nord stava talmente tanto con le forze dell’ordine italiane, che decise di creare la Federazione delle Compagnie della Guardia Nazionale Padana. Erano gli anni del governo provvisorio della Padania (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/guardie-padane ), che sfocerà (proprio in questi mesi) nel rinvio a giudizio – richiesto dalla Procura di Bergamo – per violazione della legge Scelba del 1948: promozione, costituzione, organizzazione e direzione di un’associazione di carattere militare. Ma le indagini della Procura erano cominciate molti anni prima, precisamente a metà dei ’90. All’epoca ci fu un altro fatto, che oggi noi ricordiamo in modo soprattutto divertente: i denti di Roberto Maroni che penetrano il polpaccio di un poliziotto. Risultato: condanna a 8 mesi in primo grado, poi dimezzata in Appello e in Cassazione. Insomma, di amore a prima vista non si può proprio parlare;
  • gli alunni delle nostre scuole devono studiare la questione delle Foibe. Giustissimo, nulla da eccepire. Peccato che tali dichiarazioni si facevano dinanzi ad una platea composta in buona parte anche da Casapound. Sappiamo benissimo come viene interpretata la vicenda delle foibe dalla destra estrema: un «evento» di risposta al giorno della memoria (27 gennaio). La vicenda delle foibe è tornata alla luce solo grazie ad una difficile opera di revisionismo, che ha permesso di riscoprire una importante pagina dell’Italia post – seconda guerra mondiale. Ma è una vicenda che non nasce e muore con l’arrivo dei titini che catturano e uccidono italiani indiscriminatamente, bensì ha il suo punto di partenza nelle persecuzioni operate dal regime mussoliniano durante l’occupazione italiana di alcune zone slave. Anche lì, il revisionismo ha fatto un bel po di luce: campi di concentramento Made in Italy. Una domanda sorge spontanea a Salvini: Casapound se la sentirebbe, vista la sua chiara fama fascista, di darsi una zappa sui piedi di tal genere? Non penso proprio, almeno che non si voglia imporre una verità ufficiale, costruita ad arte per favorire una precisa parte politica. Ciò non sarebbe bello;
  • Bisogna parlare del genocidio degli armeni per mano della Turchia, che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa. Teoricamente, applicando lo stesso ragionamento, non ci dovrebbero entrare neanche Italia e Germania (nell’Unione Europea però, visto che uscire dal continente è un pochino complesso). Oltre allo scontatissimo caso della Shoah e a quello appena citato della Jugoslavia, conviene ricordare un altro «magistrale» sterminio italiano: trovate tutto qui. In poche parole: il genere umano non va giudicato dai confini nazionali, ma al di fuori di essi. D’altronde, i confini non sono altro che decisioni prese dall’uomo;
  • Bisogna rispettare le lingue, le identità etc. della cultura italiana. Qui si apre un argomento grande come una casa. Innanzitutto, partiamo dalla religione, tema con cui la Lega Nord fa molto spesso a botte. La Costituzione e la storia del nostro Paese sanciscono che l’Italia è nata laica (almeno che non si vogliano definire cattoliche le popolazione pre – romane), ergo rispettare la cultura italiana significa tollerare Islam, Buddismo e altre confessioni. Altro tema: le lingue. Secondo la nostra Carta fondamentale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche» (Art.6). Infine (ma ci fermiamo qui solo perchè il post non può essere stressantemente lungo) è necessario ricordare il passato recente del sole delle Alpi, quando ci si lamentava dell’eccessiva presenza del dialetto romano nei films e nella cultura in generale, quando si chiedeva di sottotitolare le fiction nei diversi dialetti regionali. Insomma, un’ottima strumentalizzazione della cultura locale. In pillole: ora tutto fa brodo;
  • Crocetta dovrebbe dimettersi dopo che una bambina è morta per mancanza di posti in ospedale. Se la si pensasse veramente così, non solo Crocetta dovrebbe dimettersi, ma anche molti altri governatori regionali. Infatti i casi di malasanità si sono registrati un po’ ovunque in Italia. Per «puro caso», mi è capitato sottomano un articolo di Panorama, ove è protagonista di uno scandalo della sanità un ospedale del Nord, quello di Busto Arsizio. Copio e incollo il testo dell’articolo: «7 settembre 2012: Rebecca Balzarini muore a soli 8 anni, all’ospedale di Busto Arsizio. Una morte improvvisa che per settimane ha impegnato anche gli stessi medici nel tentativo di comprenderne la causa. La mamma aveva portato la piccola al pronto soccorso: i sintomi erano quelli dell’influenza, nulla che potesse far presagire un epilogo tragico. Aveva la febbre alta e dopo averla visitata i medici l’avevano rimandata a casa, diagnosticando una faringite» (fonte: http://www.panorama.it/news/cronaca/malasanita-quando-morire-i-bambini/#gallery-0=slide-5 ). Busto Arsizio, Lombardia, 2012. In pillole: siamo nell’epoca del governo regionale di Roberto Formigoni. Evidentemente, in quel periodo Salvini era un pochino distratto e «si dimenticò» di chiedere le dimissioni del Governatore;

  • Si lavora se si ha merito. In linea di principio l’affermazione è giustissima. Nel mondo del lavoro le selezioni serie si basano su un attento studio degli Europass, i curriculum di stampo europeo dove sono registrate le esperienze degli interessati. Teoricamente, più titoli di studio hai, più sei una persona qualificata. Non fosse così, potremmo tranquillamente abolire l’obbligatorietà della scuola e la possibilità di frequentare l’università. C’è un piccolo neo: il merito non può essere predicato da chi è diventato famoso per una laurea comprata in Albania o da chi l’università, dopo un decennio di fuoricorso, non è riuscito a terminarla. No, non ci siamo. Certe lezioni devono partire da una dimostrazione di fatto: mettetemi un leader laureato e con tanti punti di merito, poi ne riparleremo;
  • Citazioni su Oriana Fallaci, Don Milani, Don Sturzo. Senza entrare nello specifico di ciascuno (ripeto: diamo un limite alla lunghezza di questo post), più citazioni fai e meno è un tuo discorso. In pillole: ti soffermi sempre meno sui veri contenuti;
  • L’Italia cresce solo dello 0,1% nel PIL. Matteo Salvini non è contento di questa crescita che, seppur segnando una inversione di tendenza in senso positivo della nostra economia, la considera ancora troppo poco. Siamo d’accordo. C’è però da ricordare ai verdi leghisti che, negli anni del nuovo millennio hanno governato anche loro, con risultati abbastanza disastrosi. Conviene fare un piccolo sunto del trend del nostro PIL (dati Istat): 2007 (Governo Prodi: + 1,7%); 2008 (Governo Prodi e poi Governo Berlusconi – Lega: – 1, 2%); 2009 (Governo Berlusconi – Lega: – 5,5%); 2010 (Governo Berlusconi – Lega: + 1,7%); 2011 (Governo Berlusconi e poi Monti: + 0,5%); 2012 (Governo Monti: – 2,4%). Dati, ovviamente su base annua. Insomma, lezioni di economia non possono darle, specie dopo quel lusinghiero – 5,5 %;
  • La disoccupazione durante il governo Berlusconi – Lega era al 9%, ora è 4 punti sopra. Questa gliela possiamo concedere, ma non dimentichiamo che la maggioranza di centrodestra 2001 – 2006 è stata protagonista di quella Legge Biagi che ha spalancato le porte al precariato. Insomma: #pernondimenticare;

  • In Italia non c’è spazio per i campi ROM; prima i disoccupati e dopo (molto dopo) i ROM. Partiamo da una premessa: la stragrande maggioranza dei ROM hanno la cittadinanza italiana, dunque hanno gli stessi diritti nostri. La questione dei campi, inoltre, si è aggravata grazie ai decreti emergenziali dell’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni (guarda caso, Lega Nord), che ebbero l’effetto di aumentare l’allarme sociale e di realizzare atti in deroga alle leggi. Decreti che ci hanno portato a forti condanne da parte dell’Unione Europea. Insomma, i fautori del disastro ora intendono demolire con le ruspe le case dei cittadini italiani. L’alternativa ci sarebbe: una politica di recupero delle abitazioni abbandonate in favore dei ROM. Si pensi solo ai centri storici, sempre più deserti.

Per ora fermiamoci qui. La questione è ancora lunga, dunque conviene respirare e darci appuntamento alla seconda puntata.

La Lega Nord nacque come partito regionalista, radicato nel territorio e volto a far valere le istanze del Nord. Fu una fusione di vari movimenti regionalisti che trovò la sua sintesi nel suo storico leader Umberto Bossi. Nacque come partito pronto a combattere lo spreco e la malapolitica. Giusto per dirne una: l’epoca di Tangentopoli. L’inchiesta «Mani Pulite» portò all’arresto di tanti esponenti di tutti i partiti tranne la Lega che, almeno fino ad un certo punto, potè permettersi il «lusso» di vantarsi di essere l’unica formazione politica pulita, senza condannati. Soprattutto, basti pensare alla caduta del primo governo Berlusconi («il mafiosone di Arcore», dirà qualcuno). Nel tempo però, si svilupperà la vera natura della Lega. Il partito di Bossi più volte dimostrerà di disprezzare il tricolore e qualsiasi altro simbolo ufficiale dell’Italia («con il tricolore mi ci pulisco il ****, dirà sempre quel “qualcuno”), di vedere il Sud (dal Lazio alla Sicilia, ndr) come «confine» dell’Italia nella migliore delle ipotesi (perchè poi ci sono le espressioni del tipo «Napoli è una fogna», come disse tempo fa un noto parlamentare “padano”). E poi: secessione, il sogno della grande Padania, figlia di una stirpe celtica benedetta dall’acqua del dio Po. Insomma, la Lega Nord si era modellata come partito basato su un mix di concretezza (“legalità”, parola che detta oggi fa ridere; “gli interessi del Nord” etc.), utopia (secessione, Stato padano, popolo discendente da una stirpe celtica, dio Po), razzismo e integralismo (Nord contro Sud, avversità verso persone con carnagione diversa da quella italiana, respingimenti etc.).

Oggi stiamo vedendo una evoluzione della Lega Nord. Se ci fate caso, alle ultime elezioni europee, gli unici partiti che sono cresciuti in modo significativo sono stati: Lega Nord e Partito Democratico. Il motivo, dal mio punto di vista, è il cambio di classe dirigente nel loro interno (nel PD l’affermarsi di Renzi, nella Lega Nord è esploso l’astro di Salvini). E quando una forza politica cresce, evidentemente la strada intrapresa è quella giusta. Dunque, perchè fermarsi? Così, Matteo Salvini ha continuato sulla sua nuova strada: non più solo il Nord come campo di battaglia politica, ma anche il Sud («perchè mangiare le arance marocchine quando ci sono quelle di Sicilia?», dirà sul suo profilo).

Dunque, ecco nascere una futuribile forza politica leghista a Sud. E poi: la battaglia contro le persone aventi un colore di pelle diversa. Dal razzismo vero e proprio, al razzismo – differentismo: gli immigrati non devono venire in Italia perchè ci rubano il lavoro, vengono ospitati in centri a 33,45, 54 etc. euro al giorno… E poi delinquono, mentre gli italiani sono tutte brave persone. Dunque, non cacciamoli come faceva Maroni, facciamo una cosa diversa: respingiamoli ed aiutiamoli a casa loro. Premesso che è un progetto molto semplice, visto che si tratta di dare soldi a stranieri (!!!!) che vivono in condizioni economiche disperatissime, spesso sotto regimi che violano quotidianamente i diritti umani fondamentali, la domanda che bisogna porci è: ma che cosa sta diventando la Lega Nord? Per tutta risposta, mi verrebbe da dire: non è più un partito regionalista, bensì elettorale. Subito una piccola parentesi: parlerò in termini di scienza politica, consapevole del fatto che – pur avendoci fatto un esame – la mia è un’opinione, un tentativo di dare una spiegazione. In poche parole: non intendo affatto paragonarmi agli esperti del settore. Chiusa tale parentesi, torniamo alla questione. Il partito elettorale è un tipo di formazione politica che, piuttosto che basarsi su una ideologia o su, comunque, un determinato tipo di valori, cerca di raccogliere voti assecondando gli umori delle persone. Così, ci sarà il periodo in cui si sarà contrari ai matrimoni gay, ma poi arriverà il momento in cui si capirà che la maggioranza degli italiani è favorevole. Ergo: anche io sarò d’accordo a che gli omosessuali contraggano matrimonio. Fino ad oggi, l’unico vero partito elettorale è stato Forza Italia. Ora, Salvini ci prova con la Lega Nord. D’altronde, basta vedere la manifestazione del 18 ottobre 2014 a Piazza Duomo: il «nuovo corso» si mescola al «vecchio». Ma questa amalgama non sembra riuscire perfettamente. In effetti, al di là della vicinanza «fisica» che può esserci tra due striscioni con su scritto: Prima gli Italiani! / Italia merda! Secessione!, come si potranno mai accomunare due pensieri così divergenti? Per carità, già nel 1994 la Lega Nord si alleò con Alleanza Nazionale, due opposti in fatto di “senso dell’unità nazionale”. Ma ora qui si sta chiedendo uno sforzo gigantesco: trasformare LN in un partito elettorale, che vede il Sud come parte dell’Italia, che vede gli immigrati in una visione razzista – differentista, che li vede come persone da aiutare a casa loro e – contemporaneamente – criticare azioni di esportazione della democrazia (che sarebbe comunque un aiuto a casa di altri), del tipo guerra in Iraq ed Afghanistan.

Insomma, c’è un bel po’ di confusione.

P.S: la fase del “Trota” è evoluzione oppure… ?

L’Italia si sa, è un Paese bello e vario, nel bene e nel male. In Italia quando si parla di riforme costituzionali fuoriescono sempre termini come autoritarismo, dittatura e affini come svolta totalitaria etc. Nella (a)normalità (in altri Paesi la “a” non ci sarebbe) raramente si sente parlare di democrazia (anzi, si sostiene che questa non c’è), Stato sociale (quello che siamo sulla “Carta”) e tante altre belle parole. Senza poi contare le contraddizioni insite nel nostro modo di pensare (forse una caratteristica tutta “italiana”).

Insomma, dopo anni di parole e non fatti, da quel di Firenze sbuca un tale Matteo Renzi che, dopo essere stato Presidente della Provincia e Sindaco del capoluogo toscano, perde le primarie per candidarsi a premier ma diventa Segretario del Partito Democratico, riuscendolo a portare al 40,8% alle Europee (il risultato più alto di sempre) e mettendo in ginocchio il suo principale avversario: il M5S. Ovviamente, non bisogna dimenticarci della «sfiducia» a Enrico Letta e la conseguente ascesa a Presidente del Consiglio. Insomma, la democrazia per Renzi è stata (soprattutto) gioie e dolori, con le preferenze in buona parte ci ha costruito la sua carriera politica. Tutto questo per dire che l’attuale maggioranza che sostiene il premier è legittimata a fare le riforme costituzionali e non ? Assolutamente no. Innanzitutto sfatiamo un mito: il 40.8% raggiunto il 25 maggio. Sicuramente il ritorno alle piazze per rispondere alle folle pentastellate sono state un fattore importante, gli 80 euro in più in busta paga ad alcune fasce della popolazione anche. Ma, quel risultato è figlio soprattutto di altri fattori: il #vinciamonoi aggressivo e violento dei grillini, le polemiche interne e le espulsioni in Parlamento del M5S, la leadership di Silvio Berlusconi che si indebolisce con il passare degli anni e la spaccatura con il Nuovo Centrodestra, l’agonia di Scelta Civica e Sinistra, Ecologia e Libertà etc. Insomma, nonostante le diverse posizioni all’interno del PD, questo è l’unico partito solido a livello strutturale, capace di fronteggiare tutti gli ostacoli posti sul suo cammino. E di questo la popolazione ne tiene conto al momento del voto.

Detto questo, torniamo al tema delle riforme costituzionali. In questi giorni si sta parlando dell’approvazione in prima lettura riguardo la riforma del Senato (potete consultare il contenuto qui oppure qui).Alla maggioranza PD – LEGA – FI che ovviamente difende il testo, risponde una minoranza composta da M5S – DISSIDENTI PD E FI – SEL che lanciano serie critiche. Fino a qui (fortunatamente), nulla di strano e tutto legittimo. I problemi iniziano dopo e (soprattutto) al di fuori delle aule parlamentari: giornali, costituzionalisti, altri esperti del settori ma anche persone che non hanno a che vedere tutti i giorni con queste tematiche, parlano di svolta autoritaria (era autoritario il regime di Benito Mussolini) o addirittura totalitaria (è totalitario il regime nordcoreano). A tal proposito, occorre innanzitutto chiarire il significato di tali termini (se avete tempo, date un’occhiata qui: http://elnuevodia.altervista.org/wp-content/uploads/2013/05/Nuovo-corso-di-scienza-politica2.pdf a partire da pag.56). Inoltre, è curioso evidenziare le contraddizioni espresse dai partiti facenti parte del Parlamento e che oggi attaccano fortemente le intenzioni renziane. Su tutti spicca il M5S. Giusto per rinfrescare la memoria:

  • fu dei grillini la proposta del referendum sull’euro (art.75 della Costituzione Italiana: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali »; art.50 Trattato di Lisbona: http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/withdrawal_clause_it.htm). L’euro è frutto del Trattato di Maastricht (1992);

  • fu dei grillini la proposta di abolire il fiscal compact (prodotto del Consiglio Europeo, su cui possono intervenire solo i Capi di Stato e di Governo, come stabilito dal Trattato di Lisbona);

  • fu dei grillini la proposta di di abolire il pareggio di bilancio (possibile farlo tramite legge costituzionale, ma bisognerà poi tenere conto sempre del Consiglio Europeo).

Senza poi dimenticare le gaffes sull’età minima per poter essere Presidente della Repubblica (indimenticabile Roberta Lombardi: http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/roberta-lombardi-radio-radicale-presidente-della-repubblica-eta-minima-video-1531578/ ), la volontà di introdurre il vincolo di mandato (Art.67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). E poi, se proprio vogliamo «rischiare» e parlare di pericoli per la democrazia:

  • non mi pare che sia democratico un sistema che ti permette di candidarti online, prendere una manciata di voti, o meglio di click, da dietro un computer, senza poter avere la certezza di sapere se il voto sia stato libero e segreto (chi mi garantisce che, a fianco del votante, non ci sia stata una persona che “orientava” il voto?). E poi: siamo d’accordo nel dire che ad alcune fasce di età il voto non è accessibile (anziani, disabili etc.) ?. Art.48 Cost.: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto […] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. ». Tralasciamo poi che con tutto questo si entra tranquillamente in Parlamento;

  • non mi pare democratico un sistema dove si faccia il tifo per la chiusura dei giornali, delle televisioni e dei partiti, ergendosi contemporaneamente ad unici salvatori della Patria.

Insomma, Grillo e M5S con i termini Costituzione, Democrazia e Trattati non vanno molto d’accordo.

Bellissima (si fa per dire) è la storia di Forza Italia, partito gestito da un condannato in via definitiva per frode fiscale, che si erge a Padre costituente di una Carta secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “ (art.3). Ma qui, piuttosto che la storia personale di Silvio Berlusconi, preme ricordare il tentativo di riforma costituzionale del 2005, capeggiata soprattutto dalla Lega di Umberto Bossi, volta ad instaurare in Italia un falso federalismo ed una vera frammentazione dell’Italia in tanti piccoli Stati quante sono le regioni italiane. Senza poi dimenticare la pazza proposta di inserire referendum popolari sui trattati internazionali: una degenerazione che porterebbe a far dipendere le responsabilità internazionali del nostro Stato dagli umori di persone che, nella stragrande maggioranza non comprendono a fondo la materia. D’altronde, voi affidereste il vostro destino ad un chirurgo che prende consigli da chi non è parte del settore della sanità?

Meglio fermarsi qui e passare poi ad una parte del contenuto della riforma sul Senato. Se si arriverà ad approvazione definitiva, per presentare un disegno di legge popolare serviranno 250mila firme (non più 50mila), per una proposta di referendum 800mila (anziché 500mila). Inoltre, il quorum referendario non terrà più conto del 50%+1 degli aventi diritti al voto bensì di una proporzione riguardante il numero di cittadini che sono andati alle urne alle elezioni politiche. Insomma, in tal senso si presenta una democrazia un po’ più logica e accessibile al cittadino.

Tutto ciò però non basta a convincermi della bontà di questa riforma. Anzi. Logica vuole che le riforme costituzionali le faccia un Parlamento eletto con una legge elettorale legittima (il Porcellum è stato ridimensionato dalla Suprema Corte, seppur si parli di principio di salvaguardia delle istituzioni democratiche), rendere il Senato una Camera non direttamente elettiva rafforza le scelte dei partiti nell’ambito delle loro segreterie, si rischia di passare da un sistema legislativo lento ad uno eccessivamente veloce etc. Insomma, timori di autoritarismi e dittature non ce ne sono, ma per una clamorosa occasione perduta si.


L’operazione #MareNostrum ha permesso di tutelare 39mila persone provenienti dal mare, in barconi privi di sicurezze, con bambini che vomitano, donne incinte, persone costrette a sopportare condizioni igieniche scandalose… Oggi, il Parlamento ha respinto una mozione di FI, LEGA e GAL che chiedevano la fine dell’operazione. Votare contro una proposta del genere è un DOVERE civico, che sancisce il fatto che l’Italia è un Paese solidale.

Stando a Cesare Damiano, di quei 39mila salvati, l’80% è rifugiato e non clandestino. Significa che nella stragrande maggioranza dei casi, si fugge dal proprio paese perchè si è perseguitati politici, perchè si rischia la morte causa un pensiero religioso diverso… Oltre a ciò, si aggiunga la necessità di scegliere tra una situazione economica, quella (soprattutto) africana, e quella europea (si, quella della crisi economica, della Troika… ma a chi fugge questi “pericoli” sono zuccherini).

Si dirà: sono troppi, intervenga l’Europa. Quale sarebbe l’alternativa? Fare una selezione natural – matematica di chi può venire e chi no? 50 li salviamo e 50 li condanniamo alla morte? Dovremmo fare come nel film “La scelta di Sophie”, dove la madre (Sophie) è costretta dai nazisti a scegliere quale dei due figli salvare? Ci mancherebbe altro.

Intervenga l’Europa. Ma l’Italia, fino a prova contraria, è membro dell’UE, addirittura è uno degli Stato fondatori. Dire “Intervenga l’Europa” significa affermare che il nostro governo DEVE FARE (renzianamente parlando). Tra i vari organi dell’UE, c’è il Consiglio Europeo, istituzione composta dai capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione, avente il potere di orientare la politica UE. Se veramente vogliamo un coinvolgimento maggiore, allora si faccia pressione negli organi preposti, e non si piangano lacrime di coccodrillo.

Stiamo parlando di persone, non di bestiame da macellare.

E’ uno degli argomenti simbolo di questa campagna elettorale per le Europee. L’uscita dall’euro è un tema molto caro ai partiti definiti euro – scettici, che vedono nella nostra moneta e, più in generale, nel progetto europeo, l’inizio di tutti i nostri guai economici e sociali. Così, se vai in Italia trovi il Movimento 5 Stelle pronto a indire un referendum sulla «vita» dell’euro nel nostro Paese; se vai in Francia è una delle armi di persuasione principali del Front National etc. Uscendo poi dall’ambito prettamente politico, gli esperti del settore da tempo si scontrano tra loro sui vantaggi e svantaggi di tale eventualità: avremo maggiore potere d’acquisto, la lira sarebbe carta straccia… Insomma, tante e tante opinioni sta producendo la questione. Ma, in tutto ciò, noto che una parte fondamentale del discorso non viene evidenziata. Mi spiego: quali sono le procedure per uscire dalla moneta unica? In base a quali articoli, trattati e altre carte giuridiche è possibile realizzare ciò?

In questi giorni, ho provato a fare un mio personalissimo sondaggio. Sono andato sulle pagine facebook del M5S (il partito euroscettico più forte d’Italia), de «Il Fatto Quotidiano» (dove si concentrano molti commenti contro l’Europa) etc. chiedendo: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Per qualche tempo ho lasciato perdere, aspettando che maturasse un certo numero di risposte e, il risultato è stato alquanto deludente: giudizi generici sulle politiche europee conditi da qualche insulto. Non mi sono dato per vinto, e ho rilanciato: Nessuno mi risponde? Riformulo la domanda: come si fa ad uscire dall’euro? In base a quali articoli e trattati?Di nuovo nulla. Ok, passiamo all’ultimissimo tentativo, quello dove si diventa «cattivi»:  il referendum sull’euro e’ una grandissima cavolata , dimostratemi il contrario. Alzando i toni ogni tanto si ottiene qualche risultato desiderato: se loro dicono che si può fare, allora si può fare; credo che si possa fare il referendum sull’euro… Insomma, risposte ipotetiche, che dimostrano il fatto che, anche chi propaganda l’idea di uscire non ci crede più di tanto (tra i vari commenti inoltre, non ho visto una sola persona che mi abbia elencato un qualche articolo giuridico volto a rafforzare la tesi). Il sondaggio ovviamente non è finito qui: sono andato su diversi siti internet scrivendo su «Google»uscire dall’euro; procedura per l’uscita dall’euro … ma il mio desiderio conoscitivo non è stato appagato. Ultimo tentativo: da «bravo studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali» (permettetemi questa satira tagliente) mi sono messo a rileggere i libri di diritto pubblico e diritto costituzionale comparato, nonché ho cominciato a leggere qualcosa di diritto internazionale (anche perchè ho un esame riguardo tale materia). A tutto ciò, aggiungiamoci storia contemporanea e un’attenta analisi dell’evoluzione delle istituzioni europee tramite i Trattati. Da questo momento in poi, troverete link per approfondire la questione.

Partiamo da qui:

Sia ben chiaro: la sintesi di tale excursus è volto ad evitare una eccessiva lunghezza del post. Ovviamente, chiunque è libero di approfondire (consiglio a tal proposito il seguente sito: http://ec.europa.eu/, sito archiviato ma ancora molto utile).

Tornando al tormentone si può o no uscire dall’euro, dal breve riassunto fatto ne deduciamo che:

  1. l’euro è figlio di un Trattato internazionale, firmato da capi di Stato e di Governo. Nel nostro ordinamento, per diventare legge, un trattato internazionale è soggetto ad una ratifica parlamentare;

  2. leggendo attentamente il testo del Trattato di Lisbona, si noterà che l’articolo 50 introduce una clausola di recesso dai Trattati. Cosa significa? Basta leggere qui: Clausola di recesso. In poche parole, se l’Italia volesse uscire dall’euro, il primo passo spetterebbe a un Matteo Renzi (Presidente del Consiglio) o a un Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica). Non solo, uscire dall’euro significherebbe uscire automaticamente dall’Unione Europea.

Notare: fino ad ora possibilità di uscire per via referendaria, o comunque tramite il Parlamento Europeo, non sono state evidenziate. Perchè? Proviamo a spiegarlo partendo dall’istituzione che andremo a rinnovare:

Parlamento Europeo > si prega di leggere qui: Parlamento Europeo. Noterete che non c’è alcun cenno alla possibilità di poter ridiscutere i Trattati, come propagandato da molti partiti euroscettici. E, purtroppo (per loro), l’euro è figlio di un Trattato. Inoltre, si parla di un rapporto Parlamento – Commissione Europea, mentre il destino della sovranità monetaria di un Paese membro è affidato ad un altro organo: il Consiglio Europeo! ( 1) lo avete letto nella clausola di recesso linkata poco prima; 2) se volete approfondire su tale istituzione: Consiglio Europeo).

Insomma, la strada per il referendum comincia a complicarsi. Soprattutto, si sta facendo largo una sola ipotesi: solo i massimi rappresentanti nazionali di uno Stato membro possono chiedere di recedere dai Trattati. Ma, forse, la questione inerente Italia – Euro SI / NO può ribaltare il tavolo.

Dunque, nella penisola sono soprattutto 2 i partiti che attaccano la valuta attuale: Lega & M5S. Come già detto, il secondo partito è il principale sponsor della via referendaria. Allora: se Lisbona non prevede tale ipotesi, almeno le leggi nazionali permettono di realizzarla? Già da qui la situazione si complica, in quanto l’ordinamento europeo nella scala gerarchica giuridica è al di sopra delle nostre leggi.

Partiamo dalla nostra legge fondamentale: la Costituzione. Specificamente, pubblichiamo qui sotto l’art.75:

E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.

Notare bene: «autorizzazione a ratificare trattati internazionali». In sintesi: mettiamo caso che io, Governo, riesca ad ottenere l’obiettivo di ridiscutere il trattato di Maastricht. Una volta portate a compimento le modifiche, i capi di Stato e di Governo lo firmano per dargli valore ufficiale. Ma, per entrare nel nostro ordinamento, il Parlamento dovrà approvare una legge di ratifica. Se però il partito euroscettico intende mantenere la promessa, dovrà prima passare per un referendum popolare. Piccolo particolare: la Corte Costituzionale lo casserebbe! Ma, in generale: oggi ci sono le condizioni istituzionali per realizzare tale obiettivo? Non mi pare.

Qualcuno però si rifà al referendum consultivo del 1989 per chiedere se approvare o meno un mandato costituente al Parlamento Europeo eletto nel medesimo anno. Ma, in questo caso, è stata necessaria una legge costituzionale ad hoc: quella del 3 aprile 1989, n. 2. Anche qui, diamo un’occhiata alla Costituzione:

art.138 > Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata , se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Insomma, l’iniziativa partirebbe nuovamente dalle istituzioni nazionali e non europee (!). Inoltre, ma non è detto, un’azione del genere potrebbe risultare incostituzionale ai sensi dell’art.11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

In conclusione, chi proclama di uscire dall’euro mediante istituzioni europee o referendum, sta dicendo clamorose bugie volte solo a raccogliere un facile consenso tra le persone. Qualora non sia vero quanto detto dal sottoscritto, chiedo che mi vengano date risposte esaurienti, con tanto di articoli e trattati di riferimento (il mezzo migliore per confermare la veridicità di quanto dichiarato).

Scusate per la lunghezza