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Campioni dentro e fuori il campo

on 12 giugno 2017 in ATTUALITA' Commenti disabilitati su Campioni dentro e fuori il campo

Claudio Marchisio, affermato giocatore della Juventus e della nazionale italiana, ne sa qualcosa. Un po’ come nel calcio, è sufficiente una giocata da fenomeni o sbagliare un goal clamoroso per entrare nel cuore dei tifosi oppure essere ricordato come una delusione. Sul campo (per continuare a leggere, cliccare qui: )http://www.mondita.it/2017/06/campioni-dentro-e-fuori-il-campo/

Partiamo da qualche buona notizia. Innanzitutto è doveroso evidenziare quanto uscito dal New York Times: il 2014 è l’anno in cui l’economia globale è cresciuta, ma le emissioni di Co2 hanno invertito la rotta. Giusto per dare qualche numero: nel 2012 abbiamo immesso nell’atmosfera 34,5 miliardi di tonnellate di Co2, nel 2013 ben 35 miliardi (record), nel 2014 sono state «appena» 32,3. Altra notizia importante, anche se ormai risaputa: da qualche anno la vendita delle biciclette ha superato quella delle automobili. Infine, c’è un crescente ritorno all’agricoltura a discapito del lavoro in fabbrica. In poche parole: c’è un ritorno al sostenibile. Si tratta di un processo soprattutto benefico per la nostra salute, per quella del pianeta e l’economia (non solo monetaria) delle persone. A proposito di quest’ultima, è necessario monitorare quell’evento chiamato «Earth OverShoot Day». Si tratta del giorno in cui la Terra esaurisce le risorse disponibili per l’anno ed entra «in riserva»: da quel momento ciò che consumiamo non sono altro che beni messi a disposizione dal pianeta per l’anno successivo. L’anno scorso l’ «Earth OverShoot Day» è caduto il 19 agosto, nel 2013 il 20 dello stesso mese, nel 2012 il 22 (sempre nel periodo sextilis ). In pillole: l’umanità esaurisce le scorte annuali sempre prima. Dunque è necessaria una inversione di tendenza, se proprio ci teniamo a lasciare alle future generazioni un mondo più sostenibile.

Comunque, all’inizio abbiamo evidenziato segnali incoraggianti (fortunatamente non sono gli unici) da non trascurare e da utilizzare come punto di partenza per ulteriori sviluppi. Ora, al di là dell’eterna discussione scientifica sul fatto che i cambiamenti climatici sono dovuti o no alla Co2, un dato di fatto è inopinabile: meno inquiniamo e più ne beneficiamo a livello economico, sanitario, di risorse umane e materiali. Già questo sarebbe un bel regalo per il futuro, ma i disastri di decenni e decenni procurati dal menefreghismo umano non possono essere ridimensionati solo con qualche timido segnale di ripresa. Serve molto di più, un azzardo, una «grande opera». Spesso l’espressione equivale a cemento e distruzione di aree verdi, eppure potrebbe avere un’accezione molto più simpatica. Non solo, la si potrebbe affiancare a progetti realizzabili in tempi molto più brevi rispetto ad un’autostrada o ad un grande evento. Arriviamo al sodo: un grande passo in avanti potrebbe essere l’istituzione di un abbonamento nazionale – da parte di Trenitalia«bici+treno». Non si tratta di chiedere alle Ferrovie dello Stato di permettere di portare la bicicletta in treno. Questo infatti è già permesso, anche se la disciplina è regolata regione per regione. L’obiettivo è proprio modificare quest’ultimo punto: abbonamento nazionale «bici + treno» uguale per tutto il territorio nazionale. Al momento infatti, giusto per prendere qualche regione come esempio: in Puglia il servizio è gratuito, nel Lazio si paga 3,50 euro al giorno (dunque si può facilmente arrivare a 1000 euro l’anno circa!), in Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna si paga un abbonamento di 60 euro all’anno. Si tratta di una situazione molto frammentata, a cui bisogna aggiungere che molto spesso mancano le attrezzature adeguate per poter «accogliere» le biciclette nei vagoni. Eppure non sono pochi i cicloturisti, i lavoratori e le persone in generale che, durante la loro giornata, realizzano le loro azioni abbinando entrambi i mezzi di trasporto. Unire l’Italia sotto questo punto di vista sarebbe un vantaggio per coloro che già sono abituati a muoversi in tale maniera, ed un incentivo per chi invece ha il timore di farlo (oltre a contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi globali di cui abbiamo parlato in precedenza). A gennaio, sul link http://change.org/bici+treno la giovane manager bolognese Sara Poluzzi ha aperto le danze per «unire l’Italia con biciclette e treni». Nel giro di pochissimo tempo si è andati ben oltre la petizione: la Regione Emilia Romagna è stata la prima a recepire le richieste ed ha deciso di reinserire l’abbonamento annuale «bici+treno» (revocato nel 2014) al costo di 60 euro, valido ovviamente solo per il territorio della Regione. Nel frattempo «fibrillazioni» ci sono in Piemonte, Toscana, Lazio e Abruzzo, dove referenti locali stanno provando a smuovere le istituzioni regionali su tale tema. Riguardo le altre Regioni, state pur certi che è solo questione di tempo. Il dibattito ormai si è aperto, un movimento di opinione sempre crescente si va ormai formando (basta notare la crescita costante, nel giro di soli 3 mesi, del gruppo facebook «Bici+Treno» (https://www.facebook.com/groups/bicitreno/ ). Trasformare l’iniziativa in concretezza significa fare un passo deciso verso la sostenibilità, termine che spesso spaventa piuttosto che far sognare un mondo migliore.

FIRMA LA PETIZIONE: https://www.change.org/p/trenitalia-spa-abbonamento-bici-treno-nazionale
GRUPPO FACEBOOK: https://www.facebook.com/groups/bicitreno

Un’altra occasione di cambiamento va a farsi benedire. Non ci è bastato il treno perso a febbraio 2013, quando le elezioni politiche delineavano un quadro politico incerto ma che, allo stesso tempo, dava la possibilità di rompere con il passato. No, noi italiani non siamo un popolo di “approfittatori”, non azzardatevi a chiamarci così. Dite quello che volete: siamo pizza, spaghetti, mandolini etc. etc., ma “approfittatori” proprio no; ci piace essere modesti. E così, ieri ci siamo giocati la carta del calcio, nello specifico l’elezione del nuovo Presidente della F.I.G.C. E’ passato il nome di Carlo Tavecchio, voluto dalla stragrande maggioranza dei piani alti dello sport nazionale per eccellenza. Poco importa che se ne sia uscito con espressioni del tipo «Optì Pogba è un mangiatore di banane»: è una persona esperta, e questo basta e avanza. L’alternativa sarebbe stata un «giovane ed inesperto» Demetrio Albertini. In Italia funziona così: se sei giovane ( a 40 anni poi…) ti bollano subito, neanche ti danno il tempo di sbagliare; se sei in età avanzata molti errori te li passano. Dunque, siccome bisogna rompere con il passato, mettere un freno agli scandali (vedi calcioscommesse), fare pulizia, eleggiamo Carlo Tavecchio ( condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’IVA, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7 000 euro”). Bisogna combattere razzismo e xenofobia negli stadi? Nessun problema: eleggiamo Carlo Tavecchio. D’altronde capita a tutti di fare qualche gaffe in pubblico. Dite che avremmo dovuto nominare un’altra persona perchè FIFA e Commissione Europea ritengono necessario contrastare le derive razziali? Capirai, in Europa già ci impongono sacrifici e di rispettare il bilancio statale. Noi siamo furbi, non ci facciamo coglionare 2 volte. Quindi, nel calcio decidiamo noi: voi non volete Tavecchio? E noi lo eleggiamo. Sentimento di amor patrio, non c’è che dire. Certo, bisogna anche dire che il cambiamento bisogna pretenderlo, avere coraggio nel decidere. Tavecchio ha potuto beneficiare in qualche misura anche di quel documento (inutile a parer mio) con cui 9 squadre chiedevano il ritiro delle candidature per far subentrare un commissario. Una regola del tipo: o tutti o nessuno. Uno parla, fa gaffes, e di conseguenza ci deve rimettere anche l’altro: ragionamento che non porta da nessuna parte. Sarebbe stato più dignitoso presentare una terza candidatura: non sia mai che qualche effetto positivo lo avrebbe portato. Vabbè, tante parole ma alla fine il risultato non cambia: Carlo Tavecchio nuovo Presidente della F.I.G.C. #siamopropriofuoridalmondo

Oltre a lasciare gli abitanti delle favelas al loro triste destino, altre cose non mi sono piaciute del mondiale brasiliano 2014: l’aver fatto dell’evento calcistico un obiettivo politico ove, a seconda dell’andamento della Selecao, si sarebbe potuto parlare di trionfo o disfatta. Il 7 – 1 subito dalla Germania ha dato l’eloquente risultato. Ma d’altronde, il calcio ormai è questo: una macchina gigantesca di soldi e interessi ove la passione, il rispetto reciproco e altri nobili valori sono ormai in secondo piano. Ne avrei da dire anche sulle scelte di Prandelli, sul fatto che Balotelli è stato l’unico vero scaricabarile del fallimento della nostra spedizione etc., ma rischierei soltanto di allungare il brodo. Quello che c’è da evidenziare in questa storia è che, mentre il calcio – nostro sport nazionale – non fa altro che regalarci dolori su dolori, i cosiddetti «sport minori» ci riempiono di soddisfazioni. Un paradosso alquanto curioso, se si pensa che il calcio gode di una larghissima copertura mediatica e di ingenti finanziamenti da parte del CONI (giusto per farsi qualche idea: http://www.coni.it/it/coni-servizi/bilancio-consuntivo-e-bilancio-sociale.html ) rispetto a tutte le altre attività affiliate.

Andiamo però con ordine: il 23 giugno l’Italia perde contro l’Uruguay 1 – 0 e saluta il mondiale. Le conseguenze sono devastanti: dimissioni del ct Prandelli e del presidente della FIGC Abete, si evidenzia una netta spaccatura tra i giocatori della spedizione (Buffon che difende il lavoro dei più «anziani» e attacca l’operato dei più giovani, la risposta di Cassano etc.). Sulla base di queste macerie si comincia a parlare di futuro. In special modo, nella FIGC spunta la candidatura di Carlo Tavecchio, presidente della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999 e vicepresidente vicario della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 2009 (è interessante notare anche la sua fedina penale: 1970 > condanna a 4 mesi di reclusione per falsità in titolo di credito continuato in concorso; 1994 > condanna a 2 mesi e 28 giorni di reclusione per evasione fiscale e dell’Iva; 1996 > condanna a 3 mesi di reclusione per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative; 1998 > condanna a 3 mesi di reclusione per omissione o falsità in denunce obbligatorie; 1998 > condanna a 3 mesi di reclusione per abuso d’ufficio per violazione delle norme anti – inquinamento, più multe complessive per oltre 7mila euro). E’ il favorito numero 1 per la successione ad Abete. Avviene però un fatto eclatante: Tavecchio parla di giocatori extracomunitari del nostro campionato che «mangiavano banane», un commento di stampo razzista che ha acceso ancor di più i riflettori sulla questione della Presidenza FIGC. Le macerie aumentano: alcune squadre hanno già sfilato il loro nome dai possibili voti a Tavecchio, la FIFA ha realizzato un severo comunicato con il quale si spinge la federazione nazionale a fare della lotta al razzismo il primo obiettivo della sua attività, pesanti critiche sono arrivate addirittura dalla Commissione Europea. Insomma, il calcio ci sta regalando l’ennesima brutta figura di stampo internazionale. Tutto questo mentre alcuni atleti nelle altre competizioni sportive realizzavano imprese che avrebbero potuto (se solo fossimo un popolo più «elastico») descrivere un’Italia sportiva bella e vincente:

  • a Firenze l’Italvolley conquistava la medaglia di bronzo alla World League 2014;
  • a Kazan la scherma azzurra conquistava 3 ori, 1 argento e 4 bronzi, arrivando prima nel medagliere ai mondiali russi;
  • dal pirata allo squalo: dopo 16 anni dal trionfo di Marco Pantani un italiano, Vincenzo Nibali, arrivava a Parigi vestendo la maglia gialla del Tour de France;
  • nella pallanuoto, setterosa e settebello si classificavano rispettivamente quarto e terzo agli europei di Budapest.

In poche parole: chapeau allo sport azzurro, calcio escluso. E’ forse giunta l’ora di costruire un’immagine sportiva dell’Italia ove non ci sia uno sport al centro di tutto, bensì si valorizzino in maniera equilibrata le tante attività agonistiche che, con meno visibilità e denaro, ci regalano decisamente molte più soddisfazioni e ci pongono all’avanguardia rispetto a tanti altri Paesi.

NON SOLO CALCIO

on 19 giugno 2014 in SPORT Commenti disabilitati su NON SOLO CALCIO

Un pizzico di fortuna in più ed il Latina sarebbe andato in serie A. Alla fine, a salire nella massima serie è il Cesena, che si gusta dunque un gradito ritorno. Nonostante ciò, il campionato nerazzurro non è affatto da buttare. I pontini erano partiti con l’obiettivo della salvezza e, dopo le prime giornate storte, il cambio di allenatore ha impresso una accelerazione che domenica dopo domenica si trasformava in una storica rimonta, fermatasi solo il 18 giugno al goal di Cascione al 94° minuto. Chissà, forse la promozione è solo rimandata. Qualunque siano gli obiettivi futuri del Latina, la stagione 2014 – 2015 si preannuncia storica. Infatti, tra serie A e serie B, il Lazio sarà rappresentato da ben 4 squadre: Lazio e Roma in A, Frosinone e Latina in B. Penso che sia la prima volta che capiti una cosa del genere, ed è giusto che ciascuna formazione si impegni affinchè tale risultato continui a vivere il più a lungo possibile.

Eppure, il calcio non cessa mai di esporre la sua “pecora nera”: (quasi) monopolizzare i gusti sportivi degli italiani, relegando gli altri sport a spazi aperti solo in caso di successo delle relative formazioni. E’ successo con l’Italrugby nel 2012, è successo con il sestetto azzurro di volley negli anni d’oro… Altri, addirittura, trovano lustro solo nel periodo delle Olimpiadi. Pensieri che impediscono di restare stupiti quando poi ti trovi davanti i bilanci del CONI, che garantiscono elevatissimi investimenti al calcio e briciole a tutti gli altri.

Una situazione che, se trasferita dal nazionale al locale, trova un eloquente esempio proprio nella città di Latina. Il capoluogo pontino negli anni ha saputo esprimere importanti realtà giovandosi anche di progetti nati nei territori limitrofi: l’Andreoli Latina, nata a Cori (Icom Cori); Latina C5, titolo rilevato dall’Atletico Roccamassima. La città ha però il merito di mantenere vivi i progetti, anche con importanti soddisfazioni. E poi: la seria A di pallanuoto, il basket da anni tra le maggiori categorie nazionali etc. Il tutto contribuisce a creare un patrimonio che, se sfruttato bene, renderebbe Latina e provincia un importante polo sportivo, con tanto di vantaggi economici, lavorativi etc. Eccoci arrivare al punto dolente. Solo con la conquista della serie B, la città e la provincia sembrano essersi svegliatieda un tepore sportivo che durava da anni. Non si parla d’altro che di pallone, di goal, di stadio da adeguare… Appunto, lo stadio. Il «Francioni» è una struttura risalente all’epoca fascista, non adatta al momento per accogliere partite di livelli elevati quali la serie cadetta presenta. Sarebbe cosa buona e giusta intervenire. Eppure, fino ad oggi, chi aveva ospitato i maggiori successi era stato il «PalaBianchini», il palazzetto dello sport ove l’Andreoli ha conquistato la massima serie di volley, per due volte consecutive ha sfiorato la Challenge Cup, ha combattuto i play – off scudetto, ove il basket da anni cerca di restare tra le prime categorie nazionali… Senza poi dimenticare la massima serie raggiunta dalla pallanuoto, costretta però a cedere il titolo dopo lo storico accesso ai play – off scudetto. Ecco, prima del calcio (sport bellissimo), ben altre attività agonistiche avevano dato (e alcune ancora danno) lustro al Lazio meridionale, ma la cassa di risonanza non è stata così forte come invece oggi accade con l’11 nerazzurro. Quando una squadra locale raggiunge i vertici europei (volley), nazionali (pallanuoto) etc. e le infrastrutture capisci che non sono adeguate, sarebbe obbligo delle istituzioni locali lavorare per il loro adeguamento, renderle degne di ospitare il vertice dello sport. A Latina invece si continua con un palazzetto diviso tra non si sa quante squadre, con una piscina allo scoperto causa (forse) prima della fine della favola della Latina Pallanuoto… Con il calcio però, stiamone certi, sarà tutta un’altra musica: le richieste della società, a differenza di altre verranno accolte, ci sarà il massimo impegno affinchè la palla rotonda possa continuare la sua esaltante storia nelle categorie che contano. Gli altri devono accontentarsi di promesse mancate (quando vengono fatte), di auguri e complimenti (quando ovviamente si vince). Insomma: parole.