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Archive for gennaio, 2015


E ancora, tuona il cannone…

on 26 gennaio 2015 in DIRITTI Commenti disabilitati su E ancora, tuona il cannone…

#giornodellamemoria                         #27gennaio                                  #pernondimenticare

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”

Primo Levi.

Immaginate ora che queste parole vengano non da Primo Levi, ma da chi rischia la vita su un barcone, perchè è l’unico modo per poter ottenere una vita migliore. Non si tratta di strumentalizzare la ‪#‎giornatadellamemoria‬, ma di evidenziare che il razzismo nel tempo si presenta in forme diverse: ora come ‪#‎soluzionefinale‬, ora come il ‪#‎fardituttalerbaunfascio‬ verso immigrati e profughi.

 

2 ragazze, alla giovanissima età (più o meno) di venti anni, decidono di andare in Siria a fare del volontariato. Commettono errori gravi (ad esempio non aver avvisato le istituzioni di ciò), ma il livello di pericolo non si sarebbe abbassato più di tanto. Malauguratamente, vengono catturate da un gruppo di terroristi. Si teme il peggio ma, fortunatamente, arriva la splendida notizia: Greta e Vanessa sono libere. Un epilogo del genere, in un Paese civile, si concluderebbe con un finale del tipo “e vissero tutti felici e contenti”. Piccolo particolare: noi siamo un Paese diversamente civile. Sia durante il periodo in cui erano tenute prigioniere, sia dopo la liberazione, in molti hanno deciso di esprimere una bella forma di cinismo: “Siamo ridicoli a pagare quei soldi x 2 beduine nn ho più parole!! Quando ci sono onesti lavoratori italiani che a fine mese fanno fatica ad arrivare” (commento preso sulla pagina ufficiale facebook “Matteo Salvini”); “io farei ripagare i loro genitori. Oppure le stesse ragazze, con il loro lavoro , in italia” (commento preso sulla pagina ufficiale facebook “Matteo Salvini). Pagare? Cosa c’entra questo verbo? Si vocifera che le istituzioni abbiano deciso di cacciare 12 milioni di dollari da dare ai terroristi in cambio delle due ragazze. Verità o bugia, per molti era meglio così: lasciamole nelle mani dei rapitori, alla peggio saranno ammazzate oppure vendute come schiave. Intanto noi risparmiamo soldi da poter reinvestire per la collettività. Insomma: valgono più i soldi che la vita di due ragazze; il sangue pur di far prosperare un Paese. Un ragionamento che Hitler applicava decisamente con gli ebrei. Insomma, molti le volevano morte. Chissà se questi geni la penserebbero così nel caso in cui un loro caro venisse preso come ostaggio (non lo auguro a nessuno, ma è una cosa su cui riflettere: il male non lo vuole nessuno, ma tantomeno non si augura agli altri).

Dimenticavo: Greta e Vanessa sono “colpevoli” di essere ancora molto giovani. Si sa che in Italia la gioventù è una condanna e non una qualità da valorizzare.

7 gennaio 2015: Parigi si sveglia con il terrore. Uomini armati entrano nella sede del periodico settimanale satirico «Charlie Hebdo» e trucidano 12 persone: 8 giornalisti, 2 agenti assegnati alla protezione del direttore, 1 ospite invitato alla riunione di redazione ed il portiere dello stabile. Il giorno dopo, una poliziotta viene uccisa. Per tre giorni, 88mila uomini delle forze di sicurezza francesi si ritrovano a setacciare la Francia, a spegnere il prima possibile quel clima di tensione creato da pochi pazzi. La vicenda finirà nel peggiore dei modi: un assassino ucciso dopo aver seminato il terrore in un negozio ebraico a Parigi, gli altri 2 fatti fuori dopo essersi barricati in una tipografia. Si capisce fin da subito che gli attentati sono di stampo terroristico. Le reazioni sono varie: sgomento, sdegno, si scende in piazza con le matite in difesa della libertà e di espressione. Ovviamente, non mancano reazioni dal fronte opposto: l’attentato è di matrice islamica; Islam è uguale a terrorismo. C’è chi propone come arginare questa pericolosa minaccia turca: rivedere Schengen, stop all’immigrazione clandestina etc. Alla fine, scopri che gli autori della strage sono cittadini francesi. Dunque persone che hanno la cittadinanza europea, che vivono «dentro» Schengen. L’intolleranza, il razzismo, la xenofobia sono delle brutte bestie, che spesso si cibano proprio con «il sangue degli innocenti». Fosse finita qui: l’Unione Europea (in un modo o nell’altro) c’entra sempre, ovviamente nella parte del colpevole. Peccato sentir dire questo, perchè l’11 gennaio 2015 l’Europa (e non solo) ha saputo dare una risposta bellissima: 4 milioni di persone sono scese a Place de la République per la libertà di satira e per la difesa dei propri diritti. E forse, proprio lì, sono nati gli Stati Uniti d’Europa.

Sicuramente, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, al momento della stesura del «Manifesto di Ventotene» erano ben consapevoli del progetto che andavano proponendo: realizzare l’unità europea. Detto così, sembra una cosa facile. Invece non lo è affatto: significa unire culture, storie, tradizioni, sistemi giuridici e tanto altro che presentano notevoli differenze tra i Paesi interessati. Da oltre mezzo secolo, l’Unione Europea ci permette di vivere in pace, senza il timore che una crisi economica o la pazzia di qualche governante ci risucchi nel vortice delle bombe e della morte. E’ il periodo di pace più lungo di sempre, cosa impensabile se uno va a leggere i libri di storia: Francia, Austria Spagna e altre nazioni si sono ritrovate per secoli a combattere tra loro per l’egemonia sul continente, ad affermare l’unità del «vecchio mondo» sotto un’unica corona e religione (protestante o cattolica, con la «minaccia musulmana» sempre viva); a scontrarsi in nome di un ideale fascio – nazista (da una parte) e di democrazia e libertà (dall’altra). In pillole: il processo europeo è ancora molto giovane, dunque è normale che continuino ad esserci forti contrasti.

Il problema è che in Italia, l’idea dell’Europa unita è arrivata come un soggetto a cui attribuire tutti i nostri mali: crisi economica? Colpa dell’euro; ci sono stranieri che uccidono? Colpa dell’Europa che accoglie tutti… Insomma, l’Europa in terza persona, come se fosse un organismo di cui l’Italia non è parte integrante.

Razzismo, intolleranza, xenofobia… Tutte parole che, come si dice da sempre, andrebbero sconfitte dicendo la verità, utilizzando la penna e non le armi. Ma, nell’era di internet basta un semplice post pieno di contenuti di odio per renderlo conoscibile a tantissime persone che, nella maggior parte dei casi tendono a non accertarsi della verità, magari verificando e paragonando altri articoli sul medesimo argomento. Così, nasce nel cervello un pensiero distorto, fantoccio: Islam = terrorismo; più immigrati = maggiore delinquenza… Si dirà: basterebbe scrivere online come stanno veramente le cose. Purtroppo non basta: gli articoli che colpiscono la pancia delle persone, per quanto possano essere falsi, tendono ad essere quelli più diffusi, relegando la verità ai margini estremi dell’informazione. Dopo millenni, comprendere che un abbraccio è mille volte meglio di un’arma da fuoco, è ancora molto difficile.

PUNTATE PRECEDENTI:

NAPOLI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/05/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia-napule-mille-culure/  

DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANI > https://ilmalpaese.wordpress.com/2015/01/03/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-in-italia/

Il giardino di Ninfa è un monumento naturale della Repubblica Italiana situato nel territorio di Cisterna di Latina. Si tratta di un giardino all’inglese, la cui realizzazione è stata iniziata da Gelasio Caetani 1921 ed attualmente gestito dalla Fondazione Caetani. Si tratta di un incantevole incrocio tra piante provenienti da tutto il mondo (es.: l’acero giapponese ed il pino dell’Himalaya) ed i ruderi medievali di quella che fu la città di Ninfa. La definizione di giardino più romantico del mondo non l’ho inventata io, ma è stata frutto di un articolo del « The New York Times ». Siamo arrivati, ti consiglio di dare fondo a tutte le energie della tua macchina fotografica. Infatti (inserire album fotografico di Ninfa).

Dopo una mattinata tra ruderi, piante e nozioni sul monumento naturale da parte degli esperti del settore, arriva il momento di riprendere la macchina e tornare a casa. Mi dici che il pomeriggio vuoi passarlo a riordinare il materiale che hai raccolto in questo periodo sull’Italia, perchè hai in mente di farci un libro e/o un blog. Inoltre vuoi programmare già la tua prossima tappa: il Sud. L’Italia deve proprio piacerti tanto, insomma.

Eccoci arrivati al giorno della partenza: ti accompagno a Cisterna, da dove prenderai il treno per andare a Latina.

Perchè visitare Latina? Innanzitutto precisiamo: visitare Latina significa (quasi) obbligatoriamente dare un’occhiata anche a Pomezia, Aprilia, Sabaudia… Motivo? Sono tutte città giovanissime, che hanno più o meno una settantina di anni. Sono il più grande esempio di progettazione urbanistica realizzatosi durante l’autoritarismo fascista. Senza sottovalutare le altre città, mi limito a parlarti di Latina. Il 18 dicembre 1932 Benito Mussolini, Duce d’Italia, inaugura quello che sarà il futuro capoluogo dell’Agro Pontino: Littoria. Il progetto viene realizzato con il contributo di coloni provenienti soprattutto dalle aree depresse del Nord Italia. Dopo la liberazione, si pensa di mutare il nome della città in Latinia, ma quelle due lettere finali (-ia) sembrano ancora ricordare il triste passato fascista (d’altronde, gli altri Comuni di nuova fondazione si chiamano: Aprilia, Sabaudia, Pomezia…). Dunque, leviamo la penultima vocale, onde evitare spiacevoli equivoci. Girando la città ti ritrovi dunque immerso in quegli anni (’30 – ’40) che ovviamente, hanno risentito dei cambiamenti giunti fino a noi: Palazzo Emme, il cui nome è un omaggio al Duce (l’iniziale del suo cognome) e oggi è sede di diversi progetti culturali; Piazza del Quadrato, nucleo originario della città; l’edificio dell’Opera Nazionale Combattenti, oggi sede di un Museo della Bonifica… Ma Latina è anche bellezze naturali: basti pensare al Lago di Fogliano, facente parte del Parco Nazionale del Circeo e classificata come Zona umida di importanza internazionale (RAMSAR). Specie mediterranee (leccio, palma nana, alloro) si affiancano a palme, eucaliptus e araucaria. Insomma, è da vedere anche quello. E non dimenticarti il Museo di Piana delle Orme, dove si rivive (quasi) dal vivo l’esperienza della seconda guerra mondiale.

Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia: “Napule mille culure”

on 5 gennaio 2015 in Senza categoria Commenti disabilitati su Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia: “Napule mille culure”

DA VENEZIA AI CASTELLI ROMANIhttps://elnuevodia.altervista.org/stranissimo-e-bellissimo-viaggio-italia/

Doveva essere una delle ultime parti della rubrica Stranissimo (e bellissimo) viaggio in Italia, ma la morte di un grande artista della musica italiana e napoletana, Pino Daniele, mi ha fatto pensare che, forse, era meglio pubblicare subito questo post su Napoli. Un modo per ricordarlo, vivendo con l’immaginazione, la città di Napoli.


Cosa puoi dire di Napoli? Tante, troppe cose… Tralasciamo i luoghi comuni (città della camorra, della immondizia etc.) perchè, se dovessimo fare analisi del sangue e del DNA a ciascuna città del mondo, ne scopriremmo un bel po’ di scheletri nell’armadio. Quando arrivi a Napoli, ti ritrovi in una città che per secoli si è fregiata del rango di
capitale del Regno delle Due Sicilie, che ha conosciuto le dominazioni francese e spagnola. Ma, Napoli è anche democrazia: è stata la prima città in Italia a dotarsi del suffragio universale maschile ( moti del 1820 – 21), un’esperienza che la futura storia unitaria cancellerà, favorendo l’ingrato pensiero di un meridione che poco contribuì all’esperienza risorgimentale. Falso, come il revisionismo nel tempo ha dimostrato. Giusto per farsi un’idea, consiglio di leggere il libro «Una rivoluzione per la costituzione agli albori del risorgimento meridionale (1820-21) » di Maria Sofia Corciulo. Al di là di questo, la prima cartolina che ti si presenta della città è la seguente: vista del lungomare e, sullo sfondo, il Vesuvio. Il lungomare è ritenuto (secondo me a ragione) tra i più belli al mondo. L’aria che si respira è fantastica: senso di libertà, perchè non è permesso il transito ai veicoli motorizzati; ottimismo, perchè vedi tante facce allegre… Insomma, altro che città della camorra o della ‘monnezza. Napoli è divertente come il principe della risata Antonio de Curtis, in arte Totò; è bella come Sophia Loren (« I’m not Italian, I’m Neapolitan! It’s another thing!» / « Non sono italiana, sono napoletana! È un’altra cosa! » ), è sognatrice come lo era il Napoli di Maradona. E poi, mangi che è una meraviglia: sfogliatella a colazione e pizza margherita a pranzo o a cena. Napule  t’o raccontano Napule. Ad esempio, ti raccontano che nell’estate del 1889, il re Umberto I e la regina Margherita soggiornarono nella reggia di Capodimonte. La regina non aveva mai assaggiato la rinomata pizza napoletana. Così, chiamò il più famoso pizzaiolo dell’epoca: don Raffaele. Questi preparò tre diversi tipi di pizza: una con formaggio, sugna e basilico; una con aglio, olio e pomodoro; una con pomodoro, mozzarella e basilico. Quest’ultima piacque così tanto alla regina che il pizzaiolo la nominò Margherita in suo onore: non era stata inventata, semplicemente da ora in poi si sarebbe chiamata così. Quante cose si possono celare dietro un semplice piatto. Insomma, Napule è mille culure, come cantava Pino Daniele.

Bene, anche la tappa napoletana, dopo qualche giorno di vacanza, è terminata. Lungomare: fatto; Piazza del Plebiscito: fatto; Chiesa di S.Chiara: fatto; Vesuvio: fatto… Spero che non sia mancato nulla.

Il tour in Italia volge al termine. Ma tornerai, perchè non puoi non vedere Milano, Palermo e tante, tante altre bellezze del nostro territorio [continua]

Per un po’ voglio abbandonare le tematiche politiche che, da sempre, hanno caratterizzato per maggioranza in blog. Oggi, iniziamo, come dice il titolo, uno stranissimo e bellissimo viaggio in ItaliaSi tratta di un percorso che ha un obiettivo ben preciso, ma che scoprirete solo alla fine. 

Da Venezia ai Castelli Romani

Girare l’Italia è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. Non esiste posto al mondo come la nostra penisola, capace di farti emozionare e provare la visione di bellezze insuperabili che, passo dopo passo, strada per strada, ti si presentano dinanzi. Neanche a dire che ad un certo punto ti stanchi perchè, nel giro di pochi chilometri, città e paesi ti offrono un quadro culturale, gastronomico e non solo affatto non uguale a quanto hai visto in precedenza. Così, ti capiterà di andare a Venezia, città lagunare per eccellenza e gloriosa capitale di quella Serenissima Repubblica che per secoli è stata la potenza marinara più forte d’Europa, un importantissimo ponte commerciale tra l’Impero Ottomano e l’Europa Continentale. Quando avrai visitato Piazza San Marco, assistito al carnevale locale, fatto un giro in gondola, goduto di una cucina che risente della lunga tradizione marinara della città (il baccalà proveniente dal Baltico, le spezie provenienti dalle rotte asiatiche etc.) e, in generale, approfondito la conoscenza di Venezia, nulla ti vieterà di proseguire o tornare più volte nel BelPaese per conoscerne altri aspetti. Mettiamo caso che decidi di fare un secondo viaggio nella terra dei Santi, dei Poeti e dei Navigatori e, questa volta, ti piacerebbe fare una capatina verso il centro. Hai l’imbarazzo della scelta: Firenze, Roma, Bologna, Perugia etc. Decidi di andare sul «classico»: Firenze e Roma. Ecco che ti ritrovi a viaggiare tra Dante Alighieri e Giulio Cesare, tra la città dei Medici e quella dei Papi… Insomma, rispetto a Venezia cambia tutto: mentre in Veneto degustavi soprattutto piatti marinari, ora non puoi fare a meno di provare una bistecca alla fiorentina con tanto di vino “Chianti”, una coda alla vaccinara accompagnata da un ottimo «vino dei Castelli ». Ecco, i Castelli Romani: se vai a Roma sei «obbligato» a fare un salto a Frascati «ch’è tutto un sorriso ‘na delizia, n’amore, ‘na bellezza da incanta’ », a Marino (« la sagra c’è dell’uva fontane che danno vino quant’abbondanza c’è »). E poi, « Appresso vi è Genzano cor pittoresco Albano », «Là c’è l’Ariccia più giù c’è Castello ch’è davvero un goiello co’ quel lago da incanta’. E de fravole ‘n profumo solo a Nemi poi senti». Ed infine, ecco Velletri, dove « le velletranelle se mettono a canta’, se sente ‘no stornello, risponde un ritornello che coro vie’ a senti’ ». E dopo un po’ di vino dei Castelli ed una buona porchetta d’Ariccia, esci dalla Provincia di Roma ed entri in quella di Latina, dove il mondo degli imperatori e dei Papi lascia il passo al più grande esempio di progettazione ed edificazione fascista realizzatosi nella penisola. Un momento, abbiamo fatto un balzo leggermente troppo grande.