GIUSEPPE CIVATI, LA SFIDUCIA & I SIGNORI DELLO SPARLARE

Incolpare Giuseppe Civati di essere stato un incoerente, un vigliacco o altri insulti vari, significa ammettere la propria ignoranza su tale vicenda. Quindi, a onor di verità, entro nella già lunga lista di articoli volti a chiarire la vicenda.
Giuseppe Civati, fin dall’inizio, si è dichiarato contrario alla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle («avevo dichiarato anche nei giorni scorsi che non avremmo dovuto votare la mozione del M5s per tutta una serie di motivi, il primo dei quali è che nel testo si affermano cose che non sono accettabili, a cominciare dal richiamo a Ruby »). Essendo però d’accordo nel sostenere che la Cancellieri dovesse dimettersi, e vedendo l’ipocrisia all’interno del Partito Democratico (o la Cancellieri si dimette oppure gli rinnoviamo la fiducia), aveva deciso di presentare all’Assemblea di partito la proposta di una sua mozione di sfiducia. Quest’ultima, oltre ad essere stata respinta dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea, non aveva neanche raggiunto il numero di firmatari minimo per poterla presentare in Parlamento (nel Parlamento Italiano la mozione di sfiducia individuale segue le regole medesime di quella valida nei confronti del Governo: deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti di una Camera; quella di Civati aveva raggiunto solo 15 firmatari). Dunque, come funziona in tutti i partiti seri (a qualcuno dispiacerà, ma dovrà per forza di cose ammettere che il PD almeno le Assemblee per decidere la linea le fa), se la maggioranza decide una cosa, la minoranza si adegua. Non dimentichiamoci poi che la questione è stata abilmente raggirata da Enrico Letta. Il Presidente del Consiglio ha trasformato una sfiducia individuale in un atto volto a decidere le sorti del Governo, nonostante l’art.95 della Costituzione («I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri »). Un ricatto che non si poteva accettare, di qui la decisione di adeguarsi.
Non so, se avesse deciso di sfidare Letta, Giuseppe Civati sarebbe stato espulso. So con certezza però che, chi sperava in un atto di spaccatura inutile, è rimasto per fortuna deluso. Vedete, cari signore e care signore che (s)parlate, tra le fila di Giuseppe Civati non ci sono i 101, non c’è un Fausto Bertinotti o un Massimo D’Alema che ti fanno cadere da un momento all’altro un governo, che fanno gli inciuci con Silvio, che ti fanno passare per irresponsabile la volontà di andare subito al voto, vincere e governare il Paese con una maggioranza coerente; non c’è un Turigliatto che da solo rovescia una maggioranza. C’è gente che lavora in un partito secondo logica di partito. Come è giusto che sia in Parlamento.

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